Serpinik
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Ode alla Vita
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
-- Martha Medeiro
Tranquilli, non sono in crisi esistenziale! Però questa poesia -erroneamente attribuita a Pablo Neruda- mi ha colpito e mi è sempre piaciuta tantissimo fin dalla prima volta che l'ho letta; comunque questo testo mi porta a fare delle riflessioni tipo: nella vita bisogna lasciare più spazio alla ragione ed alla razionalità, o è forse meglio ascoltare di più il cuore e la passione senza curarsi troppo delle conseguenze di certe scelte etc., nel senso che intanto lo faccio e poi si vedrà... Io ho fatto una scelta determinante per la mia vita 11 anni fa, quando ho deciso di lasciare il mio lavoro e "buttarmi" con il taxi, certo è stata una decisione difficcile e sofferta, ma malgrado la crisi che stiamo attraversando non tornerei più indietro per tutto l'oro del mondo, da quel momento in poi però ho sempre cercato di fare delle scelte pensandoci su mille volte e pensando alle conseguenze che queste scelte potrebbero avere, sia per le cose più banali che per quelle più importanti e dispendiose in termini economici, ora però sto cominciando a pensare che si vive una volta sola e che non si può sempre rinunciare a tutto per poi magari avere dei rimpianti, e voi? Come la pensate?
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
-- Martha Medeiro
Tranquilli, non sono in crisi esistenziale! Però questa poesia -erroneamente attribuita a Pablo Neruda- mi ha colpito e mi è sempre piaciuta tantissimo fin dalla prima volta che l'ho letta; comunque questo testo mi porta a fare delle riflessioni tipo: nella vita bisogna lasciare più spazio alla ragione ed alla razionalità, o è forse meglio ascoltare di più il cuore e la passione senza curarsi troppo delle conseguenze di certe scelte etc., nel senso che intanto lo faccio e poi si vedrà... Io ho fatto una scelta determinante per la mia vita 11 anni fa, quando ho deciso di lasciare il mio lavoro e "buttarmi" con il taxi, certo è stata una decisione difficcile e sofferta, ma malgrado la crisi che stiamo attraversando non tornerei più indietro per tutto l'oro del mondo, da quel momento in poi però ho sempre cercato di fare delle scelte pensandoci su mille volte e pensando alle conseguenze che queste scelte potrebbero avere, sia per le cose più banali che per quelle più importanti e dispendiose in termini economici, ora però sto cominciando a pensare che si vive una volta sola e che non si può sempre rinunciare a tutto per poi magari avere dei rimpianti, e voi? Come la pensate?