?E gguardie, a Napoli, sono 2.075. Un bel numero, anche se la città è grande e il traffico immenso. Il guaio, però, è che i vigili possono essere anche 1.000. O 100. O addirittura meno di zero. Numeri variabili nella città di Gigino De Magistris, che fu la città di Rosa Russo Iervolino e prima ancora di Antonio Bassolino. Tutti sindaci di sinistra, ma anche questo forse non vuol dir niente, fate di nuovo conto che non l?abbiamo scritto.
Il mistero dei vigili flessibili è stato spiegato dal comandante Luigi Sementa e riassunto dal Mattino. In breve: i vigili sono sempre quelli lì, i fatidici 2.075, piccolo esercito che deve regolare il traffico e svolgere decine di altre incombenze. Però, un vigile su quattro è dirigente sindacale. In quanto tale, gode di un certo trattamento non di favore ma relativo alla carica sindacale: permessi, distacchi e cose del genere. Giusto. E il numero di poliziotti a disposizione comincia a decrescere. Settecento vigili hanno più di cinquant?anni. In quanto ultracinquantenni, godono, anche loro, di un trattamento non di favore ma relativo all?età. Giustissimo: noi ultracinquantenni solidarizziamo e applaudiamo. E il numero decresce ancora. Cinquecentonovanta vigili risultano inidonei al lavoro. In quanto inidonei, hanno diritto ad essere totalmente o parzialmente esentati dal servizio. Anche questo, naturalmente, non è un favore ma un atto dovuto. Più che giusto: se uno è inidoneo, non è Superman, mica può starsene impalato per ore sotto il sole e sotto la pioggia a fischiare e fare multe. E il numero decresce ulteriormente. Centotrentasei vigili godono di permessi di studio. In quanto studenti con regolare permesso, sono esentati dai servizi festivi. Sempre giusto e giustissimo: lo studio è fondamentale, anche per i vigili urbani, che, stranezze napoletane, fanno gli esami la domenica, quando scuole e università sono chiuse. E il numero dei vigili in servizio diventa addirittura negativo.
Napoli è una caso unico al mondo, compreso il Terzo Mondo. Fatti i conti, addizionati i permessi, aggiunti gli impedimenti, i distacchi e le inamovibilità, la città si ritrova con 2.075 vigili pagati e 2.187 vigili che non possono svolgere il lavoro per il quale vengono pagati. Ci sono più vigili impossibilitati che vigili effettivi. Il tutto non per opera e virtù di San Gennaro ma per grazia ricevuta dalla legge. Immaginiamo che, almeno ogni tanto, ci sia anche qualche vigile che si assenta per ferie o per malattia. E per un motivo o per l?altro, sempre con la legge e il certificato dalla loro parte, i vigili ci sono ma non esistono. Ora avete capito perché in città passano tutti col rosso?
Scherzi a parte. A Napoli c?è un detto: «Chi fatica magna. Chi non fatica magna e beve». E se il detto resiste da secoli qualche motivo deve pur esserci. Cin cin, signori napoletani e non napoletani: questa è l?Italia del posto fisso e inamovibile. E questa è anche la città di Gigino De Magistris, il sindaco-sceriffo che appena pochi giorni fa ha detto: «La polizia municipale ha un ruolo importante in termini di prevenzione e sicurezza, non può non essere armata». Bravo, sindaco, così fanno i veri sceriffi. Ma prima di dare ai vigili una pistola, non sarebbe il caso di togliere loro qualche permesso?
Il mistero dei vigili flessibili è stato spiegato dal comandante Luigi Sementa e riassunto dal Mattino. In breve: i vigili sono sempre quelli lì, i fatidici 2.075, piccolo esercito che deve regolare il traffico e svolgere decine di altre incombenze. Però, un vigile su quattro è dirigente sindacale. In quanto tale, gode di un certo trattamento non di favore ma relativo alla carica sindacale: permessi, distacchi e cose del genere. Giusto. E il numero di poliziotti a disposizione comincia a decrescere. Settecento vigili hanno più di cinquant?anni. In quanto ultracinquantenni, godono, anche loro, di un trattamento non di favore ma relativo all?età. Giustissimo: noi ultracinquantenni solidarizziamo e applaudiamo. E il numero decresce ancora. Cinquecentonovanta vigili risultano inidonei al lavoro. In quanto inidonei, hanno diritto ad essere totalmente o parzialmente esentati dal servizio. Anche questo, naturalmente, non è un favore ma un atto dovuto. Più che giusto: se uno è inidoneo, non è Superman, mica può starsene impalato per ore sotto il sole e sotto la pioggia a fischiare e fare multe. E il numero decresce ulteriormente. Centotrentasei vigili godono di permessi di studio. In quanto studenti con regolare permesso, sono esentati dai servizi festivi. Sempre giusto e giustissimo: lo studio è fondamentale, anche per i vigili urbani, che, stranezze napoletane, fanno gli esami la domenica, quando scuole e università sono chiuse. E il numero dei vigili in servizio diventa addirittura negativo.
Napoli è una caso unico al mondo, compreso il Terzo Mondo. Fatti i conti, addizionati i permessi, aggiunti gli impedimenti, i distacchi e le inamovibilità, la città si ritrova con 2.075 vigili pagati e 2.187 vigili che non possono svolgere il lavoro per il quale vengono pagati. Ci sono più vigili impossibilitati che vigili effettivi. Il tutto non per opera e virtù di San Gennaro ma per grazia ricevuta dalla legge. Immaginiamo che, almeno ogni tanto, ci sia anche qualche vigile che si assenta per ferie o per malattia. E per un motivo o per l?altro, sempre con la legge e il certificato dalla loro parte, i vigili ci sono ma non esistono. Ora avete capito perché in città passano tutti col rosso?
Scherzi a parte. A Napoli c?è un detto: «Chi fatica magna. Chi non fatica magna e beve». E se il detto resiste da secoli qualche motivo deve pur esserci. Cin cin, signori napoletani e non napoletani: questa è l?Italia del posto fisso e inamovibile. E questa è anche la città di Gigino De Magistris, il sindaco-sceriffo che appena pochi giorni fa ha detto: «La polizia municipale ha un ruolo importante in termini di prevenzione e sicurezza, non può non essere armata». Bravo, sindaco, così fanno i veri sceriffi. Ma prima di dare ai vigili una pistola, non sarebbe il caso di togliere loro qualche permesso?