Risposta seria. Pare che una delle cause della caduta dell'impero fu una cattiva gestione della monetazione nel tempo. Per prima cosa bisogna considerare che la moneta romana non ha, come la nostra, un valore fiduciario, bensì un valore reale più il cosiddetto nominale, ossia il valore che lo stato da alla moneta (secondo delle stime, dell'8%) in aggiunta al valore del metallo stesso, che copriva le spese per il conio e, ovviamente, portava guadagni nelle casse dello Stato. L'uso della moneta, soprattutto agli inizi, era una cosa straordinaria, poichè di norma era preferito il baratto; oltre che per il guadagno all'atto dell'emissione dato dal nominale, la moneta serviva per i pagamenti che lo stato doveva effettuare e ricevere: compensi ai militari, pagamenti di tasse da parte ei cittadini ecc... per questa ragione, non dobbiamo immaginare, se non a livelli alti, una moneta corrente, bensì una moneta che veniva tesaurizzata, conservata e spesso nascosta, proprio per il suo valore intrinseco, cstante (e, come vedremo, crescente) nel tempo. La prima monetazione romana, il cosiddetto aes grave (non considerando le produzioni romano-campane e la fase premonetale dei lingotti), era in bronzo, con un peso di 273 grammi per l'asse (12 once di libbra latina) il quale, dopo la riforma del 225 a.C., che adottò la libbra romana in luogo i quella latina, il peso della medesima moneta si ridusse a "soli" 163,5 g. Va da se, che in un sistema non fiduciario, la prima moneta ha un valore enormemente più alto del secondo. In questo periodo, in aggiunta, si stavano sviluppando rapporti politici con la Grecia (e soprattutto con le colonie della Magna Grecia), la quale, però, aveva una monetazione basata su un sistema ponderale diverso, ossia sulla dracma e, soprattutto, utilizzava il più nobile argento. Ecco che venne a svilupparsi una monetazione, parallela a quella in bronzo, in argento, inizialmente con l'aiuto della colonia Magnogreca, alleata coi romani, di Napoli. Le monete d'oro, invece, erano, almeno prima di Costantino, delle emissioni straordinarie per far fronte ad ingenti spese militari o semplicemente celebrative. Progressivamente il peso della moneta e il titolo (cioè la percentuale di metallo prezioso) della stessa vennero calando col passare del tempo: nel denario, per esempio, si passa, in meno di 200 anni, dal 93,48% di argento e un peso di 3,18 grammi sotto Nerone (riforma del 64 d.C.), fino ad un 50,78% e 1,72 grammi sotto Settimio Severo (217 d.C.). Non essendo ritirate le monete precedenti, di titolo e peso maggiore, dunque intrinsecamente più preziose, si venne a creare on solo un'eccessiva tesaurizzazione del circolante, ma anche una pesantissima inflazione, oltre ad uno spropositato costo della vita: non trattandosi di un sistema fiduciario, anche se formalmente le monete avevano lo stesso valore, in realtà ne avevano uno diverso, per la legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia la moneta buona (dalla circolazione, ovviamente); facendo un esempio pratico, se voi, per pagare il caffè, aveste nel portamonete 1? fatto in argento con la corona d'oro e uno di ferro, quale dareste al barista?. In aggiunta a ciò, il rapporto tra il valore delle monete in bronzo (comuni tra le fasce basse della popolazione) e quello delle monete in argento e oro, rimaneva costante, nonostante il valore di queste ultime fosse notevolmente inflazionato, soprattutto per quanto riguarda il commercio con gli stati esteri e i pagamenti dei mercenari. La cosa è importante, poichè lo stato Romano pretendeva il pagamento delle tasse in monete d'argento, e le aumentava in relazione al fabbisogno, sempre crescente appunto perchè la moneta fu svalutata: così caddero in rovina moltissimi piccoli artigiani e contadini che ricevevano soprattutto monete di bronzo che dovevano essere cambiate (ovviamente con commessione) da degli argentarii . Va da sè che più è alta la somma da cambiare, più aumenta la commissione. Costantino, forse per ovviare a questa situazione, o forse per megalomania, cercò di abolire bronzo e argento in favore di una monetazione completamente in oro. Essendo l'oro un metallo ben più raro degli altri due, la cosa creò non pochi problemi per l'approvvigionamento del materiale e, soprattutto, per le casse dello Stato. A causa di tutti questi fattori, si può ben dire che una delle cause della caduta dell'Impero fu proprio una non corretta gestione della moneta.