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Tempo di elettrico: news, analisi di mercato, modelli, tecnologia, anticipazioni, avvistamenti, ovvero tutto ciò che riguarda i veicoli elettrici

In primis ti chiedo di non fare riferimenti politici che come sai non sono consentititi dal regolamento, poi ti faccio presente che hai risposto piccato a Zero a fronte di questa tua affermazione << non ci sarebbe bisogno di costringere nonno Peppino che vive a Roccacannuccia a cambiare la sua Panda 30, con cui va a fare legna, con la Grande Panda da 40 carte>
Se parli usando quel tempo per me stai dicendo che ORA il nonno del paese non può usare più la panda e a me non risulta. Invece di stare ad infervorarsi (non si sa poi perchè) si spiega meglio la cosa e probabilmente si ha una discussione si pacata e gradevole.
Mica ho scritto obbligare ORA nonno Peppino.
In compenso, ora si obbligano (tramite costosi disincentivi) le aziende ed i professionisti e non è cosa da poco. Eh ma quelli c'hanno i soldi: a parte che è da vedere, stiamo sempre forzando la mano verso un cambiamento molte volte problematico correndo il rischio di generare repulsione verso le bev (e lasciamo perdere gli effetti politici) invece di attrazione.
I cambiamenti tecnologici di questa portata o portano (scusa il gioco di parole) benefici indiscutibili o vengono rifiutati. Nessuno si è sognato di dire no all'iPhone anche se costava una fortuna, tutti hanno lasciato sugli scaffali le tv a schermo curvo (chi se le.ricorda?); ecco, evitiamo che si ripeta la seconda storia
 
Mi sembra che il pattern comune delle diatribe che nascono ogni volta che si parla di questo tema sia la contrapposizione tra chi sostiene che le BEV sono perfettamente utilizzabili dalla quasi totalità degli automobilisti, chi estremizza il concetto dall'altra parte e chi, tra cui mi ci metto anch'io, non avversa le BEV in sè bensì l'imposizione, che formalmente NON è stata eliminata, di mettere in vendita solo BEV a partire dal 2035, obbligando quindi di fatto chi per qualsiasi legittimo motivo vuole un'auto nuova ad adeguarsi.
Il punto chiave è questo, trovo abbastanza sterile la replica del tipo "ma chi vuole potrà comunque usare le termiche comprate entro il 2034", sappiamo benissimo che non sarà così semplice....
Io sono al 100% d'accordo con te.

Io sono utente "multi tecnologia", come sai proseguirei serenamente con entrambi gli ambiti, così ciascuno ha il suo e dalla pluralità di opzioni nasce la possibilità di accontentare tutti, sia per requisiti sia per volontà o piacere.

Se posso aggiungere una cosa però, non è "colpa" dell'auto elettrica quel che potrebbe succedere, così come non è "colpa" dell'auto elettrica il fatto che, come diciamo spessissimo, non fa per tutti. ;)

Se a questa equazione aggiungiamo normative ed editti locali differenti da posto a posto e fatti un po' "ad capocchiam" (e ne parlo in maniera assolutamente bipartisan) il quadro dell'incertezza è completo.

E a mio avviso è proprio l'incertezza, assieme alla progressione dei prezzi, a costituire un problema per industria e vendite auto UE.
 
Avevo chiesto più volte che questa discussione ritornasse in tema col titolo.

Ossia parlare proprio delle novità elettriche, delle prove, e quant'altro (io sapete ci metto anche il superibrido nella categoria).

Ma evidentemente......

Mi disiscrivo
 
Il punto chiave è questo, trovo abbastanza sterile la replica del tipo "ma chi vuole potrà comunque usare le termiche comprate entro il 2034", sappiamo benissimo che non sarà così semplice....
Non conti il contesto economico sociale, se fermi o ostacoli quelli che hanno ancora una termica comprata con regime regolare non permettendogli di circolare hai lo stesso risultato di mettere i gioielli sotto la ghigliottina. Così fermi tutto società ed economia.
Sarà una regolare convivenza, quanti problemi per nulla.
 
Messaggio rivolto a tutti, incluso me stesso.

Raccogliamo lo spunto di GuidoP che giustamente evidenzia che stiamo correndo sul bordo, questo thread va dedicato principalmente a novità e tecnologie del mondo elettrico, se ci "spostiamo" su temi più inerenti la transizione (cosa che capita sovente e a tutti) dovremmo spostarci nell'altro thread.

