<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> giornata del ricordo | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

giornata del ricordo

|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
ma neanche gli altri giorni.
lascio qui un pensiero al mio amico Angelo Lucio, che adesso non c'è più, e un ricordo a quando mi raccontava del suo esodo. A lui, che a Rovigno non c'è più voluto tornare anche quando si sarebbe potuto, e a tutti gli altri.
Prendo spunto da te, ma mi rivolgo a tutti i forumer che nutrono amor di Patria.
E' vero che quella tragedia fu per troppo tempo dolosamente occultata, in quanto politicamente scorretta. Ma ora, giacché il pendolo batte prima da una parte poi dall'altra, si vuole ora dimenticarne il contesto in cui sorse.
Il Novecento è stato il secolo triste, e dalle mie parti lo fu davvero.
A costo di essere noioso, cerco di tratteggiarlo brevemente.
Nell'800 nascono i sentimenti nazionali e l'A.U. non riesce a trovare un sintesi efficace per tenere assieme tutte le diverse e numerose nazionalità raggruppate nell'Impero. In particolare, nella nostra zona, non trova di meglio che mettere gli uni contro gli altri, seguendo l'idea del divide et impera.
Nonostante ciò, e contrariamente ad ogni retorica nazional ? popolare, l'irredentismo triestino fu mera questione di elite. Le masse operaie e le classe dei commercianti, veri fulcri dell'anima cittadina, erano contrari, tanto che all'annuncio del'entrata in guerra dell'Italia il locale quotidiano, "pro irredentisti", fu messo a ferro e fuoco dalla folla inferocita (anche queste sono verità scomode che si continua ad occultare)
Tant'è che il 3 novembre 1918 solo poche migliaia di Triestini attesero lo sbarco dell'Audace.
Tanto per capirci, questa è la "truppa"
http://www.triesteitaliana.it/images/pic-Trieste-1918-a.jpg
e questa la "folla" (considerate che ci sono gli alberi a sinistra
http://1.bp.blogspot.com/_eX3I582ASts/TMw1JjxIsJI/AAAAAAAALI4/zeNxn7ZXz04/s1600/Trieste-audace-1918-11-3.jpg
La componente slovena (o "slava", come molti spregiativamente intendono) era molto forte: in città minoritaria, ma nei sobborghi (attualmente divenuti rioni cittadini) era assolutamente maggioritaria. Per capirci: a 2 - 3 km di distanza dal Municipio si parlava quasi esclusivamente sloveno.
Non parliamo poi del Carso e dell'Isontino
All'inizio l'amministrazione Italiana fu ampiamente tollerante (tranne che con le comunità di lingua tedesca, ceca, slovacca ed ungherese, considerate popolazioni sconfitte e di fatto espulse, ed in malo modo, anche se, ad onor del vero, senza le violenze dell'esodo istriano). Tanto per comprenderci, mia nonna, classe 1917, fece le prime classi elementari sul Carso con il maestro sloveno. Poi, con l'avvento del fascismo, le cose cambiarono, nel senso che si procedette all'italianizzazione forzata. Gli Italiani, ad essere molto gentili, non dettero grande prova di se, specie nell'Istria. Campi di concentramento, spedizioni punitive, fucilazioni, torture e quant'altro. Gli "slavi" sono gente che non dimentica (questo serve anche per capire quanto accaduto dal 1990 in poi nel Balcani). E, diciamolo con onestà, i Triestini di lingua italiana, abituati ad un governo forte come quello dell'A.U. videro di buon occhio un governo forte, autoritario, che aveva cura delle Forze Armate. Ci misero tutto il loro impegno, con convinta dedizione, specie in Marina, ma non solo (uno dei ragazzi della beffa di Alessandria era Triestino ... l'ho conosciuto di persona ... il nonno di mia moglie, catturato senza munizioni in Africa, fu rilasciato appena nel 46/47 dagli Inglesi perché "non collaborazionista" ... e potrei fare esempi a bizzeffe)
Fatto sta che si entra in guerra; con l'8 settembre la zona diventa giuridicamente parte integrante del Reich (con annesso forno crematorio); si scatenano i peggiori istinti umani (le stesse SS rimasero "colpite" dalla brutalità e dalla "fantasia" dimostrata in quei 18 mesi sul Carso dalle bande ustascia e fasciste ed in città dalla "banda Collotti" Di partigiani italiani invece, a differenza del vicino Friuli, ce ne sono stati pochini pochini. Buona parte dei nostri di nazionalità italiana sotto le armi, dopo l?8 settembre proseguirono la guerra con l?esercito o la marina tedesca. La quasi totalità dei partigiani locali erano dunque di nazionalità slovena o croata, con chiari propositi di vendetta. Perdiamo quindi la guerra (perdonate la presunzione, ma solo da queste parti nessuno ha mai parlato di cobelligeranza e vaccate simili, solo qui siamo sempre stati consapevoli della sconfitta militare). Gli "slavi" possono prendersi la vendetta tanto desiderata, e se la sono presa. Orrenda, tragica, dolosamente misconosciuta dalla "madre patria", ma vendetta fu. Si parla di pulizia etnica, ma questa tesi è smentita sia dai tanti italiani rimasti di là sia dai massacri di connazionali sloveni e croati (e freschissima la notizia che la Croazia vuole tirare fuori tutti gli scheletri dai propri armadi
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/la-croazia-scava-tra-i-crimini-del-comunismo/3396853
Per gli Italiani rimasti in Istria ? ma anche per gli stessi sloveni e croati autoctoni ? fu dura fino all'inizio degli anni 60, poi le cose migliorarono sempre più). Di certo e di conseguenza le manifestazioni per il ritorno di Trieste all'Italia nel periodo 45 - 54 furono autentico fenomeno di massa, con sincero sentimento (o si stava di qua o di là, da noi finiva ? o iniziava la cortina di ferro) ed autenticamente popolare fu l'entusiasmo nel 1954. L'idea di continuare con il T.L.T. fu appannaggio di pochi, di un'elite illuminata, aggredita da ambo le parti per i rispettivi interessi, troppo forti da superare in quel difficile contesto storico, politico ed internazionale. Sarebbe stata - imho ? la soluzione migliore per Trieste: ma la vita non si costruisce con il senno del poi. Qanto abbiamo, con quello dobbiamo arrangiarci

