<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> CENSIS: un bel quadretto Italico. | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

CENSIS: un bel quadretto Italico.

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
, è combattere il sistema

ma per te cos'è il sistema? secondo me il sistema non si identifica con una cricca di persone che detengono il potere e lo esercitano, nel caso della globalizzazione e della relativa localizzazione stiamo parlando di forze della storia a cui è inutile combattere. L'esempio secondo me attinente è quello che accadde alle allora città stato che con lo sviluppo dei mezzi di trasporto e di commercio erano entitàa che non andavano più bene per le rivoluzione che c'era in corsa, ed infatti nacque il concetto di nazione stato come lo intendiamo ora.La nazione-stato era un entità che assecondava lo sviluppo che c'era allora, opporsi a questo sviluppo trincerandosi nel concetto di città-stato fu inutile e chi ci provo soccombette .
 
ma per te cos'è il sistema? secondo me il sistema non si identifica con una cricca di persone che detengono il potere e lo esercitano, nel caso della globalizzazione e della relativa localizzazione stiamo parlando di forze della storia a cui è inutile combattere. L'esempio secondo me attinente è quello che accadde alle allora città stato che con lo sviluppo dei mezzi di trasporto e di commercio erano entitàa che non andavano più bene per le rivoluzione che c'era in corsa, ed infatti nacque il concetto di nazione stato come lo intendiamo ora.La nazione-stato era un entità che assecondava lo sviluppo che c'era allora, opporsi a questo sviluppo trincerandosi nel concetto di città-stato fu inutile e chi ci provo soccombette .

concetti arrendevolissimi, senza offesa (e molto americani, poi se vuoi ti spiego perchè). Il sistema E' una cricca di persone che esercitano il potere. La globalizzazione non è un effetto naturale del mondo ma un preciso progetto indotto.
Se prendiamo per buono il tuo esempio delle città-stato allora, oggi, tanto vale annullare i confini di ogni Stato-Nazione e vivere felicemente negli United States of World.
 
concetti arrendevolissimi, senza offesa (e molto americani, poi se vuoi ti spiego perchè). Il sistema E' una cricca di persone che esercitano il potere. La globalizzazione non è un effetto naturale del mondo ma un preciso progetto indotto.
Se prendiamo per buono il tuo esempio delle città-stato allora, oggi, tanto vale annullare i confini di ogni Stato-Nazione e vivere felicemente negli United States of World.

USofW? ci arriveremo?
zbig.png
 
L'articolo, forse, non sottolina a sufficienza il concetto più rilevante: la produttività rimane ferma.

Rimane ferma da 20 anni in Italia, ed è per colpa di questo fenomeno che continuiamo a perdere terreno verso gli altri paesi europei.

La globalizzazione c'entra poco, è più che altro un capro espiatorio: la stagnazione italiana della produttività non ha affatto eguali negli altri paesi avanzati.
Che, pur con i loro problemi e le loro contraddizioni, crescono ben di più, e non stanno creando una generazione di giovani poveri.
 
arrendevolissimi

non è arrendersi ,è prendere atto di un mutamento che c'è stato, credo che quello che tu sollevi sono le stesse perplessità che avevano gli abitanti delle città stato di allora che vedevano il concetto di stato nazionale come un modello lontano dal loro pensiero. Non credo che serva un modello mondiale ma temo che le struttura che abbiamo in Europa con lo stato nazionale sia superata,e che pero proprio il volerlo ancora difendere ci porta ad avere solo gli aspetti negativi della globalizzazione. Inoltre sempre a mio modo di vedere la storia alla fine ti costringe ad adeguarsi ad essa ma se nn lo fai in una forma pacifica ci arrivi x mezzo di forme violente quindi le guerre.
Aggiungo a fronte di quel paragrafo che hai postato che i poteri economici a cui si fa riferimento secondo me non sono la causa ma sono degli attori di un cambiamento,che sono sempre stati presenti nella storia,x tornare alla città stato erano i grandi mercanti che reclamavano allora la scomparsa di quel entità che a loro provocava solo disagi e complicazioni. Ovviamente non vuol dire che devi creare una struttura che faccia comodo a loro,ma una struttura che riesca a mediare le esigenze di tutti non ostacolando i cambiamenti in atto. Il tutto a mio modesto avviso come srmpre
 
Ultima modifica:
L'articolo, forse, non sottolina a sufficienza il concetto più rilevante: la produttività rimane ferma.

