<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> è arrivato il giardinieri | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

è arrivato il giardinieri

Kren ha scritto:
Kren ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
dexxter ha scritto:
blackshirt ha scritto:
o ci diamo una svegliata in tempi brevi o saranno azzi come razzi... :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
in Italia si sfornano ogni anno 184mila laureati.........
Troppo pochi.
esatto! Siamo gli ultimi in europa
per la cronaca
"Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati".

questo è l'incomprensibile; si sente che mancano laureati e poi la metà non trova lavoro. Un bel mistero.
 
LUISELLA1972 ha scritto:
Kren ha scritto:
Kren ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
dexxter ha scritto:
blackshirt ha scritto:
o ci diamo una svegliata in tempi brevi o saranno azzi come razzi... :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
in Italia si sfornano ogni anno 184mila laureati.........
Troppo pochi.
esatto! Siamo gli ultimi in europa
per la cronaca
"Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati".

anzi, facciamo una bella cosa: impediamo, con una bella legge, a chi non è figlio di papà, di iscriversi all'Università, dato che non ha il diritto di scegliere una professione di suo gradimento, pur avendone le capacità, il cervello, l'indole ....eh, no, certe facoltà sono riservate solo ad una casta privilegiata, proprio come accadeva 50 anni fa.......
chi non è figlio di notaio, ingegnere, medico, avvocato, commercialista non ha il diritto di studiare....
io, figlia di pensionanti ed all'epoca degli studi universitari pure orfana di padre (ooooooooohhhhh che abominio) che HO OSATO diventare avvocato.....mannòòòòòò, avrei dovuto fare la colf....sennò arrivano le ucraine...
per favore, siamo seri. :rolleyes:

veramente, è il contrario.

ovvero, dal punto di vista del raggiungimento del titolo di studio (che non coincide con gli sbocchi professionali) le caste chiuse ci sono ADESSO.
le facoltà italiane formalmente aperte a tutti finiscono per produrre laureati principalmente tra i figli dei laureati.

questo significa che la istruzione che si riceve in famiglia è statisticamente determinante per la possibilità di completare il ciclo di studi (cosa che ovviamente non esclude che figli di braccianti diventino professori universitari e premi nobel,ma ne riduce statisticamente la probabilità)

a corollario, significa che il sistema scolastico è INIDONEO alla formazione.

in altri Paesi c'è magari più differenza sociale, ma c'è maggiore circolazione.

comunque il tema non è quello: il tema non è la mancanza di personale italiano in certe posizioni perché altri italiani sono riusciti ad avere una posizione lavorativa diversa e più confacente alle loro aspirazioni e capacità.
il tema è che a fronte di posizioni scoperte, ci sono persone che preferiscono la disoccupazione o una sottooccupazione.
credo che nessuno si aspetti che qualcuno scelga tra fare il giardiniere e fare il notaio o il medico (con tutto che ci sono imprese florovivaistiche di tutto rispetto), ma piuttosto che stare a un call-center a 500 euro al mese lamentandosi, forse un pensierino si potrebbe fare.
 
belpietro ha scritto:
LUISELLA1972 ha scritto:
Kren ha scritto:
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DareAvere(exTDI89) ha scritto:
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blackshirt ha scritto:
o ci diamo una svegliata in tempi brevi o saranno azzi come razzi... :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
in Italia si sfornano ogni anno 184mila laureati.........
Troppo pochi.
esatto! Siamo gli ultimi in europa
per la cronaca
"Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati".

anzi, facciamo una bella cosa: impediamo, con una bella legge, a chi non è figlio di papà, di iscriversi all'Università, dato che non ha il diritto di scegliere una professione di suo gradimento, pur avendone le capacità, il cervello, l'indole ....eh, no, certe facoltà sono riservate solo ad una casta privilegiata, proprio come accadeva 50 anni fa.......
chi non è figlio di notaio, ingegnere, medico, avvocato, commercialista non ha il diritto di studiare....
io, figlia di pensionanti ed all'epoca degli studi universitari pure orfana di padre (ooooooooohhhhh che abominio) che HO OSATO diventare avvocato.....mannòòòòòò, avrei dovuto fare la colf....sennò arrivano le ucraine...
per favore, siamo seri. :rolleyes:

veramente, è il contrario.

