Ci si è sempre chiesto : cosa ci vuole per fare una pensilina a copertura di una colonnina ? Anche quando non è una richiesta esplicita, è qualcosa che un utente che si appresta ad una ricarica nota. Lo nota specialmente se è sotto un sole cocente o deve per forza caricare durante un acquazzone. Anche perché il confronto con il classico distributore salta sempre come riferimento. E qui il nodo viene inesorabilmente al pettine, nella ricarica elettrica invece è diverso perchè il contesto normativo è diverso. E si sa la burocrazia in Italia quanto pesa, un macigno. Le colonnine vengono inserite nei parcheggi, e si notano perchè rubano gli spazzi ad altri automobilisti soprattutto se i posti sono esigui. È qui che si crea quella differenza, più percettiva che tecnica.
Una pensilina quando c’è cambia la nostra percezione del sito, lo rende più “accogliente”, protettivo, meno parcheggio. Ma questa copertura anche se fisicamente è parte della colonnine, burocraticamente non lo è, ed è considerata un’opera edilizia autonoma. La normativa è chiara: le infrastrutture di ricarica rientrano in un regime semplificato perché sono considerate opere funzionali alla transizione energetica (rif.D.Lgs. 257/2016 e successive semplificazioni). Quando vengono installate su un suolo già urbanizzato, come i parcheggi esistenti, aree commerciali, spazi pubblici destinati alla sosta, l’intervento è inquadrato come impianto tecnologico, e non come nuova costruzione. Non serve un permesso per costruire e non si entra nelle verifiche urbanistiche classiche come il rilevamento di superfici o volumi. Questo perché l’intervento non modifica in modo sostanziale lo stato dei luoghi.
Le verifiche non spariscono, ma cambiano natura. Si spostano su connessione alla rete elettrica, progetto elettrico e conformità CEI, su autorizzazioni all’occupazione del suolo, se pubblico ed eventuali pareri locali in termini di viabilità e sicurezza. Quindi finché l’intervento resta limitato alle colonnine e alle opere impiantistiche accessorie, il progetto si muove dentro questa logica semplificata.
La pensilina invece interrompe questa procedura semplificata. Nel momento in cui si costruisce una struttura stabile e permanente, ancorata al suolo con una struttura auto portante si entra nel campo del DPR 380/2001 e, a seconda delle caratteristiche dimensioni, struttura e grado di permanenza può essere assimilata a una nuova costruzione o a un’opera comunque rilevante dal punto di vista urbanistico.
E questa illogica classificazione cambia il tipo di verifica richiesta. Non si tratta solo di ottenere un permesso di costruire, piazzare, la colonnina, ma di dimostrare la compatibilità dell’intervento con lo strumento urbanistico vigente: destinazione d’uso dell’area, superfici coperte, altezze, distanze, eventuali limiti volumetrici. Praticamente, si passa da un intervento innesta un componente su un contesto esistente a uno che lo modifica, anche se in modo limitato.
E per mettere la ciliegina sulla torta ci si mettono anche i vincoli, che sono quelli che spesso incidono davvero sul progetto perchè ne possono condizionare la forma.
Vincoli paesaggistici, regolamenti comunali, linee guida architettoniche, ogni contesto introduce richieste specifiche di integrazione.
Può significare che si dovrebbero adattare i materiali e i colori, allinearsi a coperture esistenti, oppure rispettare prescrizioni legate alla visibilità o all’inserimento nel paesaggio.
Non sono elementi che impediscono la realizzazione, ma che richiedono progettazione aggiuntiva e, spesso, incidono sui costi.
Il risultato è che ogni sito diventa un caso specifico a se e il progetto deve tenere insieme aspetti edilizi, urbanistici e di integrazione architettonica che probabilmente non varranno come standard e risparmio sui costi di progettazione per altri siti.
Questo è lo squallido, illogico e obsoleto quadro normativo nonostante siano passati ben 2535 anni dalla prima Repubblica ( Roma ) che ha influenzato il diritto occidentale, ovvero avere una legge che semplifica ma un’altra che la rallenta e la ostacola. Ma non è tutto il bello deve ancora arrivare. Perché nel momento in cui si riesce a risolvere la bega burocratica arriva quella operativa. La domanda non è più “si può fare?”, ma “ha senso farlo?” Dato che è investimento importante.
In un paese come l’Italia dove le auto elettriche hanno una quota di mercato irrisoria, la potenza impegnata alle utility viene fatta pagare a peso d’oro il business della ricarica è un equilibrio delicato tra investimenti iniziali elevati e ritorni che si costruiscono nel tempo a volte mai.
In questo scenario la pensilina non è più un dettaglio progettuale, ma un investimento aggiuntivo che incide direttamente sulle spese in conto capitale del sito e nel tempo comporterà anche ulteriori costi di manutenzione.
Una pensilina con diversi stalli può raggiungere tenendo conto di tutto anche i 100.000 euro a lavoro finito. E’ un’infrastruttura a tutti gli effetti e come tale va valutata, ergo poi deve essere ammortizzata. Una pensilina non genera di per sé nuovi ricav,i a meno che non venga ricoperta da pannelli solari ma in quel caso intervengono nuove normative e nuovi costi. Migliora l’esperienza è vero perchè se vi capita di ricaricare alle Ionity di Affi, foto sotto, è tutta un’altra cosa rispetto a quelle di Aosta, aumenta la qualità percepita del sito, ma non garantisce un incremento diretto dell’utilizzo o del fatturato.
Questo significa che ogni euro investito deve essere giustificato rendendo la logica di assegnazione estremamente selettiva. Le pensiline vengono inserite quando il contesto lo giustifica : alto traffico quindi maggior possibilità di ammortamento, o strategico e di immagine ovvero nei luoghi in cui la qualità dell’infrastruttura diventa parte del posizionamento del brand. Un po come alcuni negozi mantenuti nei luoghi o nelle vie più esclusive, non importa se sono un debito, l’importante è esserci.
In tutti gli altri casi la valutazione è molto più pragmatica.
Conclusione, finché lo stato delle cose rimarrà questo ogni investimento aggiuntivo verrà valutato con estrema attenzione, la pensilina, proprio perché è un’infrastruttura e non un accessorio, continuerà a essere scelta con rigorosa selezione e illogicamente la si troverà presente solo dove ha senso… monetario e non… pratico.