<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Dei delitti e delle pene | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

Dei delitti e delle pene

Non è una gara, il premio non è qualcosa che si vince cercando di dimostrarsi migliori degli altri: di ogni detenuto si valutano l'impegno profuso per una buona condotta e i progressi raggiunti in questa direzione ma non avrebbe senso fare cofronti, ogni caso è a sé. Ed è difficile che sia "indiscutibilmente e palesemente dimostrabile che un criminale abbia davvero cambiato stile di vita" se lo si tiene chiuso in una cella.
Non é una gara contro altri. E' una gara contro se stesso: il criminale che si é sforzato di cambiare stile e lo dimostra seriamente.
Dalla società civile si é distaccato lui, commettendo un crimine.
Dalla cella non deve uscire finché non ha mostrato di saper tenere tutt'altro atteggiamento verso la società: intanto quella carceraria, poi si vede se anche quella del mondo esterno.
Malato di cattiveria, faccia la sua brava convalescenza. QUando é guarito può riprendere a circolare fra i sani.

Chiedo a tutti lo sforzo di usare la massima sensibilità nel considerare circostanze di questo genere, si tratta della vita di persone che sono in mano a noi altri, non è una questione di benessere ma di dignità: con quali mezzi potrebbero affermare il diritto a una pena che non sia umiliante o degradante? Tocca a noi che siamo fuori farlo per loro, se si trattano queste persone come mostri, quando usciranno non saranno certo dei galantuomini e se lasciamo che la loro vita si concluda lì ci saremo sporcati anche noi di un delitto.
Un mostro che ha fatto una cosa così mostruosamente abbietta come lo devo trattare, come un'educanda di un ordine religioso contemplativo?
 
Quando hai compiuto un gesto del genere, la dignità l'hai persa.

Scopo della detenzione dovrebbe essere il riscatto dai propri errori, altrimenti per la società sarebbe una resa.

Per perdere la dignità non c'è bisogno di tanto orrore, c'è anche chi usa metodi più sofisticati per creare problemi agli altri, al limite del lecito o del dimostrabile. Quelli che finiscono in carcere sono di solito i più deboli e l'efferatezza del crimine lo dimostra, un "vero" criminale non uccide, istiga al suicidio e non ha bisogno di parole: queste sono le persone che mi fanno più paura, anche perché sanno fingere e sono socialmente ben collocate. Quello del caso in questione ha agito d'istinto, non è capace di autocontrollo, è un perdente, un inetto e si può, anzi si deve, cercare di recuperarlo.

(...) Esseri come quello dovrebbero uscire solo dentro un sacco nero.

Non nel mio nome, non sarò io a uccidere (o lasciar morire) Caino.
 
Ultima modifica:
Se lo torturi ci guadagni qualcosa?
Malato di cattiveria, faccia la sua brava convalescenza. QUando é guarito può riprendere a circolare fra i sani.
I malati si curano e, nel caso di specie, il carcere può essere una buona terapia se concepito per riabilitare il detenuto.
Appunto, vedi ? Non é torturare, é sottoporre a terapia.
All'occorrenza, come nel caso dei malati cronici, la terapia si somministra per tutta la vita.
 
Appunto, vedi ? Non é torturare, é sottoporre a terapia.
All'occorrenza, come nel caso dei malati cronici, la terapia si somministra per tutta la vita.

Il carcere è "una" terapia, poi servono delle possibilità di reinserimento ed eventuale "assistenza sociale" (nel senso più ampio). Se poi si dimostra che il malato cronico è ancora tale la società civile si può anche arrendere, ma di resa si tratta.
 
Quello del caso in questione ha agito d'istinto, non è capace di autocontrollo, è un perdente, un inetto e si può, anzi si deve, cercare di recuperarlo.