ovvero, dal punto di vista del raggiungimento del titolo di studio (che non coincide con gli sbocchi professionali) le caste chiuse ci sono ADESSO.
le facoltà italiane formalmente aperte a tutti finiscono per produrre laureati principalmente tra i figli dei laureati.

questo significa che la istruzione che si riceve in famiglia è statisticamente determinante per la possibilità di completare il ciclo di studi (cosa che ovviamente non esclude che figli di braccianti diventino professori universitari e premi nobel,ma ne riduce statisticamente la probabilità)

a corollario, significa che il sistema scolastico è INIDONEO alla formazione.

in altri Paesi c'è magari più differenza sociale, ma c'è maggiore circolazione.

comunque il tema non è quello: il tema non è la mancanza di personale italiano in certe posizioni perché altri italiani sono riusciti ad avere una posizione lavorativa diversa e più confacente alle loro aspirazioni e capacità.
il tema è che a fronte di posizioni scoperte, ci sono persone che preferiscono la disoccupazione o una sottooccupazione.
credo che nessuno si aspetti che qualcuno scelga tra fare il giardiniere e fare il notaio o il medico (con tutto che ci sono imprese florovivaistiche di tutto rispetto), ma piuttosto che stare a un call-center a 500 euro al mese lamentandosi, forse un pensierino si potrebbe fare.

5 stelle; un analisi semplicemente perfetta. :thumbup:
 
La soluzione c'è, specialmente per chi si laurea in una materia tecnico-scientifica: ci si sposta dall'Italia.
Se io mi fossi laureata in ingegneria avrei fatto la valigia a26 anni.
E, comunque sia, sono molto più motivati a riuscire i ragazzi figli di braccianti dei ragazzi con lo studio già bello pronto che li aspetta (a parte le debite eccezioni, ovviamente), dato che LO SANNO GIA' che dovranno lottare duramente per riuscire...ciò implica voti più alti e ciclo di studi concluso in tempi decorosi
 
LUISELLA1972 ha scritto:
La soluzione c'è, specialmente per chi si laurea in una materia tecnico-scientifica: ci si sposta dall'Italia.
Se io mi fossi laureata in ingegneria avrei fatto la valigia a26 anni.
E, comunque sia, sono molto più motivati a riuscire i ragazzi figli di braccianti dei ragazzi con lo studio già bello pronto che li aspetta (a parte le debite eccezioni, ovviamente), dato che LO SANNO GIA' che dovranno lottare duramente per riuscire...ciò implica voti più alti e ciclo di studi concluso in tempi decorosi

A volte il ciclo di studi concluso in tempi decorosi nasconde una limitatezza culturale e creativa disarmante.
Ho assistito ad architettura-Firenze (laurea specialistica, praticamente + di 50 esami e laboratori) ad esami di ragazze-macchinetta che prendevano tutti 30 ed avevano la stessa sensibilità progettuale del mio cane.
(senza offesa per le ragazze, ho citato quelle perchè gli ignorantoni maschi non prendevano neppure 30).
Allo stesso tempo c'era gente con due palle così che neppure si è laureata... :rolleyes:
Io non mi sento un intellettuale, ma a confronto di certi somari mi sento tale.

Se questi somari-curriculati sono l'ambizione degli studi e delle aziende... ...povere aziende!!!
 
