<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> giornata del ricordo | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

giornata del ricordo


Da tuo quasi concittadino e discendente di esuli, pur non pensandola esattamente come te in tutti i passaggi, mi complimento per l'analisi fatta e riportata, nella speranza che molti abbiano la pazienza di leggerti!
Concordo al 100% sulla necessità del guardare avanti, dell'inutilità del rivangare, almeno oggi che non si può più parlare di incattivimento e reazione, dopo tanto tempo...
 
belpietro ha scritto:
no, i motivi erano tutt'altri
non tacque solo Togliatti, tacque anche De Gasperi.
se tu hai voglia di insozzare con una stupida polemica il ricordo rispettoso degli assassinati e degli sfollati, fuggiti perché senza speranza, io non ho voglia di seguirti e mi fermo qui.
Sempre nel rispetto dei morti, per chiarire un po' le idee a capnord, annoto, tra le tante considerazioni possibli, che se De Gasperi avesse chiesto per l'Istria il rispetto del principio della nazionalità, con gli Italiani colà diffusi "a macchia di leopardo", non avrebbe potuto negare all'Austria analogo principio per l'Alto Adige. Senonché, nelle logiche militari dell'epoca e dei blocchi nascenti, con un'Austria ancora sotto parziale occupazione Sovietica e destinata in prima battuta al ruolo di "cuscinetto" (i non allineati ...), il confine doveva stare al Brennero ... e l'Italia aveva disperato bisogno del grano americano
 
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
no, i motivi erano tutt'altri
non tacque solo Togliatti, tacque anche De Gasperi.
se tu hai voglia di insozzare con una stupida polemica il ricordo rispettoso degli assassinati e degli sfollati, fuggiti perché senza speranza, io non ho voglia di seguirti e mi fermo qui.
Sempre nel rispetto dei morti, per chiarire un po' le idee a capnord, annoto, tra le tante considerazioni possibli, che se De Gasperi avesse chiesto per l'Istria il rispetto del principio della nazionalità, con gli Italiani colà diffusi "a macchia di leopardo", non avrebbe potuto negare all'Austria analogo principio per l'Alto Adige. Senonché, nelle logiche militari dell'epoca e dei blocchi nascenti, con un'Austria ancora sotto parziale occupazione Sovietica e destinata in prima battuta al ruolo di "cuscinetto" (i non allineati ...), il confine doveva stare al Brennero ... e l'Italia aveva disperato bisogno del grano americano

diciamo che l'Austria aveva provato a farsi passare come "vittima" del nazismo e dei suoi effetti, giustamente gli americani (che non sempre hanno l'anello al naso) non ci sono cascati...
 
matteomatte1 ha scritto:
diciamo che l'Austria aveva provato a farsi passare come "vittima" del nazismo e dei suoi effetti, giustamente gli americani (che non sempre hanno l'anello al naso) non ci sono cascati...
vero anche questo, ma gli Americani sono un popolo estremamente pragmatico ... basta vedere quanto rapidamente la RFT divenne uno dei più solidi "amici ed alleati" U.S. 8) (p.s. gli americani avevano ben presente che la Germania nelle due guerre era stata sempre dalla "parte giusta", cioè contro i Russi ...)
 
|Mauro65| ha scritto:
matteomatte1 ha scritto:
diciamo che l'Austria aveva provato a farsi passare come "vittima" del nazismo e dei suoi effetti, giustamente gli americani (che non sempre hanno l'anello al naso) non ci sono cascati...
vero anche questo, ma gli Americani sono un popolo estremamente pragmatico ... basta vedere quanto rapidamente la RFT divenne uno dei più solidi "amici ed alleati" U.S. 8) (p.s. gli americani avevano ben presente che la Germania nelle due guerre era stata sempre dalla "parte giusta", cioè contro i Russi ...)

si, e aggiungo l'ultimo elemento e cioè la volontà (sempre americana) di non volere penalizzare eccessivamente l'Italia che, proprio per la sua posizione, era di grandissima importanza strategica.
 
io apprezzo le corrette ricostruzioni storiche, anche quando hanno dentro errori involontari ma evidenti (io la Repubblica proclamata il 18 giugno 1946 la riconosco come il mio Stato, ma non ho mai detto che la festeggio).

però osservo che qui non stiamo ricordando un Paese, né ricordando le colpe storiche (vere) della nostra Patria, ma stiamo commemorando delle PERSONE che hanno individualmente pagato, con la vita o la deportazione, colpe collettive che non erano le loro.
 
