<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> ?Outlet Italia?: ecco tutte le aziende comprate dagli stranieri | Il Forum di Quattroruote

?Outlet Italia?: ecco tutte le aziende comprate dagli stranieri

L'articolo non sarà freschissimo, però purtroppo mostra come le eccellenze italiane siano passate in mani straniere

È l?Italia che se ne va. Pezzo per pezzo, azienda per azienda, i colossi industriali, un tempo vanto del nostro paese, vengono acquistati da multinazionali straniere. Qui, le grandi lobby finanziarie internazionali vengono a fare ?shopping?, e pure con i saldi. Un vero e proprio outlet di occasioni ghiotte.

L?ultima della lista è Indesit, l?azienda di elettrodomestici, su cui verrà issata la bandiera a stelle e strisce. La famiglia Merloni, infatti, ha ceduto a Whirpool la partecipazione di Fineldo del 60,4% del capitale dell?azienda. Il prezzo di acquisto è pari a 11 dollari per ogni azione di Indesit, per un prezzo totale previsto pari a 758 milioni di dollari. Per ottenere il resto delle azioni, la società Usa lancerà poi un?Opa (Offerta pubblica di acquisto). Così, l?acquisizione verrà completata.
E questa è la storia di molti marchi d?eccellenza nati in Italia, ma che di italiano, oggi, hanno ben poco.

Ma leggiamo i numeri: dal 2008 al 2012 sono 437 le aziende italiane passate in mani straniere: questo il dato più clamoroso del Rapporto ? Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita? di Eurispes. Certo, i gruppi stranieri hanno speso circa 55 miliardi di euro per portare a casa i famosi marchi italiani, ma sono soldi che sono andati a finire nelle casse delle vecchie proprietà, non portando valore aggiunto al Paese. E, in ogni caso, il gioco non vale la candela.

Ecco l?elenco dei nostri ?gioielli di famiglia? volati all?estero:

Agroalimentare

Unilever. È nel 1974 che la Unilever, multinazionale anglo-olandese, attualmente quarta azienda del largo consumo in Italia con un giro d?affari di 1,4 miliardi acquisisce la Algida, fondata a Roma nel 1945 da Italo Barbiani. Acquista poi anche: la Sorbetteria Ranieri, Riso Flora, Bertolli e l?azienda di confetture Santa Rosa.

Kraft Foods. La più grande azienda alimentare dell?America settentrionale e la seconda multinazionale alimentare al mondo, acquista inizialmente diverse realtà italiane del settore lattiero-caseario: Fattorie Osella, Invernizzi, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Successivamente, tra la fine degli anni Ottanta e l?inizio degli anni Novanta, acquisisce diverse aziende fondamentali nei settori dei salumi e della pasta: Negroni, Simmenthal, Gruppo Fini, Splendid, Saiwa.

Nestlé. Compra Perugina. E poi: Vismara, Sasso, Pezzullo, Berni, Italgel, azienda italiana nata nel 1960 e specializza nel settore della pasticceria e alimenti surgelati, proprietaria dei marchi Gelati Motta, Valle degli Orti, Surgela,la Cremeria, Maxicono, Marefresco, Voglia di Pizza, Oggi in Tavola, Antica Gelateria del Corso, il Gruppo Dolciario Italiano e il marchio Alemagna, i quali torneranno nel 2009 ad essere italiani con il loro acquisto da parte della Bauli. Infine, nel 1998 è il turno del settore bevande, e quindi della Sanpellegrino insieme ai suoi marchi Levissima, Panna, Recoaro, Pejo, San Bernardo, la Claudia.

Bsn-Gervais-Danone. Durante gli anni Ottanta e Novanta la Kraft e la Nestlé anche il Gruppo francese Bsn-Gervais-Danone acquisisce marchi importanti dell?industria alimentare italiana come la Saiwa, la Galbani, acquisita nel 1989 e rivenduta nel 2002 al fondo di private equity BC Partners che a sua volta la cede al Gruppo francese Lactalis nel 2006; il marchio Agnesi, il più antico pastificio d?Italia. Nel 1987 il Gruppo francese acquisisce il Gruppo Sangemini-Ferrarelle, comprendente i marchi Sangemini, Ferrarelle, Fabia, Boario, Fonte di Nepi. Oggi il Gruppo è passato all?italiana Italacqua.

