<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Giornalista Italiano ucciso in Egitto | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

Giornalista Italiano ucciso in Egitto

economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:
Il fatto triste, a mio avviso, è che questo povero ragazzo è assurto agli onori delle cronache solo per la sua nazionalità e per la rete di amicizie che ne ha denunciato la scomparsa, ma la sua sorte è purtroppo comune a quella di altri centinaia di ragazzi egiziani che hanno subito la stessa sorte dall'avvento di Al Sisi.
Il fatto che sia stato torturato è dovuto alla rete di amicizie e di informatori che aveva intessuto con gli oppositori clandestini al regime e che gli avranno sicuramente estorto a forza.
Esistono inoltre sia testimonianze che lo hanno visto fermato dalla polizia che semplici deduzioni logiche che smentiscono la responsabilità di una delinquenza comune che magari ti uccide per rapina, ma certo non ti tortura per giorni per poi abbandonarti in un fosso in una zona frequentata.
Sicuramente l'Egitto tenterà di affibbiare la responsabilità del delitto a qualche poveraccio, ma tenterà in tutti i modi di nascondere le responsabilità dei propri servizi, l'unico dubbio che ho è se l'Italia farà buon viso a cattivo gioco ed accetterà la versione di comodo oppure no ( ma propendo per il si pur se dopo un periodo di tempo abbastanza lungo per salvare la faccia).
D'altronde i servizi di tutti i paesi hanno sempre fatto ricorso ad uccisioni per zittire ed intimidire, ricordo anche in Italia presunti "suicidati" che si riposero la pistola nella cinta dei pantaloni ed altri impiccatisi "comodamente seduti" e credo che la voluta incongruità delle scene non fosse altro che un modo per avvertire chi di dovere di farsi gli affaracci propri.
Tornando al povero ragazzo così positivo ed intraprendente, è un vero dispiacere pensare che sia scomparso perché in grado di portare il suo piccolo, ma significativo, contributo ad una società più giusta.
Per dire infine se lui fosse o meno un giornalista, mi pare del tutto irrilevante, di sicuro era impegnato a cercare di capire il mondo in cui viveva in Egitto e trasmettere la sua esperienza, sicuramente di parte ma vissuta sul campo, e non a servire i potenti di turno come molti, troppi, giornalisti nostrani da Vespa in giù.
Ma si può vedere anche in altra ottica ovvero da noi troppo garantiti, anche i falsi rifugiati da loro ti fanno fuori anche per una domanda scomoda.
Se è questa la cultura che stiamo importando allegramente siamo a posto.
Non capisco questa tua osservazione circa la "cultura" islamica a proposito del caso di questo povero ragazzo.
A me ricorda molto di più l'Argentina di Videla od il Cile di Pinochet.
E' comunque prassi comune, purtroppo, a tutti i regimi antidemocratici, di destra o di sinistra (?) che siano.
 
maddeche! ha scritto:
"Giornalista italiano" ? Italiano si, povero giovanotto.
Giornalista ? Calma, gente.
Mi dite "Dino Buzzati", "Orio Vergani", "Indro Montanelli" ok, quelli sì che erano giornalisti.

.

ottimi narratori, pure scrittori se vogliamo....

giornalisti beh...si han scritto pezzi e diretto giornali...

pur sempre un sottoprodotto del giornalismo del ventennio...
 
ch4 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:
Il fatto triste, a mio avviso, è che questo povero ragazzo è assurto agli onori delle cronache solo per la sua nazionalità e per la rete di amicizie che ne ha denunciato la scomparsa, ma la sua sorte è purtroppo comune a quella di altri centinaia di ragazzi egiziani che hanno subito la stessa sorte dall'avvento di Al Sisi.
Il fatto che sia stato torturato è dovuto alla rete di amicizie e di informatori che aveva intessuto con gli oppositori clandestini al regime e che gli avranno sicuramente estorto a forza.
Esistono inoltre sia testimonianze che lo hanno visto fermato dalla polizia che semplici deduzioni logiche che smentiscono la responsabilità di una delinquenza comune che magari ti uccide per rapina, ma certo non ti tortura per giorni per poi abbandonarti in un fosso in una zona frequentata.
Sicuramente l'Egitto tenterà di affibbiare la responsabilità del delitto a qualche poveraccio, ma tenterà in tutti i modi di nascondere le responsabilità dei propri servizi, l'unico dubbio che ho è se l'Italia farà buon viso a cattivo gioco ed accetterà la versione di comodo oppure no ( ma propendo per il si pur se dopo un periodo di tempo abbastanza lungo per salvare la faccia).
D'altronde i servizi di tutti i paesi hanno sempre fatto ricorso ad uccisioni per zittire ed intimidire, ricordo anche in Italia presunti "suicidati" che si riposero la pistola nella cinta dei pantaloni ed altri impiccatisi "comodamente seduti" e credo che la voluta incongruità delle scene non fosse altro che un modo per avvertire chi di dovere di farsi gli affaracci propri.
Tornando al povero ragazzo così positivo ed intraprendente, è un vero dispiacere pensare che sia scomparso perché in grado di portare il suo piccolo, ma significativo, contributo ad una società più giusta.
Per dire infine se lui fosse o meno un giornalista, mi pare del tutto irrilevante, di sicuro era impegnato a cercare di capire il mondo in cui viveva in Egitto e trasmettere la sua esperienza, sicuramente di parte ma vissuta sul campo, e non a servire i potenti di turno come molti, troppi, giornalisti nostrani da Vespa in giù.
Ma si può vedere anche in altra ottica ovvero da noi troppo garantiti, anche i falsi rifugiati da loro ti fanno fuori anche per una domanda scomoda.
Se è questa la cultura che stiamo importando allegramente siamo a posto.
Non capisco questa tua osservazione circa la "cultura" islamica a proposito del caso di questo povero ragazzo.
A me ricorda molto di più l'Argentina di Videla od il Cile di Pinochet.
E' comunque prassi comune, purtroppo, a tutti i regimi antidemocratici, di destra o di sinistra (?) che siano.

1) Cultura ho scritto, islamica lo hai aggiunto tu

2) Povero il ragazzo non mi risulta, anzi direi ricco di di tantissime qualità umane, piuttoso povera è la fine che ha fatto in mezzo a miserabili sempre umanamente parlando.
 
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