LUISELLA1972 ha scritto:
blackshirt ha scritto:
dexxter ha scritto:
blackshirt ha scritto:
o ci diamo una svegliata in tempi brevi o saranno azzi come razzi... :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
in Italia si sfornano ogni anno 184mila laureati.........

e son tutti convinti di aver studiato per poter trovare un lavoro decente... illusi... :rolleyes:

chissà...
magari un laureato in ingegneria vorrebbe fare, nella vita, l'ingegnere.....
oppure un laureato in giurisprudenza vorrebbe iniziare la pratica per poi tentare l'esame di Stato e diventare avvocato....
magari - sto ipotizzando, eh.... - il primo ama l'ingegneria ed il secondo ama il diritto.....

magari amano queste materie di studio....
eh, che ne dici? :rolleyes:
Brava Luisella.
 
elancia75 ha scritto:
LUISELLA1972 ha scritto:
La soluzione c'è, specialmente per chi si laurea in una materia tecnico-scientifica: ci si sposta dall'Italia.
Se io mi fossi laureata in ingegneria avrei fatto la valigia a26 anni.
E, comunque sia, sono molto più motivati a riuscire i ragazzi figli di braccianti dei ragazzi con lo studio già bello pronto che li aspetta (a parte le debite eccezioni, ovviamente), dato che LO SANNO GIA' che dovranno lottare duramente per riuscire...ciò implica voti più alti e ciclo di studi concluso in tempi decorosi

A volte il ciclo di studi concluso in tempi decorosi nasconde una limitatezza culturale e creativa disarmante.
Ho assistito ad architettura-Firenze (laurea specialistica, praticamente + di 50 esami e laboratori) ad esami di ragazze-macchinetta che prendevano tutti 30 ed avevano la stessa sensibilità progettuale del mio cane.
(senza offesa per le ragazze, ho citato quelle perchè gli ignorantoni maschi non prendevano neppure 30).
Allo stesso tempo c'era gente con due palle così che neppure si è laureata... :rolleyes:
Io non mi sento un intellettuale, ma a confronto di certi somari mi sento tale.

Se questi somari-curriculati sono l'ambizione degli studi e delle aziende... ...povere aziende!!!
Eh vabbè, i computer con il plus dello studio mnemonico ci sono ovunque... ne avevo anch'io un paio all'uni 110 e lode entrambe. Hanno trovato subito lavoro, ma carriera zero. D'altra parte se non sei sveglio (che non significa prendere bei voti) e non hai qualche papa, il mercato del lavoro se ne accorge... eccome se se ne accorge...
 
belpietro ha scritto:
LUISELLA1972 ha scritto:
Kren ha scritto:
Kren ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
dexxter ha scritto:
blackshirt ha scritto:
o ci diamo una svegliata in tempi brevi o saranno azzi come razzi... :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
in Italia si sfornano ogni anno 184mila laureati.........
Troppo pochi.
esatto! Siamo gli ultimi in europa
per la cronaca
"Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati".

anzi, facciamo una bella cosa: impediamo, con una bella legge, a chi non è figlio di papà, di iscriversi all'Università, dato che non ha il diritto di scegliere una professione di suo gradimento, pur avendone le capacità, il cervello, l'indole ....eh, no, certe facoltà sono riservate solo ad una casta privilegiata, proprio come accadeva 50 anni fa.......
chi non è figlio di notaio, ingegnere, medico, avvocato, commercialista non ha il diritto di studiare....
io, figlia di pensionanti ed all'epoca degli studi universitari pure orfana di padre (ooooooooohhhhh che abominio) che HO OSATO diventare avvocato.....mannòòòòòò, avrei dovuto fare la colf....sennò arrivano le ucraine...
per favore, siamo seri. :rolleyes:

veramente, è il contrario.

ovvero, dal punto di vista del raggiungimento del titolo di studio (che non coincide con gli sbocchi professionali) le caste chiuse ci sono ADESSO.
le facoltà italiane formalmente aperte a tutti finiscono per produrre laureati principalmente tra i figli dei laureati.

questo significa che la istruzione che si riceve in famiglia è statisticamente determinante per la possibilità di completare il ciclo di studi (cosa che ovviamente non esclude che figli di braccianti diventino professori universitari e premi nobel,ma ne riduce statisticamente la probabilità)

a corollario, significa che il sistema scolastico è INIDONEO alla formazione.

in altri Paesi c'è magari più differenza sociale, ma c'è maggiore circolazione.