Sperlari. Attualmente la Sperlari, insieme alle italiane Saila, Dietorelle, Dietor e Galatine, fa parte della Leaf Italia S.r.l., società controllata dall?olandese Leaf International BV, azienda leader del mercato delle caramelle in Svezia, Olanda, Finlandia e Belgio e al secondo posto in Norvegia, Danimarca e Italia.

Birra Peroni. Comprendente i marchi Peroni e Nastro Azzurro, entra a far parte del colosso sudafricano SABMiller plc, tra i più grandi produttori di birra al mondo.

Star. Proprietaria di diversi marchi come Pummarò, Sogni d?oro, GranRagù Star, Orzo Bimbo, Risochef, Mellin, viene acquistata dalla spagnola Gallina Blanca del Gruppo Agrolimen.

Eridania. Il 49% delle quote di Eridania Italia S.p.A., la più grande società saccarifera italiana fondata nel 1899 a Genova, viene acquistato nel 2011 dalla francese Cristalalco Sas, gruppo operante nel settore dello zucchero, dei prodotti alcolici, dell?alimentare e dei cosmetici.

Norcineria Fiorucci. Viene venduta al Gruppo spagnolo Campofrio Food.

Ruffino e Gruppo Gancia. La Ruffino vende progressivamente le proprie quote dal 2004 alla multinazionale americana Constellation Brands; il controllo del Gruppo Gancia passa invece nelle mani della multinazionale russa, leader nel mercato della vodka, Russian standard corporation.

Automibili.

Le più significative sono state le vendite di: Ducati Motor Holding S.p.A. alla società Audi AG del Gruppo tedesco Volkswagen assorbe definitivamente l?azienda, e Lamborghini, anch?essa acquisita dal Gruppo tedesco della Volkswagen.

Moda e abbigliamento.

La giapponese Itochu Corporation acquista: Mila Schön, Conbipel, Sergio Tacchini, Belfe e Lario, Mandarina Duck, Coccinelle, Safilo, Ferrè , Miss Sixty-Energie, Lumberjack e Valentino S.p.A. Quasi tutte queste aziende sono state poi rivendute sempre ad aziende straniere.

Il Gruppo Kering-ex PPR compra: Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato

Lvmh Moët Hennessy-Louis Vuitton rileva: Emilio Pucci; Fendi; Bulgari e Loro Piana.

Arredamento.

Le acquisizioni per il settore manifatturiero dell?arredo-casa riguardano soprattutto i sotto-settori della ceramica, dell?illuminazione, e dei mobili da cucina, tre dei comparti di maggior eccellenza del Made in Italy. Negli anni Novanta le acquisizioni più importanti coinvolgono la Pozzi-Ginori, la Ceramica Dolomite e le Ceramiche Senesi, mentre più recente (2013) la cessione in mani straniere del Gruppo Marrazzi, leader internazionale nel settore delle piastrelle di ceramica. E l?ultima perla dell?arredamento, Poltrona Frau.

http://www.lultimaribattuta.it/6050_outlet-italia-tutte-aziende-comprate-dagli-stranieri
 
Rimango sempre dell'idea che un prodotto non in vendita (salvo vendite fallimentari) non si può comprare.

E salvo marchi distrutti da politiche commerciali e getioni disastrose (non certo tutti quelli citati) gli altri non credo siano stati venduti a prezzo di saldo.

Se da una parte c'è chi acquista, dall'altra c'è chi vende.

Bisognerebbe chiedere perchè.
 
il guaio nostro é che abbiamo aziende gestite dal fondatore e quindi gestite in modo famigliare...anche quelle grandine.
Quando si ampliano troppo diventando multinazionali ci sono problemi, marcano manager a livello internazionale che vanno pescati sul mercato.
Pervhé i figli non se,pre sono all'altezza.

c'é un detto molto esplicativo
i pagri creano
i figli mantengono
i nipoti distruggono

aggiungo io " quando non sono direttamente i figli a distruggere"

esempio 1:che accadrá alla Esselunga alla morte di Caprotti? tieni conto che i figli li ha buttati fuoti

esempio2: Luxottica..il patron Del Vecchio ha avuto tre mogli e non so quanti figli e nipoti. Che accadrá alla sua morte?
 
NEWsuper5 ha scritto:
Rimango sempre dell'idea che un prodotto non in vendita (salvo vendite fallimentari) non si può comprare.

E salvo marchi distrutti da politiche commerciali e getioni disastrose (non certo tutti quelli citati) gli altri non credo siano stati venduti a prezzo di saldo.