Rimane ferma da 20 anni in Italia, ed è per colpa di questo fenomeno che continuiamo a perdere terreno verso gli altri paesi europei.

La globalizzazione c'entra poco, è più che altro un capro espiatorio: la stagnazione italiana della produttività non ha affatto eguali negli altri paesi avanzati.
Che, pur con i loro problemi e le loro contraddizioni, crescono ben di più, e non stanno creando una generazione di giovani poveri.

in questo sono d'accordo, la globalizzazione è anke in problema ma poi noi abbiamo delle carenze produttive nostre che vengono anke dal passato.
 
L'articolo, forse, non sottolina a sufficienza il concetto più rilevante: la produttività rimane ferma.

Rimane ferma da 20 anni in Italia, ed è per colpa di questo fenomeno che continuiamo a perdere terreno verso gli altri paesi europei.

La globalizzazione c'entra poco, è più che altro un capro espiatorio: la stagnazione italiana della produttività non ha affatto eguali negli altri paesi avanzati.
Che, pur con i loro problemi e le loro contraddizioni, crescono ben di più, e non stanno creando una generazione di giovani poveri.

la produttività è l'effetto della bassa crescita non la causa.
L'anno scorso mi trovavo ad un convegno a Napoli con economisti di scuole diverse tra cui il prof.Brancaccio (ogni tanto lo si vede in TV) e ho avuto la fortuna di parlarne proprio con lui a fine cerimonia.
La bassa produttività italiana dipende sostanzialmente da 2fattori: bassi salari e competitività di prezzo.
Il miglioramento della produttività è un concetto di stampo Liberista cioè andare ad agire sull'offerta di beni migliorando i processi produttivi, peccato però, e non serve essere Keynesiani per arrivarci, andare a migliorare la produttività in un periodo di crisi è da sciocchi per il semplice fatto che non c'è gente che può spendere (periodo attuale).

La globalizzazione, in questo, gioca un ruolo determinante in quanto ha de facto compresso i salari di tutto il mondo occidentale. Aver messo in competizione la manodopera occidentale con quella a basso costo orientale ha prodotto l'abbassamento dei salari della prima e, di conseguenza, il crollo dei salari ha determinato il crollo della domanda che, a sua volta, ha fatto crollare la produttività.

Esempio facile: un barista ha una macchinetta del caffè di 20anni che gli consente di fare 50caffè al dì. Ogni giorno da 20anni vende 30caffè al dì. Per quale motivo il barista dovrebbe investire in una nuova macchinetta che gli consentirebbe di fare 100caffè al dì se continua a venderne solo 30?!
Questo semplice concetto ai Liberisti (supply-side economics) proprio non entra in testa.

spero di esserti stato d'aiuto.
 
Parliamo del primo millennio AC?

x me parliamo di sempre, i sistemi politici e sociali hanno funzionato fino a quando altri fattori,di solito legati al progress sia delle comunicazioni che tecnologico,non li hanno resi obsoleti e si è venuta a creare l'esigenza di dotarsi di nuove strutture. Capisco che x la nostra forma mentis il concetto di nazione è insuperabile ma è un formazione come tante passate nella storia e che andrà ad essere superata.
 