ONORE INDISCUTIBILE ED ETERNO
ai 15 / 20.000 infoibati
passato in silenzio per decenni sicuramente per il 90% degli Italiani tutti....
ma
WWWWWWWWWW
anche
tutti i morti per
L' IDEA di ITALIA
dai fratelli Bandiera, ai 300 di Sapri
ad Amatore Scesa,
Al Generale,
A EnricoToti,
Ai martiri irredentisti
Sauro, Filzi, Oberdan e Battisti,
Al Maresciallo Diaz, che coi suoi " ragazzi " riusci' nell'impresa.....
Ai fantaccini con le scarpe di cartone dell' Armir,
A Salvo D' Acquisto
Ai profughi di una sciagurata guerra,
fatti girare per l' Italia perche' nessuno, in un paese distrutto si fece carico di loro......
WWWWWWWWWWW
 
Grazie Mauro per la contestualizzazione di quei tragici avvenimenti.
La questione etnica nelle nostre terre non aveva mai causato una tragedia similie. Ricordiamo affinché non debba ripetersi.
 
belpietro ha scritto:
io apprezzo le corrette ricostruzioni storiche, anche quando hanno dentro errori involontari ma evidenti (io la Repubblica proclamata il 18 giugno 1946 la riconosco come il mio Stato, ma non ho mai detto che la festeggio).
la memoria mi perde colpi, correggo prontamente

però osservo che qui non stiamo ricordando un Paese, né ricordando le colpe storiche (vere) della nostra Patria, ma stiamo commemorando delle PERSONE che hanno individualmente pagato, con la vita o la deportazione, colpe collettive che non erano le loro.
certo. solo che, dopo tanti anni di delittuoso oblio, ora, specie da parte di alcuni (non parlo dei forumer, sia ben chiaro) c'è quasi, passami il termine, un "revisionismo acritico ed a senso unico" (il pendolo) che, forse, serve a lavare alcune coscenze, ma non aiuta nemmeno un po' chi in quella realtà ci vive. Proprio per rispetto dei morti infoibati, e proprio perché molti di loro hanno pagato incolpevolmente, mi sono volutamente astenuto, e continuo ad astenermi, su questo punto.
 
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
no, i motivi erano tutt'altri
non tacque solo Togliatti, tacque anche De Gasperi.
se tu hai voglia di insozzare con una stupida polemica il ricordo rispettoso degli assassinati e degli sfollati, fuggiti perché senza speranza, io non ho voglia di seguirti e mi fermo qui.
Sempre nel rispetto dei morti, per chiarire un po' le idee a capnord, annoto, tra le tante considerazioni possibli, che se De Gasperi avesse chiesto per l'Istria il rispetto del principio della nazionalità, con gli Italiani colà diffusi "a macchia di leopardo", non avrebbe potuto negare all'Austria analogo principio per l'Alto Adige. Senonché, nelle logiche militari dell'epoca e dei blocchi nascenti, con un'Austria ancora sotto parziale occupazione Sovietica e destinata in prima battuta al ruolo di "cuscinetto" (i non allineati ...), il confine doveva stare al Brennero ... e l'Italia aveva disperato bisogno del grano americano

Grazie per le delucidazioni, e per la lezione di storia. Ho letto tutto con molta attenzione. E ho imparato cose che non sapevo e che non ho trovato scritto da nessuna parte.
 
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
io apprezzo le corrette ricostruzioni storiche, anche quando hanno dentro errori involontari ma evidenti (io la Repubblica proclamata il 18 giugno 1946 la riconosco come il mio Stato, ma non ho mai detto che la festeggio).
la memoria mi perde colpi, correggo prontamente

però osservo che qui non stiamo ricordando un Paese, né ricordando le colpe storiche (vere) della nostra Patria, ma stiamo commemorando delle PERSONE che hanno individualmente pagato, con la vita o la deportazione, colpe collettive che non erano le loro.
certo. solo che, dopo tanti anni di delittuoso oblio, ora, specie da parte di alcuni (non parlo dei forumer, sia ben chiaro) c'è quasi, passami il termine, un "revisionismo acritico ed a senso unico" (il pendolo) che, forse, serve a lavare alcune coscenze, ma non aiuta nemmeno un po' chi in quella realtà ci vive. Proprio per rispetto dei morti infoibati, e proprio perché molti di loro hanno pagato incolpevolmente, mi sono volutamente astenuto, e continuo ad astenermi, su questo punto.
Io mi astengo, come su ogni argomento che riguardi la storia delle nostre terre.
Sarebbe troppo lungo e complicato spiegare, come ci siamo già detti. E probabilmente alcuni non capirebbero. Siamo gente di confine (tu più di me)
 