Se da una parte c'è chi acquista, dall'altra c'è chi vende.

Bisognerebbe chiedere perchè.

-Perche' gli imprenditori Italiani comprano solo coi soldi delle banche
-perche' gli imprenditori Italiani piu' di qualche capannone
non sanno gestire.
Ovviamente non e' un assoluto, ma uno statistico validissimo
 
Sì, credo che i motivi principali siano quelli esposti.

Anche se l'articolo sembra sottointendere che gli italiani siano i "buoni" e gli stranieri acquirenti "i cattivi".
 
trinacrio ha scritto:
L'articolo non sarà freschissimo, però purtroppo mostra come le eccellenze italiane siano passate in mani straniere

È l?Italia che se ne va. Pezzo per pezzo, azienda per azienda, i colossi industriali, un tempo vanto del nostro paese, vengono acquistati da multinazionali straniere. Qui, le grandi lobby finanziarie internazionali vengono a fare ?shopping?, e pure con i saldi. Un vero e proprio outlet di occasioni ghiotte.

L?ultima della lista è Indesit, l?azienda di elettrodomestici, su cui verrà issata la bandiera a stelle e strisce. La famiglia Merloni, infatti, ha ceduto a Whirpool la partecipazione di Fineldo del 60,4% del capitale dell?azienda. Il prezzo di acquisto è pari a 11 dollari per ogni azione di Indesit, per un prezzo totale previsto pari a 758 milioni di dollari. Per ottenere il resto delle azioni, la società Usa lancerà poi un?Opa (Offerta pubblica di acquisto). Così, l?acquisizione verrà completata.
E questa è la storia di molti marchi d?eccellenza nati in Italia, ma che di italiano, oggi, hanno ben poco.

Ma leggiamo i numeri: dal 2008 al 2012 sono 437 le aziende italiane passate in mani straniere: questo il dato più clamoroso del Rapporto ? Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita? di Eurispes. Certo, i gruppi stranieri hanno speso circa 55 miliardi di euro per portare a casa i famosi marchi italiani, ma sono soldi che sono andati a finire nelle casse delle vecchie proprietà, non portando valore aggiunto al Paese. E, in ogni caso, il gioco non vale la candela.

Ecco l?elenco dei nostri ?gioielli di famiglia? volati all?estero:

Agroalimentare

Unilever. È nel 1974 che la Unilever, multinazionale anglo-olandese, attualmente quarta azienda del largo consumo in Italia con un giro d?affari di 1,4 miliardi acquisisce la Algida, fondata a Roma nel 1945 da Italo Barbiani. Acquista poi anche: la Sorbetteria Ranieri, Riso Flora, Bertolli e l?azienda di confetture Santa Rosa.

Kraft Foods. La più grande azienda alimentare dell?America settentrionale e la seconda multinazionale alimentare al mondo, acquista inizialmente diverse realtà italiane del settore lattiero-caseario: Fattorie Osella, Invernizzi, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Successivamente, tra la fine degli anni Ottanta e l?inizio degli anni Novanta, acquisisce diverse aziende fondamentali nei settori dei salumi e della pasta: Negroni, Simmenthal, Gruppo Fini, Splendid, Saiwa.

Nestlé. Compra Perugina. E poi: Vismara, Sasso, Pezzullo, Berni, Italgel, azienda italiana nata nel 1960 e specializza nel settore della pasticceria e alimenti surgelati, proprietaria dei marchi Gelati Motta, Valle degli Orti, Surgela,la Cremeria, Maxicono, Marefresco, Voglia di Pizza, Oggi in Tavola, Antica Gelateria del Corso, il Gruppo Dolciario Italiano e il marchio Alemagna, i quali torneranno nel 2009 ad essere italiani con il loro acquisto da parte della Bauli. Infine, nel 1998 è il turno del settore bevande, e quindi della Sanpellegrino insieme ai suoi marchi Levissima, Panna, Recoaro, Pejo, San Bernardo, la Claudia.

Bsn-Gervais-Danone. Durante gli anni Ottanta e Novanta la Kraft e la Nestlé anche il Gruppo francese Bsn-Gervais-Danone acquisisce marchi importanti dell?industria alimentare italiana come la Saiwa, la Galbani, acquisita nel 1989 e rivenduta nel 2002 al fondo di private equity BC Partners che a sua volta la cede al Gruppo francese Lactalis nel 2006; il marchio Agnesi, il più antico pastificio d?Italia. Nel 1987 il Gruppo francese acquisisce il Gruppo Sangemini-Ferrarelle, comprendente i marchi Sangemini, Ferrarelle, Fabia, Boario, Fonte di Nepi. Oggi il Gruppo è passato all?italiana Italacqua.

