Quella che io noto è una enorme confusione, che periodicamente emerge quando si parla di IVA. Non so se non sia chiaro il meccanismo, ma spesso si usano termini come "dedurre", "scalare", "detrarre" "recuperare" un pò alla viva il parroco.
Cerchiamo un po di fare chiarezza e se magari U2511 capita da queste parti ci potrebbe dare un ulteriore contributo.
IVA è l'acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto.. La ragion d'essere della norma è quella di tassare tutte le transazioni, quelle tra operatori economici e quelle al consumatore finale.
In Italia, al momento, l'aliquota ordinaria è del 22%. Ci sono anche altre aliquote cosiddette agevolate (tipicamente al 4% e al 10%) e in passato ce ne sono state anche di "aggravate" (al 38% per alcuni beni di lusso tra cui le auto di grossa cilindrata), ma per semplicità faremo riferimento solo a quella ordinaria.
Qualsiasi transazione economica è soggetta ad IVA.
Acquisto delle materie prime, chi me le vende me le fattura, ad esempio a 100 più IVA al 22%. Le lavoro, le trasformo e le rivendo, sempre per rimanere nell'esempio a 150 più IVA al 22%.
Da un punto di vista economico ho un profitto (al netto di altri element come spese di lavorazione, stipendi e via discorrendo) di 50.
Per quello che riguarda invece l'IVA, in sede di dichiarazione periodica (che può essere mensile o trimestrale) avrò un credito IVA di 22 (sui 100 dell'acquisto) e un debito di 33 (sui 200 di vendita). Andrò a versare quindi la differenza di 11 all'Erario tramite F24.
L'IVA da pagare e da fatturare deve essere ben evidenziata in fattura, che è lo strumento tipico che si utilizza tra gli operatori economici, che in questo modo possono portare in deduzione l'IVA sugli acquisti.
Un eccezione è data dalle vendite per corrispettivo (tipicamente lo scontrino fiscale) che normalmente vengono effettuate nei confronti dei consumatori finali, che quindi non recuperano l'IVA e quindi per le quali si può indicare un prezzo finale comprensivo di IVA (tipico il caffè al BAR, ma anche in questo caso, chi emette lo scontrino l'IVA la paga eccome, solo che per motivi di semplicità non viene calcolata operazione per operazione, ma riepilogata alla fine dal totale degli scontrini emessi).
Ora, un concessionario è un'attività economica (commerciale) del tutto equivalente a qualsiasi altra: vende e compra auto (nuove ed usate). In molti casi c'è anche l'attività di riparazione e quella di magazzino ricambi, ma la sostanza non cambia..
Ora il concessionario per approvvigionarsi di auto o le compra nuove dalla casa madre o le compra usate da privati, aziende o altri commercianti di veicoli. Altre possibilità non ci sono.
Se le compra nuove l'Iter è semplice: la casa madre fattura una vettura a 10.000 + IVA. Il concessionario la rivende a 11.000 + IVA (non importa a chi la rivenda), registra la fattura di acquisto, emette e registra quella di vendita e, alla fine del periodo versa all'Erario la differenza IVA di 220 €.
Che poi, per mille motivi, non riesca a vendere l'auto da nuova e quindi decida di targarsela e immatricolarla a nome del concessionario e poi venderla (come KM 0 o Aziendale o Demo, non importa, sono solo denominazioni commerciali che non cambiano affatto il senso della cosa) il tutto non cambia. A prescindere che quella auto sia considerata nuova o usata dalla normativa o dai regolamenti europei l'auto andrà sempre fatturata con IVA esposta, per il semplice fatto che al momento dell'acquisto il concessionario ha avuto una fattura con IVA esposta, ha dedotto l'imposta e ora deve pagarla.
Il discorso si complica quando si passa ai veicoli usati.
Il problema è che (tralasciando altre particolarità come l'IVA calcolata sul solo 40% dell'imponibile e altre amenità del genere) i veicoli usati un concessionario li può acquistare sia da un soggetto che emette fattura (un'azienda, un altro concessionario, un commerciante di veicoli, una società di noleggio a lungo termine, la stessa casa madre, un agente di commercio, un professionista, un artigiano) che da un comune cittadino che non emette fattura.
Nel primo caso, molto semplicisticamente (altrimenti visto che le idee sono già confuse andremo solo a peggiorare la questione), il soggetto emette una fattura, applicando il regime IVA che gli compete, e il concessionario al momento della rivendita indicherà un prezzo fatto di imponibile e IVA ben distinti.
Attenzione, che in sede di trattativa, normalmente ci si mette d'accordo non per imponibile e IVA, ma per il prezzo di ritiro: il tuo usato vale 5.000 € e mi farai una fattura di 5.000 € fatta di 4.098 € di imponibile e 902 di IVA. Al momento della rivendita, se è bravo, riuscirà a farci 6.000 € di cui 4.918 di imponibile e 1.082 di IVA. Il suo profitto sull'operazione sarà pari a 820 € e dovrà versare all'Erario la differenza IVA pari a 180 €.
In realtà quanto sopra (idem per l'esempio sui veicoli nuovi) vale se riesce ad acquistare e vendere nel corso dello stesso mese, l'IVA a debito è calcolata su tutte le vendite di un mese e quella da dedurre su tutti gli acquisti di quello stesso mese. La differenza tra IVA su Vendite e IVA su acquisti costituisce l'IVA da versare.
Se invece la vettura usata la si acquista da un privato le cose cambiano. Il cittadino comune non è tenuto ad avere una partita IVA e tantomeno a emettere fattura. Ci si mette d'accordo sul valore di ritiro dell'usato, rimaniamo nei famosi 5.000 €, chi vende non fa fattura e la cifra di 5.000 € viene inserita nell'atto di vendita (oltre che nel contratto).
Per la normativa visto che chi acquista (il concessionario) è comunque un soggetto IVA, quel 5.000 sono una cifra comprensiva di IVA, secondo quello che è chiamato il "Regime del Margine". Al momento della rivendita il concessionario emetterà una fattura di 6.000 € (per restare nell'esempio di prima) senza distinguere tra imponibile e IVA. Il suo profitto derivante dall'operazione sarà pari a 1.000 €. Poi il concessionario, comunque, l'IVA su quella transazione (sulla differenza tra vendita e acquisto) la andrà a pagare eccome, secondo quanto previsto dalla normativa relativa all'IVA sul margine, ma per non complicare ulteriormente il discorso non sto a spiegare il meccanismo.
Fine, basta, stop. Altri discorsi non c'entrano, non c'entra il fatto che il veicolo sia targato o meno, così come non c'entra il discorso delle riparazioni che qualcuno faceva poco prima (riparazioni che tra l'altro seguono il regime fiscale del veicolo su cui sono fatte).
Così come non c'entra il fatto che il veicolo sia stato acquistato a Gennaio, o Agosto o Dicembre, o targato il giorno di Pentecoste e tutto quello che è venuto fuori fino a questo momento.