<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La "Transizione": vantaggi, svantaggi, perplessità, criticità | Page 2015 | Il Forum di Quattroruote

La "Transizione": vantaggi, svantaggi, perplessità, criticità

verranno installati nuovi motori termici su auto che oggi offrono poca scelta?

  • si

    Votes: 10 28,6%
  • si torneranno le sportive o comunque quelle più pepate

    Votes: 3 8,6%
  • no dipende dalle case

    Votes: 7 20,0%
  • no il futuro è elettrico

    Votes: 14 40,0%
  • no i motori costano troppo e saranno sempre gli stessi

    Votes: 10 28,6%

  • Total voters
    35


Lo dice A2A. I nucleare per loro non è una strada.
Leggendo l'intervista capisco che pone la questioni in termini di "tempistiche e reattività" in fase di accensione mentre non manifesta alcuna preoccupazione legata a gestione e sicurezza.

Io però fatico a cogliere il tema sulla tempistica di avvio, per me se avessimo (e non avverrà mai) una centrale nucleare questa dovrebbe essere sempre attiva e operativa proprio per massimizzarne il rientro in termini di costi, pur con un'ottima percentuale di energia prodotta da rinnovabile (50%) credo ci sia ampio margine per poterla tenere sempre attiva e usare eventuali surplus momentanei caricando batterie, pompando acqua nei bacini e così via.

Per me, sul tema energetico, dovremo necessariamente investire cifre importantissime e cercare di diversificare il più possibile fonti e tecnologie, la missione dovrebbe essere, sempre a mio avviso, quella di aumentare la produzione interna di energia ed essere pronti a soddisfare una maggior richiesta di energia.

L'AD di a2a non da poi alcuna idea o suggerimento su come migliorare la gestione energetica locale o globale, dice solo "beh, Terna se serve accende le centrali termoelettriche", diciamo che mi sarei atteso un ragionamento più profondo di quello che potrei fare anche io.
 
Sono 4 righe di un articolo, credo che in altro ambito avrebbe approfondito il suo ragionamento o almeno lo immagino, non posiamo pensare che queste sono discussioni che si possono circoscrivere ad un articolo online
 
Ecco, trovato...

Già da tempo molti esercizi si sono attrezzati con dispenser, sia per igiene (servizi) che per la distribuzione e mescita (tavola). Non è necessario tornare alle vecchie zuppiere, zuccheriere, ciotoline varie esposte all'aria ed al contatto.
 
Io però fatico a cogliere il tema sulla tempistica di avvio, per me se avessimo (e non avverrà mai) una centrale nucleare questa dovrebbe essere sempre attiva
Solo se la fai con 4 reattori, quelle costruite in Italia erano monoreattore. Quegli oggetti, ordinariamente, sono soggetti a fermi per manutenzione/ricarico, anche fosse un autofertilizzante (breeding) tipo Super Phenix... senza contare le pause per inconvenienti, spesso solo cautelativi, non veri malfunzionamenti o guasti, ma comunque non derogabili per la prudenza nella gestione di oggetti così complessi e delicati.
Ribadisco, se si volesse ricominciare con la fissione, dovremmo ricostruire tutta la filiera ed il know how, a partire dallo smaltimento delle scorie prodotte in decenni e dal decommissiong dei siti attuali inattivi da decenni... buona fortuna!
 
Leggendo l'intervista capisco che pone la questioni in termini di "tempistiche e reattività" in fase di accensione mentre non manifesta alcuna preoccupazione legata a gestione e sicurezza.

Io però fatico a cogliere il tema sulla tempistica di avvio, per me se avessimo (e non avverrà mai) una centrale nucleare questa dovrebbe essere sempre attiva e operativa proprio per massimizzarne il rientro in termini di costi, pur con un'ottima percentuale di energia prodotta da rinnovabile (50%) credo ci sia ampio margine per poterla tenere sempre attiva e usare eventuali surplus momentanei caricando batterie, pompando acqua nei bacini e così via.

