pcomuniello ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
il problema non é questo...il problema é che un parlamentare che guadagna 20.000? al mese non dovrebbe andare in tv a dire che con quei soldi campa a malapena. É un insulto a chi sbarca il lunario con 1200? al mese.
Il dipendente con quei soldi non deve comprarsi nulla, al massimo la tessera del trasporto pubblico, nel caso di un parlamentare, a parte i 700 o 7000 Km al giorno, oltre i trasporti deve pagarsi l'ufficio, le segretarie e tutte le spese. O almeno così sapevo io.
Poi forse è meglio stare zitti su certe cose.
E comunque chi è che pagherebbe la miseria di centomila o centoventimila euro lordi a chi governa un intero Paese illudendosi così stoltamente, visto il valore dell'euro? Chi è che si metterebbe al loro posto, invece di maltrattare la tastiera del PC senza offrire soluzioni accettabili?
Un manager decente prende stipendi milionari.
Certo, però lo so anch'io che deve fare gli interessi della ditta che lo stipendia, ma questa è un'altra storia.
Mi pare di ricordare che oltre alla remunerazione come onorevole godano anche di ufficio pagato e contributi per i portaborsa (cosa su cui tanti "onorevoli hanno pure lucrato pagandoli meno del dovuto ed in nero tra l'altro) oltre a rimborsi viaggi, spese telefoniche e pernottamenti e chi più ne ha più ne metta.
Riguardo poi gli stipendi milionari per i manager decenti ti debbo dar ragione perchè è purtroppo vero eppure è anche il motivo (questa mancanza di etica nelle remunerazioni) per cui le cose al mondo stanno andando così male per cui le ricchezze si concentrano sempre più in una frazione infinitesimale della popolazione e la povertà ha purtroppo raggiunto anche famiglie di lavoratori con uno o due stipendi.
Vorrei tanto che non si facesse confusione tra una azienda ed una Nazione, mentre per la prima posso anche ragionare sul fatto che che la ricerca del profitto sia preminente (ma non a scapito di leggi od etica in genere), per uno Stato occorrerebbe ricercare il benessere di tutti i cittadini e non solo quello degli azionisti (leggasi lobbisti che finanziano le elezioni e che impongano le leggi a loro favore).
Insomma la politica dovrebbe venir esercitata per poco tempo e solo da persone interessate al miglioramento della società. Chi legittimamente persegue il tornaconto personale che faccia pure il manager a 100 Keuro al mese finchè può, è anche un risparmio per la collettività che non diventi un legislatore in grado di legiferare per le sue aziende.
Ribadisco anche il concetto del politico a scadenza per due buone ragioni.
La prima e più soft consiste nell'incapacità di capire i problemi dei cittadini normali da parte di chi vive tutta un'altra realtà negli uffici dorati del Parlamento senza più preoccupazioni economiche.
La seconda è legata alla natura umana che di fatto, esposta a mille tentazioni od offerte di tentata corruzione, prima o poi vacilla e piano piano scivola negli stessi errori denunciati a suo tempo agli albori della militanza politica.
Arrivo anche a sostenere che, per selezionare i politici più idonei, occorrerebbe ridurre sensibilmente gli emolumenti per selezionare solo coloro spinti da genuino impegno; è infatti più che risaputo che per quanto si strapaghino i nostri onorevoli o assessori questi in realtà non si accontentino mai ed addirittura alzino sempre il loro "tariffario" da corrotti.
Ultima annotazione, in politica smettiamola col principio di "innocente fino a condanna definitiva al terzo grado di giudizio", io non voglio certo metterti in galera da subito, ma credo che un indagato già condannato in primo grado debba venir sospeso da ogni incarico pubblico a tutela degli amministrati.
La politica non è un obbligo, che l'indagato-condannato torni al mestiere precedente e tuteliamo l'interesse degli amministrati.
Se consideriamo poi che un insegnante è stato licenziato perchè aveva omesso di citare un'ammenda di 11 anni prima (perchè aveva urinato in un cespuglio) mentre in parlamento abbiamo fior fiore di indagati/condannati per reati patrimoniali non credo che occorra aggiungere altro per rimarcare la differenza tra la società ed i suoi rappresentanti.