<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Ugo Gobbato | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Ugo Gobbato

Ugo Gobbato, l'Alfa decolla...

Il 30 novembre 1933 prende le redini dell'Alfa Romeo Ugo Gobbato. L'incarico di direttore generale gli viene affidato da Mussolini stesso. Gobbato era nato il 16 luglio 1888 a Volpago del Montello, in provincia di Treviso, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Con un diploma di perito industriale ed elettrotecnico va a lavorare in Germania dove si laurea in ingegneria meccanica. Durante la prima guerra mondiale si dedica alla costruzione di una fabbrica di aerei, esperienza che gli tornerà utile alla fine del periodo bellico, quando, assunto alla Fiat, sarà impegnato nella costruzione del Lingotto. Lavora per l'azienda torinese ancora dieci anni; poi, nel 1933, è incaricato di salvare l'Alfa Romeo dal fallimento. Gobbato punta su motori aeronautici, autocarri e furgoni per uso militare. L'attività sportiva, invece, non decolla. Quando entra in Alfa, infatti, le vetture di Jano cominciano a patire la concorrenza della Mercedes-Benz. Gobbato tenta di rimediare rivolgendosi a nuovi progettisti e riportando a Milano il reparto corse, migrato tempo prima a Modena, nella Scuderia Ferrari. Chiama anche un nuovo capo progettista, Wifredo Ricart, che si occupa dei motori delle auto sportive e di quelli aeronautici. Se sotto l'aspetto agonistico i risultati sono deludenti, Gobbato riesce a trasformare il Portello in una delle fabbriche per motori d'aereo più efficienti d'Europa: dal '33 al '43 le persone che vi lavorano passano da 1000 a 9500. Nel 1938, intanto, avvia la costruzione di un nuovo stabilimento a Pomigliano d'Arco (Napoli). Per tutto il periodo bellico, Gobbato resta a capo dell'azienda, anche quando questa è controllata dai tedeschi. Viene ucciso in un attentato il 28 aprile 1945, pochi giorni dopo la Liberazione.
 
