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Tema in classe

Hai quotato ogni parola o no?

Ogni parola del primo intervento, che tuttora condivido. Anche a me pare un po' forzato questo genere di approccio, più che altro perchè una volta venuti a conoscenza di una situazione delicata come quella poi bisogna gestirla, e in questo caso mi sembra che qualcuno (non so chi) non si sia mosso nel modo più adeguato.
 
accusa che più generica non si potrebbe... qualcuno faccia qualcosa, si potrebbe aggiungere...

Più che un'accusa è una considerazione, che sarà pure generica, ma non è che da quello che è stato pubblicato possiamo sapere con precisione chi ha fatto cosa. La prof ne avrà parlato con i suoi colleghi, che è quello che chiunque avrebbe fatto, poi, fuori del consiglio di istituto, cos'è successo? Come è stato possibile che la faccenda sia andata a finire immediatamente in pasto ai media?
 
Più che un'accusa è una considerazione, che sarà pure generica, ma non è che da quello che è stato pubblicato possiamo sapere con precisione chi ha fatto cosa. La prof ne avrà parlato con i suoi colleghi, che è quello che chiunque avrebbe fatto, poi, fuori del consiglio di istituto, cos'è successo? Come è stato possibile che la faccenda sia andata a finire immediatamente in pasto ai media?
ti sono sfuggiti alcuni passaggi marginali, una notifica alle forze dell' ordine, provvedimenti della procura della repubblica e quindi la notizia alla stampa... colpa dell'insegnante? O della scuola? O del preside? meglio tacere? Mah...
 
ti sono sfuggiti alcuni passaggi marginali, una notifica alle forze dell' ordine, provvedimenti della procura della repubblica e quindi la notizia alla stampa...

No che non mi sono sfuggiti, ho detto infatti che qualcuno non si è mosso in modo adeguato.

colpa dell'insegnante? O della scuola? O del preside?

O dei carabinieri? O dell'ufficio della procura?

meglio tacere?

Questione delicata. Resto dell'idea che per gestire una confessione del genere, una volta che è stata resa, ci vuole una "catena di comando" all'altezza, e qui mi sembra che da qualche parte si sia rotta. Non voglio gettare la croce addosso all'insegnante, credo che stia già abbastanza male di suo. Io ti posso dire che sono quasi sicuro che, se la stessa iniziativa l'avesse presa il prof di italiano (a mio avviso bravissimo, pur se "atipico"), stanti i suoi rapporti con alcuni colleghi e la preside, sicuramente qualcosa sarebbe andato storto.
 
Io non credo che l'insegnante possa essere condannata perché causa del suicidio dell'uomo, in conseguenza dell'aver proposto un tema di riflessione per un componimento.

A volte anche a noi, a scuola, sono stati proposti dei componimenti su temi di natura personale, ed in essi abbiamo raccontato di sogni, speranze, desideri...
 
Io non credo che l'insegnante possa essere condannata perché causa del suicidio dell'uomo, in conseguenza dell'aver proposto un tema di riflessione per un componimento.

A volte anche a noi, a scuola, sono stati proposti dei componimenti su temi di natura personale, ed in essi abbiamo raccontato di sogni, speranze, desideri...
appunto... mi fa specie che qualcuno consideri un titolo di un tema una pruderie...
 
Nuovi dettagli

http://roma.corriere.it/notizie/cro...ta-066ed862-ffc6-11e7-8679-268b0f96e425.shtml

Preside, quel tema ha fatto scoprire tutto.
«Non era un compito casuale. L’insegnante di italiano ha deciso che fosse il caso di proporre una traccia del genere perché nella classe della quattordicenne c’era una situazione di disagio. Ma non è stata proposta solo quella, ce n’erano anche altre disponibili. Insomma, quella di confessare alla madre un episodio mai raccontato prima è stata una scelta della ragazza. Evidentemente aveva qualcosa da dire».

Lei ha subito ritenuto veritiero quel racconto?
«Diciamo che quando l’ho letto, visto quello che c’era scritto, non ho esitato un attimo. Ma prima di andare alla polizia ho voluto rendermi conto di quello che aveva da dire la madre per non mettere nei guai qualcuno che non c’entrava. Lei mi ha raccontato che il marito aveva avuto atteggiamenti simili in passato nei confronti di un’altra ragazza, e allora ho creduto che la storia fosse reale, una questione di sensazioni percepite. E sono andato in commissariato».

E in quel modo ha pensato di salvare la giovane?
«Il mio è stato l’atto dovuto di un dirigente della pubblica amministrazione che ha il dovere e l’obbligo di avvisare le autorità davanti a un reato. Nulla di eccezionale. D’altra parte ormai la scuola è diventata una famiglia surrogata. I ragazzi sono sempre più soli, i genitori non hanno tempo per loro. La scuola è chiamata ad ascoltarli, a prestare assistenza psicologica, adesso perfino a vigilare sulle vaccinazioni. Poi esce una notizia come questa e rovina tutto».

In che senso?
«Ma la notizia degli abusi sessuali sulla studentessa doveva proprio uscire sui giornali? E non c’era un modo per proteggere il padre? Forse il magistrato avrebbe fatto bene ad adottare un provvedimento restrittivo, in carcere o ai domiciliari, in attesa dell’incidente probatorio. Non mi spiego perché l’abbiano lasciato fuori».

Vuol dire che nel suicidio c’è stata una responsabilità dei media?
«Quella che è una notizia generica a livello nazionale ha riscontri pesantissimi a livello locale. E anche i dettagli insignificanti contribuiscono a identificare subito i protagonisti di una storia. A Cassino, ad esempio, di scuole come la nostra ce ne sono solo due. La vittima è stata sovraesposta. In casi analoghi il problema si risolve trasferendosi anche di cinquanta chilometri, ma lei dove può andare? E tutto il paese ne parla».

Lei dov’era quando è stato scoperto il corpo del padre?
«A scuola, in classe. Gliel’abbiamo detto noi. È una brava studentessa con un ottimo profitto. Adesso non sappiamo se e quando tornerà. Nell’ultimo mese eravamo riusciti ad assicurarle normalità, anche perché non è uscita una virgola di questa storia. Ora pensiamo a farla assistere dal nostro servizio di appoggio psicologico».



Alla luce di questo, mi sa che la prof ha fatto la cosa giusta.
 
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