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la Croazia entra nell'Ue: «Ottima opportunità per il Nordest»

Ari i giovani Croati hanno un livello medio di istruzione che i nostri mediamente se lo sognano. Un loro neo diplomato fa un mazzo tanto ad uno di noi sulle lingue (mediamente ne parlano tre oltre alla loro ed il minimo è due) e sulle discipline matematiche
 
Mauro 65 ha scritto:
Ari i giovani Croati hanno un livello medio di istruzione che i nostri mediamente se lo sognano. Un loro neo diplomato fa un mazzo tanto ad uno di noi sulle lingue (mediamente ne parlano tre oltre alla loro ed il minimo è due) e sulle discipline matematiche

Ce lo so...
( trovare un acculturato medio inferiore ad uno nostrano.... :?:
bisogna attraversare il Mare Nostrum ),minimo;
ma ti pare che uno valido si trasferisca in Italia.....quando i nostri " buoni " fuggono :?:
 
Ovviamente no, vanno in D e A. Le badanti noi le conosciamo da decenni e soni eccezionali. Gli edili più bravi sono di solito i Serbi. I Croati sono buoni atleti. Non pensare a grosse migrazioni. Comunque generalmente non danno problemi a parte gli esaltati della Dalmazia meridionale.
 
Mauro 65 ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
http://archiviostorico.corriere.it/2005/dicembre/03/Vietato_comprare_case_Croazia_contro_co_9_051203097.shtml
http://www.festademocratica.it/doc/67025/croazia-fine-divieto-le-case-agli-italiani.htm
Non è quello il problema.
Non era "vietato" prima, non è "facile" ora.
(Anzi, ora che è "permesso" è meno semplice di prima che era "vietato")

Secondo te non è un problema avere relazioni diplomatiche "tese" e "complicate".
Ho imparato qualcosa.
 
nafnlaus ha scritto:
Mauro 65 ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
http://archiviostorico.corriere.it/2005/dicembre/03/Vietato_comprare_case_Croazia_contro_co_9_051203097.shtml
http://www.festademocratica.it/doc/67025/croazia-fine-divieto-le-case-agli-italiani.htm
Non è quello il problema.
Non era "vietato" prima, non è "facile" ora.
(Anzi, ora che è "permesso" è meno semplice di prima che era "vietato")
Secondo te non è un problema avere relazioni diplomatiche "tese" e "complicate".
Ho imparato qualcosa.
Caro,
non sono entrato nel merito delle due citazioni. In un caso trattasi di una velina di un soggetto politico che eredita delle pesanti responsabilità sulla "questione orientale" (non inferiori a quelle della parte opposta) e che, similmente all'articolo del quotidiano, ignora (malizia o ignoranza pura?) che nemmeno "loro" (tutta l'ex Jugoslavia) a meno di uno speciale permesso prefettizio (concessi raramente e dopo lunghe attese). L'unica cosa che gli si può appuntare è che il vincolo agli acquisti venne rimosso da noi prima che da loro. La "colpa" della differente epoca di rimozione del vincolo fu di un cittadino tedesco che ricorse alla comunità euroea (il vincolo riguardava tutti gli stranieri per non incorrere in altre problematiche).

Sul discorso delle case, ripetro che per noi era di fatto più semplice acquistarle in vigenza di divieto che non ora, in regime liberalizzato.

Tra l'altro, en passant, gli articoli sono piuttosto vecchiotti (uno non più recente del 2008 l'altro addirittura del 2005). Non hanno fatto in tempo a registrare le pessime figure realizzate da alcune nostre rampanti società immobiliari (dei fallimenti colossali con notevoli strascichi legali)
 
Mauro 65 ha scritto:
Ari i giovani Croati hanno un livello medio di istruzione che i nostri mediamente se lo sognano. Un loro neo diplomato fa un mazzo tanto ad uno di noi sulle lingue (mediamente ne parlano tre oltre alla loro ed il minimo è due) e sulle discipline matematiche
Hmmm..
Ho vissuto con due croati che frequentavano l'università di Trieste (la tuà facoltà).
La mia sensazione è completamente diversa. Se è pur vero che sulla conoscenza delle lingue straniere ci fanno un mazzo tanto (ma, come diceva un mio coinquilino di ingegneria: "Grazie al c...o, parlate una lingua incomprensibile e per farvi capire dovete ricorrere alle lingue straniere...), per quanto riguarda le altre materie, non è che brillassero particolarmente.
Magari erano due somari...ma erano usciti dalle loro scuole con il massimo dei voti. :rolleyes:
 
Gli attuali stracciano i locali e non avrebbero manco bisogno delle quote riservate ... poi chiaro che ci sono quelli tosti e quelli scarsi, dappertutto, ma la media è alta (specie dalla zona costiera settentrionale, magari in altre zone la situazione è diversa). Sulle lingue certo hanno il vantagggio della selezione darwiniana :lol: ma noi al contrario siamo un disastro
 
arizona77 ha scritto:
............