Per me, sul tema energetico, dovremo necessariamente investire cifre importantissime e cercare di diversificare il più possibile fonti e tecnologie, la missione dovrebbe essere, sempre a mio avviso, quella di aumentare la produzione interna di energia ed essere pronti a soddisfare una maggior richiesta di energia.

L'AD di a2a non da poi alcuna idea o suggerimento su come migliorare la gestione energetica locale o globale, dice solo "beh, Terna se serve accende le centrali termoelettriche", diciamo che mi sarei atteso un ragionamento più profondo di quello che potrei fare anche io.
L’Ad di una società che produce energia da centrali a gas, alla domanda su una fonte di energia che gli ridurrebbe i profitti , cosa avrebbe dovuto rispondere?
 
L’Ad di una società che produce energia da centrali a gas, alla domanda su una fonte di energia che gli ridurrebbe i profitti , cosa avrebbe dovuto rispondere?
Era quello che sottendevo al mio ragionamento, la risposta mi è sembrata comunque molto (o forse troppo) evasivo e semplicistico.

Non che sia un problema, dico solo che personalmente dall'AD di un grande gruppo energetico mi sarei atteso una risposta più argomentata e circostanziata proprio in virtù del tema trattato. ;)
 
E dire che non è scienza missilistica fare la differenziata.
A Milano ci sono i turisti della spazzatura che arrivano dai paesi dell’hinterland . Peccato che i nuovi cestini ( soldi spesi contro la maleducazione) non permettano l’inserimento dei sacchi dei furboni, quindi vengono abbandonati a lato.
Così che poi arrivano i corvi alla ricerca del cibo e spargono la pattumiera ovunque.

Gia'.....

L' olio di cucina.....Si vede di tutto

Per il resto
Una bella telecamera e passa tutto....
Furbone compreso....
Che poi furbone, mmmmmmmmmmmmmmmmm, ne dubito
C'e' andato in auto

:emoji_blush: :emoji_money_mouth: :emoji_blush:
 
L'AD di a2a non da poi alcuna idea o suggerimento su come migliorare la gestione energetica locale o globale, dice solo "beh, Terna se serve accende le centrali termoelettriche", diciamo che mi sarei atteso un ragionamento più profondo di quello che potrei fare anche io.
Eccolo qua, ti ho trovato il ragionamento più profondo :

Cosa ha detto Mazzoncini e perché conta adesso

La dichiarazione va collocata esattamente nel contesto in cui è stata pronunciata. Mazzoncini ha escluso una contrarietà tecnologica e una preoccupazione di sicurezza; ha portato la valutazione sulla compatibilità tra un impianto nucleare e il modo in cui A2A presidia l’equilibrio del sistema. Quando la produzione fotovoltaica cala in modo improvviso, il gestore di rete ha bisogno di capacità pronta a salire. L’amministratore delegato ha richiamato impianti termoelettrici capaci di entrare in servizio nell’ordine di un’ora. Il nucleare, nella sua lettura, richiede continuità di esercizio per remunerare capitale immobilizzato e rischio di costruzione.
Questo passaggio ha un peso maggiore della singola frase assembleare perché arriva da una multiutility esposta su più piani: generazione, reti, clienti finali, teleriscaldamento e servizi ambientali. La posizione deriva dal profilo operativo di un gruppo che deve far convivere impianti programmabili, domanda urbana e nuove connessioni elettriche in un mercato dove la velocità di risposta vale quanto la capacità installata.


Le 8mila ore: il numero che spiega il ragionamento

Il numero delle 8mila ore traduce una soglia industriale in un indicatore leggibile: su 8.760 ore annue, 8.000 ore equivalgono a circa il 91% dell’anno. Questa proporzione chiarisce il cuore del ragionamento. Un impianto ad alto investimento iniziale diventa più difficile da finanziare quando viene usato come risorsa di rincorsa, perché la remunerazione del capitale dipende da ricavi stabili e da un profilo di esercizio molto vicino alla base continua.
La distinzione tecnica è delicata. Un reattore può avere margini di modulazione, con vincoli e costi operativi specifici. Il punto sollevato da Mazzoncini riguarda il mercato: un asset pensato per funzionare quasi sempre deve trovare spazio economico in quasi tutte le ore dell’anno. In un sistema con forte crescita solare, ore a basso prezzo e bisogno di flessibilità rapida, la disponibilità della tecnologia copre solo una parte del problema. Serve un disegno di remunerazione capace di sostenere capex, rischio autorizzativo e tempi di ritorno.