«La popolazione italiana più italiana (anche quando di sangue slavo) nella terra più italianamente civile del nostro indegno Paese». (Indro Montanelli)
 
caro mauro

bella trattazione

molto ben circostanziata

non concordo che non ti appartenga

appartiene all'Umanità intera

come ogni strage

che orrore!
 
capnord ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
no, i motivi erano tutt'altri
non tacque solo Togliatti, tacque anche De Gasperi.
se tu hai voglia di insozzare con una stupida polemica il ricordo rispettoso degli assassinati e degli sfollati, fuggiti perché senza speranza, io non ho voglia di seguirti e mi fermo qui.
Sempre nel rispetto dei morti, per chiarire un po' le idee a capnord, annoto, tra le tante considerazioni possibli, che se De Gasperi avesse chiesto per l'Istria il rispetto del principio della nazionalità, con gli Italiani colà diffusi "a macchia di leopardo", non avrebbe potuto negare all'Austria analogo principio per l'Alto Adige. Senonché, nelle logiche militari dell'epoca e dei blocchi nascenti, con un'Austria ancora sotto parziale occupazione Sovietica e destinata in prima battuta al ruolo di "cuscinetto" (i non allineati ...), il confine doveva stare al Brennero ... e l'Italia aveva disperato bisogno del grano americano

Grazie per le delucidazioni, e per la lezione di storia. Ho letto tutto con molta attenzione. E ho imparato cose che non sapevo e che non ho trovato scritto da nessuna parte.

Personalmente non sono convinto.
Il sud Tirolo ci venne dato a seguito di una guerra vinta.
L' Istria ci venne tolta per una guerra persa,
( anche i Francesi si presero alcune zone di confine a loro piu' utili in casi di
guerre future )
E, se non ricordo male il Maresciallo Tito, voleva il confine ben piu' in la'....
Al Tagliamento.
 
