<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Design ....made in France.. | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

Design ....made in France..

puma84 ha scritto:
shadow28 ha scritto:
anche è vero ma il design francese ci ha regalato perle come la DS

Veramente la DS, come pure la 2cv, sono state disegnate da un italiano: Flaminio Bertoni.

Onore al grande Flaminio Bertoni (italiano, ricordo, emigrato a Parigi dove lavorava) ma ogni oggetto di design è sempre frutto dell'incontro tra le idee di un progettista e quelle di un costruttore unite alla sua capacità tecnologica, che permettono di realizzarle.

Se non ci fosse stato l'incontro gra il genio del plasticien Bertoni e le idee rivoluzionarie di Citroën prima, di Pierre Boulanger poi, di André Lefèbvre e di tutti i tecnici che hanno generato soluzioni e architetture tecniche originalissime, tanto quanto le carrozzerie di Bertoni, capolavori come la Traction Avant, la 2CV, la Déesse non sarebbero mai nati.

Fra l'altro Bertoni ha sempre lavorato in Francia; da wikipedia:

Nato a Masnago, comune poi accorpato alla città di Varese, appena conseguita la licenza tecnica nel 1918, Flaminio Bertoni entrò come apprendista nella Carrozzeria Macchi. Cinque anni dopo, alcuni tecnici francesi in visita alla Macchi, vista la creatività del giovane disegnatore, lo esortano a fare esperienza in Francia.

Una Citroën Traction AvantIn quegli anni, la Francia era il centro della ricerca automobilistica, la fucina delle idee che diedero vita all'automobile moderna. Bertoni, che parlava un pessimo francese, a scanso di equivoci si presentò ad André Citroën esibendo un suo brevetto per il sollevamento pneumatico dei finestrini. Venne assunto immediatamente.

Ritenendo d'aver accumulato sufficiente esperienza, un paio d'anni più tardi, Bertoni rientrò nella sua Varese ed aprì uno studio di progettazione; aveva, però, idee troppo progredite per l'imprenditoria italiana del tempo, ancora basata sul concetto di famiglia-impresa e su progetti di immediato utilizzo, ma di breve respiro; di conseguenza ritornò a Parigi, nel 1931, per non fare più ritorno in Italia

Quindi si può affermare che la realtà italiana non l'abbia certo favorito, e che sia stato un progettista completamente inserito nella realtà francese.

Un caso pionieristico di quella "fuga di cervelli" di cui lamentiamo a ragione oggi.

D'altra parte solo negli ultimi anni la figura di Bertoni ha avuto la fama e la notorietà che meritava in Italia.

Quindi andrei cauto nel definirlo un designer italiano. Sicuramente un italiano, che però ha trovato fortuna altrove.
 
bumper morgan ha scritto:
blackblizzard82 ha scritto:
Oh la la ha scritto:
blackblizzard82 ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
blackblizzard82 ha scritto:
é impossibile non notare certe prodezze stilistiche francesi....., beh sono molto deluso dalla Peugeot ....soprattutto... :?: :?

te e il francesista avete deciso di rivinare a tutti il fine settimana :D

in realtà sono qui solo per prendere per i fondelli il francesista finocchio :D

Finocchio lo sarai tu ....per lo più ...verginello ...ih ih ih .... :lol: :D

Non ti disperare pero' ......c'è sempre la prima volta .... :twisted:
tutti i francesi sono finocchi! si riproducono per scissione! non lo sapevi? :D
tranne Strauss Kahn :lol:

ma lui è francese d'adozione, perciò non fa testo :D
 
Comunque, la Francia ce ne ha regalate moltissime di perle, e alcune tra le più belle automobili di tutti i tempi.
In ordine sparso e non esaustivo: Délage, Voisin, Delahaye, Talbot-Lago, Bugatti (anche qui origini italiane) Facel-Vega, Panhard et Levassor, etc etc...oltre ai marchi noti e sopravvissuti.
E alcuni tra i carrozzieri più spettacolari: Figoni et Falaschi (ritorna ancora il tema dell'emigrazione di eccellenze italiane che in Francia hanno trovato terreno fertile) Saoutchik, Chapron, Binder, Kellner, De Villars, Letourneur&Marchand, etc etc...
Sicuramente la Francia e soprattutto Parigi era un po' il centro del mondo occidentale, soprattutto in senso culturale, negli anni a cavallo tra le due guerre, e ciò è ben visibile anche nell'espressione dell'industria automobilistica.
 
le francesi ...discutibili..., anzi bruttine.... :D :rolleyes:

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Jambana ha scritto:
puma84 ha scritto:
shadow28 ha scritto:
anche è vero ma il design francese ci ha regalato perle come la DS

Veramente la DS, come pure la 2cv, sono state disegnate da un italiano: Flaminio Bertoni.

Onore al grande Flaminio Bertoni (italiano, ricordo, emigrato a Parigi dove lavorava) ma ogni oggetto di design è sempre frutto dell'incontro tra le idee di un progettista e quelle di un costruttore unite alla sua capacità tecnologica, che permettono di realizzarle.

