|Mauro65| ha scritto:
renatom ha scritto:
Se ci costringono a pagare il 6%, con la crescita all'1%, se va bene, non è che falliamo dopodomani, ma non è che possiamo reggere per sempre
Come vedi, stavo scrivendo la stessa cosa, l'unica è rialzare la crescita, si possono anche fare i tagli, ma temo che con la crescita all'1%, il debito al 120% del PIL e gli interessi al 6%, si vada poco lontano lo stesso, anche perché, molto spesso i tagli vanno a deprimere ulteriormente il PIL, quindi, se si fanno, devono essere più selettivi e non lineari come li hanno fatti negli ultimi anni.
Molto velocemente.
Non bisogna confondere il tasso d'interesse con quello di crescita, né con la percentuale debito su pil
Faccio un esempio banalissimo: una famiglia normale che stipula un mutuo per acquistare la casa. Il debito è normalmente un multiplo del suo "pil" (le entrate nette), quindi il rapporto sarebbe del 300% - 400% o anche più,
Il tasso di interesse è superiore al tasso atteso di crescita del suo "pil": ben che vada il primo è del 3%, il secondo se batte bene copre appena l'inflazione nominale (1,5% medio in questi anni)
Eppure il tutto regge benissimo. Come mai?
Semplicemente perché il bilancio familiare lascia ogni anno un margine sufficente a ripagare tanto gli interessi passivi quanto una fettina di capitale.
Ha un "saldo primario" attivo
Il problema della nostra "grande famiglia" è che spendiamo troppo e/o incassiamo troppo poco
Saluti
Sinceramente non penso di avere fatto confusione, anzi forse la fai tu (sicuramente per distrazione

) all'inizio del tuo esempio: il "reddito" dello stato, e cioé le sue entrate, non è il PIL, ma grosso modo lametà di esso quindi quel 120% del PIL va rapportato a 50 di entrate o qualcosa meno per cui il 120% del PIL equivale grosso modo al 250% delle entrate dello stato.
Ciò nonostante, è vero che molte famiglie sostengono tranquillamente situazioni debitorie anche più pesanti in percentuale rispetto al proprio reddito, ma non dobbiamo fare fintaa di non sapere che le situazioni sono diverse.
Tu, praticamente, fai riferimento ad una famiglia che, annualmente, ha un reddito di 100, spende 70, ha accumulato 200 di risparmi,un giorno decide di fare un investimento di 400, si indebita di 200, paga una rata di 20 per ripagare il debito e sostiene la situazione.
Lo stato italiano è invece una famiglia che ha un reddito di 100, ha sempre speso 105 o 110 per vivere, ha accumlato un debito di 250.
Gli succede che non viene più considerato molto affidabile dalle banche per cui gli vengono chiesti 15 di interessi, anziché 8 che è abituato a pagare, nel frattempo gli viene anche chiesto di diminuire la sua esposizione debitoria.
Tutti i membri della famiglia dicono, a torto o a ragione, di avere fatto tutti i risparmi che potevano, anzi dicono che se gli tagniano ulteriori risorse non riescono più a produrre lo stesso reddito.
Il capofamiglia, pur sapendo dove dovrebbe intervenire, ad esempio sulle spese per i vestiti della moglie, non riesce a farlo perché ha paura di essere lasciato.
A questo punto, se non riesce a imporsi sui membri "riottosi" della famiglia ha solo una chance, cercare di incrementare il proprio reddito (crescita economica).
Per fortuna ha un amico più ricco (che magari, guarda caso, è anche un importante fornitore della famiglia) che gli firma una fidejussione in banca, ma se non migliora la situazione presto sarà di nuovo nei guai