comunque il tema non è quello: il tema non è la mancanza di personale italiano in certe posizioni perché altri italiani sono riusciti ad avere una posizione lavorativa diversa e più confacente alle loro aspirazioni e capacità.
il tema è che a fronte di posizioni scoperte, ci sono persone che preferiscono la disoccupazione o una sottooccupazione.
credo che nessuno si aspetti che qualcuno scelga tra fare il giardiniere e fare il notaio o il medico (con tutto che ci sono imprese florovivaistiche di tutto rispetto), ma piuttosto che stare a un call-center a 500 euro al mese lamentandosi, forse un pensierino si potrebbe fare.
Sull'ultima parte sono d'accordo con te. Mi sembra di cogliere, tuttavia - e non certamente da parte tua - una sorta di insofferenza verso chi frequenta l'università. E' vero che ci sono numerosi fannulloni che affollano le aule universitarie, ma non credo che in Italia possa seriamente affermarsi che ci sono troppi laureati.
Pur essendo un pivello della professione forense ho già avuto modo di ascoltare i discorsi dei grandi vecchi del mio ordine di appartenenza che pontificavano sul numero eccessivo di avvocati (nel merito la constatazione è ineccepibile) dimenticandosi, tuttavia, di aver avviato alla professione tutti i loro figli, alcuni dei quali ben avrebbero potuto dedicarsi ad altro.
Poco tempo fa, un ex presidente dell'ordine con due figli avviati alla professione mi disse: "se mio figlio mi avesse detto: voglio fare l'idraulico gli avrei detto certamente di si!".
Un paio di giorni dopo il figlio mi disse che l'ultimo dei suoi pensieri era quello di fare l'avvocato, ma il padre non gli avrebbe mai permesso di fare altro.....
 
Sul discorso che l'Università debba essere riformata, modernizzata, destrutturata, resa competitiva, non posso che essere d'accordo.
Ma da qui a dire che" ci sono troppo laureati" "...e i lavori manuali chi li fa" " che brutto aver la laurea e fare il call center" facciamo un po' di distinguo, please:
1) "le classi chiuse ci sono ora": no, è questo il bello. Quello che scoccia a certuni è proprio il contrario. E' finita l'epoca dei 4 avvocati-4 notai-4 commercialisti in tutta Italia (tutti uomini.....) e centinaia di analfabeti (soprattutto donne.... vi dice qualcosa?) come 50 anni fa; passa il dottò e tutti ad inchinarsi fino a terra (mio nonno, pace all'anima sua, compreso)
2) nulla contro i lavori manuali: mia madre era artigiana ed io onoro sempre e per sempre la sua memoria, lungi da me il disprezzare chi usa mani e cuore per lavorare
3) non me ne frega niente dei somari, dei fancazzisti, dei parcheggiati, per me non contano una cicca usata; però - sopresa - costoro arricchiscono le file dei figli di papà, perchè hanno - non mi dire - il sederino coperto, per cui possono - toh - cazzeggiare per anni, tanto il lavoro ce l'hanno che li aspetta, e se volete vi snocciolo decine di esempi - nauseabondi - da me verficati. Li volete?
4) NON ME LA SENTO PROPRIO di puntare il dito contro chi studia filosofia e lettere, che - magari avrebbe la vocazione dell'insegnamento, perchè - magari - vorrebbe diventare scrittore, saggista, giornalista, editorialista, critico.....noooo, merita di finire al call-center.
Prendetevela con le lobbies, con il nepotismo, con il sistema delle raccomandazioni, con certi imprenditori rapaci, con il mobbing, con la discriminazione sessuale, con la mancanza di strutture adeguate di supporto per le giovani famiglie e per le madri lavoratrici eccetera, eccetera, eccetera.
Se volete, continuo fino a domani, però potrei diventare poco gradevole, per cui la finisco qui.
 
