https://twitter.com/emanuelesparano/status/433141129819992064/photo/1
Per Prodi (e Nomisma) all?Italia l?euro non conviene
di Marco Palombi
"Succede, raramente in verità, che la realtà sia più pervicace della volontà di rimuoverla. Quando accade in faccende che riguardano la politica, si può allora assistere a un secondo fenomeno che discende direttamente dal primo: le persone più sveglie e ambiziose cominciano un bizzarro processo di riposizionamento, impercettibile ma continuo, che alla fine li porta esattamente dall?altro lato della questione rispetto a quello da cui erano partiti. Capita a quel punto che l?osservatore distratto, tornando dopo un po? a fissare l?occhio sul soggetto, finisca per domandarsi: ?Ma questo tizio, qualche tempo fa, non diceva il contrario??. Ecco, per dire, Romano Prodi e l?euro sono un caso di scuola: l?uomo che ci ha regalato la moneta unica - e non vuole andare al Quirinale, dice lui - sul tema sta pian piano riposizionando se stesso e il suo mondo in posizione critica. Ovviamente, in questi casi, il giochino funziona se si trova un colpevole: quello scelto dal professore è la Germania cattiva. Si parte col grande sogno europeo (anche se, incidentalmente, parecchi paesi Ue non hanno adottato la moneta unica), poi arriva la crisi e la corda dell?austerità che si stringe al collo dei Piigs. Non durerà, prevede Prodi nel gennaio 2012: se Merkel non si deciderà a fare la cosa giusta, ?allora saranno le cose a decidere per lei?. Perché? ?La Germania è forte sopratutto perché c?è l?euro e gli altri non possono svalutarle in faccia la moneta?. La Cancelliera, come si sa, non s?è convinta e il nostro è dunque passato a ?cambiare altrimenti si muore? (luglio 2013), poi all?alleanza con Francia e Spagna ?per battere i pugni sul tavolo? (novembre ) infine a ?l?eccessivo surplus tedesco rende il il rapporto di cambio dell?euro insopportabile per gli altri Paesi?, con relativo ?aumento della disoccupazione diffusa a cui si cerca di rimediare con spezzoni di lavoro sottopagato? (febbraio 2014). Anche il mondo prodiano, per così dire, reagisce. Il capo economista di Nomisma, centro studi fondato dal professore, Sergio De Nardis, dopo aver proposto una maxipatrimoniale da cento e passa miliardi, venerdì scorso ha pubblicato un report in cui ha il merito almeno di dire la verità sulle cause della crisi dell?eurozona. Questa crisi, scrive De Nardis, ?viene identificata con quella dei debiti sovrani?, ma non è questa la verità: nasce nel settore privato con l?esplosione del debito estero nei Piigs causata dal deficit strutturale delle partite correnti scatenato dal cambio fisso (e finanziato dai paesi in surplus come la Germania); viene poi aggravata dalle politiche ?asimmetriche? imposte da Bruxelles. ?Lo sforzo di aggiustamento - si legge nel Report - è stato finora demandato esclusivamente ai paesi periferici e si è tradotto in forti contrazioni delle domande interne, deterioramenti dei mercati del lavoro, peggioramento delle condizioni sociali?. Tradotto: i deficit con l?estero sono stati ripianati con la disoccupazione, che fa calare le importazioni.
IN NUMERI significa che tra il 2007 e il 2013 in Spagna la disoccupazione passa dall?8,3 al 26,5 per cento, in Italia dal 6,1 a 12,1 per cento. Ci è andata persino bene, dice De Nardis, visto che ?se l?Italia avesse sperimentato in questi anni il tipo di aggiustamento della Spagna (calo dell?occupazione superiore alla flessione dell?output), risulterebbe oggi con un tasso di disoccupazione nell?ordine del 20 per cento?. Il giochino sponsorizzato a Bruxelles, peraltro, nemmeno funziona: a questi ritmi, alla Spagna serviranno ?dai dodici ai trenta anni per azzerare il ritardo?. Per allora, il Professore, sarà già un pasdaran anti-euro da anni."
Per me, qualcosa nel sottobosco si muove...