Grazie a tutti per l'aiuto!
 
Domenica in prima mattinata ero al parco di Monza, come spesso faccio nella bella stagione e finalmente le colonnine messe all'ingresso del parcheggio della Villa Reale le comincio a trovare "popolate".
Ecco una nuova Q4 Etron e una Polestar 2.
Sono della Acinque, leggermente care, 0,62 euro al kwh in AC da 22.
Secondo me in questi posti bisognerebbe incentivare le ricariche e non approfittarsi della posizione unica ed esclusiva.

 
A Bolzano sono entrate in operatività 14 colonnine, altre 2 in fare di ultimazione, della Powy, di ricarica DC di cui 6 sotto i 100 kw, 6 tra 150 e 200 kw, e 2 in Hpc da 300 e 400 kw.
Ma le cosa interessante è che sono dotate di una nuova tecnologia che mette in comunicazione colonnina e sensori nel terreno distinguendo se l'auto è in ricarica o è parcheggiata abusivamente, sia elettrica che termica, e "chiama" i vigili per la multa o la rimozione.
Quindi se Maometto non va alla montagna è la montagna che va da Maometto...
Speriamo che funzioni.

 
Ed ecco un tema... che dire... scottante.
Ecco una intervista a Francesco Serrao, Market Intelligence di Motus_E, che spiega le dinamiche sulla probabilità di incendio delle batterie. La mia opinione ? Beh ne ho una, e bella grossa, in garage...

Qual è la differenza sostanziale tra un incendio che coinvolge un’auto termica e uno che riguarda un’auto elettrica?
C’è una differenza fondamentale sia nelle temperature che nelle tempistiche. Nelle auto termiche, la presenza di carburante liquido infiammabile porta a un’esplosione di calore immediata: l’incendio raggiunge il suo picco nei primissimi minuti. Nelle auto elettriche, invece, lo sviluppo del calore è molto più graduale. Sebbene una batteria in fuga termica (thermal runaway) possa raggiungere temperature elevate, la propagazione tra le singole celle richiede tempo. Questo ritardo iniziale nell’innesco del picco termico rappresenta un grande vantaggio per la sicurezza: offre ai soccorritori e agli occupanti una finestra di circa 10-15 minuti per estrarre le persone dall’abitacolo in sicurezza. L’unico elemento specifico dell’auto elettrica è il rischio di riaccensione a distanza di tempo, un fenomeno legato alla chimica delle batterie che va gestito con protocolli operativi dedicati.

Oltre all’impatto ad alta velocità in un incidente stradale, quali altre cause possono innescare un incendio in un’auto elettrica?
In condizioni normali, con i sistemi BMS omologati e funzionanti, non vi sono altri rischi intrinsechi di autocombustione. Ma è interessante notare come spesso si crei confusione con le batterie a 12 Volt al piombo, presenti sia sulle auto termiche che su quelle elettriche per i servizi di bordo. In molti casi, nei veicoli endotermici è proprio un corto circuito della batteria a 12 Volt a far da innesco, non il carburante in sé. Sulle batterie al litio si investono milioni di euro in ricerca e sviluppo per elevare continuamente i livelli di sicurezza; inoltre si stanno affacciando sul mercato nuove chimiche — come le batterie allo stato solido o al sodio — che per la loro composizione ridurranno ulteriormente questi fenomeni. Inoltre, si sta affermando uno standard tecnologico che prevede un dispositivo meccanico di sgancio fisico, in cui in caso di anomalia grave del BMS o impatto violento, il pacco batteria ad alta tensione viene isolato elettricamente in modo meccanico dal resto del veicolo.

Nell’opinione pubblica, esiste anche una certa confusione tra gli incendi che coinvolgono monopattini o e-bike e quelli delle auto elettriche. Ma si tratta di mondo lontani anni luce?
Esatto, sono due mondi completamente distinti che non hanno alcuna relazione tecnologica. Un monopattino o una bicicletta elettrica economica non dispongono della complessa architettura di sicurezza, dei sensori e dei sistemi BMS di cui è dotata un’autovettura omologata. Accostare questi eventi alle auto elettriche è un errore concettuale che crea disinformazione.

