<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Ha ancora senso parlare oggi di auto made in Italy, made in Germany ecc. ? | Il Forum di Quattroruote

Ha ancora senso parlare oggi di auto made in Italy, made in Germany ecc. ?

Gentili amici di Zona Franca
Sono Pinus, iscritto al forum QR dal maggio 2005. Ho scritto nelle sezioni Skoda, Kia, Volvo ed adesso Suzuki, in base alle vetture avute negli ultimi 10 anni
Vorrei sottoporre alla Vs. riflessione la domanda nel titolo alla luce dei cambiamenti imposti dalla globalizzazione alla produzione delle vetture: oramai tantissime case ?assemblano ? componenti acquistate da vari fornitori in giro per il mondo
Nella mia personale esperienza, la penultima auto posseduta (Volvo V40) è una sintesi perfetta: proprietà del marchio in mano cinese (Geely se non erro), casa madre svedese, produzione belga (Genk), telaio tedesco (Ford, Koln), motore francese (Peugeot)
Guardando in casa Italia, sappiamo tutti che quella che era Fabbrica Italiana Automobili Torino è divenuta grazie all?intervento del suo management Fiat Chrysler Automobiles, con sede legale in Olanda e sede amministrativa in Inghilterra (se ho capito bene ? )
La FCA commercializza in Italia col marchio FIAT auto che oramai hanno pochissimo di italiano: a cominciare dall?ammiraglia Lancia di qualche anno fa che era una Chrysler 300 C, o la Freemont che era una Dodge Journey ri etichettate FIAT per la bisogna; venendo ad oggi, le 500 L ed X mi risulta siano prodotte nella fabbrica serba ex Zastava, i modelli prefiniti sono ?importati? in Italia e vengono poi finite alle catene di Melfi ed in altri stabilimenti FIAT
Concludo la riflessione prima di darvi la parola per i commenti ed i Vs contributi con questo spunto particolare: se sulle Kia prodotte in Slovacchia (Zilina), c?è il marchio Kia Slovakia Limited (o giù di lì), sulla mia attuale Suzuki Vitara la targhetta riporta Magyaros Suzuki (o giù di li, non conosco bene l?ungherese per scriverlo correttamente), perché sulla 500 L o X c?è scritto FIAT e non invece FCA SERBIJA ?
A Voi la parola
 
Nonostante la mia Toyota ibrida sia "made in uk", io la continuo a considerarla giapponese.

Per me il "made" è da riferirsi a chi fa il progetto e stabilisce metodi, tecniche, tolleranze e test della fase produttiva.
 
Prodotti autoctoni non ce ne sono più.
E' una triste verità ma è così.
Poi ognuno (stampa compresa) di un prodotto "made nel mondo" prenderà lo spunto più congeniale per raccontare se quell'auto è: tedesca, italiana, giapponese,ecc,ecc.

Chi ce la vorrà "attaccare" perchè gli siamo antipatici...ci dirà allo stesso modo: ma che hai l'auto tedesca fatta in Ungheria?

Insomma all'insegna della globalizzazione per noi, ma del business per le industrie, alla fine si produce dove c'è convenienza.

I giapponesi, a causa dello YEN sfavorevole, devono per forza produrre in Europa o fuori dal Giappone per essere competitivi.

E poi le piattaforme: Volvo che tu hai citato, era un azienda dal grande connottato di qualità ed esclusività (mai sui motori diesel perchè prima dei PSA aveva i VW; ora li sta producendo in proprio)...e poi si è persa, perchè il mercato ha regole sballate; IL MERCATO non vive ciò che è buono, ma vive ciò che si vende.

Pochi nostalgici come te, come me e come qualcuno che si aggancerà a questo (bel) thread non fanno mercato...ma solo emozioni e riflessioni, che non è il fatturato.

E allora si cambiano e si scambiano prodotti sempre per fare sinergia tecnologica, che di fatto è solo risparmio.
E' vero molte auto sono delle auto FRANKENTEIN, fatte di pezzi diversi e di costruttori diversi.

Il bello è che il mondo dell'automobilista non è quello di coloro che stanno qui nel forum; molti manco sanno che cacchio hanno comprato e si affidano in toto al brand che sta sul cofano della loro auto.

Ma è comunque un mondo meraviglioso lo stesso.
 
ilopan ha scritto:
Prodotti autoctoni non ce ne sono più.
E' una triste verità ma è così.
....
I prodotti autoctoni esistono ancora.
Certo, parte della componentistica arriva comunque da fornitori diversi e da Paesi diversi.

Però, se guardiamo lo stabilimento di assemblaggio, molti modelli sono per gran parte prodotti nel Paese d'origine.