Sperlari. Attualmente la Sperlari, insieme alle italiane Saila, Dietorelle, Dietor e Galatine, fa parte della Leaf Italia S.r.l., società controllata dall?olandese Leaf International BV, azienda leader del mercato delle caramelle in Svezia, Olanda, Finlandia e Belgio e al secondo posto in Norvegia, Danimarca e Italia.

Birra Peroni. Comprendente i marchi Peroni e Nastro Azzurro, entra a far parte del colosso sudafricano SABMiller plc, tra i più grandi produttori di birra al mondo.

Star. Proprietaria di diversi marchi come Pummarò, Sogni d?oro, GranRagù Star, Orzo Bimbo, Risochef, Mellin, viene acquistata dalla spagnola Gallina Blanca del Gruppo Agrolimen.

Eridania. Il 49% delle quote di Eridania Italia S.p.A., la più grande società saccarifera italiana fondata nel 1899 a Genova, viene acquistato nel 2011 dalla francese Cristalalco Sas, gruppo operante nel settore dello zucchero, dei prodotti alcolici, dell?alimentare e dei cosmetici.

Norcineria Fiorucci. Viene venduta al Gruppo spagnolo Campofrio Food.

Ruffino e Gruppo Gancia. La Ruffino vende progressivamente le proprie quote dal 2004 alla multinazionale americana Constellation Brands; il controllo del Gruppo Gancia passa invece nelle mani della multinazionale russa, leader nel mercato della vodka, Russian standard corporation.

Automibili.

Le più significative sono state le vendite di: Ducati Motor Holding S.p.A. alla società Audi AG del Gruppo tedesco Volkswagen assorbe definitivamente l?azienda, e Lamborghini, anch?essa acquisita dal Gruppo tedesco della Volkswagen.

Moda e abbigliamento.

La giapponese Itochu Corporation acquista: Mila Schön, Conbipel, Sergio Tacchini, Belfe e Lario, Mandarina Duck, Coccinelle, Safilo, Ferrè , Miss Sixty-Energie, Lumberjack e Valentino S.p.A. Quasi tutte queste aziende sono state poi rivendute sempre ad aziende straniere.

Il Gruppo Kering-ex PPR compra: Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato

Lvmh Moët Hennessy-Louis Vuitton rileva: Emilio Pucci; Fendi; Bulgari e Loro Piana.

Arredamento.

Le acquisizioni per il settore manifatturiero dell?arredo-casa riguardano soprattutto i sotto-settori della ceramica, dell?illuminazione, e dei mobili da cucina, tre dei comparti di maggior eccellenza del Made in Italy. Negli anni Novanta le acquisizioni più importanti coinvolgono la Pozzi-Ginori, la Ceramica Dolomite e le Ceramiche Senesi, mentre più recente (2013) la cessione in mani straniere del Gruppo Marrazzi, leader internazionale nel settore delle piastrelle di ceramica. E l?ultima perla dell?arredamento, Poltrona Frau.

http://www.lultimaribattuta.it/6050_outlet-italia-tutte-aziende-comprate-dagli-stranieri

La domanda che dovremmo porci è ... ma di queste aziende cedute quante non introiteranno più il nostro fisco?
Si rischia o no uno svuotamento delle casse statali?
 
NEWsuper5 ha scritto:
Sì, credo che i motivi principali siano quelli esposti.

Anche se l'articolo sembra sottointendere che gli italiani siano i "buoni" e gli stranieri aquirenti "i cattivi".

....nel senso che i " cattivi " sanno fare i loro interessi....
per i "buoni " mi taccio
 
arizona77 ha scritto:
-Perche' gli imprenditori Italiani comprano solo coi soldi delle banche
-perche' gli imprenditori Italiani piu' di qualche capannone
non sanno gestire.
Ovviamente non e' un assoluto, ma uno statistico validissimo

continuando il discorso di Ari...

ad un certo punto la banca che ha aiutato l'imprenditore se ha ancora mutui o prestiti, essendo essa stessa esposta ,ha due opzioni o far fallire la cattiva azienda o se e' una buona azienda vendere ad uno che compra....

sui capannoni ne stanno costruendo ancora....quindi non si e' imparato nulla negli ultimi 20 anni....
 
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