Ora, ribadisco, è giusto commemorare i propri morti: ciascuno ce li ha, "noi" e "loro". Però, sempre con il massimo rispetto e con la massima pietà per gli infoibati, non mi sembra opportuna la linea attuale a senso unico che tace sul contesto

Quanto agli esuli, mi spiace dover rilevare che non viene mai evidenziato di come siano stati risarciti (a differenza, ad esempio, di quelli della Libia Italiana): a TS i posti di lavoro "garantiti" nel periodo dell'Esodo erano per "loro"; le case pubbliche per "loro"; qualunque graduatoria era totalmente a "loro" favore. E questa situazione è durata per decenni e decenni: ancora un ventina d'anni fa, bastava la condizione "figlio di profughi" per avere robustissimi sconti sull'età pensionabile (ci sono non poche persone che a 45 - 50 anni di età, tra i "punti" e gli "esodi incentivati" del parastato sono state pensionate con 40 anni di contributi figurativi ... questi fatti scomodi sono ampiamente sottaciuti) La situazione è stata tale che molti Triestini dovettero emigrare in Australia (altro esodo di serie B). A tutt?oggi, gira un?acida battuta ?no conosso un esule povero?. Che non può essere smentita

Dei tanti esuli rimasti in città buona parte ha in realtà bloccato e continua a cercare di bloccare lo sviluppo della città, accomunati nel loro odio anti slavo. Non è cosa facile da spiegare, ma ancora oggi c'è gente che educa i propri figli e nipoti all'odio verso "quelli di là". Dimenticando (o semplicemente ignorando) che la città ha conosciuto successo e fortuna solo quando si è aperta all'afflusso di "foresti" che si sono rapidamente e ben integrati. Siamo forse l'unica città d'Italia ad avere, tra quelli di molte altre confessioni, anche un cimitero musulmano (da oltre 150 anni). Non si racconta ufficialmente che gli "esuli", ovviamente non in quanto singole persone, ma in quanto fenomeno, sono malvisti dai Triestini. Sono i loro capobastone che, per continuare a lucrare rendite da posizione ottenibili semplicemente al grido di "Italia! Italia!" hanno cercato in tutti i modi di impedire uno storico atto di riconciliazione reciproca, una pietra da cui ripartire (cazzo! dopo 60 anni potremo guardare al futuro?? cosa lasceremo ai nostri figli?? odio e macerie?? )

http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/trieste-i-tre-presidenti-al-concerto-di-muti/2165842
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25460659/1/3
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25464034

Da qui si capisce, ad esempio, perché stanno sorgendo diffusi fenomeni di "de - assimilazione": ovvero di persone, relativamente giovani, figli - nipoti - pronipoti di "italianizzati a forza", che riscoprono le proprie radici e che, senza per questo sputare sulla bandiera, ma di sicuro con atteggiamento molto distaccato e scettico sulla "madre Patria", cercano di ri - coltivarle (e ciò genera problemi di non poco conto anche agli "altri"

Mi rendo conto di essermi dilungato fin troppo su un argomento che interessa pochissimi, e tiro le somme.

