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Siete felici di vivere il presente ?

jo74bg ha scritto:
l unica cosa che invidio dei nostri nonni,
e' che non hanno avuto lo stress e la vita movimentata di oggi.
oggi non ci manca nulla,abbiamo troppo,per questo non siamo mai contenti. :?

Come già detto, bisogna vedere cosa significa "non avere stress".
100 anni fa, x chi era nell'agricoltura, se andava male il raccolto significava fame.
Se il bestiame (e non parliamo di mandrie, parliamo di una o due mucche e un cavallo :? ) si ammalava, significava fame.
E di fame si moriva, e la morte faceva pausa come adesso. Nonostante fosse un'eventualità meno remota di oggi.

Quindi, non penso che la vita fosse vissuta molto + serenamente di oggi.
 
belpietro ha scritto:
mah, molto dipende da cosa consideri "stress"

il mio nonno materno ha fatto due guerre: una in Adamello, l'altra con annesso internamento in Germania dopo l'armistizio.
era medico, ha vissuto la frustrazione della mancanza di mezzi per salvare le persone. ha perso una figlia piccola, per una malattia che oggi curerebbero senza nemmeno il ricovero, vivendo contemporaneamente il dolore di padre e l'impotenza di medico.

preferisco il mio stress.

Beh non è sempre così scontato e ciascuno vede la realtà attraverso i propri occhi.
;)

Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).
 
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?
 
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.
 
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

Mah, non sono molto d'accordo.

Nello specifico, parlo del nonno che conosco (l'altro è morto prima che io nascessi), la prima guerra è passata senza che se ne accorgesse (qui non c'erano grandi patimenti durante la prima).

La seconda effettivamente è stata brutta, ma mio nonno se l'è sempre "sgamata" riuscendo (non so come) ad evitare di esser richiamato sotto le armi. Certo i beni scarseggiavano, ma ci si accontentava, poi francamente la Toscana è sempre stata abbastanza "protetta" sia dagli attacchi che dall'invasione... ;)
 
belpietro ha scritto:
quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

Mi immagino che tu conosca esattamente la situazione e che quindi parli a ragion veduta. ;)

belpietro ha scritto:
pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

Strano, leggendo qui sul forum sembra che gli enti para-Statali siano solo delle zecche.
No?
;)

belpietro ha scritto:
in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.

Questo è vero, ma....... che c'entra? :rolleyes:
 
belpietro ha scritto:
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti
 
GattoToscano ha scritto:
belpietro ha scritto:
quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

Mi immagino che tu conosca esattamente la situazione e che quindi parli a ragion veduta. ;)

chiaramente, ho molto più rispetto per le fatiche di tuo nonno (e, come ho scritto, di "uomini come lui") di quanta ne hai tu.

chissà perché, la cosa non mi sorprende.
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
belpietro ha scritto:
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti
Lo stesso mio padre, che lavora ancora, se ne rende perfettamente conto di quanto le cose siano cambiate...
 
belpietro ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
belpietro ha scritto:
quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

Mi immagino che tu conosca esattamente la situazione e che quindi parli a ragion veduta. ;)

chiaramente, ho molto più rispetto per le fatiche di tuo nonno (e, come ho scritto, di "uomini come lui") di quanta ne hai tu.

chissà perché, la cosa non mi sorprende.

Certo, perchè io spiegando un fatto storico automaticamente è "mancanza di rispetto".

Ovviamente te hai rispetto per tutto e per tutti, tranne per "quelli come me".
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
belpietro ha scritto:
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti
Hai colto il problema., che non sono le condizioni di vita ma quanto "meglio" stiamo rispetto alla generazione precedente.
Certo, ora abbiamo il telefonino, internet a banda larga, abbondanza di cibo da tutto il mondo, abbiamo auto che inquinano poco... ma vivere, anzi, sopravvivere, è per la prima volta dal dopoguerra più difficile della precedente generazione... minori tutele, minori stipendi, minori servizi, più tasse ecc. la lista è lunga... :rolleyes:
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti

Questo è esattamente quello che volevo dire io. ;)

Parliamo di genitori?

