È una perizia e non è una sentenza. Una perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari in vista di un nuovo processo. E non dice che Stefano è morto sicuramente per epilessia.
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Ieri è uscita una nuova perizia in vista di un possibile nuovo processo per la morte di Stefano Cucchi, dopo l'inchiesta bis avviata dalla Procura di Roma che ha indagato cinque carabinieri, tre per lesioni personali aggravate e abuso d'autorità e due per falsa testimonianza.
Subito le agenzie e di seguito diverse testate online hanno titolato che secondo i periti la morte del ragazzo, avvenuta il 22 ottobre 2009, durante la custodia cautelare perché trovato in possesso di droga, è avvenuta “per epilessia”.
Ma il documento (di 205 pagine) non arriva a questa conclusione. Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi, criticando il lavoro giornalistico svolto su questa notizia, ha scritto su Facebook (
goo.gl/VyLcS6): “In realtà le agenzie hanno sparato quella verità salvo POI chiederci le perizie complete”.
La perizia infatti è articolata e secondo alcune critiche, come quella di Luigi Manconi, senatore e presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, e Carlo Bonini di Repubblica, anche confusionaria e contraddittoria.
Come si può leggere dalle ultime pagine del documento, postate (
goo.gl/h5Bebc) su Facebook dalla sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, i periti ritengono innanzitutto “di poter concludere che allo stato attuale non è possibile formulare alcuna certa causa di morte, stante la riscontrata carenza documentale”.
Chiarito questo aspetto, i medici presentano comunque due ipotesi.
La prima, dotata di “maggiore forza e attendibilità” è legata all’epilessia: “si tratta di un evento improvviso ed imprevedibile, scevro da qualsivoglia rapporto causale o concausale con le lesioni comunque riportate dal Signor. Stefano Cucchi dopo il 15.10.2009, e dalle loro conseguenze dirette e indirette”. Nella premessa, però, si legge che questa ipotesi di morte “non è documentabile, priva di riscontri oggettivi, ma supportata da rilievi clinico scientifici”.
La seconda possibile causa di morte, invece, scrivono i periti, “è correlata con un riflesso vagale bradicatizzante, indotto dalla documentata abnorme dilatazione di una vescica neurogenica, secondaria alla frattura traversa di S4”. Una frattura, continuano i medici, “comunque indotta (ipotesi post-traumatica diretta o indiretta, realizzatasi durante colluttazione vs ipotesi post traumatica in seguito a caduta accidentale)” che “può essere considerata causativa dell’insorgenza della vescica neurogenica, non già della sua dilatazione”. Anche questa morte sarebbe “improvvisa e insaspettata”.
Riguardo questa seconda ipotesi, però, i periti fanno una considerazione ulteriore, chiamando in causa il personale medico che aveva in cura Stefano Cucchi. Scrivono infatti che “se il soggetto fosse stato adeguatamente sorvegliato e sottoposto a monitoraggio infermieristico, con controllo della diuresi, la dilatazione vescicale, del tutto attendibilmente, non si sarebbe più verificata”.
Rifacendosi a questa seconda possibilità, quindi, scrive (
goo.gl/AW1Brq) Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, con «una lettura da ‘profani’» potrebbe esserci un legame con il pestaggio subito Cucchi dopo l' arresto, da cui sarebbe derivata la “recente frattura” citata dai medici. Ma questi, nella ultime righe del referto, precisano che “per entrambe le ipotesi, "le lesioni contusive comunque riportate dal signor Stefano Cucchi dopo il giorno dell'arresto non possano essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente, anche in modo non esclusivo, con l' evento morte”.
Bianconi spiega che «un risultato così vago e apparentemente contraddittorio, fondato su incertezze e probabilità, accontenta paradossalmente tutti i protagonisti. Il difensore di uno dei carabinieri inquisiti, l'avvocato Eugenio Pini, annuncia la richiesta di archiviazione, mentre Ilaria Cucchi commenta: “Ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale”».
Il prossimo 18 ottobre ci sarà l’udienza dell’incidente probatorio (meccanismo processuale che permette l’anticipazione della formazione della prova nella fase delle indagini preliminari, spiega la Treccani (
goo.gl/fEmjDF)), davanti al giudice delle indagini preliminari, con l’incontro in aula dei periti e dei consulenti. «Dalle conclusioni che ne trarrà il pm Giovanni Musarò, che con il procuratore Giuseppe Pignatone quasi due anni fa avviò l'inchiesta-bis sui militari dell'Arma, dipenderà la decisione sul capo d' imputazione da contestare. Se rimanesse in piedi l'attuale accusa di lesioni si andrebbe incontro a una inesorabile prescrizione, nel 2017», conclude il giornalista del Corriere della Sera.