Per quanto ho cercato (probabilmente male, me ne scuso) di spiegare sopra, a me Triestino di madre lingua italiana, di cultura prevalentemente Italiana, che non ha mai votato per i comunisti (giusto per mettere i puntini sulle i), questa giornata non appartiene, né mi sento di commemorare. La giornata del ricordo la lascio, con rispetto, ai figli e nipoti delle vittime, allo stesso modo che lascio analoghe ricorrenze agli eredi degli sloveni e croati oggetto delle "attenzioni" dei miei connazionali nel periodo immediatamente precedente a quello dell'esodo.
Io, così come i miei coetanei sloveni e croati, intendo avere un futuro, non vivere sul passato. La storia non va certamente mai dimenticata, se non altro per evitare il ripetersi di errori e tragedie: ma un conto è conoscere la storia, un altro viverci e specularci sopra. Non me ne voglia Augusto, comprendo benissimo il dolore della sua famiglia, ma sono assolutamente convinto che, abituato in una realtà dove si guarda avanti, si progetta e si costruisce, se venisse ad abitare qui, dopo poco se ne andrebbe schifato dalla cappa che alcune mani forti si ostinano a voler stendere sulla città. E se, magari, in occasione di una visita ?di là?, avesse modo di convivere per un po? con i suoi coetanei, probabilmente potrebbe riconsiderare alcune sue idee.

Tu belpi dicevi di recente, a proposito del 150°, che riconoscevi l'Italia del 18 giugno 1946: condivido appieno, se dobbiamo costruire gli Italiani, quella è la nostra data, la data che ci può davvero accomunare, la data per cui vale la pena di combattere, la data fondante di una Nazione: per questo e su questo, allora, dico W l'Italia! W la Repubblica!

Edit 1: sto sistemando qua e là qualche svarione, scusate
Edit 2: il discorso è molto generale, poi la vita è fatta anche di casi particolari - spero sia sottointeso

Sbaglio o tu per primo dici che gli Italiani a Trieste non si comportarono coi guanti bianchi?
A seguire la guerra al regno di Jugo....
Grazie
 
A ragion veduta,e lo dico con estrema pacatezza e scevro da condizionamenti...la piu grande disgrazia di Trieste e stata l'italia.

Ringrazio Mauro65 per la preziosa sintesi,una flebile flammella che purtroppo non puo far luce nelle innumerevoli nicchie della storia di questa citta.
 