Se non ci fosse stato l'incontro gra il genio del plasticien Bertoni e le idee rivoluzionarie di Citroën prima, di Pierre Boulanger poi, di André Lefèbvre e di tutti i tecnici che hanno generato soluzioni e architetture tecniche originalissime, tanto quanto le carrozzerie di Bertoni, capolavori come la Traction Avant, la 2CV, la Déesse non sarebbero mai nati.

Fra l'altro Bertoni ha sempre lavorato in Francia; da wikipedia:

Nato a Masnago, comune poi accorpato alla città di Varese, appena conseguita la licenza tecnica nel 1918, Flaminio Bertoni entrò come apprendista nella Carrozzeria Macchi. Cinque anni dopo, alcuni tecnici francesi in visita alla Macchi, vista la creatività del giovane disegnatore, lo esortano a fare esperienza in Francia.

Una Citroën Traction AvantIn quegli anni, la Francia era il centro della ricerca automobilistica, la fucina delle idee che diedero vita all'automobile moderna. Bertoni, che parlava un pessimo francese, a scanso di equivoci si presentò ad André Citroën esibendo un suo brevetto per il sollevamento pneumatico dei finestrini. Venne assunto immediatamente.

Ritenendo d'aver accumulato sufficiente esperienza, un paio d'anni più tardi, Bertoni rientrò nella sua Varese ed aprì uno studio di progettazione; aveva, però, idee troppo progredite per l'imprenditoria italiana del tempo, ancora basata sul concetto di famiglia-impresa e su progetti di immediato utilizzo, ma di breve respiro; di conseguenza ritornò a Parigi, nel 1931, per non fare più ritorno in Italia

Quindi si può affermare che la realtà italiana non l'abbia certo favorito, e che sia stato un progettista completamente inserito nella realtà francese.

Un caso pionieristico di quella "fuga di cervelli" di cui lamentiamo a ragione oggi.

D'altra parte solo negli ultimi anni la figura di Bertoni ha avuto la fama e la notorietà che meritava in Italia.

Quindi andrei cauto nel definirlo un designer italiano. Sicuramente un italiano, che però ha trovato fortuna altrove.

Sempre italiano era. Anche Marconi ha trovato fortuna altrove, ma sempre un italiano era.

Certo che pur di sminuire l'Italia se ne sentono di tutti i colori...

Aggiungo peraltro, in riferimento alla genialità di taluni progetti citroen (innegabile), che se pure la DS fosse stata un'automobile con tecnologia ordinaria per l'epoca, con quel design sarebbe comunque stata giudicata una splendida macchina.
 
Ce ne sono a voglia....
ricordo con un misto di stupore e sdegno Meucci che si " fece soffiare "
la prima invenzione base delle telecomunicazioni
 
puma84 ha scritto:
Jambana ha scritto:
puma84 ha scritto:
shadow28 ha scritto:
anche è vero ma il design francese ci ha regalato perle come la DS

Veramente la DS, come pure la 2cv, sono state disegnate da un italiano: Flaminio Bertoni.

Onore al grande Flaminio Bertoni (italiano, ricordo, emigrato a Parigi dove lavorava) ma ogni oggetto di design è sempre frutto dell'incontro tra le idee di un progettista e quelle di un costruttore unite alla sua capacità tecnologica, che permettono di realizzarle.

Se non ci fosse stato l'incontro gra il genio del plasticien Bertoni e le idee rivoluzionarie di Citroën prima, di Pierre Boulanger poi, di André Lefèbvre e di tutti i tecnici che hanno generato soluzioni e architetture tecniche originalissime, tanto quanto le carrozzerie di Bertoni, capolavori come la Traction Avant, la 2CV, la Déesse non sarebbero mai nati.

Fra l'altro Bertoni ha sempre lavorato in Francia; da wikipedia:

Nato a Masnago, comune poi accorpato alla città di Varese, appena conseguita la licenza tecnica nel 1918, Flaminio Bertoni entrò come apprendista nella Carrozzeria Macchi. Cinque anni dopo, alcuni tecnici francesi in visita alla Macchi, vista la creatività del giovane disegnatore, lo esortano a fare esperienza in Francia.

Una Citroën Traction AvantIn quegli anni, la Francia era il centro della ricerca automobilistica, la fucina delle idee che diedero vita all'automobile moderna. Bertoni, che parlava un pessimo francese, a scanso di equivoci si presentò ad André Citroën esibendo un suo brevetto per il sollevamento pneumatico dei finestrini. Venne assunto immediatamente.

Ritenendo d'aver accumulato sufficiente esperienza, un paio d'anni più tardi, Bertoni rientrò nella sua Varese ed aprì uno studio di progettazione; aveva, però, idee troppo progredite per l'imprenditoria italiana del tempo, ancora basata sul concetto di famiglia-impresa e su progetti di immediato utilizzo, ma di breve respiro; di conseguenza ritornò a Parigi, nel 1931, per non fare più ritorno in Italia

Quindi si può affermare che la realtà italiana non l'abbia certo favorito, e che sia stato un progettista completamente inserito nella realtà francese.

