Il bluetooth ha una potenza più bassa (almeno sui cellulari, su altri dispositivi può anche essere più potente, chiaramente dipende dalla portata), ma il punto non è quello, se si sostiene che le onde tecniche sono tutte un'incognita rispetto aggli effetti sul nostro organismo la potenza non conta, in quanto se gli effetti sono cumulativi cambia solo il lasso di tempo che si ci mette ad ottenerli. Tanto è vero che gli studi seri (quelli di cui si parlava nella seconda parte della trasmissione) tenevano conto del tempo passato a telefonare, non da quanto si possedesse il cellulare (come invece facevano gli studi finanziati dai produttori di cellulari).
Per quel che riguarda l'aumento della frequenza, questa ha poca importanza (giusto per fare le pulci, il bluetooth trasmette a 2,45 GHz, frequenza più alta dei cellulari, se quindi utilizzassimo questo ragionamento tale sistema di trasmissione, come il wi-fi del resto, dovrebbe essere più pericoloso degli stessi cellulari, anche perchè il 90% delle volte si usa al chiuso, creando vere e proprie gabbie elettromagnetiche), almeno finchè non si arriva alle onde ionizzanti, onde la cui classificazione viene dal fatto che la loro lunghezza è talmente piccola da far andare in risonanza gli atomi, riuscendo a creare ioni se la potenza è sufficiente. Sicuramente fanno parte di questo insieme i raggi X e i raggi gamma, quelli con la lunghezza d'onda più corta che si conosca, e indovinate la maggior quantità di queste onde sulla Terra da dove proviene? Ovviamente dal sole. Queste onde fanno male e prese oltre una certa soglia provocano mutazioni genetiche e il cancro, prese in dosi normali non ci provocano il minimo danno. Tra l'altro la correlazione tra questi effetti e il fatto che siano ionizzanti ad oggi non è mai stato dimostrato, quindi se non ci si deve preoccupare della frequenza dei raggi solari non si vede il motivo per cui si debba usare questo parametro per quantificare la pericolosità delle onde tecniche.
Piuttosto le incognite vertono sull'origine artificiale di queste onde, e sul fatto che esse stesse, relativamente ai periodi richiesti dall'evoluzione, esistono da tempo infinitesimale, cioè poco più di un centinaio di anni, ha avuto l'organismo umano il tempo di adattarsi? Ovviamente no. Ma se in certe quantità fosse già immune in virtù della infinitamente maggiore forza elettromagnetica esistente in natura dalla sua comparsa sul globo (come è probabile che sia)?
Il discorso finisce sempre lì: a mio avviso, una cosa che non ti uccide all'istante o che quantomeno non provoca da subito effetti visibili, è molto difficile che, non superando certe dosi, possa fare male dopo. Il problema sarebbe più che altro quantificare nella fattispecie quali sarebbero queste dosi: un minuto, come quando si va a fare una lastra, o anche diverse ore al giorno?