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Auto aziendale

Buongiorno,
sono dipendente di un'azienda di cui sono anche socio alla pari con altri tre miei colleghi.

Noi quattro abbiamo tutti l'auto aziendale e la usiamo sia per gli spostamenti verso i clienti che per il tragitto casa-lavoro con spese e benzina a carico della ditta.

Visto che io sono il piu' vicino alla sede di lavoro (circa 3 Km) mentre gli altri abitano ad una distanza che va' dai 20 ai 70 Km, vorrei sapere se il maggior costo sostenuto dall'azienda per le loro auto puo' essere considerato un loro diritto, se sia piu' giusto addebitarglielo oppure se sia da accreditare in parte a me come 'mancato benefit'.

... spero di essere stato abbastanza chiaro...
 
Ci vorrebbe un parere legale.
A me, per senso, viene da dire che l'auto in sè è un benefit, ed, in quanto tale, dovrebbe essere equiparabile per tutti i soci.
Per quanto riguarda i costi derivanti dal maggior utilizzo di coloro che abitano più lontano (carburanti, tagliandi, pneumatici, ecc...), li vedo come un rimborso spese: vengono riconosciuti non come un premio, o una dotazione, ma come un consumo. Chi non consuma, non vedo di cosa debba essere rimborsato.
 
o vi dividete le quote in base ai km, o vi pagate il carburante di tasca propria (secondo me la soluzione più equa), oppure sei libero di rinunciare all'auto aziendale e prenderti il benefit in denaro.

in genere, per i dipendenti, l'auto aziendale è assegnata ma non è gratis, è prevista come compenso aggiuntivo. se un dipendente rinuncia all'auto aziendale deve prendere in denaro il valore del servizio del quale non usufruisce.

idem per voi.
 
NEWsuper5 ha scritto:
se un dipendente rinuncia all'auto aziendale deve prendere in denaro il valore del servizio del quale non usufruisce.

Certo, ma se uno i Km NON li percorre, qual è il servizio di cui non usufruirebbe?
 
Penso che sia una decisione assolutamente discrezionale, visto che sietei pure i soci dell'azienda.

Ma non riuscite a mettervi d'accordo in maniera bonaria?

Mi viene in mente il classico detto rispetto al numero ottimale di soci di una societaà che recita che è bene che sia disparti, ma tre sono troppi. ;)
 
Poniamo un esempio pratico.
Chi abita ad una ventina di km, ne percorre alla settimana (5gg lavorativi) solo che per andare e tornare da casa, ca250, al mese sono un migliaio.
Calcolando 15km/l di un diesel a 1,6 euro, fanno ca 107 euro. Se il rimborso fosse uguale per tutti, quello che abita a 20 km non ha nessun beneficio, copre solo la spesa; quello che abita vicino al posto di lavoro si trova invece cento euro in più di fatto. Non mi sembra giusto, dato che chi abita più lontano si sobbarca anche una dose maggiore di stress per il tragitto (e quello non è certo quantificabile).
 
Mi viene in mente un servizio di Striscia (o le Iene?) in cui si chiedeva ai nostri parlamentari come mai i rimborsi per la trasferta li prendessero anche i residenti a Roma. I politici convenivano che fosse un'iniquità e che avrebbe dovuto essere abolita.
Ora, fermo restando che un'azienda privata coi propri soldi fa ciò che vuole, non stupiamoci di chi ci governa se noi per primi pretendiamo compensi per ciò di cui non usufruiamo o di cui non abbiamo bisogno.
 
Salvo accordi diversi, il tragitto casa lavoro e' a carico del dipendente e pertanto un eventuale rimborso e' da considerarsi un benefit che ovviamente e' di maggior entita' per chi arriva da piu' distante.
Il discorso puo' cambiare nell'eventualita' che il dipendente si rechi direttamente presso un cliente senza passare dall'azienda. In questo caso il tragitto casa-cliente puo' essere considerato di servizio.
 
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