<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> 26 aprile 1986 | Il Forum di Quattroruote

26 aprile 1986

Trent'anni fa il disastro di Chernobyl. Un ricordo per le vittime, e che brucino all'inferno i responsabili di quella follia.
 
Il fratello di un mio conoscente, camionista, passò da Chernobyl nei giorni del disastro.
Neanche sei mesi dopo morì di leucemia, credo avesse meno di 30 anni di età.

:(

P.S. Cristiano, GRAZIE, poi ringrazio anche Santo :D
 
a_gricolo ha scritto:
Trent'anni fa il disastro di Chernobyl. Un ricordo per le vittime, e che brucino all'inferno i responsabili di quella follia.

Solo per precisazione:
far "bruciare all'inferno" i responsabili fu proprio quello che fecero all'epoca. Il responsabile dell'impianto, l'ingegnere capo, il responsabile della sperimentazione in particolare furono accusati duramente e condannati a 10-15 anni di lavori forzati.
Cercate i nomi di Anatolij Djatlov, di Brjuchanov, di Fomin.

Solo che...

Quando si parla di impianti industriali dalla grande complessità, in cui non per ignoranza nè per negligenza si riesce a prevedere i potenziali scenari futuri di incidente, accusare il singolo è una strategia perdente sia per i diritti umani sia per il "sistema".
Acchiappare uno e fargli il culo è facile ma non risolve il problema.

Il dibattito, iniziato molti anni fa, ha evidenziato che le carenze partivano molto da lontano, e coinvolgevano tutto il sistema russo (per certi aspetti un po' più arretrato di quello occidentale, che comunque i suoi disastri li ha causati): le scelte progettuali, la concezione della vita umana e delle priorità, (ricordiamoci che in Russia agli albori dell'industria nucleare, 1950, si moriva ancora di fame e di freddo, da lì il grande interesse di fronte ad un'energia con un potenziale tanto grande), i metodi di comunicazione tecnici-ingegneri-capi partito-dirigenti etc. etc.

In qualche modo, i responsabili dell'impianto sono ora visti anch'essi come vittime di un sistema che non li metteva in condizione di conoscere esattamente la pericolosità dell' impianto, il quale a sua volta era stato costruito così accettando rischi e scelte che in altre parti del mondo erano state ritenute inaccettabili per l'uso civile (in particolare, gli RBMK di Chernobyl erano reattori moderati a grafite senza sistema di contenimento unico, una soluzione diversa dai reattori civili "europei" e più simile a quelli militari, atti a produrre plutonio).
Furono riscontrate anche carenze banalmente nel sistema informativo per gli operatori, cose che purtroppo si imparano con il tempo.

Insomma le colpe partivano da lontanto e dall'approccio "punitivo" si è passati ad un approccio costruttivo, costruendo una cultura della sicurezza che necessariamente non è legata alle singole persone. Ovviamente il dibattito è ancora aperto e troverete mille e mille letture divise tra "giustizialisti" e "non-colpevolisti".

Come avrete capito io sto tra i secondi.

Lasciatevelo dire, ma la mia opinione è che nell'ansia giustizialista legata a questa tragedia (perchè non nego che sia stata e sia una tragedia IMMANE) state ragionando da VECCHI GENERALI COMUNISTI STALINISTI: "puniamo lui".
Sarebbe semplice si, ma non favorisce il fine ultimo della giustizia: prevenire l'accadere degli incidenti.

Capisco che non sia facile da accettare, ma non sempre di fronte a grandi incidenti ha senso individuare e punire "UN" colpevole, e questo tipo di mentalità, sul lungo periodo, favorisce quella cultura di segretezza ed accettazione del rischio contro cui vi scagliate.

Spero di stimolare il dialogo sul tema che, come vedete, non è dei più semplici.
Letture consigliate:
"Da Chernobyl a Linate. Incidenti tecnologici o errori organizzativi?"
 
superlorenzo ha scritto:
Capisco che non sia facile da accettare, ma non sempre di fronte a grandi incidenti ha senso individuare e punire "UN" colpevole, e questo tipo di mentalità, sul lungo periodo, favorisce quella cultura di segretezza ed accettazione del rischio contro cui vi scagliate.

Non quoto tutto per non riempire la pagina, ma....... scusa, per caso ho fatto qualche nome o specificato chi sarebbero i "responsabili"? Se c'è qualcuno che non ritengo tale, sono proprio i "responsabili dell'impianto"....
 