E' l'esatto contrario: d'istinto molli un cazzotto, una coltellata, un colpo di pistola. Poi scappi. Il bastardo ha ammazzato la ragazza - che stava per partorire suo figlio - a calci, pugni e chissà che altro, poi l'ha seppellita (ANCORA VIVA). Per portare a termine una cosa del genere ci ha messo il suo tempo, quindi l'autocontrollo ce l'aveva eccome. Recuperarlo? E' possibile, il compostaggio potrebbe essere un buon sistema

Non nel mio nome, non sarò io a uccidere (o lasciar morire) Caino.

Non preoccuparti, se serve provvedo io, personalmente.
 
Il carcere è "una" terapia, poi servono delle possibilità di reinserimento ed eventuale "assistenza sociale" (nel senso più ampio). Se poi si dimostra che il malato cronico è ancora tale la società civile si può anche arrendere, ma di resa si tratta.
Anch'io la penso così, in buona sostanza.
La faccenda del permesso premio é appunto una concessione che va fatta a chi ha mostrato un vero cambiamento, un ravvendimento ed un atteggiamento ben chiaro. Non "di default" a chiunque abbia passato un certo numero di giorni, mesi, anni in carcere.
Se il "malato" é cronico, non puoi smettere di somministrargli la medicina solo perché "ormai l'ha presa abbastanza a lungo".
 
E' l'esatto contrario: d'istinto molli un cazzotto, una coltellata, un colpo di pistola. Poi scappi. Il bastardo ha ammazzato la ragazza - che stava per partorire suo figlio - a calci, pugni e chissà che altro, poi l'ha seppellita (ANCORA VIVA). Per portare a termine una cosa del genere ci ha messo il suo tempo, quindi l'autocontrollo ce l'aveva eccome. Recuperarlo? E' possibile, il compostaggio potrebbe essere un buon sistema

E' stato un delitto rabbioso commesso da chi aveva una paura schifosa, gli altri a cui mi riferivo prima uccidono senza armi anche solo per il piacere di farlo. Comunque, quel che ha fatto è inqualificabile ma un conto è il giudizio sui fatti, un altro quello sulla persona. E' giusto che paghi ma in condizioni di umanità, e a saldo pagato la società lo riaccolga. La pena non può che avere un valore convenzionale (oltre che dissuasivo a priori) poiché le vittime non resuscitano.

Non preoccuparti, se serve provvedo io, personalmente.

Scaglia pure la prima pietra.
 
I fatti non si commettono da soli, anzi.... il giudizio in casi come questo è proprio sulla persona, se così si può chiamare.

Una società "aristocratica" (nel senso etimologico del termine) non mi sembra molto "civile"...

La società è fatta di persone che possono sbagliare e deve aiutare (almeno in termini di opportunità) a riparare. Altri modelli di convivenza non mi sembrano migliori.
 
[...]La società è fatta di persone che possono sbagliare e deve aiutare (almeno in termini di opportunità) a riparare. Altri modelli di convivenza non mi sembrano migliori.
A mio avviso, a certi "errori", a certi reati, non si può riparare.
Rispetto a tali reati, secondo me non ha senso una pena che rieduchi il reo, né ha senso il carcere a vita (anche se fosse effettivo).
In certi casi, solo in certi casi - e quello in questione per me lo è, pacificamente - sono da sempre favorevole alla pena capitale.
 
Rifletto sul fatto che in questo senso i più grandi salti di qualità (ad esempio l'abolizione della pena di morte) non sono stati introdotti dai pii che frequentavano la chiesa ma dai "mangiapreti" illuministi che tre secoli fa diedero tanto lustro alla persona umana che la stessa dottrina clericale ne ha attinto... O no?
 
Rifletto sul fatto che in questo senso i più grandi salti di qualità (ad esempio l'abolizione della pena di morte) non sono stati introdotti dai pii che frequentavano la chiesa ma dai "mangiapreti" illuministi che tre secoli fa diedero tanto lustro alla persona umana che la stessa dottrina clericale ne ha attinto... O no?

Tra appendere il bastardo a una gru come fanno in Iran e cominciare a concedergli "premi" a neanche un terzo della pena, ci sarà bene una via di mezzo (chessò, tenerlo in gabbia per tutto il tempo stabilito)?
 
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