La mia è che lavoro flessibile e lavoro indeterminato possono coesistere in armonia e in maniera sostenibile.
Innanzi tutto, via libera all'apprendistato professionalizzante per tutti i settori per dare una spinta ai giovani, mantenendo le agevolazioni fiscali ma togliendo il sottoinquadramento, imponendo l'obbligo per TUTTI i settori di parecchie ore di formazione obbligatoria, con valutazioni costanti da parte del tutor aziendale, con rinnovo automatico del contratto alla scadenza con l'unica eccezione nel caso in cui l'apprendista riceva valutazioni negative (niente più "sorpresine" dell'ultimo giorno, se non mi trovi adeguato me lo dici prima). Qualsiasi violazione deve portare sanzioni molto pesanti a carico dell'azienda ed a favore del lavoratore, deve finire l'era dei furbetti che assumono in apprendistato senza fare formazione.
Quanto al resto, rimane vivo il contratto a tempo indeterminato come lo conosciamo ora ma andrei a creare il contratto "flessibile": quello che cambia dal contratto a tempo indeterminato e la facilità di licenziamento. In cambio di una flessibilità maggiore per il licenziamento (dettagli da discutere) e di un eventuale termine temporale del contratto il lavoratore percepisce il 50% in più netto in busta a parità di mansione rispetto al contratto a tempo indeterminato.
In questo modo un padre di famiglia che ha bisogno di un reddito costante e di certezze opterà per il primo, il giovane single o la giovane coppia opteranno per il secondo. Allo stesso modo l'azienda potrà dare certezze ai dipendenti che reputa affidabili, magari dopo averli testati col contratto flessibile, risparmiando anche sul costo del lavoro. Oltre a ciò, avrà uno strumento per far fronte ai picchi di lavoro abolendo la giungla di contratti presenti ora, incentivando comunque l'azienda dal punto di vista economico a stabilizzare il rapporto di lavoro nel caso il dipendente mostri qualità utili all'azienda stessa.
Quanto agli altri contratti, tabula rasa. Salverei solo il contratto a chiamata per i lavori saltuari, punto.
In sostanza, 4 contratti: apprendistato per i giovani, 2 contratti più o meno flessibili come standard e 1 contratto a chiamata. Punto.
Oltre a ciò, tassazione selvaggia sugli straordinari oltre le 8 ore mensili (esclusivamente a carico dell'azienda, non deve penalizzare il netto in busta del lavoratore): se si fanno troppi straordinari, si assume una persona.
lo spirito di fondo è si alla flessibilità, ma incentivando la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
La flessibilità fa comodo all'azienda, non al lavoratore, quindi la si paga.
Innanzi tutto, via libera all'apprendistato professionalizzante per tutti i settori per dare una spinta ai giovani, mantenendo le agevolazioni fiscali ma togliendo il sottoinquadramento, imponendo l'obbligo per TUTTI i settori di parecchie ore di formazione obbligatoria, con valutazioni costanti da parte del tutor aziendale, con rinnovo automatico del contratto alla scadenza con l'unica eccezione nel caso in cui l'apprendista riceva valutazioni negative (niente più "sorpresine" dell'ultimo giorno, se non mi trovi adeguato me lo dici prima). Qualsiasi violazione deve portare sanzioni molto pesanti a carico dell'azienda ed a favore del lavoratore, deve finire l'era dei furbetti che assumono in apprendistato senza fare formazione.
Quanto al resto, rimane vivo il contratto a tempo indeterminato come lo conosciamo ora ma andrei a creare il contratto "flessibile": quello che cambia dal contratto a tempo indeterminato e la facilità di licenziamento. In cambio di una flessibilità maggiore per il licenziamento (dettagli da discutere) e di un eventuale termine temporale del contratto il lavoratore percepisce il 50% in più netto in busta a parità di mansione rispetto al contratto a tempo indeterminato.
In questo modo un padre di famiglia che ha bisogno di un reddito costante e di certezze opterà per il primo, il giovane single o la giovane coppia opteranno per il secondo. Allo stesso modo l'azienda potrà dare certezze ai dipendenti che reputa affidabili, magari dopo averli testati col contratto flessibile, risparmiando anche sul costo del lavoro. Oltre a ciò, avrà uno strumento per far fronte ai picchi di lavoro abolendo la giungla di contratti presenti ora, incentivando comunque l'azienda dal punto di vista economico a stabilizzare il rapporto di lavoro nel caso il dipendente mostri qualità utili all'azienda stessa.
Quanto agli altri contratti, tabula rasa. Salverei solo il contratto a chiamata per i lavori saltuari, punto.
In sostanza, 4 contratti: apprendistato per i giovani, 2 contratti più o meno flessibili come standard e 1 contratto a chiamata. Punto.
Oltre a ciò, tassazione selvaggia sugli straordinari oltre le 8 ore mensili (esclusivamente a carico dell'azienda, non deve penalizzare il netto in busta del lavoratore): se si fanno troppi straordinari, si assume una persona.
lo spirito di fondo è si alla flessibilità, ma incentivando la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
La flessibilità fa comodo all'azienda, non al lavoratore, quindi la si paga.