I responsabili dell'impianto lottavano - come in gran parte dell'URSS - contro la scarsità di materiali per la manutenzione, per dirne una.
Ma non solo.
Addossare a loro, tutta e solo a loro la responsabilità non é certo la maniera migliore - quanto ad onestà intellettuale - per trattare la vicenda.

Magari avranno avuto la loro parte di colpa, piccola o grande non so dirlo, ma che siano SOLO loro colpevoli, non direi, no.
 
a_gricolo ha scritto:
superlorenzo ha scritto:
Capisco che non sia facile da accettare, ma non sempre di fronte a grandi incidenti ha senso individuare e punire "UN" colpevole, e questo tipo di mentalità, sul lungo periodo, favorisce quella cultura di segretezza ed accettazione del rischio contro cui vi scagliate.

Non quoto tutto per non riempire la pagina, ma....... scusa, per caso ho fatto qualche nome o specificato chi sarebbero i "responsabili"? Se c'è qualcuno che non ritengo tale, sono proprio i "responsabili dell'impianto"....

Beh allora...ho frainteso! scusa!
 
Paoazzo ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
e che brucino all'inferno i responsabili di quella follia.
Quelli son gia belli che andati.
Cmq la diatriba nucleare si / nucleare no è sempre accesa.
Tutto si deciderà quando avremo tutti l'auto a pila e ci incazzeremo quando non ci sarà energia sufficiente a ricaricarle tutte, aggiungendoci il fatto che se ciucci 3KW solo per la macchina, se accendi una lampadina ti salta l'interruttore. Quindi da 3KW si andrà a 4,5 - 5KW che ti permetteranno di accendere il forno elettrico o l'asciugacapelli, ma se accendi sempre quella lampadina rimani sempre al buio e così bisognerà portarsi a 6KW per star nel sicuro e non smadonnare ad ogni utenza accesa.

QUINDI....

6KW x ogni famiglia che avrà l'auto a pile? Ve lo immaginate? E con cosa verrà generata tutta quell'energia?

Tiriamo a indovinare? :?
Ok, ma il kWh è la misura dell'energia, la potenza si misura in kW ed è la prima che ci viene venduta, non la seconda.
 
superlorenzo ha scritto:
Il dibattito, iniziato molti anni fa, ha evidenziato che le carenze partivano molto da lontano, e coinvolgevano tutto il sistema russo (per certi aspetti un po' più arretrato di quello occidentale, che comunque i suoi disastri li ha causati): le scelte progettuali, la concezione della vita umana e delle priorità, (ricordiamoci che in Russia agli albori dell'industria nucleare, 1950, si moriva ancora di fame e di freddo, da lì il grande interesse di fronte ad un'energia con un potenziale tanto grande), i metodi di comunicazione tecnici-ingegneri-capi partito-dirigenti etc. etc.

In qualche modo, i responsabili dell'impianto sono ora visti anch'essi come vittime di un sistema che non li metteva in condizione di conoscere esattamente la pericolosità dell' impianto, il quale a sua volta era stato costruito così accettando rischi e scelte che in altre parti del mondo erano state ritenute inaccettabili per l'uso civile (in particolare, gli RBMK di Chernobyl erano reattori moderati a grafite senza sistema di contenimento unico, una soluzione diversa dai reattori civili "europei" e più simile a quelli militari, atti a produrre plutonio).
Furono riscontrate anche carenze banalmente nel sistema informativo per gli operatori, cose che purtroppo si imparano con il tempo.

Se non ricordo male (cito a memoria, correggimi se sbaglio, per favore) l'incidente avvenne durante una procedura di SCRAM eseguita nell'ambito di una simulazione di sovraccarico.
La simulazione venne condotta partendo da livelli di emissione troppo elevati, ed i responsabili dell'impianto non consultaono nemmeno i progettisti del reattore. Il che vorrebbe dire che si sarebbero assunti la responsabilità delle conseguenze della loro decisione.

Sempre citando a memoria, mi pare che qualcuno del personale li avesse messi in guardia, o si sarebbe addirittura rifiutato-opposto alla prosecuzione della simulazione.

Ripeto, correggimi se sbaglio
 
superlorenzo ha scritto:
Sarebbe semplice si, ma non favorisce il fine ultimo della giustizia: prevenire l'accadere degli incidenti.

Spero di stimolare il dialogo sul tema che, come vedete, non è dei più semplici.

Scusami, ma il fine ultimo della Giustizia non credo proprio che sia la prevenzione!

Leggo i vs. post, ma nessuno fa riferimento al test che, nella notte, le autorità "imposero" alla Centrale per farla rientrare nella graduatoria degli impianti efficienti ... da cui l'incidente nucleare.