Perché la strategia A2A porta altrove

A2A arriva a questo snodo con un piano industriale molto diverso da quello di un produttore centrato su un grande impianto unico. Nel 2025 il gruppo ha investito 1,7 miliardi di euro, con ricavi adjusted a 14 miliardi, Ebitda adjusted a 2,243 miliardi e utile netto adjusted a 686 milioni. La posizione finanziaria netta è scesa a 5,474 miliardi e il rapporto Pfn/Ebitda adjusted è rimasto a 2,4 volte. La direzione industriale è leggibile: più reti, più flessibilità, più economia circolare, più contratti di lungo periodo per energia verde.
Il dato che pesa di più è la rete. La capacità installata della rete elettrica A2A è cresciuta del 71%, anche per l’integrazione di Duereti. Questo cambia il baricentro del gruppo. Una rete più ampia assorbe nuova domanda, connette generazione distribuita e stabilizza ricavi regolati. Il nucleare avrebbe una natura opposta: investimento concentrato, tempi lunghi, ritorno legato a un utilizzo molto elevato. Per questo la posizione di Mazzoncini non sorprende se letta insieme alla nostra ricostruzione dell’assemblea A2A 2026, dove il vero salto industriale emergeva già dalle reti.


Il riferimento ai data center va letto con precisione

Il passaggio sui data center è il più interessante perché evita una semplificazione ricorrente. A2A ha previsto 1,6 miliardi di euro per realizzare e gestire nuovi hub digitali nel Piano al 2035 e si propone sia come partner energetico sia come sviluppatore diretto. Una domanda elettrica più continua, però, non garantisce automaticamente lo spazio economico necessario a centrali nucleari chiamate a lavorare sopra il 90% dell’anno.
I data center chiedono energia affidabile, connessioni robuste e gestione termica. In un modello A2A possono diventare infrastrutture integrate con rete elettrica e teleriscaldamento, come mostra il data center di Brescia con recupero di calore atteso a 16 GWh annui. La bancabilità di un reattore richiede un’altra scala di certezza: contratti molto lunghi, prezzo coerente con il capitale investito e assorbimento stabile. Da qui la frase di Mazzoncini sulla mancanza di spazio di mercato anche guardando alla domanda digitale.


Il dossier politico: il ddl resta aperto, il mercato chiede risposte

Sul piano nazionale il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile è ancora in esame alla Camera nelle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive. L’Atto Camera 2669 risulta in corso di esame in Commissione, con una fase istruttoria ampia e audizioni già svolte su industria, sicurezza, regolazione, rifiuti radioattivi e governance pubblica del settore. Il ritorno dell’atomo resta quindi dentro una cornice normativa da completare, senza siti individuati, senza autorizzazioni rilasciate e senza una tecnologia già scelta per il primo eventuale cantiere.
La posizione di A2A sposta il test dagli articoli del ddl al mercato elettrico reale. Nel nostro precedente approfondimento su Pichetto e il nucleare nel perimetro green avevamo isolato la stessa frizione: le ipotesi del PNIEC guardano al 2050 con una potenza nucleare potenziale tra 8 e 16 GW, pari a una quota compresa tra 11% e 22% della domanda elettrica stimata. Il decennio in corso resta invece dominato da rinnovabili, reti e accumuli.


