U2511 ha scritto:
Questo tuo, consentimelo, è il tipico atteggiamento per cui un certo tipo di "Italiani" sono molto mal visti da quelle parti.
Quello loro, invece, è il tipico atteggiamento per cui il sentimento è fortemente reciproco. Con la differenza che il sottoscritto non li discrimina per origine, cultura, collocazione geografica o mentalità antistorica.
Non son di stirpe italica, non sono di cultura italiana. Hanno resistito fieramente all'italianizzazione forzata del ventennio. Non c'è alcuna connessione culturale con il Risorgimento (anzi sì, stavano ed hanno sempre combattuto dall'altra parte)
Stranamente, però, non resistono altrettanto fieramente ai benefit che il loro essere "speciali" gli assicura dal 1948. In questo sono più
italici che mai...
A mia modesta opinione, sarebbe solo un atto di giustizia concedere loro finalmente il diritto di scegliere dove stare, il diritto di esprimersi, cosa che per varie ragioni venne sempre negata.
A mia ancor più modesta opinione, tali diritti (dove stare, come esprimersi, e qualsiasi altra espressione della loro originalità storico-antropologica) non sono MAI stati loro negati, anzi. Gli sono state fatte concessioni e particolarità di ogni tipo (e lì è stato lo sbaglio), quando invece fin da subito si sarebbe dovuto decidere se tenerli, ma come italiani al pari di tutti gli altri, o lasciarli andare via, da stranieri quali essi per primi si sentivano.
Non so quale sia attualmente l'età media di trentini e altoatesini, ma sono abbastanza sicuro che di gente nata prima del 48 non ne resti più molta. Il resto, come il sottoscritto, è nato in Italia. E se nel 48, a guerra appena finita, aveva poco senso regalare loro un pezzo del terreno appena finito di conquistare con sangue e dolore (a meno di non voler fare lo stesso con OGNI borgo e frazione, da Predoi a Lampedusa, e disintegrare così la Nazione) ne ha ancora meno oggi che, come Italiani, stiamo lottando e soffrendo per far parte di una federazione di stati come l'Europa.
Quel pezzo d'Italia è casa mia tanto quanto essi la sentono loro, come lo sono ognuna delle altre 19 regioni, e poco importa se sono nato in Toscana da genitori siciliani: in caso di bisogno andrei laggiù a dare il mio contributo, e la mia stessa vita se necessario. Per quella terra e per chi la abita, perché sono i miei fratelli, la mia gente, il mio popolo. Anche se loro si sentono tedeschi, o austriaci, o quel che è. Anche se mi disprezzano. Anche se continuano a voler alzare un muro tra me e loro. E se questo continua a rendermi "mal visto da quelle parti", pazienza... come dicevo nulla gli vieta di fare le valigie e andare ovunque si sentano meglio. O di restare e lottare contro l'italico invasore (che ogni giorno li copre d'oro).