Se ne fanno altre. Anzi, si fanno fare a loro. Tanto, basta una tendopoli sorvegliata. Se cominci a rendergli la vita più grama qui che a casa, la faccenda si spegne da sola.
Potrebbe essere una soluzione.
Se ne fanno altre. Anzi, si fanno fare a loro. Tanto, basta una tendopoli sorvegliata. Se cominci a rendergli la vita più grama qui che a casa, la faccenda si spegne da sola.
Metodo Joe Arpaio.....Potrebbe essere una soluzione.
Metodo Joe Arpaio.....
@a_gricolo sei un senza "quore"
Per identificarli basterebbe sequestragli l'iphone, vedere dove sono indirizzati i messaggi, le telefonate e in che lingua.
A me era sembrato , ma correggimi se sbaglio a_gri, che la questione era inerente al fatto che un cittadino straniero avendo commesso un reato sul suolo italiano avrebbe dovuto essere stato espulso, giusto?
Mi scuso per l'OT del post precedente, era solo per non aprirne un altro. In realtà, non mi riferivo a stranieri che abbiano commesso reati in Italia; la mia riflessione era un po' diversa, e per chiarirla meglio sono costretto a parlare - lo stretto indispensabile - di politica, spero che mi sarà consentito.
Durante la campagna elettorale abbiamo assistito a lunghi dibattiti sul tema degli irregolari (leggi: clandestini, circa 600.000 sbarcati negli ultimi anni al netto dei rifugiati) che auspicabilmente dovrebbero essere rimpatriati in massa nei Paesi d'origine; l'obiezione più comune da parte degli "accoglientisti" era che ciò è praticamente impossibile, perchè servono gli accordi bilaterali con i suddetti Paesi. La mia personale contro-obiezione è la seguente: se a uno straniero NON viene riconosciuto lo status di rifugiato, ritengo che ciò sia dovuto al fatto che nel suo Paese non sussistono condizioni tali da metterne in pericolo l'incolumità personale (guerra, dittatura, persecuzioni politiche, violazioni sistematiche dei diritti umani, ecc.); in caso contrario, penso che gli verrebbe riconosciuto il diritto di asilo, giusto? Bene, se il mio ragionamento è corretto, credo di non sbagliare se ritengo che il suddetto cittadino possa essere semplicemente "accompagnato alla frontiera" (più correttamente, in aeroporto) e imbarcato, volente o nolente sul primo volo in partenza per il suo Paese d'origine, senza che siano necessari accordi particolari, come appunto avviene nel caso di respingimento alla frontiera: se non puoi entrare, giri i tacchi e torni a casa, se sei già dentro e non mi dimostri che sei autorizzato a stare qui, giri i tacchi e torni a casa. Se poi hai violato delle leggi in patria, mi spiace per te se quando torni a casa ti mettono via, ma sono solo ca**i tuoi, un'altra volta stai più attento.....
....e 600.000 biglietti chi dovrebbe pagarli....?
Sempre che ti dicano il loro paese di origine,
sempre che il paese di origine non metta in dubbio la nazionalita' che noi daremmo per vera
Questa obiezione, peraltro assolutamente corretta, mi fa sorgere una domanda: per quale motivo uno Stato non dovrebbe riconoscere come tale un suo cittadino, se questi lo è?
I governi locali stanno semplicemente tenendo i "migliori" in patria e stanno spingendo quelli delle zone rurali/periferiche all'emigrazione.
Lo fanno perché le loro deboli economie non riescono ad "assorbire" la crescita della popolazione.
In più si nascondono dietro la scusa di esser paesi sottosviluppati e di non avere anagrafi efficienti ma in alcuni casi sono proprio i governi a non voler censire e registrare parte della popolazione.
se l'occidente non si decide a metter mano a tutto il continente africano con una sorta di piano Marshall il problema non si risolve.
GuidoP - 1 ora fa
quicktake - 3 anni fa
Suby01 - 10 mesi fa