Panda, 500x, Punto, Giulietta, MiTo In Italia (Per non scomodare Ferrari)...
Diversi modelli Renault e PSA sono interamente prodotti in Francia, idem per la Case tedesche e Giapponesi nel loro Paese d'origine.

Certo, non sono la maggioranza sul totale dei modelli venduti, ad esempio, in Italia...ma esistono.

Rispondo all'autore del topic: 500L prodotta in Serbia, 500x in Italia.
 
Molto dipende anche dai costi.

Se devi vendere in europa, e sei una casa asiatica, conviene avere stabilimenti in zona piuttosto che inviare sempre navi, anche solo per ridurre i tempi di ordine e consegna.

Non credo che le fiat prodotte in italia vengano vendute in argentina...
 
g.fabbri ha scritto:
Per me la nazionalità di un marchio o la zona di fabbricazione ha pochissima importanza: conta il prodotto di per sé, non dove è stato progettato e dove è stato fabbricato.

Attualmente possiedo due auto giapponesi (una made in Japan e l'altra made in England) e un camper che ha meccanica e telaio tedeschi e allestimento italiano.
Quest'ultimo probabilmente lo cambierò a breve con un camper "inverso": meccanica e telaio italiani e allestimento tedesco. :D
NON E' PROPRIO COSI'; la cultura di un popolo la si vede anche nella sua manifattura.
Se uno stabilimento di produzione ipotizzo italiano o francese o inglese manda in GIAPPONE 1000 suoi pezzi (ipotizziamo motori per moto) questi verranno fatti con la cura e l'attenzione di quel popolo.
Se una industria giapponese, manda in Italia, in Francia o in Inghilterra 1000 pezzi sciolti del suo motore, verranno costruiti con la cultura e i modi di fare italiani...francesi..ungheresi..rumeni..portoghesi...spagnoli...e di tutto il mondo.

Il brand e gli organi di controlo (direzione e manager) spesso sono di un paese, ma la mandopera (che fa la differenza sostanziale) lavora coi propri modi, ed è questo un valore aggiunto.

Era la diffidenza verso i coreani, che invece oggi si stanno dimostrando molto più "severi" dei giapponesi.

E' questo è lo stesso lo scetticismo nei confronti dei cinesi, a cui il mondo non ancora attribuisce una cultura di manifattura industriale valida.
Idem per gli indiani, ecc,ecc.

E' come avere di fronte due Honda Jazz e ti dicono (Honda, icona di qualità) una è fatta in Giappone e l'altra in Cina; quale scegli?
Idem per una Classe A, fatta in Unghria oppure in Germania...quale scegli?

Ritengo che valga il paese d'origine della mano dell'uomo! (manodopera).

Del resto ad essere sinceri, ai prodotti italiani tutti riconscevano un grande design (che er afalso, facevamo macchine di cacca)...ma spesso questi prodotti (e la reputazione) naufragavano per sciocchezze e guasti che erano palesemente lo specchio della nostra cultura e della nostra politica (sindacati, tensioni sociali, fancazzismo,ecc).

Insomma laddove c'è laparvenza di rigore, si attribuisce la capacità di fare le cose per bene.
Germania e Giappone ne sono un esempio!
 
karlweb ha scritto:
Nonostante la mia Toyota ibrida sia "made in uk", io la continuo a considerarla giapponese.

Per me il "made" è da riferirsi a chi fa il progetto e stabilisce metodi, tecniche, tolleranze e test della fase produttiva.
Made non può essere interpretato, ma potresti proporre l'aggiunta del "designed in ...".
 
Trotto@81 ha scritto:
karlweb ha scritto:
Nonostante la mia Toyota ibrida sia "made in uk", io la continuo a considerarla giapponese.

Per me il "made" è da riferirsi a chi fa il progetto e stabilisce metodi, tecniche, tolleranze e test della fase produttiva.
Made non può essere interpretato, ma potresti proporre l'aggiunta del "designed in ...".

Vero, infatti anche il marchio top dell'elettronica, apple, fa costruire in cina.

Ritengo però ci sia un abbiso tra un prodotto "designed in california" e "made in china", piuttosto che uno "designed and made in china".
 
karlweb ha scritto:
Molto dipende anche dai costi.

Se devi vendere in europa, e sei una casa asiatica, conviene avere stabilimenti in zona piuttosto che inviare sempre navi, anche solo per ridurre i tempi di ordine e consegna.

Non credo che le fiat prodotte in italia vengano vendute in argentina...
Dipende anche dall'avere o meno stabilimenti in aree diverse.

Le Case giapponesi hanno stabilimenti in Francia, Regno Unito e Spagna acquisiti o costruiti nei decenni passati per aggirare le norme che imponevano limiti all'importazione dai Paesi extraeuropei.