non è arrendersi ,è prendere atto di un mutamento che c'è stato, credo che quello che tu sollevi sono le stesse perplessità che avevano gli abitanti delle città stato di allora che vedevano il concetto di stato nazionale come un modello lontano dal loro pensiero. Non credo che serva un modello mondiale ma temo che le struttura che abbiamo in Europa con lo stato nazionale sia superata,e che pero proprio il volerlo ancora difendere ci porta ad avere solo gli aspetti negativi della globalizzazione. Inoltre sempre a mio modo di vedere la storia alla fine ti costringe ad adeguarsi ad essa ma se nn lo fai in una forma pacifica ci arrivi x mezzo di forme violente quindi le guerre.
Aggiungo a fronte di quel paragrafo che hai postato che i poteri economici a cui si fa riferimento secondo me non sono la causa ma sono degli attori di un cambiamento,che sono sempre stati presenti nella storia,x tornare alla città stato erano i grandi mercanti che reclamavano allora la scomparsa di quel entità che a loro provocava solo disagi e complicazioni. Ovviamente non vuol dire che devi creare una struttura che faccia comodo a loro,ma una struttura che riesca a mediare le esigenze di tutti non ostacolando i cambiamenti in atto. Il tutto a mio modesto avviso come srmpre

senza offesa e scusami per la schiettezza ma questi sono i discorsi che più mi fanno inca22are.

Se il modello dello Stato-Nazione è superato allora non è superato solo in Europa: se sono movimenti mondiali (e lo sono) allora non va bene ne lo stato-nazione che si trova in europa ne quello che si trova in Asia, nè in america ecc ecc. Di conseguenza l'annullamento dello Stato-nazione implica per forza il raggiungimento di uno stato-mondo dove siamo tutti sotto un unica bandiera.
Questi sono concetti che mi fanno rabbrividire, concetti espressi da intellettuali come Mises, Kalergi e Rothbard.

La globalizzazione, così come in passato le grandi migrazioni, non sono fenomeni naturali ma hanno sempre un perché. Tutti i cambiamenti socio-economici hanno un perchè e nel 90% dei casi il perchè sono i soldi.
Tant'è vero che di globalizzazione nel 20°sec. ne abbiamo avute 2: la globalizzazione dei capitali con il tokyo round e la globalizzazione delle persone nel 1989 a berlino.

L'arrendevolezza ma soprattutto il fatalismo che traspare dalle tue parole (ma anche da esimi giornalai e intellettualoidi nostrani) concorre a non analizzare e non capire fenomeni che sono causati proprio dal quel gruppo di persone, poteri economici, lobby, come li vuoi chiamare, a cui fa comodo che certi aspetti storici-sociali-economici restino confusi o siano del tutto assenti tra la maggioranza delle persone.

saluti.
 
non è arrendersi ,è prendere atto di un mutamento che c'è stato, credo che quello che tu sollevi sono le stesse perplessità che avevano gli abitanti delle città stato di allora che vedevano il concetto di stato nazionale come un modello lontano dal loro pensiero. Non credo che serva un modello mondiale ma temo che le struttura che abbiamo in Europa con lo stato nazionale sia superata,e che pero proprio il volerlo ancora difendere ci porta ad avere solo gli aspetti negativi della globalizzazione. Inoltre sempre a mio modo di vedere la storia alla fine ti costringe ad adeguarsi ad essa ma se nn lo fai in una forma pacifica ci arrivi x mezzo di forme violente quindi le
guerre.
Aggiungo a fronte di quel paragrafo che hai postato che i poteri economici a cui si fa riferimento secondo me non sono la causa ma sono
degli attori di un cambiamento,che sono sempre stati presenti nella storia,x tornare alla città stato erano i grandi mercanti che reclamavano
allora la scomparsa di quel entità che a loro provocava solo disagi e complicazioni. Ovviamente non vuol dire che devi creare una struttura chefaccia comodo a loro,ma una struttura che riesca a mediare le esigenze di tutti non ostacolando i cambiamenti in atto. Il tutto a mio modesto avviso come srmpre