In caso di incidente, il BMS invia dei segnali di possibile pericolo al conducente?
Il BMS è un sistema ad autoregolazione, nel caso in cui rilevi un’anomalia o un parametro fuori norma, interviene tagliando o bloccando automaticamente il flusso di corrente alla radice, prevenendo l’innesco di criticità. Se i danni sono minimi — come un piccolo tamponamento da parcheggio che danneggia la carrozzeria o un faro — il pacco batteria non viene minimamente intaccato, essendo collocato e sigillato in una struttura protetta nel sottoscocca. Se invece l’impatto è severo, il sistema isola il pacco batterie e segnala l’anomalia sul quadro strumenti tramite le spie di blocco veicolo, esattamente come avviene per un guasto grave su un’auto termica.

In concreto, se un automobilista è coinvolto in un incidente con un’auto elettrica, deve sempre rivolgersi alla rete d’assistenza o al costruttore per un controllo di sicurezza?
Dipende ovviamente dalla gravità dell’impatto. Se parliamo di un piccolo urto da parcheggio o di un mini-tamponamento in cui si danneggia soltanto un faro o il paraurti, il conducente può stare del tutto tranquillo: il pacco batterie si trova in una posizione protetta e prima di intaccarlo serve un urto di ben altra entità. In quel caso, se la vettura non rileva anomalie, non serve alcun intervento straordinario. Se invece l’incidente è di entità tale da non permettere di ripartire e si rende necessario l’intervento del soccorso stradale, le procedure prevedono il trasporto del veicolo presso la rete ufficiale o la carrozzeria autorizzata. I costruttori dispongono già di protocolli interni molto severi: tramite la diagnosi del BMS viene verificato lo stato di salute della batteria e lo storico dei parametri energetici per escludere qualsiasi tipo di rischio, dal blocco del sistema fino a eventuali anomalie elettriche. In ogni caso, qualora dovesse presentarsi una criticità sul pacco batterie o sull’alta tensione, il sistema lo segnala immediatamente sul cruscotto con una spia dedicata, proprio come avverrebbe per un guasto grave su una vettura tradizionale.

È vero che le operazioni di spegnimento di un veicolo elettrico da parte dei Vigili del Fuoco sono più complesse?
Non si tratta di maggiore pericolosità, ma di procedure e strumenti differenti. Negli ultimi anni i protocolli dei Vigili del Fuoco e dei soccorritori si sono evoluti. In Paesi ad alta penetrazione di EV, come la Norvegia, sono diventate di uso comune speciale coperte antincendio in grafite e polimeri siliconici, capaci di contenere temperature fino a 1.500 gradi. Posizionate sopra il veicolo, isolano l’incendio dall’ossigeno azzerando il rischio di riaccensione. Esistono poi estintori con agenti incapsulanti specifici e lance perforanti pensate per iniettare acqua direttamente all’interno del pacco batterie dall’esterno.

Come vi state muovendo come Motus-E per definire linee guida chiare in caso di incidenti, soccorso e gestione dei depositi?
Stiamo lavorando a un tavolo interassociativo che vede coinvolti i Vigili del Fuoco, il Comitato Elettrotecnico Italiano, i soccorritori stradali, i gestori dei depositi giudiziari e le case costruttrici. L’obiettivo è formalizzare procedure standardizzate e nazionali per gestire ogni fase post-incidente: dal soccorso stradale alla custodia nei depositi, fino alla diagnosi dell’integrità del pacco batteria. Le case automobilistiche, dal canto loro, stanno affinando le interfacce e i manuali per istruire l’utente finale e le reti di assistenza su come comportarsi in ogni scenario di controllo o manutenzione extraordinaria.
 
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Ed ecco un tema... che dire... scottante.
Ecco una intervista a Francesco Serrao, Market Intelligence di Motus_E, che spiega le dinamiche sulla probabilità di incendio delle batterie. La mia opinione ? Beh ne ho una, e bella grossa, in garage...

Si sente dire di frequente che le auto elettriche prendano fuoco con troppa facilità. Quanto c’è di vero?
È fondamentale sfatare subito questo mito partendo dai dati e dai reali ordini di grandezza. Uno studio condotto negli Stati Uniti da un ente governativo ha analizzato l’incidenza degli incendi su un campione di 100.000 veicoli venduti per tipologia di alimentazione: i casi registrati sono stati 1.530 per i veicoli termici e soltanto 25 per i veicoli full electric, ovviamente sono numeri proporzionati al volume dei veicoli presenti. La percentuale di incendi che riguarda i veicoli elettrici o plug-in è nettamente inferiore a quella delle auto a combustione interna, ma fanno più notizia semplicemente perché l’elettrico è una tecnologia nuova.

