La massima latina mi pare fuori luogo o mi sfugge il nesso (significava più o meno che a fronte di un fatto certo è inutile opporre un argomento, un ragionamento, contrario).
Significa proprio quel che hai capito, per la somiglianza delle parole con l'italiano non l'ho tradotta.
Intendevo dire che casi di redenzione ci sono stati ed è un dato di fatto.
La redenzione non è sempre possibile, come dimostrano le frequenti recidive.
Quando una persona esce dal carcere, per com'è oggi, è un po' più pericolosa di quando ci è entrata e, anche se così non fosse, non avrebbe possibilità di efficace reinserimento per il marchio di "ex detenuto": il diritto penale è stigmatizzante, purtroppo. Poiché una persona diventa pericolosa quando ha poco o nulla da perdere, offrirgli una chance gioverebbe a tutti.
Ma partiamo proprio da premesse diverse: posso concordare sul redimere un ladro, un truffatore, un corruttore, ecc. ecc.; ma, a mio avviso, alla società non dovrebbe importare se si può redimere chi commette reati come quello in questione, dovrebbe solo eliminarlo.
A me fa più paura chi agisce con calcolo, con lucida e cinica premeditazione, ma questa è una valutazione molto soggettiva.
Di un corpo umano si cerca di salvare ogni arto o membro indipendentemente dal fastidio che la malattia provoca. Anzi, per certi versi, più è grave la malattia più tempestivamente ed efficacemente si deve intervenire.
E c'è chi si è redento anche da un omicidio:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_D'Elia (questo è un caso eclatante ma non certo l'unico).
Dipendesse da me, scriverei chiaro nella Costituzione qualcosa del tipo "chiunque uccide con premeditazione un altro, è soggetto alla pena capitale", cioè condanna a morte anche sé stesso e lo Stato non farebbe altro che eseguire la condanna capitale che il criminale si è auto-inflitto.
Secondo alcune statistiche (ma hanno un certo margine d'incertezza) nei Paesi dove c'è la pena di morte la delinquenza non diminuisce, bisogna quindi scegliere se stabilire delle sanzioni per essere più sicuri o per punire brutalmente qualcuno.