Dal link riportato:
Come fa un mezzo così piccolo ad emettere così tante emissioni.
A spiegarlo è lo stesso studio di Arcadis. Se il solo utilizzo da parte dell’utente comporta un consumo di appena 2,5 gr/km di CO2, a incidere in maniera esponenziale nel calcolo delle emissioni, incide la produzione che viene svolta in Asia in aziende non troppo rispettose della sostenibilità, i materiali e il trasporto intercontinentale. L’altra grossa parte delle emissioni è determinata dai furgoni di assistenza utilizzati dalle compagnie di sharing per prelevarli, ricaricarli e risistemarli continuamente nelle città. Tutto questo per una vita media del prodotto considerata breve, che non supera i 18 mesi. In più, secondo una nuova opinione che si sta consolidando, in molti casi più che essere un’alternativa all’automobile, questi si stanno rivelando un’alternativa al raggiungimento di una destinazione a piedi o con il mezzo pubblico. E quindi queste emissioni rischiano di essere aggiuntive piuttosto che sostitutive.