Chi critica l'iPad non si rende conto che questo e' solo un PRIMO PASSO in una direzione molto importante.
Dieci anni fa i portatili costavano due stipendi ed erano roba da megadirigenti che DOVEVANO lavorare anche in giro, fatturando cifre a nove zeri.
La loro potenza era limitata e bisognava accettare ogni sacrificio, compresi un peso elevato e l'esigenza di doversi portare dietro copia di tutto il lavoro.
Oggi costano poche centinaia di euro, ce n'e' di tutte le dimensioni e per tutti i gusti, chiunque puo' permettersene uno e le potenze di calcolo sono talmente esuberanti che, tolti i giochi (da sempre i piu' pesanti sulla potenza di calcolo della macchina), bastano per qualsiasi lavoro usuale. Non c'e' piu' bisogno di sincronizzare niente perche', grazie alla condivisione e alla diffusione della banda larga, ci si puo' connettere direttamente ai propri server.
Le riviste multimediali han cominciato a uscire come mera sovrapposizione a quelle cartacee, ma guardabili su PC. Da tempo ci si e' accorti che possono essere MOLTO di piu'.
La connettivita' permette di avere contenuti interattivi, di leggere l'articolo e vedere il video, guardando le foto ad alta risoluzione e collegarsi direttamente ad approfondimenti, ai siti dei produttori e venditori, ai negozi dove il bene di cui abbiam letto viene venduto, o a siti di cultura generale dove la nostra non basta a capire di cosa si parla.
E' una nuova dimensione.
E l'integrazione dei servizi e delle tecnologie e' solo all'inizio.
All'inizio i lettori di e-books hanno avuto un moderato successo. Il vantaggio era di poter tenere in tasca una biblioteca che normalmente starebbe in un palazzo. Limitato dai costi di acquisto e inevitabili questioni di copyright.
L'Ipad va un passo oltre: comincia a integrare il lettore di e-books con le riviste online, con il servizio reso da un PC. Ma senza arrivare a compenetrarli davvero, accettando riduzioni di funzionalita' a favore di una maggior semplicita' di utilizzo per un mercato ancora largamente "analfabeta" in termini di informatica.
Il limite, oggi, non e' piu' la tecnologia ma l'uomo. Le prossime generazioni non avranno i nostri problemi di adattamento, perche' nasceranno e cresceranno in un ambiente che fin da subito consente il contatto e l'interazione con la tecnologia virtualmente a tutti.
Giusto per fare un esempio che permetta di comprendere questa prospettiva, lo US Army ha commissionato uno studio sull'evoluzione dell'utilizzo delle tecnologie da parte dei propri soldati dalla guerra di Corea a oggi.
Ai tempi l'uso della radio prevedeva uno specialista preparato con un corso che richiedeva parecchio tempo.
Le armi dovevano essere il piu' semplici possibile, e anche solo ficcare nella zucca di una recluta il concetto di caricamento, colpo in canna, sicura e armamento richiedeva mesi di addestramento.
Il revolver era ancora apprezzato in molti eserciti perche' non richiedeva allenamenti particolari: caricare, premere il grilletto, ripetere se necessario.
Per scaricare: aprire e vuotare.
Un'arma con piu' di due comandi (grilletto e sicura) era considerata eccessivamente complessa per un uso realistico in battaglia. I cannocchiali erano usati solo da soldati altamente specializzati.
Oggi, il soldato medio usa armi dotate di torcia elettrica, puntatore laser, cannocchiali a punto rosso che devono essere azzerati per tirare bene, e in piu' ha un apparato di comunicazione personale e, ultimamente, un palmare ruggedized che fornisce la situazione tattica a livello di fireteam, squadra, plotone ecc...
E riesce a gestire il tutto senza problemi durante il caos e lo stress psicologico di una battaglia.
Com'e' possibile? Come hanno fatto a ottenere il "supersoldato", oggetto di tanti film di serie B anni '50 e '60?
Semplice: coi videogames.
Il ragazzo che a 18 anni va a fare il soldato ha passato i precedenti 10 anni ad allenarsi a fare record sulla Playstation a Tekken, Medal Of Honor, Mario Kart e cos'altro, e trova perfettamente normale usare un controller con 16 comandi a pulsante e due comandi analogici con la fluidita' con cui normalmente cammina (e, spesso, anche di piu').
E l'affinita' tecnologica delle nuove generazioni e' sempre piu' in crescita. Ci sono ragazzini di 13 anni che trafficano col computer con una naturalezza che la maggioranza dei quarantenni non riesce nemmeno a sognarsi, e che lascia stupiti spesso anche i tecnici.
In tutto cio', la capacita' di calcolo e memoria dei computer continua a raddoppiarsi ogni anno... e i prezzi a scendere.
E in tutto cio', pensate che per quanto riguarda la realta' virtuale siamo ai primi passi, eppure i risultati sono gia' strabilianti.
Chissa' come sara' tra vent'anni.