ci sono alcune inesattezze nel tuo commento, molto ben fatto per la verità:
1) l'art. 11 della Costituzione fu pensato nell'ottica delle Nazioni Unite e non della Nato (che, peraltro, nel 1946-47 non esisteva ancora). L'Italia, dopo il crollo del regime e l'armistizio, divenne alleata degli Usa ma non su un piano di parità: fu dichiarata "co-belligerante", non alleata. Da ciò ne derivò che alla conferenza di pace l'Italia non sedette con i vincitori, ma con gli sconfitti, basta ricordare il celebre discorso di De Gasperi in cui dice "Tutto, fuorché la vostra personale cortesia, è contro di me". L'ammissione alle Nazioni Unite avvenne con quasi dieci anni di ritardo rispetto alla sua istituzione, nel 1955.
Poi, di fatto, l'art. 11 è stato utilizzato sia dai giuristi sia dalla giurisprudenza per dare "copertura" costituzionale al processo di integrazione europea. Ma nasce in ottica Onu.
2) Il processo di integrazione europea non deve essere scisso dal Piano Marshall e dalla Nato, sono due realtà che non si autoescludono. Quando dico che Cee ed Ue hanno permesso il mantenimento della pace, voglio intendere che, dopo le due guerre mondiali, i principali leader politici pensarono che la cooperazione economica fosse maggiormente funzionale alla tutela dei rispettivi interessi nazionale rispetto alle azioni militari. La Cee aveva finalità economiche, ma ciò non esclude che fare accordi economici con Paesi vicini abbia contribuito, indirettamente, anche al mantenimento di buoni rapporti diplomatici. La Nato segue una logica diversa, in quanto legata da un lato all'espansione degli Usa, dall'altro alla divisione in due blocchi contrapposti (occidente filoamericano ed est più o meno legato al blocco sovietico). Il che non significa che non abbia contribuito alla pace in Europa, anzi dopo il fallimento del progetto di un esercito europeo, cassato dalla Francia nel 1953, è proprio la Nato a costituire il cosiddetto braccio armato dell'Europa occidentale