Non é una gara contro altri. E' una gara contro se stesso: il criminale che si é sforzato di cambiare stile e lo dimostra seriamente.Non è una gara, il premio non è qualcosa che si vince cercando di dimostrarsi migliori degli altri: di ogni detenuto si valutano l'impegno profuso per una buona condotta e i progressi raggiunti in questa direzione ma non avrebbe senso fare cofronti, ogni caso è a sé. Ed è difficile che sia "indiscutibilmente e palesemente dimostrabile che un criminale abbia davvero cambiato stile di vita" se lo si tiene chiuso in una cella.
Dalla società civile si é distaccato lui, commettendo un crimine.
Dalla cella non deve uscire finché non ha mostrato di saper tenere tutt'altro atteggiamento verso la società: intanto quella carceraria, poi si vede se anche quella del mondo esterno.
Malato di cattiveria, faccia la sua brava convalescenza. QUando é guarito può riprendere a circolare fra i sani.
Un mostro che ha fatto una cosa così mostruosamente abbietta come lo devo trattare, come un'educanda di un ordine religioso contemplativo?Chiedo a tutti lo sforzo di usare la massima sensibilità nel considerare circostanze di questo genere, si tratta della vita di persone che sono in mano a noi altri, non è una questione di benessere ma di dignità: con quali mezzi potrebbero affermare il diritto a una pena che non sia umiliante o degradante? Tocca a noi che siamo fuori farlo per loro, se si trattano queste persone come mostri, quando usciranno non saranno certo dei galantuomini e se lasciamo che la loro vita si concluda lì ci saremo sporcati anche noi di un delitto.