spartacodaitri ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
belpietro ha scritto:
ma neanche gli altri giorni.
lascio qui un pensiero al mio amico Angelo Lucio, che adesso non c'è più, e un ricordo a quando mi raccontava del suo esodo. A lui, che a Rovigno non c'è più voluto tornare anche quando si sarebbe potuto, e a tutti gli altri.
Prendo spunto da te, ma mi rivolgo a tutti i forumer che nutrono amor di Patria.
E' vero che quella tragedia fu per troppo tempo dolosamente occultata, in quanto politicamente scorretta. Ma ora, giacché il pendolo batte prima da una parte poi dall'altra, si vuole ora dimenticarne il contesto in cui sorse.
Il Novecento è stato il secolo triste, e dalle mie parti lo fu davvero.
A costo di essere noioso, cerco di tratteggiarlo brevemente.
Nell'800 nascono i sentimenti nazionali e l'A.U. non riesce a trovare un sintesi efficace per tenere assieme tutte le diverse e numerose nazionalità raggruppate nell'Impero. In particolare, nella nostra zona, non trova di meglio che mettere gli uni contro gli altri, seguendo l'idea del divide et impera.
Nonostante ciò, e contrariamente ad ogni retorica nazional ? popolare, l'irredentismo triestino fu mera questione di elite. Le masse operaie e le classe dei commercianti, veri fulcri dell'anima cittadina, erano contrari, tanto che all'annuncio del'entrata in guerra dell'Italia il locale quotidiano, "pro irredentisti", fu messo a ferro e fuoco dalla folla inferocita (anche queste sono verità scomode che si continua ad occultare)
Tant'è che il 3 novembre 1918 solo poche migliaia di Triestini attesero lo sbarco dell'Audace.
Tanto per capirci, questa è la "truppa"
http://www.triesteitaliana.it/images/pic-Trieste-1918-a.jpg
e questa la "folla" (considerate che ci sono gli alberi a sinistra
http://1.bp.blogspot.com/_eX3I582ASts/TMw1JjxIsJI/AAAAAAAALI4/zeNxn7ZXz04/s1600/Trieste-audace-1918-11-3.jpg
La componente slovena (o "slava", come molti spregiativamente intendono) era molto forte: in città minoritaria, ma nei sobborghi (attualmente divenuti rioni cittadini) era assolutamente maggioritaria. Per capirci: a 2 - 3 km di distanza dal Municipio si parlava quasi esclusivamente sloveno.
Non parliamo poi del Carso e dell'Isontino
All'inizio l'amministrazione Italiana fu ampiamente tollerante (tranne che con le comunità di lingua tedesca, ceca, slovacca ed ungherese, considerate popolazioni sconfitte e di fatto espulse, ed in malo modo, anche se, ad onor del vero, senza le violenze dell'esodo istriano). Tanto per comprenderci, mia nonna, classe 1917, fece le prime classi elementari sul Carso con il maestro sloveno. Poi, con l'avvento del fascismo, le cose cambiarono, nel senso che si procedette all'italianizzazione forzata. Gli Italiani, ad essere molto gentili, non dettero grande prova di se, specie nell'Istria. Campi di concentramento, spedizioni punitive, fucilazioni, torture e quant'altro. Gli "slavi" sono gente che non dimentica (questo serve anche per capire quanto accaduto dal 1990 in poi nel Balcani). E, diciamolo con onestà, i Triestini di lingua italiana, abituati ad un governo forte come quello dell'A.U. videro di buon occhio un governo forte, autoritario, che aveva cura delle Forze Armate. Ci misero tutto il loro impegno, con convinta dedizione, specie in Marina, ma non solo (uno dei ragazzi della beffa di Alessandria era Triestino ... l'ho conosciuto di persona ... il nonno di mia moglie, catturato senza munizioni in Africa, fu rilasciato appena nel 46/47 dagli Inglesi perché "non collaborazionista" ... e potrei fare esempi a bizzeffe)
Fatto sta che si entra in guerra; con l'8 settembre la zona diventa giuridicamente parte integrante del Reich (con annesso forno crematorio); si scatenano i peggiori istinti umani (le stesse SS rimasero "colpite" dalla brutalità e dalla "fantasia" dimostrata in quei 18 mesi sul Carso dalle bande ustascia e fasciste ed in città dalla "banda Collotti" Di partigiani italiani invece, a differenza del vicino Friuli, ce ne sono stati pochini pochini. Buona parte dei nostri di nazionalità italiana sotto le armi, dopo l?8 settembre proseguirono la guerra con l?esercito o la marina tedesca. La quasi totalità dei partigiani locali erano dunque di nazionalità slovena o croata, con chiari propositi di vendetta. Perdiamo quindi la guerra (perdonate la presunzione, ma solo da queste parti nessuno ha mai parlato di cobelligeranza e vaccate simili, solo qui siamo sempre stati consapevoli della sconfitta militare). Gli "slavi" possono prendersi la vendetta tanto desiderata, e se la sono presa. Orrenda, tragica, dolosamente misconosciuta dalla "madre patria", ma vendetta fu. Si parla di pulizia etnica, ma questa tesi è smentita sia dai tanti italiani rimasti di là sia dai massacri di connazionali sloveni e croati (e freschissima la notizia che la Croazia vuole tirare fuori tutti gli scheletri dai propri armadi
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/la-croazia-scava-tra-i-crimini-del-comunismo/3396853
Per gli Italiani rimasti in Istria ? ma anche per gli stessi sloveni e croati autoctoni ? fu dura fino all'inizio degli anni 60, poi le cose migliorarono sempre più). Di certo e di conseguenza le manifestazioni per il ritorno di Trieste all'Italia nel periodo 45 - 54 furono autentico fenomeno di massa, con sincero sentimento (o si stava di qua o di là, da noi finiva ? o iniziava la cortina di ferro) ed autenticamente popolare fu l'entusiasmo nel 1954. L'idea di continuare con il T.L.T. fu appannaggio di pochi, di un'elite illuminata, aggredita da ambo le parti per i rispettivi interessi, troppo forti da superare in quel difficile contesto storico, politico ed internazionale. Sarebbe stata - imho ? la soluzione migliore per Trieste: ma la vita non si costruisce con il senno del poi. Qanto abbiamo, con quello dobbiamo arrangiarci