I mutamenti al vertice della Società si tradussero, dopo una momentanea contrazione della produzione, in un rinnovato impegno alla partecipazione alle corse di massimo livello (soprattutto per motivi pubblicitari) e all'impostazione di una nuova serie di vetture che facesse perno sulla 6C 1500, alla quale veniva aggiunta la sigla NR in omaggio a Nicola Romeo. Proprio da questa fortunata vettura Jano derivò, nel 1929, la 6C 1750, ottenuta, in pratica, con un semplice aumento di cilindrata che servì a conseguire una maggiore elasticità di funzionamento. Utilizzata in corsa, la 6C 1750 si dimostro affidabile, potente e veloce: insomma, una vettura vincente. Nel suo albo d'oro troviamo quasi tutte le classiche gare dell'epoca. Anche se l'industria europea iniziava a sentire gli effetti della grande crisi economica del 1929, furono anni di intensa attività creativa. Infatti, non appena la 6C 1750 iniziò a mostrare qualche cenno di stanchezza l'Alfa Romeo aveva già pronto un altro 'gioiello', uscito sempre dalla fervida mente di Vittorio Jano: si trattava della 8C 2300, caratterizzata dal suo generoso 8 cilindri in linea di 2,3 litri in grado di erogare una potenza di oltre 140 CV. E' inutile aggiungere che anche di questo modello vennero derivate delle versioni destinate alle corse, versioni che si aggiudicarono numerosi Gran Premi. Gli anni Trenta furono per l'Alfa Romeo molto prolifici, soprattutto dal lato commerciale. Proprio per meglio assistere la sempre più esigente clientela, la Casa milanese attuò una rivoluzione nella sua rete di vendita: scomparvero i concessionari sostituiti da Filiali gestite direttamente dall'Alfa Romeo. Nel frattempo, erano gia in funzione all'estero sedi di rappresentanza commerciale in Inghilterra, Francia, Belgio, Austria, Svizzera, Spagna, Ungheria e Cecoslovacchia. Insomma, una rete di vendita e assistenza strutturata in modo veramente all'avanguardia che doveva consentire alla Marca milanese di sfruttare al meglio i suoi successi commerciali e sportivi. Se sui primi non vi erano dubbi (alla BC 2300 si era affiancata, nel frattempo, la BC 2900), i secondi cominciavano a risentire della massiccia presenza tedesca che, con le potenti e sofisticatissime Mercedes e Auto Union, cominciava a dettare legge su tutti i circuiti automobilistici europei. Nel 1931 l'IRI aveva intanto assunto il controllo dell'azienda, decidendo nel contempo il ritiro dalle competizioni. La difesa dei suoi colori veniva affidata a un suo stretto collaboratore, a quell'Enzo Ferrari destinato a diventare, a partire dagli anni Cinquanta, sinonimo di vetture sportive di altissime prestazioni. Nel 1929, dopo un discreto passato di pilota, aveva fondato a Modena la Scuderia Ferrari, un'organizzazione che preparava le Alfa Romeo per i piloti privati. Proprio nella sua veste di 'difensore d'ufficio dei colori della Marca milanese, Ferrari cercò di fronteggiare al meglio l'agguerrita concorrenza prima della Maserati 8CM, poi delle varie Mercedes e Auto Union. A meta degli anni Trenta vennero costruite, con alterna fortuna, la Tipo B, la Bimotore, la Tipo BC e la Tipo 12C. Proprio l'insuccesso di questo modello fu la causa delle dimissioni di Vittorio Jano che, comunque, finita la guerra, si prenderà la sua meritata rivincita, questa volta alla Lancia. In qualità di direttore tecnico venne allora assunto Wilfredo Ricart, uno spagnolo in seguito molto discusso, che nella sua breve militanza all'Alfa progetto due modelli, peraltro mai portati in gara: la 162, una nuova 3 litri con motore a 16 cilindri a V, e la 512 a motore centrale. Dal canto suo Ferrari era riuscito a ottenere l'autorizzazione del direttore generale, Ugo Gobbato, di far progettare dall'ingegnere Gioacchino Colombo una vettura per la categoria 'vetturette'. In breve tempo fu pronta la 158 che però arrivo quando sull'Europa stava per abbattersi la guerra. Alla fine del conflitto, l'Alfa Romeo si ritrovò con gli stabilimenti gravemente danneggiati dai massicci bombardamenti alleati. Si decideva di ricominciare con una limitata produzione di vetture di prestigio realizzate sui telaio della 6C 2500 ma dotate di una carrozzeria moderna e aerodinamica: nasceva cosi la 'Freccia d'oro'. Per rilanciare sui mercato il nome Alfa Romeo, vennero inoltre rispolverati i vecchi programmi sportivi. Sei 158, accuratamente nascoste durante l'occupazione nazista, furono rinnovate sino a divenire le più potenti 1500 dell'epoca. Con questa monoposto, battezzata anche 'Alfetta', la Casa milanese tornò a dominare nelle gare, conquistando, fra l'altro, i primi due titoli (1950 e 1951) del nuovo Campionato mondiale di F1. Nel frattempo (1950) venne allestita la 1900 TI, berlina quattro porte raffinata ed elegante, con prestazioni decisamente brillanti. Di questa fortunata vettura furono in seguito presentate le versioni Super, TI Super, Primavera, Sprint, Super Sprint, C Super Sprint. Per essa venne coniato lo slogan l'auto da famiglia che vince le corse, tante furono le sue vittorie riportate in competizioni di tutto il mondo da numerosi piloti per lo più privati. Altro successo, anch'esso di proporzioni internazionali, fu quello della Giulietta (1954), vettura agile e scattante, piacevolmente aerodinamica, comoda e capiente, di cui la Giulia TI del 1962 può essere considerata come l'ideale erede. Il 1968 è una ennesima tappa importante della lunga storia dell'Alfa Romeo: il 29 aprile di quell'anno venne, infatti, posta la prima pietra del nuovo stabilimento di Pomigliano d'Arco, vicino a Napoli, con il quale la Casa (che nel frattempo si era trasferita ad Arese, alle porte di Milano) voleva dimostrare il suo impegno nella industrializzazione del Mezzogiorno. Da questi stabilimenti nasceva nel '71 l'Alfasud, un'economica berlina quattro porte a trazione anteriore dotata di carrozzeria disegnata da Giorgetto Giugiaro. Tra le sue caratteristiche il generoso 4 cilindri orizzontali contrapposti di 1186 cm³ progettato da Rudolf Hruska, già collaboratore della Porsche. Purtroppo, nel corso degli anni Settanta, l'Alfa Romeo risenti in modo particolare della delicata situazione politica, sociale e industriale italiana. Gli effetti furono disastrosi. A modelli ormai invecchiati e non più in grado di contrastare l'agguerrita concorrenza straniera corrispose una rapida erosione della sua fetta di mercato. A tale situazione l'Alfa cerco di porre rimedio firmando un accordo di collaborazione con la giapponese Nissan, accordo che condusse alla costruzione dell'Arna, una berlina, sviluppata sulla meccanica dell'Alfa - sud, disponibile a tre e cinque porte. Nel frattempo, l'Alfetta aveva sostituito la Giulia ed era stata presentata la Giulietta. Le due nuove vetture, che appartenevano alla fascia di mercato di cilindrata media-aIta, non ebbero un successo tale da risollevare la situazione economica della società. Ultimamente, l'Alfa Romeo ha presentato una serie di berline (la 33 e la 90, con motori di varia cilindrata) che sembrano aver incontrato il gusto del pubblico, tanto da far ben sperare per il futuro. Nel corso del 1985, infine, ha fatto il suo debutto la 75 che si propone con caratteristiche tali da poter affrontare alla pari la più qualificata concorrenza estera.