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
ma neanche gli altri giorni.
lascio qui un pensiero al mio amico Angelo Lucio, che adesso non c'è più, e un ricordo a quando mi raccontava del suo esodo. A lui, che a Rovigno non c'è più voluto tornare anche quando si sarebbe potuto, e a tutti gli altri.
Prendo spunto da te, ma mi rivolgo a tutti i forumer che nutrono amor di Patria.
E' vero che quella tragedia fu per troppo tempo dolosamente occultata, in quanto politicamente scorretta. Ma ora, giacché il pendolo batte prima da una parte poi dall'altra, si vuole ora dimenticarne il contesto in cui sorse.
Il Novecento è stato il secolo triste, e dalle mie parti lo fu davvero.
A costo di essere noioso, cerco di tratteggiarlo brevemente.
Nell'800 nascono i sentimenti nazionali e l'A.U. non riesce a trovare un sintesi efficace per tenere assieme tutte le diverse e numerose nazionalità raggruppate nell'Impero. In particolare, nella nostra zona, non trova di meglio che mettere gli uni contro gli altri, seguendo l'idea del divide et impera.
Nonostante ciò, e contrariamente ad ogni retorica nazional ? popolare, l'irredentismo triestino fu mera questione di elite. Le masse operaie e le classe dei commercianti, veri fulcri dell'anima cittadina, erano contrari, tanto che all'annuncio del'entrata in guerra dell'Italia il locale quotidiano, "pro irredentisti", fu messo a ferro e fuoco dalla folla inferocita (anche queste sono verità scomode che si continua ad occultare)
Tant'è che il 3 novembre 1918 solo poche migliaia di Triestini attesero lo sbarco dell'Audace.
Tanto per capirci, questa è la "truppa"
http://www.triesteitaliana.it/images/pic-Trieste-1918-a.jpg
e questa la "folla" (considerate che ci sono gli alberi a sinistra
http://1.bp.blogspot.com/_eX3I582ASts/TMw1JjxIsJI/AAAAAAAALI4/zeNxn7ZXz04/s1600/Trieste-audace-1918-11-3.jpg
La componente slovena (o "slava", come molti spregiativamente intendono) era molto forte: in città minoritaria, ma nei sobborghi (attualmente divenuti rioni cittadini) era assolutamente maggioritaria. Per capirci: a 2 - 3 km di distanza dal Municipio si parlava quasi esclusivamente sloveno.
Non parliamo poi del Carso e dell'Isontino
All'inizio l'amministrazione Italiana fu ampiamente tollerante (tranne che con le comunità di lingua tedesca, ceca, slovacca ed ungherese, considerate popolazioni sconfitte e di fatto espulse, ed in malo modo, anche se, ad onor del vero, senza le violenze dell'esodo istriano). Tanto per comprenderci, mia nonna, classe 1917, fece le prime classi elementari sul Carso con il maestro sloveno. Poi, con l'avvento del fascismo, le cose cambiarono, nel senso che si procedette all'italianizzazione forzata. Gli Italiani, ad essere molto gentili, non dettero grande prova di se, specie nell'Istria. Campi di concentramento, spedizioni punitive, fucilazioni, torture e quant'altro. Gli "slavi" sono gente che non dimentica (questo serve anche per capire quanto accaduto dal 1990 in poi nel Balcani). E, diciamolo con onestà, i Triestini di lingua italiana, abituati ad un governo forte come quello dell'A.U. videro di buon occhio un governo forte, autoritario, che aveva cura delle Forze Armate. Ci misero tutto il loro impegno, con convinta dedizione, specie in Marina, ma non solo (uno dei ragazzi della beffa di Alessandria era Triestino ... l'ho conosciuto di persona ... il nonno di mia moglie, catturato senza munizioni in Africa, fu rilasciato appena nel 46/47 dagli Inglesi perché "non collaborazionista" ... e potrei fare esempi a bizzeffe)
Fatto sta che si entra in guerra; con l'8 settembre la zona diventa giuridicamente parte integrante del Reich (con annesso forno crematorio); si scatenano i peggiori istinti umani (le stesse SS rimasero "colpite" dalla brutalità e dalla "fantasia" dimostrata in quei 18 mesi sul Carso dalle bande ustascia e fasciste ed in città dalla "banda Collotti" Di partigiani italiani invece, a differenza del vicino Friuli, ce ne sono stati pochini pochini. Buona parte dei nostri di nazionalità italiana sotto le armi, dopo l?8 settembre proseguirono la guerra con l?esercito o la marina tedesca. La quasi totalità dei partigiani locali erano dunque di nazionalità slovena o croata, con chiari propositi di vendetta. Perdiamo quindi la guerra (perdonate la presunzione, ma solo da queste parti nessuno ha mai parlato di cobelligeranza e vaccate simili, solo qui siamo sempre stati consapevoli della sconfitta militare). Gli "slavi" possono prendersi la vendetta tanto desiderata, e se la sono presa. Orrenda, tragica, dolosamente misconosciuta dalla "madre patria", ma vendetta fu. Si parla di pulizia etnica, ma questa tesi è smentita sia dai tanti italiani rimasti di là sia dai massacri di connazionali sloveni e croati (e freschissima la notizia che la Croazia vuole tirare fuori tutti gli scheletri dai propri armadi
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/la-croazia-scava-tra-i-crimini-del-comunismo/3396853
Per gli Italiani rimasti in Istria ? ma anche per gli stessi sloveni e croati autoctoni ? fu dura fino all'inizio degli anni 60, poi le cose migliorarono sempre più). Di certo e di conseguenza le manifestazioni per il ritorno di Trieste all'Italia nel periodo 45 - 54 furono autentico fenomeno di massa, con sincero sentimento (o si stava di qua o di là, da noi finiva ? o iniziava la cortina di ferro) ed autenticamente popolare fu l'entusiasmo nel 1954. L'idea di continuare con il T.L.T. fu appannaggio di pochi, di un'elite illuminata, aggredita da ambo le parti per i rispettivi interessi, troppo forti da superare in quel difficile contesto storico, politico ed internazionale. Sarebbe stata - imho ? la soluzione migliore per Trieste: ma la vita non si costruisce con il senno del poi. Qanto abbiamo, con quello dobbiamo arrangiarci

Ora, ribadisco, è giusto commemorare i propri morti: ciascuno ce li ha, "noi" e "loro". Però, sempre con il massimo rispetto e con la massima pietà per gli infoibati, non mi sembra opportuna la linea attuale a senso unico che tace sul contesto