Un caso pionieristico di quella "fuga di cervelli" di cui lamentiamo a ragione oggi.

D'altra parte solo negli ultimi anni la figura di Bertoni ha avuto la fama e la notorietà che meritava in Italia.

Quindi andrei cauto nel definirlo un designer italiano. Sicuramente un italiano, che però ha trovato fortuna altrove.

Sempre italiano era. Anche Marconi ha trovato fortuna altrove, ma sempre un italiano era.

Certo che pur di sminuire l'Italia se ne sentono di tutti i colori...

Aggiungo peraltro, in riferimento alla genialità di taluni progetti citroen(innegabile), che se pure la DS fosse stata un'automobile con tecnologia ordinaria per l'epoca, con quel design sarebbe comunque stata giudicata una splendida macchina.

Non voglio assolutamente sminuire l'Italia, ma non amo le considerazioni superficiali: ripeto che Bertoni era sì italiano, ma probabilmente non avrebbe raggiunto vette così alte nel suo lavoro (per quanto riguarda l'attività di designer industriale, visto che era anche un artista di fama) senza chi, in Francia, gli permise di esprimere il suo talento.

Mi fa sorridere anche chi pensa che le Citroën sarebbero state giudicate "splendide macchine" senza la loro originalissima cifra tecnica, che è parte inscindibile della loro essenza, anche estetica.

Il design non è qualcosa di astratto, che vive di vita propria: è sempre rapportato ad un progetto. Creazioni originalissime come la 2CV non sarebbero state possibili se alla base non ci fosse stato un capitolato originale e geniale quanto le fantastiche forme e le intuizioni costruttive (come le lamiere corrugate di derivazione aeronautica, utilizzate per risparmiare materiale irrigidendo allo stesso tempo i pannelli) del geniale Bertoni.

Il disegno industriale, come è facile capire dal nome, quando è "geniale" è sempre frutto dell'incontro fortunato tra un geniale designer e una realtà industriale e anche sociale capace di valorizzare il suo talento. Non è arte, ma è l'unione di arte e produzione. Senza industriali e tecnici illuminati e visionari, e senza un clima favorevole, spesso designers di grande talento non avrebbero potuto produrre niente.

Negare ciò vuol dire capire poco di design e progetto, il campanilismo non c'entra niente. Non la mettiamo sempre sul piano del tifo.

Flaminio Bertoni secondo me è il più grande designer italiano insieme a Marcello Gandini: semplicemente, Gandini ha trovato terreno fertile in Italia per esprimere la sua maestria, in un periodo successivo di grande avanguardismo del design italiano, Bertoni no, e il suo lavoro è completamente ascrivibile alla sua permanenza in Francia. D'altra parte, non si può neanche negare che la permanenza a Parigi in anni in cui la Ville Lumière era il vero centro del mondo rispetto alle arti, non abbia influenzato anche la sua attività di scultore, quindi la sua attività creativa e plastica, quindi i suoi lavori di design.

Sarebbe molto interessante parlarne, anche in rapporto alle forme. Direi che sarebbe un po' avventato inscrivere le forme delle auto disegnate da Bertoni nel solco della tradizione del design italiano, sobrio, misurato, alla Cisitalia 202 di Farina per fare un esempio iconico e universale.
Mentre l'esuberanza formale unita all'originalità dei dettagli rimanda inequivocabilmente, pur con elementi propri assolutamente innovativi ed originali, alla scuola francese d'anteguerra. Alle carrozzerie sfacciate e originali dei carrozzieri francesi, dove anche il paraurti anteriore con tutta la targa era inarcato e non dritto in uno slancio di forme femminili e sinuose.

Se poi, ritornando al discorso precedente, si vuol dire anche che Varese (con tutto il rispetto, visto che fra l'altro un ramo della mia famiglia proviene proprio da lì) magari poteva contendere il primato di capitale mondiale della cultura e dell'arte a Parigi negli anni '20-'30, allora mi arrendo...

Con questo non voglio certo stabilire un primato delle realizzazioni francesi rispetto a quelle italiane del tempo, altrettanto belle e importanti, ma voglio semplicemente analizzare la vicenda personale di Bertoni, artista e designer, visto che la documentazione storica ce lo permette agevolmente.

E vorrei aggiungere questo: è chiaro che una personalità geniale come quella di Bertoni (che ricordo, era artista plastico, designer automobilistico, ma ha anche prodotto numerosi brevetti di utilità riguardanti oggetti che ancora oggi utilizziamo) avrebbe comunque trovato una via per esprimere il suo talento anche nella realtà produttiva automobilistica italiana, ma quelle auto che oggi conosciamo di sua concezione, che hanno fatto la storia dell'automobile e così originali in tutti gli aspetti del loro progetto, sono state rese possibili dal suo incontro fortunato con la Citroën e dal suo percorso umano ed artistico in Francia.

Cerchiamo quindi di leggere la storia con un po' meno campanilismo e con un po' più di obiettività.
 
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