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75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "
 
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "
 
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "
Come e' stata uccisa l'Alfa.
 
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "

Le informazioni che sto scrivendo in questa discussione le sto prendendo dal libro UGO GOBBATO - LA LEGGENDA DI UN INNOVATORE SENZA EPOCA.
è un libro uscito a fine 2009 e riporta molti documenti dell'epoca, come ad esempio le lettere con cui operai Alfa ringraziavano Gobbato per averli salvati dalla deportazione.
 
Merosi1910 ha scritto:
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "

Le informazioni che sto scrivendo in questa discussione le sto prendendo dal libro UGO GOBBATO - LA LEGGENDA DI UN INNOVATORE SENZA EPOCA.
è un libro uscito a fine 2009 e riporta molti documenti dell'epoca, come ad esempio le lettere con cui operai Alfa ringraziavano Gobbato per averli salvati dalla deportazione.
Ciao Merosi,adesso ho un vuoto di memoria......ma fu Gobbato che nascose le Alfetta 158 per evitare ai Tedeschi di portarle in Germania?
 
75TURBO-TP ha scritto:
Merosi1910 ha scritto:
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "

Le informazioni che sto scrivendo in questa discussione le sto prendendo dal libro UGO GOBBATO - LA LEGGENDA DI UN INNOVATORE SENZA EPOCA.
è un libro uscito a fine 2009 e riporta molti documenti dell'epoca, come ad esempio le lettere con cui operai Alfa ringraziavano Gobbato per averli salvati dalla deportazione.
Ciao Merosi,adesso ho un vuoto di memoria......ma fu Gobbato che nascose le Alfetta 158 per evitare ai Tedeschi di portarle in Germania?

Non ricordo esattamente i nomi delle persone direttamente coinvolte, ma presumo che Gobbato come dirigente generale ne fosse a conoscenza. Dovrei andare a rileggere. Di sicuro i tedeschi volevano svuotare il Portello di tutti gli acciai speciali, alluminio e altro per le loro industrie belliche e fu Gobbato che riuscì a fermare la cosa interessando direttamente Speer.
 
Questo era un tuo post in Alfa mai come le altre. Faccio copia e incolla: ci sono alcuni dettagli sulla vicenda:

Bonini non lasciò l?Alfa e la sua lunga ed apprezzata attività fu riconosciuta dalla casa milanese che si adoprò affinché fosse premiato dalla Camera di Commercio di Milano nell?ambito del Concorso per la premiazione della fedeltà al lavoro e del progresso economico che si svolse nel mese di novembre del 1956. L?amicizia con il pilota tedesco non s?incrinò per quel rifiuto, e quando Caracciola morì per una malattia, Bonini si trovò incluso tra gli eredi.