Ora, ribadisco, è giusto commemorare i propri morti: ciascuno ce li ha, "noi" e "loro". Però, sempre con il massimo rispetto e con la massima pietà per gli infoibati, non mi sembra opportuna la linea attuale a senso unico che tace sul contesto

Quanto agli esuli, mi spiace dover rilevare che non viene mai evidenziato di come siano stati risarciti (a differenza, ad esempio, di quelli della Libia Italiana): a TS i posti di lavoro "garantiti" nel periodo dell'Esodo erano per "loro"; le case pubbliche per "loro"; qualunque graduatoria era totalmente a "loro" favore. E questa situazione è durata per decenni e decenni: ancora un ventina d'anni fa, bastava la condizione "figlio di profughi" per avere robustissimi sconti sull'età pensionabile (ci sono non poche persone che a 45 - 50 anni di età, tra i "punti" e gli "esodi incentivati" del parastato sono state pensionate con 40 anni di contributi figurativi ... questi fatti scomodi sono ampiamente sottaciuti) La situazione è stata tale che molti Triestini dovettero emigrare in Australia (altro esodo di serie B). A tutt?oggi, gira un?acida battuta ?no conosso un esule povero?. Che non può essere smentita

Dei tanti esuli rimasti in città buona parte ha in realtà bloccato e continua a cercare di bloccare lo sviluppo della città, accomunati nel loro odio anti slavo. Non è cosa facile da spiegare, ma ancora oggi c'è gente che educa i propri figli e nipoti all'odio verso "quelli di là". Dimenticando (o semplicemente ignorando) che la città ha conosciuto successo e fortuna solo quando si è aperta all'afflusso di "foresti" che si sono rapidamente e ben integrati. Siamo forse l'unica città d'Italia ad avere, tra quelli di molte altre confessioni, anche un cimitero musulmano (da oltre 150 anni). Non si racconta ufficialmente che gli "esuli", ovviamente non in quanto singole persone, ma in quanto fenomeno, sono malvisti dai Triestini. Sono i loro capobastone che, per continuare a lucrare rendite da posizione ottenibili semplicemente al grido di "Italia! Italia!" hanno cercato in tutti i modi di impedire uno storico atto di riconciliazione reciproca, una pietra da cui ripartire (cazzo! dopo 60 anni potremo guardare al futuro?? cosa lasceremo ai nostri figli?? odio e macerie?? )

http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/trieste-i-tre-presidenti-al-concerto-di-muti/2165842
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25460659/1/3
http://ilpiccolo.gelocal.it/multimedia/home/25464034

Da qui si capisce, ad esempio, perché stanno sorgendo diffusi fenomeni di "de - assimilazione": ovvero di persone, relativamente giovani, figli - nipoti - pronipoti di "italianizzati a forza", che riscoprono le proprie radici e che, senza per questo sputare sulla bandiera, ma di sicuro con atteggiamento molto distaccato e scettico sulla "madre Patria", cercano di ri - coltivarle (e ciò genera problemi di non poco conto anche agli "altri"

Mi rendo conto di essermi dilungato fin troppo su un argomento che interessa pochissimi, e tiro le somme.

Per quanto ho cercato (probabilmente male, me ne scuso) di spiegare sopra, a me Triestino di madre lingua italiana, di cultura prevalentemente Italiana, che non ha mai votato per i comunisti (giusto per mettere i puntini sulle i), questa giornata non appartiene, né mi sento di commemorare. La giornata del ricordo la lascio, con rispetto, ai figli e nipoti delle vittime, allo stesso modo che lascio analoghe ricorrenze agli eredi degli sloveni e croati oggetto delle "attenzioni" dei miei connazionali nel periodo immediatamente precedente a quello dell'esodo.
Io, così come i miei coetanei sloveni e croati, intendo avere un futuro, non vivere sul passato. La storia non va certamente mai dimenticata, se non altro per evitare il ripetersi di errori e tragedie: ma un conto è conoscere la storia, un altro viverci e specularci sopra. Non me ne voglia Augusto, comprendo benissimo il dolore della sua famiglia, ma sono assolutamente convinto che, abituato in una realtà dove si guarda avanti, si progetta e si costruisce, se venisse ad abitare qui, dopo poco se ne andrebbe schifato dalla cappa che alcune mani forti si ostinano a voler stendere sulla città. E se, magari, in occasione di una visita ?di là?, avesse modo di convivere per un po? con i suoi coetanei, probabilmente potrebbe riconsiderare alcune sue idee.

