Parigi - Sembra incredibile, eppure è vero: le ferrovie francesi hanno ordinato centinaia di treni troppo larghi per poter entrare in tutte le stazioni e ora dovranno sborsare almeno 50 milioni per rifare circa 1.300 banchine.
La storia, rivelata dal settimanale Le Canard Enchainé, inizia nel 2009. Quando le Regioni e la Sncf (la società ferroviaria interamente pubblica) decidono di avviare un piano di ammodernamento dei treni regionali (Ter). Sncf chiede a Rff (la società, anch'essa interamente pubblica, che gestisce le infrastrutture, dopo la separazione del 1997) i dati tecnici sulle stazioni e ordina quindi 1.860 treni ad Alstom e alla canadese Bombardier. Treni più larghi di 20 centimetri rispetto agli attuali, più comodi e in linea con gli standard internazionali.
Quando però vengono consegnati i primi treni, un anno fa, ci si rende conto che i dati di Rff non sono giusti. O almeno non lo sono per circa 1.300 stazioni sulle 8.700 totali. In queste stazioni ? le più vecchie - i nuovi treni non possono entrare, sono troppo larghi.
Viene quindi varato un piano di adeguamento di 1.300 banchine. Per un costo, appunto, di 50 milioni. Che molti ritengono peraltro largamente sottostimato.
Sncf e Rff, tra le quali c'è un rapporto non proprio idilliaco, cercano di evitare che la cosa si sappia. Tanto più che i 50 milioni sono una goccia nel mare dei 4 miliardi complessivi di investimento infrastrutturale.
Ora che il Canard ha rilevato la rocambolesca vicenda, quello dei treni troppo larghi è diventato uno scandalo nazionale. A maggior ragione in un periodo di gravi difficoltà economiche per il Paese. Il Governo ha chiesto l'apertura di un'inchiesta interna per individuare le responsabilità. Le Regioni hanno già detto che non sborseranno un euro. Il partito socialista ha chiesto le dimissioni dei due presidenti.
Le società ferroviarie hanno garantito che non ci sarà alcun impatto sui prezzi dei biglietti. Ma si tratta comunque di 50 milioni di fondi pubblici buttati dalla finestra.