grande affare....
muratori, badanti....perditempo assortiti

come si dice: i cervelli fuggono e i corpi arrivano, la separazione della natura! sarà un Paese sempre più inutile, in barba a Leonardo e Archimede
 
Mauro 65 ha scritto:
Ari i giovani Croati hanno un livello medio di istruzione che i nostri mediamente se lo sognano. Un loro neo diplomato fa un mazzo tanto ad uno di noi sulle lingue (mediamente ne parlano tre oltre alla loro ed il minimo è due) e sulle discipline matematiche

Mauro attualmente nessun laureato con un livello di istruzione elevato e con titoli interessanti verrebbe a perdere tempo in Italia, quindi io penso che i soli che arriveranno saranno i soliti visti e rivisti che già arrivano da altri opinabili posti in cerca di fortuna in It e che di certo non portano nessun contributo utile al paese già distrutto a livello di cultura e conoscenza.
Avanza l'irrazionalità, l'ignoranza e la ricerca di denaro facile che non c'è.
 
Mauro 65 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Eppure, giusto una settimana fa mi ha confidato che se guardasse esclusivamente la convenienza economica avrebbe già traslocato in Carinzia, e non è detto che non succeda se continua questa situazione.
Sono le persone come queste che tengono ancora in piedi questo territorio, e rischiare di perderle a causa di una classe politica infame che pensa solo a parare il culo a se stessa e alle banche, secondo me è follia allo stato puro.
Sotto il profilo imprenditoriale pressoché qualsiasi scelta di posizionamento fuori dall'Italia è vincente. Questo perché fuori dai patri confini l'impresa è vista dallo Stato come una fonte di ricchezza diffusa da tutelare e far crescere, qui è vista come una gallina da spennare prima di cuocerla nel brodo.
Se l'unico parametro rilevante ai fini delle decisioni di impresa fosse il costo(poniamo il costo per unità di lavoro) l'Italia sarebbe un deserto, e da parecchi anni. Fondamentali però sono anche altri parametri, tipo la produttività per unità di lavoro, le conoscenze specifiche, le capacità acquisite. Dubito che un croato qualsiasi possa essere produttivo ed avere le stesse capacità/conoscenze specifiche di un soggetto che è nato, si è formato ed ha lavorato in una delle zone più produttive d'Europa da decenni(il nord-est d'Italia in questo caso).

L'altro giorno davo un'occhiata ai dati della disoccupazione per regioni dell'Istat. Nonostante la crisi spaventosa, la disoccupazione nelle regioni storicamente più produttive del Paese alla fine del 2012(Veneto, Lombardia, ER) era sotto l'8%, dato che non fa pensare ad un cedimento del tessuto produttivo. Purtroppo per il mezzogiorno non si può dire la stessa cosa, in quel caso la situazione è veramente drammatica(da segnalare comunque che la disoccupazione in una delle zone più in difficoltà come la Calabria, è comunque sotto ai livelli di Spagna e Grecia).
 
Mauro 65 ha scritto:
Gli attuali stracciano i locali e non avrebbero manco bisogno delle quote riservate ... poi chiaro che ci sono quelli tosti e quelli scarsi, dappertutto, ma la media è alta (specie dalla zona costiera settentrionale, magari in altre zone la situazione è diversa). Sulle lingue certo hanno il vantagggio della selezione darwiniana :lol: ma noi al contrario siamo un disastro
:XD:
Mi fido. Al tempo, ormai lontano :cry: , mi impressionarono gli studenti sloveni:
seri, diligenti e molto preparati. Forse un pò troppo sbevazzoni, ma decisamente sopra la media.
I croati erano più "anarchici"...
 
seatibizatdi ha scritto:
Mauro 65 ha scritto:
Ari i giovani Croati hanno un livello medio di istruzione che i nostri mediamente se lo sognano. Un loro neo diplomato fa un mazzo tanto ad uno di noi sulle lingue (mediamente ne parlano tre oltre alla loro ed il minimo è due) e sulle discipline matematiche

Mauro attualmente nessun laureato con un livello di istruzione elevato e con titoli interessanti verrebbe a perdere tempo in Italia, quindi io penso che i soli che arriveranno saranno i soliti visti e rivisti che già arrivano da altri opinabili posti in cerca di fortuna in It e che di certo non portano nessun contributo utile al paese già distrutto a livello di cultura e conoscenza.
Avanza l'irrazionalità,

l'ignoranza e la ricerca di denaro facile che non c'è.