Possiamo dire che le auto elettriche sono più sicure?
Dal punto di vista statistico e ingegneristico, le auto a batteria sono molto più sicure grazie alla presenza del BMS, Battery Management System, un’intelligenza di gestione software assente nei veicoli endotermici che regola continuamente il flusso di energia nel pacco batterie, svolgendo un’analisi continuativa e anche predittiva dei potenziali rischi.

Qual è la differenza sostanziale tra un incendio che coinvolge un’auto termica e uno che riguarda un’auto elettrica?
C’è una differenza fondamentale sia nelle temperature che nelle tempistiche. Nelle auto termiche, la presenza di carburante liquido infiammabile porta a un’esplosione di calore immediata: l’incendio raggiunge il suo picco nei primissimi minuti. Nelle auto elettriche, invece, lo sviluppo del calore è molto più graduale. Sebbene una batteria in fuga termica (thermal runaway) possa raggiungere temperature elevate, la propagazione tra le singole celle richiede tempo. Questo ritardo iniziale nell’innesco del picco termico rappresenta un grande vantaggio per la sicurezza: offre ai soccorritori e agli occupanti una finestra di circa 10-15 minuti per estrarre le persone dall’abitacolo in sicurezza. L’unico elemento specifico dell’auto elettrica è il rischio di riaccensione a distanza di tempo, un fenomeno legato alla chimica delle batterie che va gestito con protocolli operativi dedicati.

Oltre all’impatto ad alta velocità in un incidente stradale, quali altre cause possono innescare un incendio in un’auto elettrica?
In condizioni normali, con i sistemi BMS omologati e funzionanti, non vi sono altri rischi intrinsechi di autocombustione. Ma è interessante notare come spesso si crei confusione con le batterie a 12 Volt al piombo, presenti sia sulle auto termiche che su quelle elettriche per i servizi di bordo. In molti casi, nei veicoli endotermici è proprio un corto circuito della batteria a 12 Volt a far da innesco, non il carburante in sé. Sulle batterie al litio si investono milioni di euro in ricerca e sviluppo per elevare continuamente i livelli di sicurezza; inoltre si stanno affacciando sul mercato nuove chimiche — come le batterie allo stato solido o al sodio — che per la loro composizione ridurranno ulteriormente questi fenomeni. Inoltre, si sta affermando uno standard tecnologico che prevede un dispositivo meccanico di sgancio fisico, in cui in caso di anomalia grave del BMS o impatto violento, il pacco batteria ad alta tensione viene isolato elettricamente in modo meccanico dal resto del veicolo.

Nell’opinione pubblica, esiste anche una certa confusione tra gli incendi che coinvolgono monopattini o e-bike e quelli delle auto elettriche. Ma si tratta di mondo lontani anni luce?
Esatto, sono due mondi completamente distinti che non hanno alcuna relazione tecnologica. Un monopattino o una bicicletta elettrica economica non dispongono della complessa architettura di sicurezza, dei sensori e dei sistemi BMS di cui è dotata un’autovettura omologata. Accostare questi eventi alle auto elettriche è un errore concettuale che crea disinformazione.

In caso di incidente, il BMS invia dei segnali di possibile pericolo al conducente?
Il BMS è un sistema ad autoregolazione, nel caso in cui rilevi un’anomalia o un parametro fuori norma, interviene tagliando o bloccando automaticamente il flusso di corrente alla radice, prevenendo l’innesco di criticità. Se i danni sono minimi — come un piccolo tamponamento da parcheggio che danneggia la carrozzeria o un faro — il pacco batteria non viene minimamente intaccato, essendo collocato e sigillato in una struttura protetta nel sottoscocca. Se invece l’impatto è severo, il sistema isola il pacco batterie e segnala l’anomalia sul quadro strumenti tramite le spie di blocco veicolo, esattamente come avviene per un guasto grave su un’auto termica.

