<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> O.T. &#34;DIALETTI&#34;..... | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

O.T. &#34;DIALETTI&#34;.....

reknic ha scritto:
E vabbè... facciamoci due risate!!! Sono sicuro che piacerà a tutti!!!

http://www.youtube.com/watch?v=UTZDzn8OBrw :)

AAAAAHHAHAHAHAHAHHAHHAHHAAHHHHAAAAAA...... Troppo forte.... :lol: :lol: :lol: :lol:
 
serpinik ha scritto:
reknic ha scritto:
E vabbè... facciamoci due risate!!! Sono sicuro che piacerà a tutti!!!

http://www.youtube.com/watch?v=UTZDzn8OBrw :)
Ih ih ih grande!
Ora vediamo se riesco a strapparvi due risate con questa vecchia canzone da osteria
http://www.youtube.com/watch?v=fekwJW_CbkE&feature=related

Bella anche questa, Giorgio... ;)
 
gbortolo ha scritto:
ivanpg ha scritto:
Questo è dialetto dell'alto lago, ma è molto simile al mio

http://www.youtube.com/watch?v=D6vVKhPNgfA

Sotto ci sono anche il testo ;)

Ma non è comasco? (molto simile anche al ticinese comunque)

In effetti è della sponda del lago Como/Colico
 
amapolita ha scritto:
io sono straniera e non capisco una cippa quando vado in merceria, ferramenta, fruttivendolo e simili....
in dialetto so dire solo "tal digh" e mi viene già contestato abbastanza: a sud di modena si dice così, a nord, dove abitano moroso e migliore amica, si dice "tal degh"
Anche a Genova è così, mio nonno era di San Pier D'Arena (quartiere del ponente) e mia nonna di Nervi (l'ultimo quartiere del levante) e quando parlavano tra loro avevano certe espressioni abbastanza diverse, mio padre, che è del centro storico, parla in modo ancora diverso...
 
gasato70 ha scritto:
tonio61 ha scritto:
andaland ha scritto:
Anche io di Bergamo, ho sempre sentito parlare il bergamasco e lo uso spesso anche con colleghi ed amici. Da noi, il cantante "il Bepi" ha rinvigorito anche tra i giovani l'uso e la voglia di continuare a parlare questa "lingua". Credo che sia importantissimo mantenere le tradizioni, pur avanzando nel futuro e nell'integrazione.

An sè prope in tanc che i vè de berghem :D
Hai proprio ragione quando dici che "Il Bepi" ha fatto molto per far ricominciare a parlare il dialetto in modo semplice e molto simpatico soprattutto tra i giovani.
Personalmente vedrei bene un insegnamento nelle scuole, non come materia scolastica vera e propria, ma come argomento all'interno dell'anno in modo da sapere quantomeno l'origine e le tradizioni dei nostri predecessori in modo da saperlo valorizzare ;)

Bravo Tonio... Hai colto perfettamente ciò che volevo esprimere... ;)

:thumbup: :thumbup: :thumbup:
 
ivanpg ha scritto:
Questo è dialetto dell'alto lago, ma è molto simile al mio

http://www.youtube.com/watch?v=D6vVKhPNgfA

Sotto ci sono anche il testo ;)

A breve farà un concerto qui nel mio paese e spero di riuscire ad andare a vederlo... Ho sempre ammirato quei pochi cantanti in dialetto ;)
 
Premessa: i dialetti hanno un valore inestimabile nella cultura popolare, che non è la quantità di libri che un gruppo di persone ha scritto o letto ma tutto ciò che in millenni ha "prodotto".

Fatto: sono lucano. La mia regione, ossia 650.000 abitanti distribuiti in due Province e 131 Comuni, in tema di dialetti ha una particolarità: ne ha 131! Questa condizione deriva dall'essere, ognuno di questi Comuni, un mondo a se stante: privi di strade che li collegassero, separati per barriere naturali imponenti, vivendo praticamente racchiusi nel loro orizzonte (letteralmente) hanno elaborato lingue diverse in cui, ancora oggi, se venite a trovarci sentirete, nelle parole di origine greca o latina o spagnola o francese quanta storia sia passata da queste parti. Vi aggiungo un particolare: essendo di Potenza, il mio dialetto è classificato come "gallo-italico" perchè è frutto di una migrazione al contrario: alla base vi è il linguaggio di un gruppo di colonizzatori che in tempi antichissimi giunsero in questa zona dell'Enotria dalla Liguria.

