Sul nuovo scontano. Sull'usato di menoMa sullè auto a benzina scontano ?
Sul nuovo scontano. Sull'usato di meno
A mio avviso "ni". Non tutti i clienti partono in quarta con una motorizzazione... ma ci arrivano per forza di cose dato che, non so perchè, puntano a vendergli dei diesel.Se ne parla da 10 anni.
Poi sulla professionalità dei venditori ognuno di noi potrebbe dire qualcosa ma, in prima battuta, è il cliente che chiede cosa vuole.
Se spendo 1000 euro per un cellulare e poi lo uso esclusivamente per fare 10 telefonate al mese in primis mi do del cretino da solo.
il gasolio è più pesante dell'olio e si deposita sul fondo?Proprio per questo motivo sui diesel moderni il tappo dell'olio ha un primo scatto per far uscire il gasolio dalla coppa senza dover cambiare tutto l'olio.
A mio avviso "ni". Non tutti i clienti partono in quarta con una motorizzazione... ma ci arrivano per forza di cose dato che, non so perchè, puntano a vendergli dei diesel.
Io stesso, chiedendo della Mazda a benzina (quella con un pò di cv, ovvero il 2.0) venni guardato come si guarda uno da internare.... e poi fui letteralmente dissuaso. D'altra parte era anche impossibile provarla.
Che bello.Una fabbrica di automobili non è una fabbrica di scarpe (dico di scarpe perché dalle mie parti ce ne sono tantissime). La produzione e la logistica sono enormemente più complesse di quelle della maggior parte dei prodotti (parliamo di produzione in serie, non artigianali). Le varie piattaforme e motori, durano decenni, le previsioni di vendita vengono pianificate con almeno 3 o 4 anni di anticipo. E da lì, poi, si và a cascata: il gruppo X prevede che nel 2020 venderà 6 milioni di automobili, di queste 3 milioni appartengono ad una determinata piattaforma, 1 milione sono di uno specifico modello e 700.000 con una determinata motorizzazione, e poi giù con il dettaglio di declinazioni di potenza, allestimenti accessori e via discorrendo e, soprattutto con la sottoscrizione degli ordini ai fornitori e relativi contratti di approvvigionamento. Le vendite (del nuovo) di adesso, sono frutto della pianificazione di 4 o 5 anni fa, quando il diesel andava, il dissellate non era scoppiato, l'ibrido e l'elettrico poco più di un esotismo per appassionati e via dicendo. Qualcuno ci ha preso, qualcuno un po meno, qualcun altro per niente, il tutto compatibilmente con le risorse economiche a disposizione. Una volta pianificato un determinato livello di produzione è molto difficile variarlo, le auto vengono prodotte, ogni area geografica si vede assegnare la sua quota, che ripartisce su ogni mercato nazionale (sulla base di un'altra serie di previsioni basate sugli anni passati e sulle aspettative per quelli futuri) e a scendere, ogni concessionario si vede assegnare la quota da vendere che, volente o nolente, pena la perdita del mandato o il vedersi ridurre i margini già esigui. Ed ecco che se vuole rimanere sul mercato e garantire la sopravvivenza dell'azienda e gli stipendi dei dipendenti, il concessionario, se non vuole che lo stock che si troverà a gestire (e a pagare) crescita in maniera incontrollabile, deve per forza di cose vendere quello che ha dentro, a costo di farlo a pezzi e venderlo a chilo, con sconti, promozioni e altro, anche con il supporto della casa madre.
Perché, tu conosci cruscotti che segnalano il livello dell'olio? L'aveva la Renault moltissimi anni fa, poi l'hanno tolto perché quando si parcheggiava in pendenza (sia lateralmente che frontalmente) la spia segnalava basso livello d'olio e la gente si spaventava. Via la spia, via lo spavento.Il cruscotto "dovrebbe segnalare" che il livello dell'olio è troppo alto, questo significa che il gasolio usato per rigenerare il fap è finito in coppa attraverso le fasce...
Una fabbrica di automobili non è una fabbrica di scarpe (dico di scarpe perché dalle mie parti ce ne sono tantissime). La produzione e la logistica sono enormemente più complesse di quelle della maggior parte dei prodotti (parliamo di produzione in serie, non artigianali). Le varie piattaforme e motori, durano decenni, le previsioni di vendita vengono pianificate con almeno 3 o 4 anni di anticipo. E da lì, poi, si và a cascata: il gruppo X prevede che nel 2020 venderà 6 milioni di automobili, di queste 3 milioni appartengono ad una determinata piattaforma, 1 milione sono di uno specifico modello e 700.000 con una determinata motorizzazione, e poi giù con il dettaglio di declinazioni di potenza, allestimenti accessori e via discorrendo e, soprattutto con la sottoscrizione degli ordini ai fornitori e relativi contratti di approvvigionamento. Le vendite (del nuovo) di adesso, sono frutto della pianificazione di 4 o 5 anni fa, quando il diesel andava, il dissellate non era scoppiato, l'ibrido e l'elettrico poco più di un esotismo per appassionati e via dicendo. Qualcuno ci ha preso, qualcuno un po meno, qualcun altro per niente, il tutto compatibilmente con le risorse economiche a disposizione. Una volta pianificato un determinato livello di produzione è molto difficile variarlo, le auto vengono prodotte, ogni area geografica si vede assegnare la sua quota, che ripartisce su ogni mercato nazionale (sulla base di un'altra serie di previsioni basate sugli anni passati e sulle aspettative per quelli futuri) e a scendere, ogni concessionario si vede assegnare la quota da vendere che, volente o nolente, pena la perdita del mandato o il vedersi ridurre i margini già esigui. Ed ecco che se vuole rimanere sul mercato e garantire la sopravvivenza dell'azienda e gli stipendi dei dipendenti, il concessionario, se non vuole che lo stock che si troverà a gestire (e a pagare) crescita in maniera incontrollabile, deve per forza di cose vendere quello che ha dentro, a costo di farlo a pezzi e venderlo a chilo, con sconti, promozioni e altro, anche con il supporto della casa madre.
nafnlaus - 1 giorno fa
deadmanwalking - 6 giorni fa
quicktake - 3 anni fa
Suby01 - 1 anno fa