La dinamica dell'episodio così come raccontato nella lettera inviata dal professore spezzino alle istituzioni avrebbe visto un gruppo di sette-otto ragazzi che non avendo il pranzo al sacco con loro sarebbe andato al rifugio per comprare bibite e panini, ma si sono sentiti rispondere di no ''perché italiani''. Lo stesso Pierluigi Castaneto nel tentativo di acquistare una tazza di tè, si è sentito dire: ''Sì, siamo razzisti e voi italiani non entrate''.
Tra le altre cose sembrerebbe che al gruppo di ragazzi liguri sia stato negato, oltre alla possibilità di consumare il pasto, anche l'uso del bagno con la giustificazione che gli italiani "sporcano", e della terrazza davanti al rifugio "perché ci hanno detto che davamo fastidio".
Il Secolo XIX ha chiesto alla titolare del rifugio 'Berghaus Restaurant Fourcla Surlej' spiegazioni sull'episodio, e lei ha affermato di aver mandato via il gruppo ''solo perché erano troppi, ma non perché fossero di nazionalità italiana. Comunque questo è un rifugio privato''.
La spiegazione sarebbe dunque che non facendo parte del Club Alpino Svizzero, il rifugio non ha l'obbligo di accoglienza. Questo fatto sarebbe supportato anche da quanto affermato dalla polizia svizzera a Simone Fraga, uno studente universitario che era tra gli accompagnatori del gruppo. Fraga ha raccontato al Secolo XIX "Dopo un paio di tentativi, sono riuscito a parlare con la polizia di St. Moritz per sentire rispondermi che in alcuni locali "certe categorie di persone" non sono accette".
Il professore Castagneto ha precisato che i ragazzi sono sempre stati rispettosi e corretti, e che non c'era alcun motivo per allontanarli dal rifugio, mentre nelle sue lettere denuncia il comportamento xenofobo dei gestori del 'Berghaus Restaurant Fourcla Surlej'.