Il sistema elettrico italiano: flessibilità prima della potenza continua

Il quadro italiano conferma la centralità del bilanciamento. Nel 2025 il fabbisogno elettrico nazionale è stato pari a 311,3 TWh e la capacità installata tra solare ed eolico ha raggiunto 57,1 GW, a fronte di un obiettivo PNIEC 2030 di 107 GW. Al 31 marzo 2026 la capacità rinnovabile complessiva è arrivata a 85.167 MW, con fotovoltaico a 44.952 MW ed eolico a 13.831 MW. La traiettoria cresce, ma resta esposta alla variabilità della produzione e ai colli di bottiglia di connessione.
Dentro questa architettura il valore non sta soltanto nella quantità di energia prodotta. Conta la capacità di fornire potenza quando la produzione rinnovabile scende, di assorbire eccessi quando la produzione sale e di mantenere il sistema stabile senza scaricare costi impropri sugli utenti. A2A legge il nucleare da questo punto di vista: una fonte programmabile e continua può avere una funzione in alcuni sistemi, però l’Italia del 2026 deve ancora risolvere autorizzazioni rinnovabili, sviluppo delle reti, accumuli e flessibilità termoelettrica residua.


Cosa cambia per A2A e per il dibattito italiano

Per A2A cambia poco sul piano operativo immediato e molto sul piano della gerarchia industriale. Il gruppo conferma che il capitale andrà dove produce ritorni coerenti con la sua natura di multiutility: reti, rinnovabili, data center integrati, teleriscaldamento, economia circolare e impianti capaci di dare flessibilità al sistema. L’uscita sul nucleare chiude lo spazio a investimenti diretti del gruppo su questa filiera nella fase attuale.
Per il dibattito italiano cambia la domanda da porre. La domanda centrale riguarda il meccanismo con cui un impianto nucleare verrebbe remunerato in un mercato con alta penetrazione solare, prezzi orari variabili e crescente bisogno di risorse modulabili. La dichiarazione di Mazzoncini ridimensiona una lettura automatica: più domanda elettrica, compresa quella dei data center, da sola è insufficiente a rendere bancabile una nuova capacità nucleare.
 


Lo dice A2A. I nucleare per loro non è una strada.
Che bello dire una verità (il funzionamento deve essere pressoché continuativo) affogandola in una bugia simile a quella del bimbo sorpreso con le mani nella Nutella.

Ma chi ha mai detto che il nucleare debba essere tenuto di riserva? Il nucleare servirebbe per lo zoccolo duro dei consumi, quel livello di potenza sotto cui non si scende mai. Le rinnovabili servirebbero di giorno e magari in caso di loro indisponibilità si potrebbe aumentare la potenza erogata dal nucleare (quindi fare una serie di reattori di relativa piccola potenza tali che al livello minimo erogabile garantiscano lo zoccolo duro).
 
Solo se la fai con 4 reattori, quelle costruite in Italia erano monoreattore. Quegli oggetti, ordinariamente, sono soggetti a fermi per manutenzione/ricarico, anche fosse un autofertilizzante (breeding) tipo Super Phenix... senza contare le pause per inconvenienti, spesso solo cautelativi, non veri malfunzionamenti o guasti, ma comunque non derogabili per la prudenza nella gestione di oggetti così complessi e delicati.
Ribadisco, se si volesse ricominciare con la fissione, dovremmo ricostruire tutta la filiera ed il know how, a partire dallo smaltimento delle scorie prodotte in decenni e dal decommissiong dei siti attuali inattivi da decenni... buona fortuna!
Senza rompersi la testa su megaprogetti…


E non sono mica tecnologie così innovative


Quello che oggi è cambiato e molto migliorato è la sicurezza.
 
Quello che oggi è cambiato e molto migliorato è la sicurezza.
Da decenni esistono reattori intrinsecamente sicuri, il che non toglie che le nuove tecnologie possano implementare migliorie, ma per i piccoli reattori sussiste, pari ai classici, la filiera pre e post produzione. Senza contare che per tenere il k=1, ovvero autosostenente ma non esplodente, per un reattore mini, con maggiori perdite ai bordi, serve un arricchimento maggiore. Ora, che si possa fare, è un conto, che convenga è un altro, ma, prima di tutto, serve gestire la filiera e, prioritariamente, individuare il deposito unico nazionale, e poi parti dall'approvvigionamento all'arricchimento, etc.
 
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