LUISELLA1972 ha scritto:
Sul discorso che l'Università debba essere riformata, modernizzata, destrutturata, resa competitiva, non posso che essere d'accordo.
Ma da qui a dire che" ci sono troppo laureati" "...e i lavori manuali chi li fa" " che brutto aver la laurea e fare il call center" facciamo un po' di distinguo, please:
1) "le classi chiuse ci sono ora": no, è questo il bello. Quello che scoccia a certuni è proprio il contrario. E' finita l'epoca dei 4 avvocati-4 notai-4 commercialisti in tutta Italia (tutti uomini.....) e centinaia di analfabeti (soprattutto donne.... vi dice qualcosa?) come 50 anni fa; passa il dottò e tutti ad inchinarsi fino a terra (mio nonno, pace all'anima sua, compreso)
2) nulla contro i lavori manuali: mia madre era artigiana ed io onoro sempre e per sempre la sua memoria, lungi da me il disprezzare chi usa mani e cuore per lavorare
3) non me ne frega niente dei somari, dei fancazzisti, dei parcheggiati, per me non contano una cicca usata; però - sopresa - costoro arricchiscono le file dei figli di papà, perchè hanno - non mi dire - il sederino coperto, per cui possono - toh - cazzeggiare per anni, tanto il lavoro ce l'hanno che li aspetta, e se volete vi snocciolo decine di esempi - nauseabondi - da me verficati. Li volete?
4) NON ME LA SENTO PROPRIO di puntare il dito contro chi studia filosofia e lettere, che - magari avrebbe la vocazione dell'insegnamento, perchè - magari - vorrebbe diventare scrittore, saggista, giornalista, editorialista, critico.....noooo, merita di finire al call-center.
Prendetevela con le lobbies, con il nepotismo, con il sistema delle raccomandazioni, con certi imprenditori rapaci, con il mobbing, con la discriminazione sessuale, con la mancanza di strutture adeguate di supporto per le giovani famiglie e per le madri lavoratrici eccetera, eccetera, eccetera.
Se volete, continuo fino a domani, però potrei diventare poco gradevole, per cui la finisco qui.
Ripeto, Luisella for president!!!!!
Hai ragionissima su tutti i punti. Mi sento di sottolineare l'ultimo dato che io stesso mi sono fatto gli scrupoli di cui sopra ed alla fine ho fatto una facoltà che fosse una via di mezzo tra le mie passioni, cioè quello che volevo davvero fare, e l'esigenza fortemente voluta dalla famiglia di una laurea spendibile nel mondo del lavoro. Per carità, l'università è stata bellissima e mi ha molto arricchito, ma se tornassi indietro seguirei le mie passioni senza ombra di dubbio. Se avessi avuto un consiglio da Luisella magari avrei scelto la strada più consona alle mie inclinazioni... :rolleyes:
 
LUISELLA1972 ha scritto:
Sul discorso che l'Università debba essere riformata, modernizzata, destrutturata, resa competitiva, non posso che essere d'accordo.
Ma da qui a dire che" ci sono troppo laureati" "...e i lavori manuali chi li fa" " che brutto aver la laurea e fare il call center" facciamo un po' di distinguo, please:
1) "le classi chiuse ci sono ora": no, è questo il bello. Quello che scoccia a certuni è proprio il contrario. E' finita l'epoca dei 4 avvocati-4 notai-4 commercialisti in tutta Italia (tutti uomini.....) e centinaia di analfabeti (soprattutto donne.... vi dice qualcosa?) come 50 anni fa; passa il dottò e tutti ad inchinarsi fino a terra (mio nonno, pace all'anima sua, compreso)
2) nulla contro i lavori manuali: mia madre era artigiana ed io onoro sempre e per sempre la sua memoria, lungi da me il disprezzare chi usa mani e cuore per lavorare
3) non me ne frega niente dei somari, dei fancazzisti, dei parcheggiati, per me non contano una cicca usata; però - sopresa - costoro arricchiscono le file dei figli di papà, perchè hanno - non mi dire - il sederino coperto, per cui possono - toh - cazzeggiare per anni, tanto il lavoro ce l'hanno che li aspetta, e se volete vi snocciolo decine di esempi - nauseabondi - da me verficati. Li volete?
4) NON ME LA SENTO PROPRIO di puntare il dito contro chi studia filosofia e lettere, che - magari avrebbe la vocazione dell'insegnamento, perchè - magari - vorrebbe diventare scrittore, saggista, giornalista, editorialista, critico.....noooo, merita di finire al call-center.
Prendetevela con le lobbies, con il nepotismo, con il sistema delle raccomandazioni, con certi imprenditori rapaci, con il mobbing, con la discriminazione sessuale, con la mancanza di strutture adeguate di supporto per le giovani famiglie e per le madri lavoratrici eccetera, eccetera, eccetera.
Se volete, continuo fino a domani, però potrei diventare poco gradevole, per cui la finisco qui.

