Lotus, proprietá cinese, Rolls proprietà BMW, Bentley proprietá Volkswagen, Maserati proprietà Stellantis (e qui stendiamo un pietoso velo, anzi un sudario): parliamo di marchi con una grande storia e tradizione, sportiva (Lotus) o superlusso (Rolls e Bentley, e mettiamoci la Maserati anni 60 e 70) che senza gli investimenti (soldi e tecnologia) fatti dai nuovi proprietari/azionisti avrebbero faticato e non poco a sopravvivere. Quindi dai vertici nei rispettivi settori ora si trovano ad inseguire le mode del momento, partorendo vetture la cui unica ragion d' essere è fare businness spillando quattrini a fortunati clienti straricchi. Chi ha investito rivuole i suoi soldi, fare utili senza se e senza ma, anzi ottimizzando e risparmiando (i V12 Rolls sono quelli BMW per esempio). D'altronde il principio base dell" economia é il principio edonistico. Un mercato quindi dal quale Ferrari (secondo me) poteva orgogliosamente starsene fuori. Se ci pensiamo, rispetto ai marchi citati sopra (ah manca Lamborghini con Audi VW dietro) Ferrari ha una storia opposta: ha chiesto soccorso a Fiat negli anni 70, ma per motivi molto diversi: i costi sempre più alti della Formula 1, la crisi energetica partita dalla guerra del Kippur, l' affacciarsi delle prime norme antinquinamento, ma nel 2015 si è staccata da FCA e quotata in borsa, e a tutti gli effetti é una azienda autonoma (Exor ha il 21%, Pietro Lardi Ferrari circa il 10%, il resto é flottante).
Ferrari non aveva necessità quindi di comportarsi come gli altri marchi, costretti per sopravvivere a cedere alle mode e al pensiero pseudo green partorendo improbabili cassoni dalle linee fastodiose per gli occhi e farciti di lusso tanto tecnologico quanto cafone.
Che poi se parliamo di elettriche supersportive, il flop di Porsche avrebbe dovuto essere di monito in Ferrari.