L?Alfa gli affidò incarichi diversi ma che richiedevano disponibilità, competenza e anche tanto coraggio come quando, insieme a Consalvo Sanesi e altri colleghi, riuscì a salvare le Alfetta 158 che allo scoppio della guerra erano state nascoste a Monza negli uffici sfollati dell?Automobil Club di Milano. Il colonnello Covacivic, direttore dell?Automobil Club, avvertì la direzione dell?Alfa Romeo che i tedeschi si stavano interessando troppo ai rossi bolidi e che c?era il rischio che li portassero via. Con il suo aiuto, due camion riuscirono a raggiungere il nascondiglio per caricare le vetture, ma la manovra non passò inosservata; infatti, arrivò un soldato tedesco che, pistola in pugno, cominciò ad urlare. Ne arrivarono degli altri e la situazione cominciò a diventare seria.
Grazie alla conoscenza della lingua e al possesso di uno speciale tesserino rilasciatogli da uno dei due comandi tedeschi che avevano assunto il controllo diretto dell?Alfa (tesserino che fu sventolato prontamente sotto il naso dell?infuriato soldato tedesco) Pietro Bonini riuscì a caricare le vetture con l?aiuto dei suoi colleghi e a trasportarle ad Abbiategrasso, nell?officina del famoso pilota di motonautica Achille Castoldi, dove rimasero nascoste dietro un muro fino alla fine della guerra.
Un altro importante incarico gli fu affidato dal direttore generale Ugo Gobbato che lo inviò in missione segreta a Berlino dal ministro Albert Speer, capo dell?organizzazione Todt, con una lettera nella quale chiedeva garanzie che non venissero più saccheggiati dai magazzini del Portello materiali preziosi come l?acciaio, il magnesio e il rame. Dopo mille traversie ed un?estenuante attesa di due giorni, Bonini portò a Gobbato la risposta che permise all?Alfa la ripresa e i successi sportivi alla fine del conflitto.
 
Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Merosi1910 ha scritto:
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "

Le informazioni che sto scrivendo in questa discussione le sto prendendo dal libro UGO GOBBATO - LA LEGGENDA DI UN INNOVATORE SENZA EPOCA.
è un libro uscito a fine 2009 e riporta molti documenti dell'epoca, come ad esempio le lettere con cui operai Alfa ringraziavano Gobbato per averli salvati dalla deportazione.
Ciao Merosi,adesso ho un vuoto di memoria......ma fu Gobbato che nascose le Alfetta 158 per evitare ai Tedeschi di portarle in Germania?

Non ricordo esattamente i nomi delle persone direttamente coinvolte, ma presumo che Gobbato come dirigente generale ne fosse a conoscenza. Dovrei andare a rileggere. Di sicuro i tedeschi volevano svuotare il Portello di tutti gli acciai speciali, alluminio e altro per le loro industrie belliche e fu Gobbato che riuscì a fermare la cosa interessando direttamente Speer.

Ciao a tutti "ragazzi ". :D

Velocissimamente.............

Non ricordo piu' se lo scrissi qualche mese addietro = Le 158 ed altre Alfa da corsa furono portate ad Abbiategrasso ed ivi nascoste presso il fabbricato di un grande appassionato di Alfa Romeo e campione di Motonautica e dell'epoca ed anche dei successivi anni '50.

Forse ci fu il benestare di Gobbato per tutto cio'.

Ciao. :D :D
 
Merosi1910 ha scritto:
Questo era un tuo post in Alfa mai come le altre. Faccio copia e incolla: ci sono alcuni dettagli sulla vicenda:

Bonini non lasciò l?Alfa e la sua lunga ed apprezzata attività fu riconosciuta dalla casa milanese che si adoprò affinché fosse premiato dalla Camera di Commercio di Milano nell?ambito del Concorso per la premiazione della fedeltà al lavoro e del progresso economico che si svolse nel mese di novembre del 1956. L?amicizia con il pilota tedesco non s?incrinò per quel rifiuto, e quando Caracciola morì per una malattia, Bonini si trovò incluso tra gli eredi.