Un saluto a tutti!
Per Prodi (e Nomisma) all?Italia l?euro non conviene
di Marco Palombi
"Succede, raramente in verità, che la realtà sia più pervicace della volontà di rimuoverla. Quando accade in faccende che riguardano la politica, si può allora assistere a un secondo fenomeno che discende direttamente dal primo: le persone più sveglie e ambiziose cominciano un bizzarro processo di riposizionamento, impercettibile ma continuo, che alla fine li porta esattamente dall?altro lato della questione rispetto a quello da cui erano partiti. Capita a quel punto che l?osservatore distratto, tornando dopo un po? a fissare l?occhio sul soggetto, finisca per domandarsi: ?Ma questo tizio, qualche tempo fa, non diceva il contrario??. Ecco, per dire, Romano Prodi e l?euro sono un caso di scuola: l?uomo che ci ha regalato la moneta unica - e non vuole andare al Quirinale, dice lui - sul tema sta pian piano riposizionando se stesso e il suo mondo in posizione critica. Ovviamente, in questi casi, il giochino funziona se si trova un colpevole: quello scelto dal professore è la Germania cattiva. Si parte col grande sogno europeo (anche se, incidentalmente, parecchi paesi Ue non hanno adottato la moneta unica), poi arriva la crisi e la corda dell?austerità che si stringe al collo dei Piigs. Non durerà, prevede Prodi nel gennaio 2012: se Merkel non si deciderà a fare la cosa giusta, ?allora saranno le cose a decidere per lei?. Perché? ?La Germania è forte sopratutto perché c?è l?euro e gli altri non possono svalutarle in faccia la moneta?. La Cancelliera, come si sa, non s?è convinta e il nostro è dunque passato a ?cambiare altrimenti si muore? (luglio 2013), poi all?alleanza con Francia e Spagna ?per battere i pugni sul tavolo? (novembre ) infine a ?l?eccessivo surplus tedesco rende il il rapporto di cambio dell?euro insopportabile per gli altri Paesi?, con relativo ?aumento della disoccupazione diffusa a cui si cerca di rimediare con spezzoni di lavoro sottopagato? (febbraio 2014). Anche il mondo prodiano, per così dire, reagisce. Il capo economista di Nomisma, centro studi fondato dal professore, Sergio De Nardis, dopo aver proposto una maxipatrimoniale da cento e passa miliardi, venerdì scorso ha pubblicato un report in cui ha il merito almeno di dire la verità sulle cause della crisi dell?eurozona. Questa crisi, scrive De Nardis, ?viene identificata con quella dei debiti sovrani?, ma non è questa la verità: nasce nel settore privato con l?esplosione del debito estero nei Piigs causata dal deficit strutturale delle partite correnti scatenato dal cambio fisso (e finanziato dai paesi in surplus come la Germania); viene poi aggravata dalle politiche ?asimmetriche? imposte da Bruxelles. ?Lo sforzo di aggiustamento - si legge nel Report - è stato finora demandato esclusivamente ai paesi periferici e si è tradotto in forti contrazioni delle domande interne, deterioramenti dei mercati del lavoro, peggioramento delle condizioni sociali?. Tradotto: i deficit con l?estero sono stati ripianati con la disoccupazione, che fa calare le importazioni.
IN NUMERI significa che tra il 2007 e il 2013 in Spagna la disoccupazione passa dall?8,3 al 26,5 per cento, in Italia dal 6,1 a 12,1 per cento. Ci è andata persino bene, dice De Nardis, visto che ?se l?Italia avesse sperimentato in questi anni il tipo di aggiustamento della Spagna (calo dell?occupazione superiore alla flessione dell?output), risulterebbe oggi con un tasso di disoccupazione nell?ordine del 20 per cento?. Il giochino sponsorizzato a Bruxelles, peraltro, nemmeno funziona: a questi ritmi, alla Spagna serviranno ?dai dodici ai trenta anni per azzerare il ritardo?. Per allora, il Professore, sarà già un pasdaran anti-euro da anni."
Per me, qualcosa nel sottobosco si muove...
Un saluto a tutti!