Però ad esempio, la Nissan Micra attuale è prodotta in india per tutto il mondo, insieme alla Note.
Le Mitsubishi Outlander viaggiano dal Giappone (un mese di navigazione, vedasi Quattroruote di Agosto che ha seguito il viaggio dalla fabbrica a Livorno).
Le Jeep Renegade e 500x da Melfi vanno anche verso gli USA, mentre le Freemont arrivano dal Messico.

Oggi i costi di trasporto si sono abbattuti rispetto al passato e (spesso) costa di più avere due stabilimenti diversi impegnati nella produzione dello stesso modello che uno solo più grande.
 
Mi sa però che nel lungo termine, trasportare costerà sempre di più, non fosse solo per la dipendenza delle navi dal carburante, che comunque fluttua molto. Leggevo che oggi non conviene nemmeno usare il canale di suez, si preferisce aggirare il corno d'africa in tanti casi, per via dei costi sempre più alti dei pedaggi e del basso costo del carburante di questi mesi. Ma li fa in fretta a passare sull'altro piatto della bilancia.

In questo momento effettivamente costa poco, ma per quanto tempo?

Credo che le case che hanno acquisito degli stabilimento all'estero avranno nel lungo termine dei vantaggi strategici.
 
ilopan ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
Per me la nazionalità di un marchio o la zona di fabbricazione ha pochissima importanza: conta il prodotto di per sé, non dove è stato progettato e dove è stato fabbricato.

Attualmente possiedo due auto giapponesi (una made in Japan e l'altra made in England) e un camper che ha meccanica e telaio tedeschi e allestimento italiano.
Quest'ultimo probabilmente lo cambierò a breve con un camper "inverso": meccanica e telaio italiani e allestimento tedesco. :D
NON E' PROPRIO COSI'; la cultura di un popolo la si vede anche nella sua manifattura.
Se uno stabilimento di produzione ipotizzo italiano o francese o inglese manda in GIAPPONE 1000 suoi pezzi (ipotizziamo motori per moto) questi verranno fatti con la cura e l'attenzione di quel popolo.
Se una industria giapponese, manda in Italia, in Francia o in Inghilterra 1000 pezzi sciolti del suo motore, verranno costruiti con la cultura e i modi di fare italiani...francesi..ungheresi..rumeni..portoghesi...spagnoli...e di tutto il mondo.

Il brand e gli organi di controlo (direzione e manager) spesso sono di un paese, ma la mandopera (che fa la differenza sostanziale) lavora coi propri modi, ed è questo un valore aggiunto.

Era la diffidenza verso i coreani, che invece oggi si stanno dimostrando molto più "severi" dei giapponesi.

E' questo è lo stesso lo scetticismo nei confronti dei cinesi, a cui il mondo non ancora attribuisce una cultura di manifattura industriale valida.
Idem per gli indiani, ecc,ecc.

E' come avere di fronte due Honda Jazz e ti dicono (Honda, icona di qualità) una è fatta in Giappone e l'altra in Cina; quale scegli?
Idem per una Classe A, fatta in Unghria oppure in Germania...quale scegli?

Ritengo che valga il paese d'origine della mano dell'uomo! (manodopera).

Del resto ad essere sinceri, ai prodotti italiani tutti riconscevano un grande design (che er afalso, facevamo macchine di cacca)...ma spesso questi prodotti (e la reputazione) naufragavano per sciocchezze e guasti che erano palesemente lo specchio della nostra cultura e della nostra politica (sindacati, tensioni sociali, fancazzismo,ecc).

Insomma laddove c'è laparvenza di rigore, si attribuisce la capacità di fare le cose per bene.
Germania e Giappone ne sono un esempio!
Le moto Honda costruite ad Atessa hanno qualità giapponese, per la mia esperienza.
 
norbig ha scritto:
ilopan ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
Per me la nazionalità di un marchio o la zona di fabbricazione ha pochissima importanza: conta il prodotto di per sé, non dove è stato progettato e dove è stato fabbricato.

Attualmente possiedo due auto giapponesi (una made in Japan e l'altra made in England) e un camper che ha meccanica e telaio tedeschi e allestimento italiano.
Quest'ultimo probabilmente lo cambierò a breve con un camper "inverso": meccanica e telaio italiani e allestimento tedesco. :D
NON E' PROPRIO COSI'; la cultura di un popolo la si vede anche nella sua manifattura.
Se uno stabilimento di produzione ipotizzo italiano o francese o inglese manda in GIAPPONE 1000 suoi pezzi (ipotizziamo motori per moto) questi verranno fatti con la cura e l'attenzione di quel popolo.
Se una industria giapponese, manda in Italia, in Francia o in Inghilterra 1000 pezzi sciolti del suo motore, verranno costruiti con la cultura e i modi di fare italiani...francesi..ungheresi..rumeni..portoghesi...spagnoli...e di tutto il mondo.