L?Alfa gli affidò incarichi diversi ma che richiedevano disponibilità, competenza e anche tanto coraggio come quando, insieme a Consalvo Sanesi e altri colleghi, riuscì a salvare le Alfetta 158 che allo scoppio della guerra erano state nascoste a Monza negli uffici sfollati dell?Automobil Club di Milano. Il colonnello Covacivic, direttore dell?Automobil Club, avvertì la direzione dell?Alfa Romeo che i tedeschi si stavano interessando troppo ai rossi bolidi e che c?era il rischio che li portassero via. Con il suo aiuto, due camion riuscirono a raggiungere il nascondiglio per caricare le vetture, ma la manovra non passò inosservata; infatti, arrivò un soldato tedesco che, pistola in pugno, cominciò ad urlare. Ne arrivarono degli altri e la situazione cominciò a diventare seria.
Grazie alla conoscenza della lingua e al possesso di uno speciale tesserino rilasciatogli da uno dei due comandi tedeschi che avevano assunto il controllo diretto dell?Alfa (tesserino che fu sventolato prontamente sotto il naso dell?infuriato soldato tedesco) Pietro Bonini riuscì a caricare le vetture con l?aiuto dei suoi colleghi e a trasportarle ad Abbiategrasso, nell?officina del famoso pilota di motonautica Achille Castoldi, dove rimasero nascoste dietro un muro fino alla fine della guerra.
Un altro importante incarico gli fu affidato dal direttore generale Ugo Gobbato che lo inviò in missione segreta a Berlino dal ministro Albert Speer, capo dell?organizzazione Todt, con una lettera nella quale chiedeva garanzie che non venissero più saccheggiati dai magazzini del Portello materiali preziosi come l?acciaio, il magnesio e il rame. Dopo mille traversie ed un?estenuante attesa di due giorni, Bonini portò a Gobbato la risposta che permise all?Alfa la ripresa e i successi sportivi alla fine del conflitto.
Ricordavo di averlo postato da qualche parte. ;)
 
giampi47 ha scritto:
Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Merosi1910 ha scritto:
spider ha scritto:
è la pura verità, come si può dedurre anche da altri scritti di testimoni, come nel libro dell'ing. Garcea.
Gobbato salvò l'Alfa dalla furia bellica tedesca; addirittura anche nei singoli, come quel motorista che lavorava nella sede di Guidonia...sicuro ormai della deportazione.
Eppure, meditate gente, i bolscevichi italiani, dopo cotanta sentenza lo uccisero a tradimento e a sangue freddo.
Ecco cosa è insita nella specie italiota...eppoi ci meravigliamo che della fine della'amata Alfa Romeo.
Chi sono i veri e primi carnefici?

Merosi1910 ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Non dimentichiamo che gia' durante la Guerra impedi',rischiando seriamente la vita,ai Tedeschi di trasferire l'Alfa in Germania come ne abbiamo parlato anche nell' '"Alfa mai come le altre".

Riporto un altro passaggio della sentenza che si riferisce proprio a questi fatti:

E' indubbio, nè poteva avvenire altrimenti, che egli ebbe contatti e rapporti con le autorità tedesche durante il periodo in cui le forze armate germaniche furono , praticamente, padrone dell'Italia settentrionale. Ma si servì di tali rapporti , e anche delle conoscenze e delle simpatie godute in quel campo, per preservare gli impianti, oltrechè della società da lui diretta, anche di altri importanti complessi industriali dell'Italia settentrionale e per evitare la deportazione in Germania delle maestranze. "

Le informazioni che sto scrivendo in questa discussione le sto prendendo dal libro UGO GOBBATO - LA LEGGENDA DI UN INNOVATORE SENZA EPOCA.
è un libro uscito a fine 2009 e riporta molti documenti dell'epoca, come ad esempio le lettere con cui operai Alfa ringraziavano Gobbato per averli salvati dalla deportazione.
Ciao Merosi,adesso ho un vuoto di memoria......ma fu Gobbato che nascose le Alfetta 158 per evitare ai Tedeschi di portarle in Germania?

Non ricordo esattamente i nomi delle persone direttamente coinvolte, ma presumo che Gobbato come dirigente generale ne fosse a conoscenza. Dovrei andare a rileggere. Di sicuro i tedeschi volevano svuotare il Portello di tutti gli acciai speciali, alluminio e altro per le loro industrie belliche e fu Gobbato che riuscì a fermare la cosa interessando direttamente Speer.

Ciao a tutti "ragazzi ". :D

Velocissimamente.............

Non ricordo piu' se lo scrissi qualche mese addietro = Le 158 ed altre Alfa da corsa furono portate ad Abbiategrasso ed ivi nascoste presso il fabbricato di un grande appassionato di Alfa Romeo e campione di Motonautica e dell'epoca ed anche dei successivi anni '50.

Forse ci fu il benestare di Gobbato per tutto cio'.

Ciao. :D :D
Ciao Giampi,grazie del contributo :p
 
Ciao Giampi ;)

Grazie per la conferma. Io penso che la decisione sia partita da Gobbato o quanto meno che Gobbato sapesse e la appoggiasse.
 
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