Quanto agli esuli, mi spiace dover rilevare che non viene mai evidenziato di come siano stati risarciti (a differenza, ad esempio, di quelli della Libia Italiana): a TS i posti di lavoro "garantiti" nel periodo dell'Esodo erano per "loro"; le case pubbliche per "loro"; qualunque graduatoria era totalmente a "loro" favore. E questa situazione è durata per decenni e decenni: ancora un ventina d'anni fa, bastava la condizione "figlio di profughi" per avere robustissimi sconti sull'età pensionabile (ci sono non poche persone che a 45 - 50 anni di età, tra i "punti" e gli "esodi incentivati" del parastato sono state pensionate con 40 anni di contributi figurativi ... questi fatti scomodi sono ampiamente sottaciuti) La situazione è stata tale che molti Triestini dovettero emigrare in Australia (altro esodo di serie B). A tutt?oggi, gira un?acida battuta ?no conosso un esule povero?. Che non può essere smentita

Dei tanti esuli rimasti in città buona parte ha in realtà bloccato e continua a cercare di bloccare lo sviluppo della città, accomunati nel loro odio anti slavo. Non è cosa facile da spiegare, ma ancora oggi c'è gente che educa i propri figli e nipoti all'odio verso "quelli di là". Dimenticando (o semplicemente ignorando) che la città ha conosciuto successo e fortuna solo quando si è aperta all'afflusso di "foresti" che si sono rapidamente e ben integrati. Siamo forse l'unica città d'Italia ad avere, tra quelli di molte altre confessioni, anche un cimitero musulmano (da oltre 150 anni). Non si racconta ufficialmente che gli "esuli", ovviamente non in quanto singole persone, ma in quanto fenomeno, sono malvisti dai Triestini. Sono i loro capobastone che, per continuare a lucrare rendite da posizione ottenibili semplicemente al grido di "Italia! Italia!" hanno cercato in tutti i modi di impedire uno storico atto di riconciliazione reciproca, una pietra da cui ripartire (cazzo! dopo 60 anni potremo guardare al futuro?? cosa lasceremo ai nostri figli?? odio e macerie?? )

http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/trieste-i-tre-presidenti-al-concerto-di-muti/2165842
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25460659/1/3
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25464034

Da qui si capisce, ad esempio, perché stanno sorgendo diffusi fenomeni di "de - assimilazione": ovvero di persone, relativamente giovani, figli - nipoti - pronipoti di "italianizzati a forza", che riscoprono le proprie radici e che, senza per questo sputare sulla bandiera, ma di sicuro con atteggiamento molto distaccato e scettico sulla "madre Patria", cercano di ri - coltivarle (e ciò genera problemi di non poco conto anche agli "altri"

Mi rendo conto di essermi dilungato fin troppo su un argomento che interessa pochissimi, e tiro le somme.

Per quanto ho cercato (probabilmente male, me ne scuso) di spiegare sopra, a me Triestino di madre lingua italiana, di cultura prevalentemente Italiana, che non ha mai votato per i comunisti (giusto per mettere i puntini sulle i), questa giornata non appartiene, né mi sento di commemorare. La giornata del ricordo la lascio, con rispetto, ai figli e nipoti delle vittime, allo stesso modo che lascio analoghe ricorrenze agli eredi degli sloveni e croati oggetto delle "attenzioni" dei miei connazionali nel periodo immediatamente precedente a quello dell'esodo.
Io, così come i miei coetanei sloveni e croati, intendo avere un futuro, non vivere sul passato. La storia non va certamente mai dimenticata, se non altro per evitare il ripetersi di errori e tragedie: ma un conto è conoscere la storia, un altro viverci e specularci sopra. Non me ne voglia Augusto, comprendo benissimo il dolore della sua famiglia, ma sono assolutamente convinto che, abituato in una realtà dove si guarda avanti, si progetta e si costruisce, se venisse ad abitare qui, dopo poco se ne andrebbe schifato dalla cappa che alcune mani forti si ostinano a voler stendere sulla città. E se, magari, in occasione di una visita ?di là?, avesse modo di convivere per un po? con i suoi coetanei, probabilmente potrebbe riconsiderare alcune sue idee.

Tu belpi dicevi di recente, a proposito del 150°, che riconoscevi l'Italia del 18 giugno 1946: condivido appieno, se dobbiamo costruire gli Italiani, quella è la nostra data, la data che ci può davvero accomunare, la data per cui vale la pena di combattere, la data fondante di una Nazione: per questo e su questo, allora, dico W l'Italia! W la Repubblica!

Edit 1: sto sistemando qua e là qualche svarione, scusate
Edit 2: il discorso è molto generale, poi la vita è fatta anche di casi particolari - spero sia sottointeso
Complimenti, hai fatto un sunto degno di un libro di storia... :thumbup:
 
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