e che li rendera' ancora piu' " cattivi "
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Mauro 65 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Eppure, giusto una settimana fa mi ha confidato che se guardasse esclusivamente la convenienza economica avrebbe già traslocato in Carinzia, e non è detto che non succeda se continua questa situazione.
Sono le persone come queste che tengono ancora in piedi questo territorio, e rischiare di perderle a causa di una classe politica infame che pensa solo a parare il culo a se stessa e alle banche, secondo me è follia allo stato puro.
Sotto il profilo imprenditoriale pressoché qualsiasi scelta di posizionamento fuori dall'Italia è vincente. Questo perché fuori dai patri confini l'impresa è vista dallo Stato come una fonte di ricchezza diffusa da tutelare e far crescere, qui è vista come una gallina da spennare prima di cuocerla nel brodo.
Se l'unico parametro rilevante ai fini delle decisioni di impresa fosse il costo(poniamo il costo per unità di lavoro) l'Italia sarebbe un deserto, e da parecchi anni. Fondamentali però sono anche altri parametri, tipo la produttività per unità di lavoro, le conoscenze specifiche, le capacità acquisite. Dubito che un croato qualsiasi possa essere produttivo ed avere le stesse capacità/conoscenze specifiche di un soggetto che è nato, si è formato ed ha lavorato in una delle zone più produttive d'Europa da decenni(il nord-est d'Italia in questo caso).

L'altro giorno davo un'occhiata ai dati della disoccupazione per regioni dell'Istat. Nonostante la crisi spaventosa, la disoccupazione nelle regioni storicamente più produttive del Paese alla fine del 2012(Veneto, Lombardia, ER) era sotto l'8%, dato che non fa pensare ad un cedimento del tessuto produttivo. Purtroppo per il mezzogiorno non si può dire la stessa cosa, in quel caso la situazione è veramente drammatica(da segnalare comunque che la disoccupazione in una delle zone più in difficoltà come la Calabria, è comunque sotto ai livelli di Spagna e Grecia).

sono daccordo.....
quello che preoccupa di piu', secondo me, e' il trend,
sempre volto verso il brutto con previsione di continui e
persistenti nuvoloni, per non dire nubifragi
 
arizona77 ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Mauro 65 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Eppure, giusto una settimana fa mi ha confidato che se guardasse esclusivamente la convenienza economica avrebbe già traslocato in Carinzia, e non è detto che non succeda se continua questa situazione.
Sono le persone come queste che tengono ancora in piedi questo territorio, e rischiare di perderle a causa di una classe politica infame che pensa solo a parare il culo a se stessa e alle banche, secondo me è follia allo stato puro.
Sotto il profilo imprenditoriale pressoché qualsiasi scelta di posizionamento fuori dall'Italia è vincente. Questo perché fuori dai patri confini l'impresa è vista dallo Stato come una fonte di ricchezza diffusa da tutelare e far crescere, qui è vista come una gallina da spennare prima di cuocerla nel brodo.
Se l'unico parametro rilevante ai fini delle decisioni di impresa fosse il costo(poniamo il costo per unità di lavoro) l'Italia sarebbe un deserto, e da parecchi anni. Fondamentali però sono anche altri parametri, tipo la produttività per unità di lavoro, le conoscenze specifiche, le capacità acquisite. Dubito che un croato qualsiasi possa essere produttivo ed avere le stesse capacità/conoscenze specifiche di un soggetto che è nato, si è formato ed ha lavorato in una delle zone più produttive d'Europa da decenni(il nord-est d'Italia in questo caso).

L'altro giorno davo un'occhiata ai dati della disoccupazione per regioni dell'Istat. Nonostante la crisi spaventosa, la disoccupazione nelle regioni storicamente più produttive del Paese alla fine del 2012(Veneto, Lombardia, ER) era sotto l'8%, dato che non fa pensare ad un cedimento del tessuto produttivo. Purtroppo per il mezzogiorno non si può dire la stessa cosa, in quel caso la situazione è veramente drammatica(da segnalare comunque che la disoccupazione in una delle zone più in difficoltà come la Calabria, è comunque sotto ai livelli di Spagna e Grecia).

sono daccordo.....
quello che preoccupa di piu', secondo me, e' il trend,
sempre volto verso il brutto con previsione di continui e
persistenti nuvoloni, per non dire nubifragi
Squinzi non mi pare così tranquillo ;)
Oltre ai dati quantitativi sulla disoccupazione, bisognerebbe valutare la qualità dell'occupazione per valutare la tenuta del tessuto produttivo
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
L'altro giorno davo un'occhiata ai dati della disoccupazione per regioni dell'Istat. Nonostante la crisi spaventosa, la disoccupazione nelle regioni storicamente più produttive del Paese alla fine del 2012(Veneto, Lombardia, ER) era sotto l'8%, dato che non fa pensare ad un cedimento del tessuto produttivo. Purtroppo per il mezzogiorno non si può dire la stessa cosa, in quel caso la situazione è veramente drammatica(da segnalare comunque che la disoccupazione in una delle zone più in difficoltà come la Calabria, è comunque sotto ai livelli di Spagna e Grecia).

il problema, purtroppo, è il 2013, non il 2012.
 

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