Concordo.Mauro 65 ha scritto:sì ma il diritto cui pensi te non è il diritto cui pensavano i costituentiarizona77 ha scritto:non direi propio,a_gricolo ha scritto:Trattasi di ministro della mutua per ben altri motivi. Quell'affermazione non vuol dire niente.
dal lavoro scaturisce la dignita' delle persone
giusto per fornire un contesto esemplificando, nel 1939, a latere delle leggi razziali, fu emanata una particolare disposizione per impedire completamente ogni esercizio delle attività libero professioanli agli ebrei anche nelle residue forme che si erano ingegnati a trovare dopo l'epurazione dagli ordini professionali (detto per inciso, i deleteri effetti li stiamo pagando ancora oggi, anche perché la Repubblica fondata etc etc se n'é ampiamente disinteressata fino a che qualcuno si è fatto carico non delle istanze di interesse generale ma di alcune parti, e qui mi taccio :evil: )
Diritto al lavoro non significa "diritto ad ottenere un contratto di lavoro", ma diritto a non esserne impediti (come, ad esempio, gli ebrei dopo le leggi razziali). Il "diritto" di cui parla il ministro è un altro, e va inteso "se sei serio, volonteroso e capace, ok, altrimenti un calcione nel deretano non te lo leva nessuno, ed io "datore", sotto questo profilo, devo essere libero di prendere o cacciare chi voglio". E' superfluo rilevare che il social-capitalismo renano funziona in questo modo, ed i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Ed è pure superflio rilevare che la visione del concetto di "diritto al lavoro" come "diritto all'assunzione" è uno dei motivi della parcellizzazione della componente imprenditoriale in milioni di micro imprese, fatto questo che si riscontra soprattutto nella Penisola.
Un piccolo appunto. In Germania nessuno può essere cacciato con un calcione dal datore di lavoro per motivi inesistenti. Nel complesso, il mercato del lavoro tedesco è più rigido di quello italiano. Le cose in Germania funzionano perché c'è maggiore serietà, sia da parte delle imprese(che molto raramente usano il licenziamento per motivi discriminatori o di ritorsione), sia da parte dei lavoratori. I giudici, che hanno la possibilità di reintegrare i lavoratori licenziati ingiustamente(occupati nelle aziende con più di 10 dipendenti), stabiliscono il reintegro solo quando il licenziamento è realmente infondato.