<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> la nostra miopia (egoistica) | Il Forum di Quattroruote

la nostra miopia (egoistica)

faccio scorrere i vari giornali.

della catastrofe giapponese (20.000 persone scomparse in vario modo, più passano i giorni più i dispersi si travaseranno nel conto dei morti) si parla praticamente solo per la faccenda della centrale.
che, comunque vada, farà comunque infinitamente meno danni di quelli del terremoto + tsunami.

perché?
perché il problema nucleare è un problema anche nostro.
per il resto, che è problema loro, frega più niente.

i fatti di Lampedusa: ci sono 6.000 disperati.
OK.
ma se quei 6.000 disperati hanno passato il mare, si vede che sulla sponda sud ci sono altri (60mila? 600mila? 6milioni?) disperati uguali se non peggio.

ora, se nel primo caso la miopia è triste e basta, nel secondo caso l'approccio miope finisce per essere anche controproducente.
perché finché non si tiene conto che il problema non è estemporaneo, non lo si risolverà mai.
 
Dello tsunami del 26 dicembre 2004, con oltre 250.000 morti (DUECENTO CINQUANTA MILA!) si é smesso di parlarne anche troppo in fretta.

Proprio perché "eh, poracci... " e chiusa lì.

Delle centinaia di morti (migliaia, ormai, TROPPE migliaia..) in Afghanistan, Iraq, e zone limitrofe, nonostante quasi ogni giorno ci pervengano agghiaccianti notizie, non pare che interessi molto a nessuno (eccetto per i famigliari dei militari là allocati...)
 
Si parla del nucleare perché si può aprire un dibattito sul tema...... sulla tragedia immensa dei morti e dispersi che dibattito vuoi aprire? Tra chi è a favore o contro i morti? :rolleyes:
 
belpietro ha scritto:
i fatti di Lampedusa: ci sono 6.000 disperati.
OK.
ma se quei 6.000 disperati hanno passato il mare, si vede che sulla sponda sud ci sono altri (60mila? 600mila? 6milioni?) disperati uguali se non peggio
Hai perfettamente ragione, ma se dimostriamo totale incapacità di gestire questi 6.000 ancora lì (o i 20 - 25 mila finora arrivati) dubito fortemente che possiamo pretendere di dare un contributo alla soluzione del problema per il multiplo in attesa sulle coste africane
trovare e soprattutto essere capaci di applicare una valida soluzione nel breve periodo potrebbe infondere fiducia sul fatto che siamo capaci di ragionare anche a più ampio respiro
 
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
i fatti di Lampedusa: ci sono 6.000 disperati.
OK.
ma se quei 6.000 disperati hanno passato il mare, si vede che sulla sponda sud ci sono altri (60mila? 600mila? 6milioni?) disperati uguali se non peggio
Hai perfettamente ragione, ma se dimostriamo totale incapacità di gestire questi 6.000 ancora lì (o i 20 - 25 mila finora arrivati) dubito fortemente che possiamo pretendere di dare un contributo alla soluzione del problema per il multiplo in attesa sulle coste africane
trovare e soprattutto essere capaci di applicare una valida soluzione nel breve periodo potrebbe infondere fiducia sul fatto che siamo capaci di ragionare anche a più ampio respiro

anche lì, dipende.

fai conto che si riuscisse a sistemare (casa+lavoro+sicurezza) i disperati arrivati per mare.
a quelli rimasti là che gli dici? "restate a casa"?
no, domani a Lampedusa te ne trovi 16mila.

per quello dico che la miopia è, in questo caso, anche controproducente.
 
belpietro ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
i fatti di Lampedusa: ci sono 6.000 disperati.
OK.
ma se quei 6.000 disperati hanno passato il mare, si vede che sulla sponda sud ci sono altri (60mila? 600mila? 6milioni?) disperati uguali se non peggio
Hai perfettamente ragione, ma se dimostriamo totale incapacità di gestire questi 6.000 ancora lì (o i 20 - 25 mila finora arrivati) dubito fortemente che possiamo pretendere di dare un contributo alla soluzione del problema per il multiplo in attesa sulle coste africane
trovare e soprattutto essere capaci di applicare una valida soluzione nel breve periodo potrebbe infondere fiducia sul fatto che siamo capaci di ragionare anche a più ampio respiro
anche lì, dipende.
fai conto che si riuscisse a sistemare (casa+lavoro+sicurezza) i disperati arrivati per mare.
a quelli rimasti là che gli dici? "restate a casa"?
no, domani a Lampedusa te ne trovi 16mila.
per quello dico che la miopia è, in questo caso, anche controproducente.
Io per "sistemare" intendevo altra cosa: ovvero dimostrare con i fatti che "senza permesso non entri. punto e basta". Mettendo pure in conto che, disgraziatamente, a fare la faccia feroce il morto ci scappa di sicuro (anche più di uno)
Dopo di che, a mente fredda, mettere in piedi qualcosa per loro, a casa loro: se sono consapevoli di non avere possibilità di venire impunemente in gita lungo lo stivale, può essere che prendano sul serio le altre proposte
 
Con particolare riferimento alla Tunisia, giusto perchè l'attuale emergenza di Lampedusa proviene da lì:

L'economia tunisina, soggetta per un lungo periodo al rigido controllo statale, dal 1986 è stata trasformata in un'economia di libero mercato grazie ad un programma di risanamento strutturale avviato secondo le disposizioni del Fondo Monetario Internazionale, avente ad oggetto la liberalizzazione dei prezzi, dei tassi di interesse e degli investimenti, la riforma dei settori a partecipazione statale e la promozione del settore privato.
Pur mantenendo alcune restrizioni su determinate aree strategiche, il governo tunisino persegue una politica di liberalizzazione delle importazioni e mette in atto iniziative di carattere normativo volte ad incentivare gli investimenti e le attività di sviluppo regionale.
Negli ultimi anni inoltre il governo ha dato in affitto ad investitori privati circa 250 mila ettari di terreno di proprietà statale, allo scopo di attuare un sistema di coltivazione più intensivo e tecnologicamente avanzato.
La struttura del PIL è diversificata ed è costituita per il 16% dall'agricoltura, per il 28,5% dall'industria; e per il 55,5% dai servizi.
L'agricoltura e la pesca occupano un posto di primaria importanza nell'economia tunisina, poiché assorbono il 22% della forza lavoro. I principali prodotti agricoli sono cereali, olive, limoni, pomodori, uva e datteri. La Tunisia è inoltre il secondo paese mondiale esportatore di olio di oliva.
Il tessuto industriale del paese è costituito da circa 10 mila aziende, che si stanno specializzando nei settori dell'elettronica, della componentistica per automobili e della chimica. I settori cardine dell'industria tunisina rimangono comunque il tessile e abbigliamento, pellami e calzature e l'industria agroalimentare.
Un peso rilevante nella formazione del prodotto interno lordo ha anche il settore dei servizi, ed in particolar modo il turismo che rappresenta la seconda fonte di valuta estera per il paese.
Attualmente la situazione economica del paese è caratterizzata da una crescita stabile e abbastanza sostenuta, con un tasso di crescita del PIL del 5%, un tasso di inflazione attorno al 6% ed un deficit pubblico modesto.
Le misure economiche realizzate in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale al fine di realizzare la liberalizzazione dell'economia tunisina hanno determinato una notevole crescita sia delle importazioni che delle esportazioni.
Il commercio estero gioca infatti oggi un ruolo di notevole importanza nell'economia tunisina, con le esportazioni che costituiscono il 29,7% del PIL e le importazioni che arrivano al 43,6% del PIL. Dal 1995 il volume degli scambi è cresciuto ogni anno in media del 10%, anche se la bilancia commerciale tunisina continua ad essere in deficit a causa del forte rialzo dei prezzi mondiali dei prodotti energetici, dell'aumento del cambio del dollaro rispetto al dinaro e di una difficile stagione agricola.
Nel corso del 2001 i valori complessivi della bilancia commerciale tunisina hanno registrato un aumento del tasso di crescita pari al 17,5%, con un aumento delle esportazioni del 18,7% rispetto al 2000, pari a 9.503,7 milioni di dinari tunisini, e delle importazioni del 16,4%, pari a 13.658,3 milioni di dinari. Il deficit commerciale tunisino ha registrato un aumento dell'11,3%. Per le esportazioni la crescita è dovuta all'aumento dei prodotti del tessile-abbigliamento e del cuoio e calzature, che hanno prodotto poco meno della metà delle esportazioni tunisine.
I principali mercati di sbocco sono rappresentati dai paesi dell'Unione Europea; tra questi la Francia si colloca al primo posto, seguita da Italia, Germania, Belgio, Spagna, Regno Unito e Portogallo.
Anche per le importazioni la maggior parte delle forniture viene dai paesi dell'Unione Europea, circa il 70% del totale. I principali paesi di provenienza nel 2001 sono stati la Francia, l'Italia, la Spagna, il Belgio, l'Olanda, la Gran Bretagna, la Svezia, la Grecia e l'Austria.
I comparti che concorrono maggiormente all'export sono articoli di abbigliamento e pellicce, prodotti chimici e fibre sintetiche artificiali, prodotti delle miniere e delle cave, prodotti alimentari, bevande e tabacco. Sono invece in diminuzione le esportazioni dei prodotti dell'agricoltura e dell'agro-industria.
I prodotti importati sono costituiti da prodotti tessili, macchine ed apparecchi meccanici, apparecchi elettrici di precisione, prodotti chimici e fibre sintetiche artificiali, autoveicoli. Sono aumentate nel corso degli ultimi anni anche le importazioni di ferro, acciaio, autoveicoli ed energia.

Fonte: http://www.diritto-internazionale.com/guide/tunisia.html#QUADRO%20GENERALE%20DELLA%20TUNISIA%20%20Territorio%20e%20demografia

Tutto ciò premesso- ripeto, con particolare riferimento alla Tunisia per la peculiare attinenza con l'attuale emergenza -, mi sembra che non si possa parlare di disperazione. Il Paese ha risorse sufficienti per darsi una mossa e crescere più di noi che ci spacciamo per "potenza economica" (sì, un par de cojoni...).
Quindi, il mio pensiero rimane: cari tunisini, fora dai brombi e farse su le maneghe, che da fare a casa vostra ghe ne xe.
 
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