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viva la Rai....

di GIUSEPPINA MANIN

Il brutto della diretta va in onda prima ancora che cominci. Quando la brunetta inguainata in look di circostanza, da sera ma castigato, annuncia l'inizio del collegamento con la Scala, il concerto per il Santo Padre. Direttore: «Riccardo Muti». Notizia bomba. Muti è tornato! Naturalmente no. Naturalmente sul podio della Scala sta per salire Daniel Barenboim, che del teatro milanese è il legittimo direttore musicale. Ma in viale Mazzini evidentemente sono rimasti a sette anni fa, quando Muti guidava ancora il teatro lirico milanese. O forse addirittura a quel maggio del 1983 quando effettivamente Muti diresse alla Scala per un Papa. Ma era un altro, Giovanni Paolo II.

Daniel Barenboim dirige per il Papa (Afp)
In ogni caso una «svista» clamorosa. Il sinistro segnale di quello che verrà. Inizia il concerto. Barenboim (proprio lui) attacca la Nona di Beethoven. Ma, per qualche malvagia ragione quel che si vede non corrisponde a quel che si sente. Suonano i violoncelli? Si inquadrano i contrabbassi. Un flauto solitario durante un pieno d'orchestra. E quando il basso René Pape attacca «l'Inno alla gioia» la telecamera gli predilige un violinista che nemmeno sta suonando. Sorte analoga anche per gli altri tre cantanti, spesso ignorati dalla regia durante i loro interventi. Stupefacente il finale. Terminato il concerto, il Papa sale sul palco e inizia a parlare. Da appassionato musicologo, una dotta analisi della Nona. Che, visto il relatore, si ascolterebbe volentieri.
Peccato che nel bel mezzo il conduttore Sergio Criscuoli comunichi costernato la fine del collegamento. E si che il Tg3 di Bianca Berlinguer da cui dipendeva l'evento sapeva esattamente la durata dell'intervento di Benedetto XVI: 13 minuti. Ma la pubblicità incombe. Partono mutandine e reggiseni. È il servizio pubblico, Santità.
 
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