Conclusione: ai dialetti sta accadendo quello che capitò agli Indiani d'america: tirati da tutte le parti, per accontentare il vizio italiano di dare un colore politico a tutto. Come può, un dialetto, restare vivo e vero se gli manca il terreno su cui è germogliato e in cui trovava la sua ragion d'essere? Oggi, noi pensiamo di parliare un dialetto ma pronunciamo altri fonemi perchè deriviamo soltanto dalla cultura che l'ha elaborato e che riusciva a tagliare la bocca e la lingua di intere generazioni per ottenere quei suoni e quelle espressioni. Tanto di cappello a chi vuol rivalutare e conservare, ma cerchiamo prima di tutto di aderire pienamente ai valori di quel mondo e di insegnare ai ragazzi che nessuno nasce nuovo.
 
exfiat ha scritto:
Premessa: i dialetti hanno un valore inestimabile nella cultura popolare, che non è la quantità di libri che un gruppo di persone ha scritto o letto ma tutto ciò che in millenni ha "prodotto".
.

Quoto

Personalmente, sono di padre pamense e madre milanese, mi piace (cercare) di parlare entrambi, molto più difficile in milanese, non per altro, ma di milanesi che parlano il dialetto non se ne trovano più tanti...

Diverso il parmense, quando mi trovo con i miei amici "on site", ognuno figlio di genitori parmensi ma ora abitanti in più parti d'Italia e anche all'estero, ci divertiamo a interagire in dialetto, aiutati dai "locali" che, a tutte le età usano il dialetto come seconda (se non prima) per parlare.

Ultimamente ho trovato questo barzellettiere parmigiano che mi fa morire dal ridere, lo abbiamo opzionato per una serata tra di noi ad agosto.

http://www.youtube.com/watch?v=_gHsrxenykI&feature=feedu
 
svanon ha scritto:
exfiat ha scritto:
Premessa: i dialetti hanno un valore inestimabile nella cultura popolare, che non è la quantità di libri che un gruppo di persone ha scritto o letto ma tutto ciò che in millenni ha "prodotto".
.

Quoto

Personalmente, sono di padre pamense e madre milanese, mi piace (cercare) di parlare entrambi, molto più difficile in milanese, non per altro, ma di milanesi che parlano il dialetto non se ne trovano più tanti...

Diverso il parmense, quando mi trovo con i miei amici "on site", ognuno figlio di genitori parmensi ma ora abitanti in più parti d'Italia e anche all'estero, ci divertiamo a interagire in dialetto, aiutati dai "locali" che, a tutte le età usano il dialetto come seconda (se non prima) per parlare.

Ultimamente ho trovato questo barzellettiere parmigiano che mi fa morire dal ridere, lo abbiamo opzionato per una serata tra di noi ad agosto.

http://www.youtube.com/watch?v=_gHsrxenykI&feature=feedu

Bellissimo video... Lui troppo forte.... 8) 8)
 
exfiat ha scritto:
Premessa: i dialetti hanno un valore inestimabile nella cultura popolare, che non è la quantità di libri che un gruppo di persone ha scritto o letto ma tutto ciò che in millenni ha "prodotto".

Fatto: sono lucano. La mia regione, ossia 650.000 abitanti distribuiti in due Province e 131 Comuni, in tema di dialetti ha una particolarità: ne ha 131! Questa condizione deriva dall'essere, ognuno di questi Comuni, un mondo a se stante: privi di strade che li collegassero, separati per barriere naturali imponenti, vivendo praticamente racchiusi nel loro orizzonte (letteralmente) hanno elaborato lingue diverse in cui, ancora oggi, se venite a trovarci sentirete, nelle parole di origine greca o latina o spagnola o francese quanta storia sia passata da queste parti. Vi aggiungo un particolare: essendo di Potenza, il mio dialetto è classificato come "gallo-italico" perchè è frutto di una migrazione al contrario: alla base vi è il linguaggio di un gruppo di colonizzatori che in tempi antichissimi giunsero in questa zona dell'Enotria dalla Liguria.