Tu belpi dicevi di recente, a proposito del 150°, che riconoscevi l'Italia del 18 giugno 1946: condivido appieno, se dobbiamo costruire gli Italiani, quella è la nostra data, la data che ci può davvero accomunare, la data per cui vale la pena di combattere, la data fondante di una Nazione: per questo e su questo, allora, dico W l'Italia! W la Repubblica!

Edit 1: sto sistemando qua e là qualche svarione, scusate
Edit 2: il discorso è molto generale, poi la vita è fatta anche di casi particolari - spero sia sottointeso

Sbaglio o tu per primo dici che gli Italiani a Trieste non si comportarono coi guanti bianchi?
A seguire la guerra al regno di Jugo....
Grazie

Leggendo con attenzione parrebbe proprio di si. E mi pare anche di aver capito che gli stessi avi di mauro65 se la sono vista brutta.
 
Scusate l'OT su OT. Ho letto tutti i passaggi del 3d e le opinioni espresse. Non capisco perchè la maggiorparte di esse sono state "valutate" con i voti, bassini peraltro. Un'opinione è frutto di un pensiero autentico che, a mio modo di vedere le cose, non dovrebbe essere, in modo del tutto anonimo, soggetta a valutazione. Auspico confronti e scambi di idee in modo espresso con lo scritto.
Edit: come volevasi dimostrare.
 
spartacodaitri ha scritto:
Sbaglio o tu per primo dici che gli Italiani a Trieste non si comportarono coi guanti bianchi?
A seguire la guerra al regno di Jugo....
Grazie

o forse non gli italiani ma i camerati ?
 
arhat ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
Sbaglio o tu per primo dici che gli Italiani a Trieste non si comportarono coi guanti bianchi? A seguire la guerra al regno di Jugo.... Grazie
o forse non gli italiani ma i camerati ?
Un problema non da poco è che negli anni immediatamente seguenti la Grande Guerra, per i noti problemi (che meriterebero ampia trattazione a parte, ma o.t. rispetto a questo tema), sorse il regime con via via e grazie anche a importanti interventi a favore del popolo, sempre più ampia ed entusiastica partecipazione. Non nascondiamoci dietro un dito, nel ventennio la maggioranza degli italiani era convintamente fascista . A Trieste, la componente (minoritaria) irredentista si fissò come principio quello di esserlo ancora di più, di dare l'esempio. Non è un caso se il discorso sulla razza venne per la prima volta pronunciato in pubblico proprio dal balcone del locale Municipio. In un certo senso, l'assioma fatto dagli "slavi" (cioè il mondo sloverno, croato e serbo) ovvero "italiani = fascisti", pur non corretto e nel tempo abilmente mannipolato e distorto, trova un suo fondamento storico, perché essi conobbero per la prima volta "quegli" italiani.
Come ho già detto prima, durante i tristi anni seguenti vi sono stati tanti soldati del Regio Esercito (e, quando non diversamente comandati dalle SS, talora pure quelli della Wehrmacht) e si sono comportati onestamente (l'esempio del sommergibilista della R.S.I. salvato a Trieste proprio da un partigiano filotitino è uno dei tanti, così come i molti italiani rimasti di là, di cui nessuno parla perché anch'ssi sono scomodi), ma vi sono stati, purtroppo, atti di indicibile e gratuita violenza, non episodici, ma premediatati, sistematici ed organizzati.
Da qui (ma non solo) vendette e ritorsioni: ripeto, nessuna giustificazione morale per l'omicidio brutale di persone assolutamente incolpevoli se non di rappresentare, in qualche modo, il paese sconfitto; ma va compreso il contesto in cui maturò il tutto. Se noi ci limitiamo a ricordare solo le vittime, senza aver presente che siamo stati carnefici, non andremo da nessuna parte
 