Come dire
( correggimi se ho capito male )
che i ricchi hanno sempre fatto e disfatto fino a quando tirata troppo la corda,
( lavoro minorile, 14 ore in fabbrica, nessuna assistenza, ecc ),
la gente attraverso le prime Organizzazioni ha cominciato a dire NO a questo scempio della persona umana.
Su questa onda si e' arrivati fino a qualche decennio fa.
Coi ricchi che evidentemente studiavano, in silenzio, su come fare
a ribaltare, senza che i piu' se ne accorgessero, questo nuovo stato di cose:
un po' piu' di dignita' per tutti.
La Globalizzazione ha fornito loro il pretesto piu' grande per uscire da questa " oscurita' " e rimettersi a fare i propri interessi in assoluto,
( ovviamente con il pretesto di salvare quelli degli altri ),
con la scusa che, diversamente non si puo' fare, in quanto la riduzione de
" il costo lavoro " deve essere il primo valore e quindi, questo, deve essere tenuto il piu' basso possibile, in nome del Mercato
( unico e vero " Dio " di tutto )
 
Ultima modifica:
Uno stato (impero) mondiale sarebbe uno stato poliziesco e di polizia, perché il problema di gran lunga più grande sarebbe il dover soffocare sul nascere ogni minimo sussulto indipendentista
Oltretutto per garantire il futuro a lunghissimo termine si dovrebbero mantenere le disparità sociali con la forza
Se ne sono accorti i Romani nel III secolo D.C. e i Russi nel XX: un sistema chiuso dove tutti sono uguali muore
 
la produttività è l'effetto della bassa crescita non la causa.
L'anno scorso mi trovavo ad un convegno a Napoli con economisti di scuole diverse tra cui il prof.Brancaccio (ogni tanto lo si vede in TV) e ho avuto la fortuna di parlarne proprio con lui a fine cerimonia.
La bassa produttività italiana dipende sostanzialmente da 2fattori: bassi salari e competitività di prezzo.
..
spero di esserti stato d'aiuto.

Mi sei stato di aiuto, nel senso che hai mostrato per l'ennesima volta (non tu) quali siano gli sragionamenti economici, appunto keynesiani, che ci condannano a politiche economiche sbagliate ed all'impoverimento.

E' esattamente il contrario: i bassi salari sono un effetto della bassa produttività.
Il lavoratore messo in condizioni di produrre due mele all'ora, non avrà un salario maggiore di due mele.
Se si vuole che il lavoratore guadagni tre mele all'ora, bisognerà fare in modo che sia in grado di produrle.

Ma nel magico mondo keynesiano si sospende la logica, e si invertono causa ed effetto.

Quindi è decisamente il caso di buttare a mare tutte le scemenze keynesiane basate sullo sperpero, e rendersi conto - in piena ottica liberista supply side, certo - che non ci si arricchisce buttando soldi, ma organizzando il sistema produttivo:
1) in modo sempre più efficiente e produttivo: si fanno le cose sempre meglio.
2) in modo che soddisfi ciò che la gente vuole, ciò che la gente compra, e non ciò che la gente non vuole, tramite sussidi, agevolazioni fiscali, soldi regalati a destra e a manca, buche scavate/riempite.

Il nome giusto è cancro keynesiano.
Poche ideologie, lontane dalla realtà tanto queste, hanno fatto altrettanti danni.
 
Esempio facile: un barista ha una macchinetta del caffè di 20anni che gli consente di fare 50caffè al dì. Ogni giorno da 20anni vende 30caffè al dì. Per quale motivo il barista dovrebbe investire in una nuova macchinetta che gli consentirebbe di fare 100caffè al dì se continua a venderne solo 30?!
Questo semplice concetto ai Liberisti (supply-side economics) proprio non entra in testa.

Ma che discorso è?
Che c'entrano investimenti per aumentare la capacità produttiva se non serve?
La produttività è un'altra cosa.
La produttività è: quanti caffè al giorno fa il nostro amico barista, vendendoli, con clienti che li comprano spontaneamente, pagandone il relativo prezzo. Cioè NON clienti che abbiano ricevuto i soldi in regalo.

Se non vende più di 30 caffè, aumentare la produttività vuol dire rendersi conto che la gente NON vuole altri caffè, ma vuole magari dei cappuccini e delle brioche, e produrre cappuccini e brioche in modo da venire incontro ai gusti della domanda.

Mentre la fallimentare ricetta keynesiana è sussidiare, in vario modo, l'acquisto di altri caffè, che però non valgono quello che costano nemmeno per chi li beve.
 
Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
Back
Alto