Conclusione: ai dialetti sta accadendo quello che capitò agli Indiani d'america: tirati da tutte le parti, per accontentare il vizio italiano di dare un colore politico a tutto. Come può, un dialetto, restare vivo e vero se gli manca il terreno su cui è germogliato e in cui trovava la sua ragion d'essere? Oggi, noi pensiamo di parliare un dialetto ma pronunciamo altri fonemi perchè deriviamo soltanto dalla cultura che l'ha elaborato e che riusciva a tagliare la bocca e la lingua di intere generazioni per ottenere quei suoni e quelle espressioni. Tanto di cappello a chi vuol rivalutare e conservare, ma cerchiamo prima di tutto di aderire pienamente ai valori di quel mondo e di insegnare ai ragazzi che nessuno nasce nuovo.

@ EXFIAT... Complimenti per l'intervento... ;) ;)
 
gasato70 ha scritto:
Oggi, mentre ero al lavoro :D :D , parlavo con due miei colleghi del più e del meno....
Tra una cosa e l'altra siamo finiti a parlare dei dialetti, e si discuteva di quanto i giovani oggi sappiano o possano sapere di queste nostre lingue originarie...

Io asserivo che personalmente sarei per portare il dialetto a scuola...
Ricordo benissimo quando, alle medie, la prof di Italiano ci fece fare come compito la traduzione di alcuni dei più famosi proverbi nel proprio dialetto familiare.... La trovai una cosa molto bella ed educativa...
Personalmente, da brianzolo, in casa mia sono cresciuto a pane e dialetto...
Adesso magari, farei un pò fatica a ricordare alcune cose, ma mi piace ogni tanto buttare lì qualche battuta dialettale... Giusto per non perdere l'abitudine...
Considerate che mio padre, per esempio, è uno a cui piace parlare con la gente ( non per nulla ha lavorato, come commerciante ortofrutticolo, per 40 anni a contatto con la gente) ma quando inizia in Italiano non dura più di due minuti che subito gli parte il dialetto... Niente... E' più forte di lui... :D :D

Ora... Voi, cosa ne pensate...??
Per me vale la regola che con più affrontiamo il futuro, con più dobbiamo considerare da dove e da chi arriviamo....
Ed il dialetto trovo che sia una parte importante di questo...

;) ;)

Personalmente condividerei la scelta ( magari facoltativa ) di dedicare un'oretta al dialetto locale.
Io parlo poco piemontese ma con me finisce il dialetto in famiglia, i miei figli non lo parlano e non lo capiscono :?
 
miranda453 ha scritto:
gasato70 ha scritto:
Oggi, mentre ero al lavoro :D :D , parlavo con due miei colleghi del più e del meno....
Tra una cosa e l'altra siamo finiti a parlare dei dialetti, e si discuteva di quanto i giovani oggi sappiano o possano sapere di queste nostre lingue originarie...

Io asserivo che personalmente sarei per portare il dialetto a scuola...
Ricordo benissimo quando, alle medie, la prof di Italiano ci fece fare come compito la traduzione di alcuni dei più famosi proverbi nel proprio dialetto familiare.... La trovai una cosa molto bella ed educativa...
Personalmente, da brianzolo, in casa mia sono cresciuto a pane e dialetto...
Adesso magari, farei un pò fatica a ricordare alcune cose, ma mi piace ogni tanto buttare lì qualche battuta dialettale... Giusto per non perdere l'abitudine...
Considerate che mio padre, per esempio, è uno a cui piace parlare con la gente ( non per nulla ha lavorato, come commerciante ortofrutticolo, per 40 anni a contatto con la gente) ma quando inizia in Italiano non dura più di due minuti che subito gli parte il dialetto... Niente... E' più forte di lui... :D :D

Ora... Voi, cosa ne pensate...??
Per me vale la regola che con più affrontiamo il futuro, con più dobbiamo considerare da dove e da chi arriviamo....
Ed il dialetto trovo che sia una parte importante di questo...

;) ;)

Personalmente condividerei la scelta ( magari facoltativa ) di dedicare un'oretta al dialetto locale.
Io parlo poco piemontese ma con me finisce il dialetto in famiglia, i miei figli non lo parlano e non lo capiscono :?

Grazie Giorgio... E' davvero un peccato che queste culture rischino d'andar perdute...

Ed è proprio per questo rischio che sarei favorevole ad un loro approfondimento nelle scuole... Senza la pretesa che diventi materia di studi, ci mancherebbe, e sarebbe pressochè impossibile, ma far capire ai giovani quanta storia e vita attraverso loro è passata credo si possa fare benissimo... ;) ;)
 
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