veramente, ti stai facendo da sola il canto e il controcanto.

chi ha scritto che "merita di finire al call center?" nessuno.
chi ha detto che devono esserci le classi chiuse? nessuno.

qui si è scritto che il dato (che è un dato, non una teoria come quella sui figli di braccianti più motivati degli altri, che sarà una bella poesia ma statisticamente non è vera) è che i laureati sono TROPPO POCHI, non che sono troppi.
che la mobilità sociale in Italia è troppo poca, non che sia troppa.
che l'abbandono universitario è troppo alto.
e che il problema non è chi studia per fare una cosa (e soprattutto, poi la fa davvero), ma chi si parcheggia.
 
belpietro ha scritto:
LUISELLA1972 ha scritto:
Sul discorso che l'Università debba essere riformata, modernizzata, destrutturata, resa competitiva, non posso che essere d'accordo.
Ma da qui a dire che" ci sono troppo laureati" "...e i lavori manuali chi li fa" " che brutto aver la laurea e fare il call center" facciamo un po' di distinguo, please:
1) "le classi chiuse ci sono ora": no, è questo il bello. Quello che scoccia a certuni è proprio il contrario. E' finita l'epoca dei 4 avvocati-4 notai-4 commercialisti in tutta Italia (tutti uomini.....) e centinaia di analfabeti (soprattutto donne.... vi dice qualcosa?) come 50 anni fa; passa il dottò e tutti ad inchinarsi fino a terra (mio nonno, pace all'anima sua, compreso)
2) nulla contro i lavori manuali: mia madre era artigiana ed io onoro sempre e per sempre la sua memoria, lungi da me il disprezzare chi usa mani e cuore per lavorare
3) non me ne frega niente dei somari, dei fancazzisti, dei parcheggiati, per me non contano una cicca usata; però - sopresa - costoro arricchiscono le file dei figli di papà, perchè hanno - non mi dire - il sederino coperto, per cui possono - toh - cazzeggiare per anni, tanto il lavoro ce l'hanno che li aspetta, e se volete vi snocciolo decine di esempi - nauseabondi - da me verficati. Li volete?
4) NON ME LA SENTO PROPRIO di puntare il dito contro chi studia filosofia e lettere, che - magari avrebbe la vocazione dell'insegnamento, perchè - magari - vorrebbe diventare scrittore, saggista, giornalista, editorialista, critico.....noooo, merita di finire al call-center.
Prendetevela con le lobbies, con il nepotismo, con il sistema delle raccomandazioni, con certi imprenditori rapaci, con il mobbing, con la discriminazione sessuale, con la mancanza di strutture adeguate di supporto per le giovani famiglie e per le madri lavoratrici eccetera, eccetera, eccetera.
Se volete, continuo fino a domani, però potrei diventare poco gradevole, per cui la finisco qui.

veramente, ti stai facendo da sola il canto e il controcanto.

chi ha scritto che "merita di finire al call center?" nessuno.
chi ha detto che devono esserci le classi chiuse? nessuno.

