<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Democrazia e libertà | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Democrazia e libertà

Non mi pare proprio la stessa cosa...

Il nocciolo della questione non è l'educazione sessuale tout court (non oserei fare l'elogio dell'ignoranza, non sono un bigotto veteroclericale) ma come la si fa, a che età, nel rispetto di quale sensibilità, di concerto con la famiglia o indipendentemente da essa. Il rischio è che, una volta che avranno imparato a usarla, sapranno dove trovar lavoro...

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N.B. Non mi sto schierando "partiticamente", il dibattito è trasversale.
 
Perché dopo millenni di morte e distruzione per ideologia e religione pensava di aver raggiunto la pace e la fratellanza, fatta dalla tolleranza comune e su questa ha costruito un benessere incredibile per moltissimi.

Ora questo benessere attira l'interesse del 90% del mondo che non l'ha raggiunto e lo paga sulla sua pelle ogni giorno. ;)

Io la vedo un po' diversamente (ma non pretendo di avere l'ultima parola): la nostra società ha pensato di sacrificare tutto al dio denaro applicando sani principi illuministici (da me non te l'aspettavi, eh?) in maniera arbitraria. Ecco che le guerre "sante" (che tali non sono mai state) le facciamo fuori dei nostri territori, nel resto del mondo, cercando di scovare le popolazioni "da civilizzare" dove c'è un po' di petrolio, del gas, dei giacimenti minerari o altre risorse. Strettamente connessa alla terza guerra mondiale a pezzetti è la cultura dello scarto per cui chi fugge dalle moderne crociate può raggiungerci soltanto "se ci serve" (come fosse una merce) e se lavora diciamo che ce lo ruba, se non lavora sono loro che delinquono.
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P.S. Questa è fratellanza, ma non è gradita a tutti:

 
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Quelle "tradizioni" non sono più "nostre", appartengono a sacche di ignoranza limitate. Se fossero diffuse non finirebbero sui giornali......

Per la mia esperienza (che non vale più della tua o di quella degli altri) certe tradizioni sono ancora diffuse nella stragrande maggioranza dei centri abitati medio-piccoli e riguardano milioni di italiani.
 
probabilmente visto che sono tradizioni nostrane a cui siamo assuefatti non gli diamo risalto, faccio un banale esempio, in molti paesi in prossimità delle strisce se si vede un pedone che probabilmente(neanche sicuramente) vuole attraversare ci si ferma senza ma e senza se, da noi invece proprio per tradizione ci si ferma solo (e neanche è sicuro) quando il pedone sta per attraversare o ha cominciato l'attraversamento, per noi questa è una banalità e consideriamo corretto il modo in cui gestiamo questa situazione, per i cittadini di altri paesi è una di quelle tradizioni nostrane che portano a giudicare il nostro paese alcune volte non positivamente.
 
E la chiamiamo integrazione...

Not in my name. Per quanto mi riguarda, l'integrazione è solo quella che serve per trovare la primitiva di una funzione derivabile, punto. A me interessa solo che sia chiara una cosa: chi subisce una violenza è una vittima, chi compie una violenza è un carnefice, chi non difende la vittima è complice del carnefice, il che vale senza distinzione di età, genere, razza, colore, nazionalità, religione, titolo di studio dell'uno (vittima) e dell'altro (carnefice/complici). Si chiama "libertà nel rispetto delle regole": per me una donna, una donna che sceglie liberamente di andare in giro a luglio con la palandrana nera non è diversa dal liceale che vedo a gennaio con le braghe sbregate e il risvoltino senza calzini: a me pare un deficiente, ma contento lui, contento il mondo. Se però la "scelta" della palandrana nera deriva da una mano di botte somministrata da un cialtrone buono a nulla, a sua volta sostenuto e "istruito" da un similprofeta barbuto che si è imparato a memoria un libro di 1500 anni fa, senza peraltro averci capito un ca**o, allora non mi sta più bene, ed è sacrosanto che si prendano provvedimenti. E questo vale per la ragazza marocchina presa a cinghiate dai parenti come per la ragazzina calabrese vittima due volte: loro sono vittime, e i carnefici, a tutti i livelli, vanno stangati.
 
probabilmente visto che sono tradizioni nostrane a cui siamo assuefatti non gli diamo risalto, faccio un banale esempio, in molti paesi in prossimità delle strisce se si vede un pedone che probabilmente(neanche sicuramente) vuole attraversare ci si ferma senza ma e senza se, da noi invece proprio per tradizione ci si ferma solo (e neanche è sicuro) quando il pedone sta per attraversare o ha cominciato l'attraversamento, per noi questa è una banalità e consideriamo corretto il modo in cui gestiamo questa situazione, per i cittadini di altri paesi è una di quelle tradizioni nostrane che portano a giudicare il nostro paese alcune volte non positivamente.

Mi sembra un po' diverso, se permetti.....
 
il tempo rende tradizioni anche pratiche malsane a cui poi ci si fa assuefazione.