Abbiamo la memoria corta?
 
Paoazzo ha scritto:
Se avessero fatto il test a 700MW tutto sarebbe andato bene, ma no, qualche fenomeno ha voluto scendere troppo...

Io sapevo che sono stati disabilitati tutti i sistemi di sicurezza per poter fare la stronz......ehm, il test.
 
automoto3 ha scritto:
superlorenzo ha scritto:
Sarebbe semplice si, ma non favorisce il fine ultimo della giustizia: prevenire l'accadere degli incidenti.

Spero di stimolare il dialogo sul tema che, come vedete, non è dei più semplici.

Scusami, ma il fine ultimo della Giustizia non credo proprio che sia la prevenzione!

Leggo i vs. post, ma nessuno fa riferimento al test che, nella notte, le autorità "imposero" alla Centrale per farla rientrare nella graduatoria degli impianti efficienti ... da cui l'incidente nucleare.

Abbiamo la memoria corta?

Per punti:
- non sono un giurista, ma credo che sia corretto dire che oltre all'intento di punire e di recuperare il colpevole di un eventuale reato, la giustizia debba avere anche un valore DISSUASIVO, o no?
Questo per tutti i settori, per tutti gli illeciti e i reati, che sia lo spaccio di droga o l'evasione fiscale.

Mi sembra particolarmente vero nel caso degli impianti critici per la sicurezza; l'obiettivo è la massima prevenzione del rischio di incidente.

Tutte le norme tecniche, il rispetto delle quali è poi oggetto di analisi giuridica in caso di incidente, non mirano a dire "se si scassa questo è colpa di quel tecnico", ma "non deve scassarsi, e se si scassa dev'esserci qualcos'altro che ne assume la funzione".

- assodato che "la stron__ta" è stata fatta durante un test, eseguito in condizioni folli, con personale impreparato, bypassando le norme di sicurezza etc. etc. , mi sembra dalle vostre risposte che non sia chiaro il mio punto di vista:
l'impianto nucleare doveva essere a prova di bischero. Cioè, se il capo impianto per fare bella figura col partito voleva forzare la mano e disinserire il sistema di sicurezza, questo non doveva essere tecnicamente possibile. Oppure, non doveva essere proprio costruito un impianto che era sicuro perchè robotizzato, e non perchè diciamo auto-diseccitante invece che auto eccitante.

L'insegnamento di Chernobyl potrebbere essere stato questo: non importa quanto grave sia l'errore del gestore, il disastro non deve avvenire. In questo senso, anche il direttore dei lavori che fa tutte le minchiate del mondo e avvelena il reattore facendolo lavorare a 200MW invece che 700MW è VITTIMA dell'incidente, non causa.
La causa è la mancanza generalizzata di cultura della sicurezza, per cui ad esempio:

- gli incidenti, per timore di ripercussioni sulla carriera, non venivano segnalati agli altri impianti (principio cardine del nucleare), ma vengono coperti omertosamente (pare che altri impianti RBMK avessero avuto fusioni parziali nell'82 a causa delle barre dispettose: bastava farlo sapere a quelli in Chernobyl)

- i progettisti non spiegavano i dettagli della tecnologia, ma davano una serie di norme e di principi da seguire

- a capo dell'impianto il partito aveva messo una persona che non era un ingegnere nucleare formato di recente, ma esperto di altri impianti

etc. etc. etc..
 
Da italiano volevo sottolineare che lo scheletro del sarcofaco che stanno installando sopra il famigerato reattore esploso è stato realizzato in provincia di Pordenone (da Cimolai).
 
Mi pare che stiamo vedendo la cosa con gli occhi e la mentalità di oggi (bianco - nero, bello - brutto, positivo - negativo, ecc.), mentre invece bisogna fare uno sforzo per tornare indietro al grigio plumbeo di quel tempo: la centrale era "coperta" dall'egida militare e rientrava in uno schema militare. Il personale era civile, ma la struttura era stata voluta e pensata dai militari per i loro scopi, quindi "non hanno mai potuto" girare gli schemi costruttivi - con tutte le magagne insite nel progetto stesso - alle maestranze.
Persino il test, si disse, fu voluto ed ordinato dai militari stessi, mascherandolo come operazione di messa in sicurezza/stress test.

Bisogna entrare per un attimo nelle teste di quell'epoca, di quelli che comandavano e facevano carriera nel partito e di quelli che cercavano di portare a casa uno stipendio, obbedendo e con lo sguardo basso.
 
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