attisfo ha scritto:
...devo criticare il fatto che per leggere qualcosa nel sito si debbano chiudere uno o più finestre di pubblicità...
Tempo perso, purtroppo.
I
lettori (e ascoltatori e spettatori e visitatori) hanno
smesso da molti anni di essere i principali "clienti" di giornali e riviste (e radio e televisioni e siti Internet).
I
clienti di primaria importanza, quelli le cui esigenze vengono assai prima, quelli che portano il profitto, quelli che vanno assecondati e accontentati e gratificati ecc. sono gli
inserzionisti pubblicitari.
Il
lettori (e ascoltatori ecc.)
servono, così come i macchinari in un'azienda manifatturiera, per avere un
prodotto da vendere ai
clienti. Per i macchinari si fa il minimo indispensabile affinché essi siano presenti e funzionino; se, ad esempio, si scopre che gli intervalli di manutenzione si possono ampliare del 30% senza degrado delle prestazioni oppure che il ritmo produttivo si può aumentare del 30% senza degrado della qualità del prodotto lo si fa senz'altro e ci si può anche vantare di aver migliorato la gestione.
Analogamente, se si scopre, mediante opportuni esperimenti, che il lettore (ecc.) continua a
"funzionare" anche aumentando del 30% la quantità della pubblicità, lo si fa senz'altro; non farlo sarebbe assurdo, da un punto di vista aziendale.
Fortunatamente, almeno per ora, sul web ci si può avvalere di programmini che, abbinati al browser, inibiscono con efficacia non solo le finestre ad apertura automatica ma anche i riquadri di pubblicità presenti nelle pagine (cosa che ad esempio non si può fare con le deliziose inserzioni che la televisione da qualche anno inserisce in sovrimpressione DURANTE la trasmissione dei programmi).
Io
condivido pienamente le tue osservazioni; se non scrivo a mia volta messaggi come il tuo è perché da un bel pezzo mi sono reso conto di quanto ciò sia, all'atto pratico, totalmente inutile.
Una volta arrivai anch'io a scrivere, in qualità di abbonato di... massima data, al direttore di una assai importante rivista "tecnica" (altro settore), lamentandomi della pubblicità che aveva superato abbondantemente il 5O% delle pagine e che, pratica che poi si è diffusa a macchia d'olio, occupava la quasi totalità delle pagine dispari (le prime su cui cadono gli occhi mentre si sfoglia un testo).
L'ammirevole individuo mi rispose:
"è vero, ma purtroppo gli inserzionisti pubblicitari pagano una specifica tariffa aggiuntiva proprio per avere le pagine dispari".
Pensa un po'.
"Purtroppo". Come se le decisioni circa la quantità, la collocazione e le tariffe della pubblicità venissero prese da chissà chi, in contrasto con i desideri e le intenzioni di chi possiede e dirige una rivista...