capnord ha scritto:
Leggendo con attenzione parrebbe proprio di si. E mi pare anche di aver capito che gli stessi avi di mauro65 se la sono vista brutta.
Come molti locali, ho avi "di qua" e "di là"
Sempre per esemplificare quanto sia difficile e riduttivo sintetizzare la questione orientale (di cui le Foibe e gli Esuli costituiscono un tassello), ti posso dire che i nonni materni, "slavi", erano terrorizzati durante i 40 giorni di occupazione titina, e che mio nonno era stato munito di bombe a mano, con cui era fermamente intenzionato a difendersi, se del caso, dai "liberatori".
Mi raccontava che era molto più tranquillo, lui "slavo", a circolare in città sotto i Tedeschi (per cui prestava lavoro coatto, tra l'altro, ed il cui sergente di riferimento lo salvò un paio di volte prima della "conta" per i campi di lavoro in Germania ...), che non ad uscire un attimo per cercare di recuperare qualcosa da mangiare durante i 40 giorni, lui che, grazie alla (madre)lingua, aveva salvacondotto ai posti di blocco.
 
RobyTs67 ha scritto:
A ragion veduta,e lo dico con estrema pacatezza e scevro da condizionamenti...la piu grande disgrazia di Trieste e stata l'italia.
Ringrazio Mauro65 per la preziosa sintesi,una flebile flammella che purtroppo non puo far luce nelle innumerevoli nicchie della storia di questa citta.
dopodiché, a leggere i toni (inusuali) del nostro sindaco per il discorso di ieri, toni piegati ad evidenti ragioni elettorali, mi fan cadere le balle
o meglio, mi cadono vedere interessi personali e di breve periodo usati disinvoltamente in situazioni così sensibili, dopo aver dato ampia miglior prova di se
 
|Mauro65| ha scritto:
capnord ha scritto:
Leggendo con attenzione parrebbe proprio di si. E mi pare anche di aver capito che gli stessi avi di mauro65 se la sono vista brutta.
Come molti locali, ho avi "di qua" e "di là"
Sempre per esemplificare quanto sia difficile e riduttivo sintetizzare la questione orientale (di cui le Foibe e gli Esuli costituiscono un tassello), ti posso dire che i nonni materni, "slavi", erano terrorizzati durante i 40 giorni di occupazione titina, e che mio nonno era stato munito di bombe a mano, con cui era fermamente intenzionato a difendersi, se del caso, dai "liberatori".
Mi raccontava che era molto più tranquillo, lui "slavo", a circolare in città sotto i Tedeschi (per cui prestava lavoro coatto, tra l'altro.......)
Todt?
 
|Mauro65| ha scritto:
arhat ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
Sbaglio o tu per primo dici che gli Italiani a Trieste non si comportarono coi guanti bianchi? A seguire la guerra al regno di Jugo.... Grazie
o forse non gli italiani ma i camerati ?
Un problema non da poco ...... Non nascondiamoci dietro un dito, nel ventennio la maggioranza degli italiani era convintamente fascista .....
.........
Da qui (ma non solo) vendette e ritorsioni: ripeto, nessuna giustificazione morale per l'omicidio brutale di persone assolutamente incolpevoli se non di rappresentare, in qualche modo, il paese sconfitto; ma va compreso il contesto in cui maturò il tutto. Se noi ci limitiamo a ricordare solo le vittime, senza aver presente che siamo stati carnefici, non andremo da nessuna parte

Non c'è tra i miei avi uno che sia uno che era convintamente fascista, se lo erano lo erano solo con la tessera perchè se non iscritti al partito non si lavorava e se non si lavorava non si mangiava.
 
arhat ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
Non nascondiamoci dietro un dito, nel ventennio la maggioranza degli italiani era convintamente fascista
Non c'è tra i miei avi uno che sia uno che era convintamente fascista, se lo erano lo erano solo con la tessera perchè se non iscritti al partito non si lavorava e se non si lavorava non si mangiava.
Ho usato difatti il termine "maggioranza", ora non è che dobbiamo fare a gara su chi si e chi no.
Noi siamo i figli dei nostri padri, nel bene e nel male, e dobbiamo accettarlo, cercando di prendere esempio dalle cose buone ed evitando di ripeterne gli errori e, soprattutto, evitando massimalismi e generalizzazioni. Non tutto è stato male, non tutto divenne bene
 
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