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Siete felici di vivere il presente ?

GattoToscano ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti

Questo è esattamente quello che volevo dire io. ;)

Parliamo di genitori?

Bene, mio padre (del 1946) appena laureato in Economia venne contattato dall' IRI che in quel periodo assumeva neolaureati in discipline economiche.

Nel giro di un mese (con un semplice colloquio) venne assunto a tempo indeterminato con il primo stipendio di 300 mila lire al mese (nel 1971, mentre mia madre, insegnante nel 1974 ne guadagnava 120 mila al mese) ;) .

Dopo pochi anni iniziò a fare carriera all'Università (che non aveva mai abbandonato grazie anche al fatto che all'IRI oltre che prendere un signor stipendio c'era anche fior fior di tempo libero per studiare) e da li a poco diventò ricercatore, poi professore associato e nel 1986 Ordinario.
Il tutto a Siena (ossia a casa).
Lasciò l'IRI all'inizio degli anni '80 (prendendo una cospiqua liquidazione) per concentrarsi solo sulla docenza universitaria e al contempo diventò consulente (prima da "esterno" poi assunto a tutti gli effetti) di MPS/Banca Toscana e, negli ultimi anni, Antonveneta.
;)

Direi che non gli è andata affatto male (senza voler dire che uno non si è fatto il culo).
Anche mio zio lavorava all'IRI(oggi in quello che ne resta).
Saluti
 
Gli anni '50-'60 sono stati quelli del boom economico, boom la cui onda d'urto si è propagata ancora per parte dei '70; e guardacaso le esperienze posititve citate riguardano persone che hanno vissuto in pieno quel periodo.
Però a parte quei pochi decenni, forse è + corretto fare il confronto con un periodo di tempo un po' più lungo.... non so, da quando esiste l'homo sapiens può bastare :?:
A parte le facezie, esclusi gli anni citati all'inizio non vedo altri periodi dove il benessere fosse così diffuso come oggi, sebbene oggi sia senza dubbio in declino .
 
stefano_68 ha scritto:
Gli anni '50-'60 sono stati quelli del boom economico, boom la cui onda d'urto si è propagata ancora per parte dei '70; e guardacaso le esperienze posititve citate riguardano persone che hanno vissuto in pieno quel periodo.
Però a parte quei pochi decenni, forse è + corretto fare il confronto con un periodo di tempo un po' più lungo.... non so, da quando esiste l'homo sapiens può bastare :?:
A parte le facezie, esclusi gli anni citati all'inizio non vedo altri periodi dove il benessere fosse così diffuso come oggi, sebbene oggi sia senza dubbio in declino .
Dipende primo cosa intendi per benessere, secondo cosa intendi per diffuso.
Se il benessere è la qualità della vita intesa come vita media, mortalità infantile ecc siamo d'accordo (ma più che benessere sono progressi scientifici). Se intendi lo stile di vita che abbiamo oggi, il fatto di poterci permettere molte cose, di viaggiare in ogni parte del globo in poche ore ecc. entra in crisi con il secondo punto, cioè cosa intendi per diffuso.
Se intendi il mondo occidentale ok, possiamo anche essere d'accordo, ma se prendi l'intero pianeta vedi bene che il nostro benessere è a scapito di altri...
 
jaccos ha scritto:
Se intendi il mondo occidentale ok, possiamo anche essere d'accordo, ma se prendi l'intero pianeta vedi bene che il nostro benessere è a scapito di altri...

Direi che oggi il benessere è ancora troppo poco diffuso, tralasciando le polemiche politiche.
Ma 100 anni fa c'era ancora decisamente meno gente di oggi nel mondo che poteva godere di una qualità di vita decente. Ed è x questo che dico che mediamente parlando si sta meglio oggi che in una qlsiasi altra epoca in cui ha vissuto l'uomo.
In compenso questa è l'era del disagio mentale. Di sicuro una volta avendo come problema primario il riempire la pancia, c'era meno tempo per i problemi psicologici.... :!: :?
 
La crisi mi passa affianco e non mi, sfiora minimamente, il mio potere d'acquisto è aumentato, ho un presente che piu' sereno non si puo', nel futuro se possibile andrà meglio, i competitor si ridimensioneranno costando allo stato 4/5 volte di piu' di noi, e forse spariranno, verranno ridefiniti inostri contratti e andremo verso il monopolio del mercato.
 
stefano_68 ha scritto:
jo74bg ha scritto:
l unica cosa che invidio dei nostri nonni,
e' che non hanno avuto lo stress e la vita movimentata di oggi.
oggi non ci manca nulla,abbiamo troppo,per questo non siamo mai contenti. :?

Come già detto, bisogna vedere cosa significa "non avere stress".
100 anni fa, x chi era nell'agricoltura, se andava male il raccolto significava fame.
Se il bestiame (e non parliamo di mandrie, parliamo di una o due mucche e un cavallo :? ) si ammalava, significava fame.
E di fame si moriva, e la morte faceva pausa come adesso. Nonostante fosse un'eventualità meno remota di oggi.

Quindi, non penso che la vita fosse vissuta molto + serenamente di oggi.

non lo dico io ma lo dice mia nonna che ha ben 96 anni,mia mamma e mia zia allora riuscivano a vivere con pochissimo,allevavano 12 figli nella fame,logico che se moriva una mucca era una disgrazia,mio padre faceva il contadino,e ne so' qualcosa,
lavoravano tanto e si spaccavano la schiena.
ma quando vedono che molte volte lavoro anche il sabato e la domenica mi dice che siamo matti.
 
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