Ma anche no. Mia mamma (classe 1932) è bresciana ed è venuta ad abitare qui in bassa polentonia quando ha sposato l'agricolo senior, nel 1958. Lei portava già i pantaloni, quando da queste parti in campagna le donne andavano a messa col fazzoletto in testa e le gonne a tre quarti, e non erano certo poche quelle, anche sue coetanee, o poco più anziane, che dicevano che "le femene co le braghe le ze tute putane"..... beh, a distanza di sessant'anni, di quelle che la pensavano così e sono ancora al mondo non ce n'è una che non vada a messa con i pantaloni......
 
Io la vedo un po' diversamente (ma non pretendo di avere l'ultima parola): la nostra società
Secondo me non la pensiamo diversamente, hai solo dettagliato meglio il mio discorso ;)

Sull'educazione sessuale non sottovalutare i bambini: una mia amica maestra già diversi anni fa ha intercettato bimbi e bimbe che si passavano un CD porno (ovviamente fregato in casa), roba che la mia amica quando ha visto cosa c'era sopra quasi sviene ...
elementari eh :emoji_astonished:

Quindi non dico che hai "torto", solo temo tu sia "ottimista" ;)
 
Sull'educazione sessuale non sottovalutare i bambini...

Anche i bambini qualche volta bestemmiano, ovviamente perché l'hanno sentito da altri, ma non c'è bisogno che sia un professore a insegnarglielo! Ma un docente non dovrebbe cercare di dare il buon esempio (senza accezione moralistica) almeno "sforzandosi" di credere (egli stesso in primis) che forse non tutto è perduto, che non siamo dei selvaggi, che nonostante mille debolezze intrenseche alla nostra natura possiamo evitare di accoppiarci come gli animali, che l'apprendimento ha un risvolto esistenziale, che "fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"? Altrimenti che senso ha fare tanti sforzi per scegliere la scuola migliore e seguirli negli studi, forse non sarebbe capace chiunque di insegnargli a leggere, scrivere e far di conto? E magari anche a bestemmiare...

Sono i nostri figli, se non ci pensiamo noi chi ci deve pensare??!!!

(Scusate la foga, il tema mi è molto caro)
 
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Not in my name. Per quanto mi riguarda, l'integrazione è solo quella che serve per trovare la primitiva di una funzione derivabile, punto. A me interessa solo che sia chiara una cosa: chi subisce una violenza è una vittima, chi compie una violenza è un carnefice, chi non difende la vittima è complice del carnefice, il che vale senza distinzione di età, genere, razza, colore, nazionalità, religione, titolo di studio dell'uno (vittima) e dell'altro (carnefice/complici). Si chiama "libertà nel rispetto delle regole": per me una donna, una donna che sceglie liberamente di andare in giro a luglio con la palandrana nera non è diversa dal liceale che vedo a gennaio con le braghe sbregate e il risvoltino senza calzini: a me pare un deficiente, ma contento lui, contento il mondo. Se però la "scelta" della palandrana nera deriva da una mano di botte somministrata da un cialtrone buono a nulla, a sua volta sostenuto e "istruito" da un similprofeta barbuto che si è imparato a memoria un libro di 1500 anni fa, senza peraltro averci capito un ca**o, allora non mi sta più bene, ed è sacrosanto che si prendano provvedimenti. E questo vale per la ragazza marocchina presa a cinghiate dai parenti come per la ragazzina calabrese vittima due volte: loro sono vittime, e i carnefici, a tutti i livelli, vanno stangati.

Il mio discorso era un po' più sottile, indagavo sulla ratio delle norme, su cosa sia giusto o possibile imporre e cosa no. Lo facevo con l'onestà morale e intellettuale di chi dubita, rinunciando a fornire soluzioni valide ed efficaci "sempre e comunque" eppure rifiutando il più comune semplicismo manicheo (i "buoni" da una parte e i "cattivi" dall'altra senza interrogarsi se siano effettivamente tali, come siano diventati tali e quali prospettive di cambiamento ci siano).

Con riferimento al tuo esempio sostanzialmente ne condivido le conclusioni, benché l'opinione espressa mi sembri difforme da quella di altri tuoi interventi (bisognerebbe anche capire cosa significhi "stangare" poiché la pena avrebbe, per la Costituzione, un valore rieducativo e non meramente afflittivo).
In questo senso, però, siamo tutti integrati di fatto, giacché nessuno può sottrarsi alla legge, con le eccezioni che ho indicato in un'altra discussione citando qualcuno che forse ne sa più di me e di certo si sa spiegare meglio di me, dunque "nessuno tranne i più ricchi e socialmente influenti".
 
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@a_gricolo Vorrei conoscere meglio il tuo punto di vista: nel filmato in fondo al post n.17, quello in cui si accennava alla vicenda di Ventimiglia, chi sarebbe "il carnefice" e chi "la vittima"?
 
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