In concreto, se un automobilista è coinvolto in un incidente con un’auto elettrica, deve sempre rivolgersi alla rete d’assistenza o al costruttore per un controllo di sicurezza?
Dipende ovviamente dalla gravità dell’impatto. Se parliamo di un piccolo urto da parcheggio o di un mini-tamponamento in cui si danneggia soltanto un faro o il paraurti, il conducente può stare del tutto tranquillo: il pacco batterie si trova in una posizione protetta e prima di intaccarlo serve un urto di ben altra entità. In quel caso, se la vettura non rileva anomalie, non serve alcun intervento straordinario. Se invece l’incidente è di entità tale da non permettere di ripartire e si rende necessario l’intervento del soccorso stradale, le procedure prevedono il trasporto del veicolo presso la rete ufficiale o la carrozzeria autorizzata. I costruttori dispongono già di protocolli interni molto severi: tramite la diagnosi del BMS viene verificato lo stato di salute della batteria e lo storico dei parametri energetici per escludere qualsiasi tipo di rischio, dal blocco del sistema fino a eventuali anomalie elettriche. In ogni caso, qualora dovesse presentarsi una criticità sul pacco batterie o sull’alta tensione, il sistema lo segnala immediatamente sul cruscotto con una spia dedicata, proprio come avverrebbe per un guasto grave su una vettura tradizionale.

È vero che le operazioni di spegnimento di un veicolo elettrico da parte dei Vigili del Fuoco sono più complesse?
Non si tratta di maggiore pericolosità, ma di procedure e strumenti differenti. Negli ultimi anni i protocolli dei Vigili del Fuoco e dei soccorritori si sono evoluti. In Paesi ad alta penetrazione di EV, come la Norvegia, sono diventate di uso comune speciale coperte antincendio in grafite e polimeri siliconici, capaci di contenere temperature fino a 1.500 gradi. Posizionate sopra il veicolo, isolano l’incendio dall’ossigeno azzerando il rischio di riaccensione. Esistono poi estintori con agenti incapsulanti specifici e lance perforanti pensate per iniettare acqua direttamente all’interno del pacco batterie dall’esterno.

Come vi state muovendo come Motus-E per definire linee guida chiare in caso di incidenti, soccorso e gestione dei depositi?
Stiamo lavorando a un tavolo interassociativo che vede coinvolti i Vigili del Fuoco, il Comitato Elettrotecnico Italiano, i soccorritori stradali, i gestori dei depositi giudiziari e le case costruttrici. L’obiettivo è formalizzare procedure standardizzate e nazionali per gestire ogni fase post-incidente: dal soccorso stradale alla custodia nei depositi, fino alla diagnosi dell’integrità del pacco batteria. Le case automobilistiche, dal canto loro, stanno affinando le interfacce e i manuali per istruire l’utente finale e le reti di assistenza su come comportarsi in ogni scenario di controllo o manutenzione extraordinaria.
hanno riaperto la discussione e sei subito andato fuori tema.
Quando vuoi , in un altra discussione , ti spiego la storia di quei numerini sulle statistiche inerenti quante EV che prendono fuoco rispetto alle ibride e le termiche che ancora oggi vanno in giro per promozionare e rassicurare i clienti di EV.
Ci sarebbe da pensare male sul perché ancora oggi i siti informazione elettricistica non verificano quei dati , chissà!
è una cosa a cui mi sono interessato parecchio perché la prossima auto sarà una EV probabilmente e dovrò metterla in garage insieme alla Panda..
 
Bmw ha reso disponibili i dati ufficiali del LCA, Life Cycle Assessment della IX3, ovvero l'impronta di carbonio per la costruzione e l'uso dell'auto.
Ebbene l'auto, l'intero processo produttivo e il suo uso è stato certificato per avere un LCA per il quale solo dopo 21500 km pareggia le emissioni di una termica usando il mix europeo, mentre nel caso l'auto venga ricaricata solo da fonti 100% rinnovabili ne bastano solo 17500.
 
Fuori tema non direi, la batteria e i suoi risvolti sono temi inerenti a questa discussione.
Semmai sono le tue riflessioni e considerazioni che devono essere pacate per far si che se ne parli senza azzannarci.
non ho capito perché dovremmo azzannarci.
per me è fuori tema ; se la moderazione pensa che si possa continuare a parlare del problema degli autoincendi delle EV e plugin nella sezione news, avvistamenti,analisi di mercato delle auto elettriche per me non ci sono problemi. Però
visto il richiamo della moderazione vorrei essere sicuro di essere in topic.
 

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