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Vettura guidata da drogato piomba su gruppo di ciclisti durante sorpasso

marimasse ha scritto:
Se io merito la qualifica di geometra, tu meriti quella di scrittore di novelle.

Mai ho parlato di supercalcoli e mi sembra di aver scritto chiaramente, almeno due volte, che secondo me il sorpasso in presenza di un ciclista (o pedone o altro) che arriva in senso contrario è fattibile solo ed esclusivamente se lo si può fare con il dovuto margine di sicurezza tenendo conto delle circostanze nel loro insieme, concetto lontano anni luce dagli starnuti e dagli spostamenti di 5cm.
Se uno spostamento di 5 o anche 50 o 100 cm da parte del ciclista fosse sufficiente a provocare una collisione allora il sorpasso sarebbe tutt'altro che prudente.

Te la sei mica presa personalmente?! Guarda marimasse, il mio discorso in realtà è molto semplice. A mio avviso il CdS, nell'articolo di cui sopra, vieta esplicitamente il sorpasso quando la corsia opposta sia già occupata da qualunque veicolo. Tu sei invece convinto che il codice lasci al tuo arbitrio la possibilità di uscire lo stesso, salvo valutare tu se, pur invadendo una corsia già occupata da altri, sostanzialmente ci passi ugualmente. Per me sbagli tu, perchè è una questione di lingua italiana, ma non è che ci possiamo convincere a vicenda. Quindi finita lì.

Nessun equivoco. Avevo fatto un esempio pratico perché speravo potesse chiarire il mio discorso. Il punto è che se volessimo stabilire l'entità delle colpe e delle relative punizioni non in base alle conseguenze effettive di un atto ma in base a quelle potenziali massime (praticamente impossibili da valutare con oggettività) allora cadremmo in una situazione allucinata e allucinante.
Infatti ciò non accade assolutamente.

Marimasse scusa, guarda che quì di potenziale non c'è proprio nulla. Il tizio verrà processato per strage colposa, con l'aggravante della guida pericolosa nonchè della guida in stato d'ebbrezza. Anche i morti non sono potenziali: sono 7, contati uno per uno. Ma la strage sarebbe rimasta tale anche se fossero stati solo 3, o invece 17. Non so, fossero stati 70, magari ci stava un cd. "eccidio", ma non credo cambi granchè.

Soprattutto, se i ciclisti fossero stati in fila indiana, probabilmente sarebbero morti ugualmente, perchè temo che il guidatore fosse troppo imbottito di droga da mettersi a prendere le misure.

Poi se la cosa ti fa innervosire, chiuso argomento.

Buona serata. ;-)
 
BelliCapelli3 ha scritto:
...Te la sei mica presa personalmente?!...
Neanche per sogno, ci vuole ben altro.

...A mio avviso il CdS, nell'articolo di cui sopra, vieta esplicitamente il sorpasso quando la corsia opposta sia già occupata da qualunque veicolo...
Secondo me molti articoli del codice, specie tra i meno recenti, hanno molto più buon senso di quanto ne abbia il modo in cui spesso si tende ad interpretarli.
Tanto per dire, in materia di velocità il codice dice (art. 141):
"È obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che, avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione."

Un vero concentrato di buon senso, in cui non si dice, ad esempio, "devi andare in ogni caso a 50 nel pezzo di statale che cade nel territorio del tal comune".

Non sorpassare in alcun caso se c'è un qualsivoglia veicolo in senso contrario è un invece un tipico esempio di esasperazione, in base al quale io ad esempio, su una strada larga 8 o 10 metri, in presenza di un ciclista in senso contrario non dovrei nemmeno sorpassare un trattore o una moto o un altro ciclista, sebbene la manovra possa essere fatta rimanendo a generosissima distanza dal ciclista incrociante.

...convinto che il codice lasci al tuo arbitrio la possibilità di uscire lo stesso, salvo valutare tu se, pur invadendo una corsia già occupata da altri, sostanzialmente ci passi ugualmente...
Manca un pezzo della frase, di importanza fondamentale, alla fine:
"... senza provocare alcuna situazione di pericolo"
ovvero non passando vicino al ciclista, non andando a velocità troppo elevata ecc. ecc.

Faccio notare anche un'altra cosa: che ci piaccia o meno, l'arbitrio e la soggettiva valutazione sono elementi essenziali, non difetti o colpe o malattie da debellare.
Tutto, non solo sulle strade, si fonda alla fine sull'arbitrio delle persone. Proprio per questa ragione ci si dovrebbe concentrare molto di più su quello che sulla continua emanazione di sempre più capillari ed esagitati obblighi e divieti, come se essi fossero in grado di sostituirsi alle persone (e al loro arbitrio) creando una sorta di sicurezza automatica.
Proprio per questo bisognerebbe preoccuparsi di educare non tanto al pedissequo rispetto formale di qualsivoglia norma più o meno sensata quanto piuttosto al comportamento oggettivamente prudente, educato e rispettoso del prossimo in relazione alle effettive circostanze.
Proprio per questo bisognerebbe preoccuparsi di intercettare e castigare non chi infrange le regole formali nulla di oggettivamente pericoloso facendo (situazione tipica della stragrande maggioranza delle multe che negli ultimi anni alimentano i trionfali bollettini esibiti dalle amministrazioni come trofei della sicurezza) ma piuttosto chi si comporta in maniera oggettivamente pericolosa o maleducata in relazione alle effettive circostanze.

...Il tizio verrà processato per strage colposa, con l'aggravante della guida pericolosa nonché della guida in stato d'ebbrezza. Anche i morti non sono potenziali: sono 7, contati uno per uno...
Mi riferivo a chi (forse non eri tu, nel quel caso mi scuso per l'errore di indirizzamento) sosteneva che la colpa e il castigo dovessero essere indipendenti dalle effettive conseguenze della manovra.
Mi riferivo anche alla sempre più diffusa tendenza a castigare per le colpe potenziali, tipica dei metodi oggi più diffusamente adottati per appioppare multe.
 
A proposito dell'ingombro laterale potenziale (chi dice un metro, chi dice un metro e mezzo) che dovrebbe essere attribuito ai ciclisti nei sorpassi ecc. io trovo si tratti di una cosa sacrosanta, alla quale personalmente mi sono sempre attenuto da quando, innumerevoli anni fa, prima ancora di avere l'automobile, ebbi occasione di vedere alla televisione inglese alcuni spot ottimamente confezionati (poche chiacchiere, poche eloquenti immagini) per sensibilizzare in materia i conducenti dei veicoli.

Osservando il comportamento di molti ciclisti che viaggiano in gruppo (due o più), cosa che anche ieri sera ho dovuto fare per 6km, in un centro abitato in cui quattro ciclisti procedevano a due a due a 25-30km/h visibilmente chiacchierando tra loro mentre una colonna di auto forzatamente li seguiva (sorpassarli, così accoppiati, sarebbe stato troppo pericoloso e poi c'era ovviamente la linea continua), mi è sorta però una domanda:

come mai il suddetto sacrosanto principio non viene messo in pratica dai ciclisti stessi, che quando viaggiano appaiati o a tre per tre si mantengono quasi a contatto di manubrio (o anche più vicini, se leggermente sfalsati), oltre tutto per un tempo incalcolabilmente più lungo rispetto alla durata di un sorpasso?
Un semplice contatto tra i manubri, specie se sfalsati, può provocare rovinosi capitomboli. O no?

Forse che il ciclista può sterzare improvvisamente (tombino, sasso, lattina, gatto, starnuto, capogiro...) solo nel momento in cui viene affiancato o sorpassato da un veicolo a motore?
 

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