qui si è scritto che il dato (che è un dato, non una teoria come quella sui figli di braccianti più motivati degli altri, che sarà una bella poesia ma statisticamente non è vera) è che i laureati sono TROPPO POCHI, non che sono troppi.
che la mobilità sociale in Italia è troppo poca, non che sia troppa.
che l'abbandono universitario è troppo alto.
e che il problema non è chi studia per fare una cosa (e soprattutto, poi la fa davvero), ma chi si parcheggia.
Ripeto: sei uno dei pochi ad affermare queste cose qui dentro. Basta leggere i post precedenti....soprattutto a pagina 1! Senza voler polemizzare con nessuno.
 
jaccos ha scritto:
LUISELLA1972 ha scritto:
Sul discorso che l'Università debba essere riformata, modernizzata, destrutturata, resa competitiva, non posso che essere d'accordo.
Ma da qui a dire che" ci sono troppo laureati" "...e i lavori manuali chi li fa" " che brutto aver la laurea e fare il call center" facciamo un po' di distinguo, please:
1) "le classi chiuse ci sono ora": no, è questo il bello. Quello che scoccia a certuni è proprio il contrario. E' finita l'epoca dei 4 avvocati-4 notai-4 commercialisti in tutta Italia (tutti uomini.....) e centinaia di analfabeti (soprattutto donne.... vi dice qualcosa?) come 50 anni fa; passa il dottò e tutti ad inchinarsi fino a terra (mio nonno, pace all'anima sua, compreso)
2) nulla contro i lavori manuali: mia madre era artigiana ed io onoro sempre e per sempre la sua memoria, lungi da me il disprezzare chi usa mani e cuore per lavorare
3) non me ne frega niente dei somari, dei fancazzisti, dei parcheggiati, per me non contano una cicca usata; però - sopresa - costoro arricchiscono le file dei figli di papà, perchè hanno - non mi dire - il sederino coperto, per cui possono - toh - cazzeggiare per anni, tanto il lavoro ce l'hanno che li aspetta, e se volete vi snocciolo decine di esempi - nauseabondi - da me verficati. Li volete?
4) NON ME LA SENTO PROPRIO di puntare il dito contro chi studia filosofia e lettere, che - magari avrebbe la vocazione dell'insegnamento, perchè - magari - vorrebbe diventare scrittore, saggista, giornalista, editorialista, critico.....noooo, merita di finire al call-center.
Prendetevela con le lobbies, con il nepotismo, con il sistema delle raccomandazioni, con certi imprenditori rapaci, con il mobbing, con la discriminazione sessuale, con la mancanza di strutture adeguate di supporto per le giovani famiglie e per le madri lavoratrici eccetera, eccetera, eccetera.
Se volete, continuo fino a domani, però potrei diventare poco gradevole, per cui la finisco qui.
Ripeto, Luisella for president!!!!!
Hai ragionissima su tutti i punti. Mi sento di sottolineare l'ultimo dato che io stesso mi sono fatto gli scrupoli di cui sopra ed alla fine ho fatto una facoltà che fosse una via di mezzo tra le mie passioni, cioè quello che volevo davvero fare, e l'esigenza fortemente voluta dalla famiglia di una laurea spendibile nel mondo del lavoro. Per carità, l'università è stata bellissima e mi ha molto arricchito, ma se tornassi indietro seguirei le mie passioni senza ombra di dubbio. Se avessi avuto un consiglio da Luisella magari avrei scelto la strada più consona alle mie inclinazioni... :rolleyes:

Caro amico,
io non mi permetto di dare consigli a nessuno: chi sono per farlo?
Semplicemente, sono stufa di sentire dire dei giovani di tutto e di più (ovviamente, parlo in generale): questo bel "sistemino" i giovani lo hanno ereditato da chi c'era prima.
Solo che adesso i giovani non hanno prospettive.
E questo NON è giusto.
 
....tanto per fare un esempio, ieri pomeriggio sono andata a deliziarmi ad un bel corso sulla previdenza forense: a momenti tiravo qualcosa in testa al Relatore (ho una buona mira).
Specialmente quando si è messo a parlare delle avvocatesse: l'ho fulminato con gli occhi.
Perchè, perchè non sono come Medusa?
 
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