Il brand e gli organi di controlo (direzione e manager) spesso sono di un paese, ma la mandopera (che fa la differenza sostanziale) lavora coi propri modi, ed è questo un valore aggiunto.

Era la diffidenza verso i coreani, che invece oggi si stanno dimostrando molto più "severi" dei giapponesi.

E' questo è lo stesso lo scetticismo nei confronti dei cinesi, a cui il mondo non ancora attribuisce una cultura di manifattura industriale valida.
Idem per gli indiani, ecc,ecc.

E' come avere di fronte due Honda Jazz e ti dicono (Honda, icona di qualità) una è fatta in Giappone e l'altra in Cina; quale scegli?
Idem per una Classe A, fatta in Unghria oppure in Germania...quale scegli?

Ritengo che valga il paese d'origine della mano dell'uomo! (manodopera).

Del resto ad essere sinceri, ai prodotti italiani tutti riconscevano un grande design (che er afalso, facevamo macchine di cacca)...ma spesso questi prodotti (e la reputazione) naufragavano per sciocchezze e guasti che erano palesemente lo specchio della nostra cultura e della nostra politica (sindacati, tensioni sociali, fancazzismo,ecc).

Insomma laddove c'è laparvenza di rigore, si attribuisce la capacità di fare le cose per bene.
Germania e Giappone ne sono un esempio!
Le moto Honda costruite ad Atessa hanno qualità giapponese, per la mia esperienza.
Vero, io ho avuto la Hornet e lo stabilimento di Atessa viene considerato una eccellenza.
Ma lo stesso concessionario mi diceva che le Honda made in Japan (e parlavamo dell'Honda Forza) sono diverse per qualità oggettiva.
Lo stesso molti lo dicono di Toyota.
Io penso che l'effetto "psiclogico" abbia il suo potere.
Per me sapere che una BMW X5 viene fatta in America e non in Germania, cambia psicologicamente.
 
NEWsuper5 ha scritto:
ilopan ha scritto:
Prodotti autoctoni non ce ne sono più.
E' una triste verità ma è così.
....
I prodotti autoctoni esistono ancora.
Certo, parte della componentistica arriva comunque da fornitori diversi e da Paesi diversi.

Però, se guardiamo lo stabilimento di assemblaggio, molti modelli sono per gran parte prodotti nel Paese d'origine.

Panda, 500x, Punto, Giulietta, MiTo In Italia (Per non scomodare Ferrari)...
Diversi modelli Renault e PSA sono interamente prodotti in Francia, idem per la Case tedesche e Giapponesi nel loro Paese d'origine.

Certo, non sono la maggioranza sul totale dei modelli venduti, ad esempio, in Italia...ma esistono.

Rispondo all'autore del topic: 500L prodotta in Serbia, 500x in Italia.
Certo, assemblaggi autoctoni, ma filiera delle componenti quasi tutti made in Cina...o Asia in generale.
Le fonderie europee, all'insegna dell'ecologia e dell'ambiente (falso, ma solo per i costi) le abbiamo trasferie tutte in Cina.
Il bresciano, che era il "crogiolo" di Italia, ormai conserva la bandiera nazionale ma la produzione è delocalizzata.
Un motore europeo, ha pezzi cinesi, coreani e indiani...più di quando crediate.
 
karlweb ha scritto:
Mi sa però che nel lungo termine, trasportare costerà sempre di più, non fosse solo per la dipendenza delle navi dal carburante, che comunque fluttua molto. Leggevo che oggi non conviene nemmeno usare il canale di suez, si preferisce aggirare il corno d'africa in tanti casi, per via dei costi sempre più alti dei pedaggi e del basso costo del carburante di questi mesi. Ma li fa in fretta a passare sull'altro piatto della bilancia.

In questo momento effettivamente costa poco, ma per quanto tempo?

Credo che le case che hanno acquisito degli stabilimento all'estero avranno nel lungo termine dei vantaggi strategici.
Anche i costi degli stabilimenti sono molto variabili.

Il fenomeno delle grandi navi RO-RO dedicate al trasporto di autoveicoli è abbastanza recente.
Notizia di pochi mesi fa:
http://www.clubalfa.it/7424-fca-boom-grimaldi-compra-5-navi-per-trasportare-auto-in-usa.html

Navi che trasportano anche 7mila vetture in un solo viaggio, con diverse tappe. Oggi stanno applicando il metodo di trasporto dei container.
 
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