Vedo che il dibattito si è animato, e provo quindi a contribuire con qualche considerazione ulteriore.
@ renatom, innanzi tutto: nessun problema per il post cancellato. Puoi considerarlo come una sorta di messaggio privato (in effetti, volevo solo chiarire che la scelta del nickname non è stata un errore del sistema...).
Per il resto, alcune riflessioni di merito e di metodo.
Nel merito: posso garantire che Vitor Constancio può contare su dati molto accurati e ha competenze per poterli leggere. Quindi sarei portato a credere al suo punto di vista quando spiega il problema della crisi. Tanto più che nel fare questo ammette espressamente manchevolezze nel sistema del quale anche l?istituzione che rappresenta è parte. (Detto in maniera meno ellittica significa che il suo punto di vista è ciò che qualsiasi esperto di macro-economia sa bene, e descrive esattamente la dinamica reale della crisi. Che non sia quello che viene raccontato è un altro problema, ma ci arriviamo parlando del metodo).
Tra le righe dell?intervento di Constancio una cosa emerge in modo chiaro: il debito pubblico non è alla base della crisi. Se è peggiorato, è stata una conseguenza della crisi. Quindi nella riflessione sul problema qualsiasi considerazione sulle spese eccessive del governo greco è fuori luogo: primo, perché le finanze pubbliche non c?entrano; secondo, perché contrariamente a quanto si legge la spesa pubblica greca, in percentuale rispetto al PIL era in media (anzi più bassa) di quella di altri Paesi considerati come virtuosi (i dati sono disponibili da varie fonti: FMI o Eurostat sono le più facilmente consultabili e affidabili).
A margine di questo, qualche precisazione rispetto ad alcune osservazioni di arizona77 (la colpa è dei governanti, che sono scelti dal popolo, hanno preso i soldi, ma sono maggiorenni, la Grecia è feta e oliaccio d?oliva, ai Paesi del Nord non è successo, eppure il credito facile l?hanno avuto anche loro...):
- comincio dalle cose facili, feta e oliaccio d?oliva. Vero che la Grecia non ha un tessuto industriale paragonabile a quello italiano. Ma forse il nome di Aristotele Onassis dice ancora qualcosa e dovrebbe far pensare anche ad altro...;
- la colpa è dei governanti. Sarebbe così, se il problema fosse la spesa pubblica. Ma considerato che il problema non è la spesa pubblica, cosa avrebbero potuto fare i governanti per controllare l?indebitamento privato, in un sistema di credito ormai svincolato da qualsiasi controllo statale e con capitali liberi di muoversi a livello internazionale (intra UE) senza alcuna limitazione? Conclusione, abbastanza ovvia: dire che la colpa è dei governanti non è corretto;
- sono maggiorenni. Vero. Ed è maggiorenne anche chi i soldi li ha prestati. E normalmente è buona norma per il creditore valutare l?affidabilità (o se preferite la solvibilità) del debitore. Altrimenti il risultato è che i soldi indietro non li rivede. Inoltre, i creditori professionali (cioè gli istituti di credito) possono contare su uffici studi e modelli accurati, i debitori sul loro buon senso e sulla loro razionalità. In questo caso lo stesso Constancio spiega che il comportamento dei debitori è stato razionale: in un contesto di economia in crescita ? e senza poter sapere su cosa si basa la crescita ? anticipare gli investimenti è una scelta corretta. Il debitore, in questo caso, agisce secondo una razionalità limitata alla sua prospettiva particolare. Lo stesso arizona77 raccontando del suo acquisto dell?auto in leasing degli anni ?80 mostra di aver tenuto un comportamento analogo: riconosce che la scelta dal punto di vista fiscale era ?una bazza?, quindi immagino molto vantaggiosa. Non si è preoccupato (come è giusto che fosse) che quel sistema fiscale fosse sostenibile, cioé che il risultato finale fosse una situazione svantaggiosa per il sistema economico nel suo complesso: ha fatto quello che era conveniente per lui, esattamente come i greci che hanno preso crediti facili perché c?era qualcuno che glieli concedeva (per inciso, il problema dell?esplosione del debito italiano negli anni ?80 non è legato a una fiscalità allegra, ma di questo magari parliamo un?altra volta...);
- ai Paesi del Nord non è successo, eppure i soldi facili li hanno avuti anche loro. Oddio, sulle virtù dei Paesi del Nord non è il caso di soffermarsi troppo. Si potrebbe però parlare della bolla immobiliare in Olanda, della nazionalizzazione di alcune banche (SNS Reaal, per esempio, con un?operazione in danno ai creditori che personalmente considero molto al limite...), della crisi finlandese. Comunque, no, i Paesi del Nord non hanno avuto un credito altrettanto facile, semplicemente perché era più vantaggioso prestare al Sud. E perché era più vantaggioso prestare al Sud? Perché i tassi di interesse (com?è normale nei Paesi con economie relativamente arretrate) erano più alti, e questo nonostante dall?introduzione della moneta unica questi si fossero tendenzialmente livellati: una differenza minima per il singolo debitore forse non è importante, ma nella prospettiva del creditore professionista alla fine dell?anno significa parecchi zeri in più (tutti prima della virgola).
