nafnlaus ha scritto:Stamani davanti a Sollicciano ho pensato che la galera può essere una risposta per qualcuno mentre per i più occorre che la pena sappia realmente risarcire chi ha subito danni.
Non sono un giurista, ma a naso "pena" e "risarcimento" mi sa che abbiano poco a che fare l'una con l'altro. E imho non ha senso pretendere che la prima faccia le veci del secondo.nafnlaus ha scritto:Stamani davanti a Sollicciano ho pensato che la galera può essere una risposta per qualcuno mentre per i più occorre che la pena sappia realmente risarcire chi ha subito danni.
gasato70 ha scritto:Certezza della pena..... !!!!!!!
nafnlaus ha scritto:Intendo risarcimento verso la società per il danno causato dall'insicurezza, dalla tensione sociale ...
FAUST50 ha scritto:Sarebbe il caso di andarsi a rileggere :
Dei delitti e delle pene
belpietro ha scritto:nafnlaus ha scritto:Intendo risarcimento verso la società per il danno causato dall'insicurezza, dalla tensione sociale ...
è una giustissima considerazione.
peccato che, alle condizioni attuali, sia un'utopia lontana. possiamo solo sperare.
E cosa cambia? Non credo che cambiare il soggetto cui è destinato il risarcimento faccia differenza.nafnlaus ha scritto:Intendo risarcimento verso la società per il danno causato dall'insicurezza, dalla tensione sociale.
PanDemonio ha scritto:La pena ha un altro scopo, duplice: fare da deterrente per chi è intenzionato a commettere un reato, e dare modo e tempo a chi lo ha commesso di comprendere la natura del proprio errore, pentirsene e rieducarsi secondo i canoni del comportamento civile, sanando così il "vulnus" da lui creato nella giustizia (e volendo possiamo considerare quest'ultimo come l'unico "risarcimento" derivante dalla pena, ma stiamo facendo filosofia...).
economyrunner ha scritto:Il nostro impianto giudiziario, è tra i più copiati ed apprezzati al mondo, nonostanti i pasticci aggiunti negli ultimi decenni.
Anche le pene sono IMHO congrue sia pecuniarie che detentive.
Il problema è che dovrebbero funzionare efficacemente e con responsabilità le persone che lavorano per amministrare la giustizia e le carceri.
Ma qui cadiamo nel solito discorso ...ma tanto l'Italia, gli italiani etc... overo il cane che si morde la coda.
Belle parole, e non dubito neanche che siano vere, ma:nafnlaus ha scritto:Il carcere è un ambiente chiuso, dove rei vivono a contatto con altri rei (e in qualche caso anche innocenti) dove il detenuto è deresponsabilizzato, trova comprensione e giustificazione. Si adatta alla regola carceraria ma non c'è dimostrazione dei suoi ravvedimenti.
È dimostrato che chi passa dal carcere di solito torna a delinquere. Torna a delinquere perché quella gente è la sua gente, lo capisce, lo ospita. IN carcere maturano più alte strategie per violare la legge. Metti insieme il ladro di polli con il ladro seriale. Tutta gente che si è sempre arrangiata, tutta gente che non ha nulla da perdere.
Il carcere, in Italia, è una misura di classe infatti chi ha i soldi non ci va se non perché l'ha fatta talmente grossa che non riesce a scansarlo.
Tutto questo per dirti che la pena carceraria, per la massa dei detenuti, non segue assolutamente il dettato costituzionale di cui all'art. 27:
"La responsabilità penale è personale.
L?imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte."
Prova ne sia il fatto che molti detenuti e guardie si suicidano, altri muoiono nell'indigenza.
Il morto di domani è un assassinio.
agricolo - 1 giorno fa
Carloantonio70 - 2 ore fa
quicktake - 3 anni fa
Suby01 - 11 mesi fa