Bene, mio padre (del 1946) appena laureato in Economia venne contattato dall' IRI che in quel periodo assumeva neolaureati in discipline economiche.

Nel giro di un mese (con un semplice colloquio) venne assunto a tempo indeterminato con il primo stipendio di 300 mila lire al mese (nel 1971, mentre mia madre, insegnante nel 1974 ne guadagnava 120 mila al mese) ;) .

Dopo pochi anni iniziò a fare carriera all'Università (che non aveva mai abbandonato grazie anche al fatto che all'IRI oltre che prendere un signor stipendio c'era anche fior fior di tempo libero per studiare) e da li a poco diventò ricercatore, poi professore associato e nel 1986 Ordinario.
Il tutto a Siena (ossia a casa).
Lasciò l'IRI all'inizio degli anni '80 (prendendo una cospiqua liquidazione) per concentrarsi solo sulla docenza universitaria e al contempo diventò consulente (prima da "esterno" poi assunto a tutti gli effetti) di MPS/Banca Toscana e, negli ultimi anni, Antonveneta.
;)

Direi che non gli è andata affatto male (senza voler dire che uno non si è fatto il culo).
 
jaccos ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
belpietro ha scritto:
stefano_68 ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
Anche entrambi i miei nonni hanno "subìto" 2 guerre in cui se la sono vista brutta, ma una volta passata la guerra hanno avuto la vita praticamente in discesa. ;)

O meglio, molto meno in salita di quanto ce l'abbia un giovane oggi. (leggi il post precedente).

Miiiiii!!! Passatele 2 guerre, poi mi dici qualcosa!!!!
La discesa successiva è servita semplicemente x riprendersi dai patimenti. :?

quella che sembra una discesa, vista da lontano, è la lunga e faticosa ma fruttuosa salita che uomini come suo nonno hanno fatto, e che lui si aspetta di fare in ascensore.

pensi che la vicedirezione INAIL gliela abbiano regalata le fate, o che se la sia dovuta sudare?
l'INAIL c'è anche oggi, ci sono anche oggi le vicedirezioni, e oggi come ieri qualcuno se le deve sudare.

in compenso, patimenti a parte, i nostri nonni conoscevano il mondo molto meno di noi, difficilmente avevano occasione di confrontarsi con culture diverse in situazione di pari confronto e reciproca comprensione, spesso molti di loro dovevano sudarsi non il superfluo ma lo stretto indispensabile.
Io lascerei da parte i nostri nonni e mi concentrerei sui nostri genitori. Mio padre(figlio di un ferroviere), ha trovato lavoro in poche settimane e senza nessun aiuto. Dopo un colloquio è stato assunto da un istituto di credito e nel momento in cui ha firmato il suo contratto a tempo indeterminato sapeva benissimo che quell'impiego gli avrebbe consentito di mantenere serenamente una famiglia. Nella stessa banca è riuscito a diventare dirigente. Oggi è sicuramente tutto più difficile.
Io per mantenere un tenore di vita decente e sperare di fare una buona carriera devo lavorare il doppio rispetto a quello che lavorava mio padre. In più non ho le stesse garanzie sul futuro, non avrò una pensione apprezzabile, non avrò il TFR ecc.
Non è colpa di nessuno, per carità, ma sono cambiate tante cose rispetto a qualche decennio fa da questo punto di vista...
Saluti
Hai colto il problema., che non sono le condizioni di vita ma quanto "meglio" stiamo rispetto alla generazione precedente.
Certo, ora abbiamo il telefonino, internet a banda larga, abbondanza di cibo da tutto il mondo, abbiamo auto che inquinano poco... ma vivere, anzi, sopravvivere, è per la prima volta dal dopoguerra più difficile della precedente generazione... minori tutele, minori stipendi, minori servizi, più tasse ecc. la lista è lunga... :rolleyes:
Tra l'altro, a parte la mancanza delle cose che hai citato e qualche tensione politica, non penso che vivere in Italia nel '70 con un buon lavoro fosse così brutto. L'Italia era un Paese che guardava al futuro, oggi lasciamo perdere... Chi sta meglio pensa a divertirsi oggi perchè nessuno sa dire cosa accadrà tra dieci anni, chi sta peggio non può fare manco quello...
 
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