In conclusione quindi, quello che descrive Vitor Constancio nella sua relazione è un colossale fallimento del mercato. Una situazione in cui tutti hanno agito in modo razionale nella propria prospettiva, ma il risultato di questa combinazione di azioni è stata una bolla creditizia di dimensioni gigantesche. E tenete presente che anche il moral hazard in questa dinamica ha una sua razionalità: ciascun creditore sa di avere un cerino in mano. Solo che pensa di liberarsene (ovvero di avere i soldi indietro) prima di scottarsi le dita.
Veniamo quindi al metodo.
Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, di leggere i post precedenti e di dare un?occhiata all?allegato, vi sarete resi conto che il discorso ha una sua logica, ma che non è proprio semplice: del resto quello di Constancio non è un working paper, ma è comunque un discorso rivolto a un pubblico di competenti.
La domanda di fondo allora è: perché di questo discorso del vice-presidente della BCE non si è parlato sui mezzi di informazione italiani? Perché nessun giornalista esperto (?) di economia si è preso la responsabilità di presentare questo punto di vista a un lettore senza specifche competenze tecniche? Ma soprattutto, perché oltre a non trovare alcun riscontro del discorso di Vitor Constancio, i mezzi di informazione continuano a raccontare una storia diversa? Una storia dove il responsabile della crisi continua a essere lo Stato spendaccione, dove si ripete una litania moraleggiante fatta di un Nord virtuoso e di un Sud corrotto e lazzarone?
Io, al vostro posto, proverei a darmi delle risposte, tenendo ben presente che le informazioni corrette sono la base di ogni scelta consapevole (come sa chiunque ha acquistato un?auto nuova, e meglio ancora usata) e cosa può significare tutto questo in un sistema democratico.
Confesso che quanto leggo o ascolto mi dà spesso fastidio: mi dà fastidio il silenzio su un punto di vista ufficiale (e competente); mi dà fastidio vedere giornalisti laureati (?) in economia, con un dottorato di ricerca (??) a Chicago, vestiti in modo estroso, raccontare una storia smentita dai fatti e dalle versioni ufficiali; mi dà fastidio vedere giornalisti tedeschi col ditino alzato e americani gigioneggianti impartire lezioni di morale e dispensare ricette salvifiche a buon mercato, dove alla fine il cattivo è sempre uno solo. Mi dà fastidio leggere titoli di giornali a tutta pagina sul livello di corruzione in Italia, salvo trascurare alcuni dettagli: il primo è la fonte del dato riferito, che è un?agenzia internazionale indipendente. Ora, se è indipendente a livello istituzionale sarebbe interessante sapere da chi dipende invece da quello economico (cioè, chi la finanza). Se qualcuno ha la curiosità di farlo scoprirà cose interessanti (magari con l?aiuto di google, associando nel motore di ricerca il nome degli enti finanziatori ai termini ?corruption? o ?bribery?); il secondo è che si parla di corruzione percepita, e quanto sia soggettivo un giudizio fondato su una percezione personale lo si può capire leggendo questo forum: nei giorni scorsi mi ha fatto molto sorridere leggere nella room Alfa Romeo di un utente scontentissimo della sua Giulietta, della quale segnalava varie noie, la più importante delle quali la rottura della maniglia della portiera (che ha richiesto la sostituzione dell?intero pannello porta, e son d?accordo sul fatto che potevano regolarsi meglio in sede di progettazione) e nella room Skoda di un altro utente molto soddisfatto della sua Octavia, che in 100.000 km ha avuto solo qualche noia con il DPF e la sostituzione di frizione e volano (che a me non sembra così normale, considerato che io non li ho mai sostituiti e la mia penultima auto l?ho ceduta ? non rottamata ? con 300.000 km, metà dei quali passati tra code in tangenziale e città...); il terzo è che si pone sempre l?accento su chi è il corrotto, mai su chi è il corruttore (e possiamo tornare alla ricerca con google di cui sopra).
Quale che sia la parte dalla quale si guarda, emerge comunque un modo di fare informazione discutibile e spesso fondato sull?impatto emotivo piuttosto che sui dati e sulla riflessione razionale.
Vi ringrazio dell?attenzione (se siete arrivati a leggere fin qui) e spero di aver dato un contributo utile. Vedo anche che la discussione si è spostata su temi più generali e delicati (euro sì, euro no...) con varie citazioni ad auctoritatem.
Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ricordo che l?analisi economica non si fa con le citazioni di opinioni, ma sui lavori scientifici e sui dati.