Tre omicidi, due tentati omicidi, uno stupro, due rapine, un?estorsione. E in mezzo a tutto questo dolore seminato a casaccio, per otto volte Bartolomeo Gagliano evade. «Sembrava un bravo ragazzo». «Sembrava cambiato». «Infermo di mente». «Semi infermo». «Guarito». Nessuno lo ha mai capito davvero.
Negli ultimi giorni, prima dell?ennesima evasione, recitava a memoria interi passi della Bibbia. Sollevava pesi. Curava gli addominali. Si era fatto tatuare un santo sull?avambraccio. L?avvocato Raffaella Multedo, uno dei tanti avvocati incontrati lungo la strada, lo ricorda bene: «Nei miei confronti si è sempre comportato in maniera impeccabile. Pacato. Leggeva molto e amava divagare su temi politici e religiosi».
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Gagliano è un uomo feroce. Sdoppiato. Dopo la lettera al giornale ammazza due volte, perché in altri due casi il proiettile trapassa e sfigura le sue vittime, lasciandole in vita. L?11 febbraio 1989 carica su un?auto rubata il transessuale Nahir Fernandez Rodriguez. Si fermano in una stazione di servizio sull?autostrada Milano-Genova. Stanno insieme, prima che lui lo ammutolisca con un colpo di pistola in bocca. Nel giorno degli innamorati spara al transessuale Francesco Panizzi detto Vanessa, appartato su un?Alfetta con un altro cliente. Il 16 febbraio spara in faccia alla prostituta Laura Baldi, che sopravvive per puro caso. Neppure lui sa chi è.
Spara e scappa ancora. Il 5 aprile del 1990 evade dal manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Convince una ragazza di Firenze, Sabrina Ammanati, a fargli compagnia. Ma ogni volta finisce con la pistola. La scena è questa: lui cerca di tamponare la ferita infilandole in bocca gli slip.
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