roberto.50 ha scritto:
In una Società civile si convive con delle REGOLE che DEVONO essere uguali per tutti. A qualcuno faranno piacere ad altri no, ma questa è la civiltà.
Chi non accetta di vivere con delle regole, non accetta neanche la convivenza civile, quindi non la merita.
Tipico italiano pensare che la convivenza civile sia determinata da quante regole ci sono. Lo vediamo tutti i giorni: c'e' un problema? Si fa una nuova legge. E perche' no? Ce ne sono gia' piu' di trecentomila.
La convivenza civile e' data dal RISPETTO DEGLI ALTRI, non dal rispetto delle regole, specie se sono regole ARBITRARIE e IMPOSTE DALL'ALTO.
In una societa' civile, le regole vengono dai cittadini, non da un potere che non si assume nessuna responsabilita' e sa solo comandare.
Ma qui si divaga nelle questioni di principio, e si perde di vista il lato pratico.
Come dimostrano ampiamente altre nazioni, non c'e' nessun motivo di avere norme IMPOSTE tanto stringenti quanto limitative.
Quanto a teorie di aperture selvaggie tanto immaginose quanto scollate dalla realta', si liquidano in quattro parole: nessuno apre senza clienti.
Il costo di tenere aperto un esercizio deve essere controbilanciato dalle entrate che tale apertura produce, altrimenti tanto vale tirare giu' la cler e andare a casa.
Mi chiedo quanto gioverebbe alla nostra economia alla canna del gas un allargamento dei cordoni sulle norme di apertura e chiusura.
Consentendo ad esempio di tenere aperto di piu' in caso di grande affluenza di clienti.